COMUNITA' PROVVISORIA

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LA NEVE NEL CUORE

di Donato Salzarulo

Le vedo in trasparenza,

soltanto nel cono di luce

del lampione.

I

Michela, la prima figlia, ogni tanto

mi consiglia di chiudere,

di serrarsi nel giardino delle nostre

delizie, dei nostri batticuori,

dei nostri sguardi d’amore.

Cosa puoi fare, del resto, papà?

Cosa possiamo fare per toglierci

di dosso questo male?

Michela non ha speranza.

Forse, come Giuseppe, non crede

a nessuna redenzione terrestre.

All’osso il male è il peccato originale.

Ma se regaliamo tutto all’Assoluto,

neanche il respiro mattutino

riusciamo più a salvare.

Ogni giorno il giorno ricomincia.

Lo facciamo anche noi insieme a lui.

Ricominciare, quindi, ripartire,

riattraversare confini. Non vi sono

disegni divini ad impedircelo.

Nevica. Il cielo è ancora buio

e nevica.

II

Forse Michela non ha capito

che non c’è rocca o giardino

in cui serrarsi, che l’infinito è

tutto in questo continuo scontrarsi

e incontrarsi, in questa storia poco

lieta dell’amarsi e odiarsi.

Non porto gigli su nessun altare.

Sono stanco di pregare. Desidero

donare tutti i miei fiori, i respiri,

i colori vivaci del loro inseguirsi

di generazione in generazione

e riaprirsi.

III

Qui succede di tutto. Michela

poco fa mi ha telefonato

allarmata. L’unica figlia della collega,

venticinquenne laureata, si è

schiantata sul selciato dal sesto

piano. Ooohhh!…Fa mia suocera

quasi in un lamento, un pianto corale

di fronte all’enigma abissale.

O forse non è lei la mente.

Forse è la corteccia più antica

delle emozioni, quella che scambia

la parte per il tutto, che condensa

e surdetermina, e riduce i colori

dei pensieri al  bianco o al nero.

Come l’amore di certi innamorati

che c’è o non c’è o il comunismo.

Ma la dea mi disse c’è e non c’è,

cambia la congiunzione, respira

negli interstizi e tieni a bada

la tua voglia infantile di puntare

i piedi.

Lo so. Tutto questo

non c’entra con l’ignota fanciulla,

– ignota a me –  tuffatasi tragicamente

nel vuoto.

Troppo povere le mappe

di Psiche, navighiamo a vista

tra fiordi, iceberg, burrasche.

I marinai consigliano di prestare

attenzione anche alle bonacce,

al mare tranquillo. Pare che nasconda

insidie incredibili. Il fallimento

è sempre nell’aria.

Forse la giovane portava

la neve nel cuore e stamattina morendo

ce l’ha regalata tutta.

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Written by Arminio

26 novembre 2010 a 11:31 pm

Pubblicato su AUTORI

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11 Risposte

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  1. Carissimo Franco,
    ci hai regalato un momento di profondissima riflessione su una questione socialmente drammatica ed attuale, pubblicando la splendida poesia di Donato.
    Siamo a ringraziarti per questi doni che ritieni il nostro blog comunitario abbia meritato. Un cordiale saluto a Te ed all’Autore del componimento poetico.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    27 novembre 2010 at 4:59 am

  2. E’ una bellissima poesia, molto commovente , con un finale travolgente . Confesso che non sono riuscita a leggere due volte di seguito l’ultimo verso perchè avevo un nodo in gola. Mi succede la stessa cosa con il finale di alcune opere come Traviata, Trovatore o Norma di Bellini che non riesco mai ad ascolatre fino alla fine:troppo emozionanti. Questi versi costruiscono una perfetta sinfonia.Ma questa poesia oltre alle emozioni regale molte riflessioni su alcuni giovani oggi così fragili e indifesi di fronte alle emozioni. Mi piace moltissimo la strofa in cui si parla dei marinai,Donato come un marinaio esperto affronta gli alisei giusti per inoltrarsi nel mare aperto dei sentimenti e della poesia. Infine, bellissimo l’uso continuo del ‘forse’ all’inizio e dentro le strofe che esprime, dubbio, incertezza, esitazione, ma anche possibilità e speranza …Ancora grazie Donato e concordo con Franco è giunto il tempo di una raccolta.
    Un saluto alla comunità

    angela

    27 novembre 2010 at 3:05 pm

  3. donato è una delle persone che meglio intrecciano nella loro vita attenzione alla politica e attenzione alla poesia.

    Arminio

    27 novembre 2010 at 8:25 pm

  4. Mio Dio quanta solitudine in questa poesia. E’ bellissima!

    tina

    28 novembre 2010 at 3:09 pm

  5. Ah Donato, il tuo stile è unico : paesaggi,paesaggi sociali, affetti, lutti è una poesia ricchissima! Solo una grande anima ci può regalare tutte queste visioni. Grazie!!

    giulia

    28 novembre 2010 at 3:35 pm

  6. certe posie non si possono commentare, le senti solamente. Magari la neve non caduta avrebbe potuto rischiarare il cuore della poveretta dandole quel tocco di poesia che, a volte, fa ritrovare il senso della vita.

    rocchina

    28 novembre 2010 at 6:09 pm

  7. ciao donato , noi la neve l’abbiamo vissuta spesso! Da bambina conosco la neve e spesso essa cade di notte e ,quando al mattino la si osserva ,vorresti saziartene, sa di panna montata!Induce a sogni di leggerezza e di freschezza…M’interrogo sull’
    accostamento neve/morte,motivo che ritorna nei tuoi versi. La morte potrebbe essere il desiderio di una vita leggera, sgombra?
    Mi sono anche domandata se la mancanza del “rifugio nella rocca”(soprattutto come giardino di delizie)che ritengo fondamentale esperienza interiore , necessaria ad un Io che ricerca forza e sicurezza per affrontare le diverse e varie navigazioni che la vita ci richiede ,possa far crescere quel male di cui tutti siamo più o meno portatori.Penso alla positività delle “rocche” come espressioni che si intrecciano alle ” aperture” di cui dobbiamo essere capaci, ma con l’animo forte.
    Un abbraccio. tina

    tina

    28 novembre 2010 at 7:17 pm

  8. Caro Donato,come ti avevo già detto,questa poesia mi piace molto e devo dire che è sempre molto bello l’ascolto che mi regali, perchè sentirla declamare a voce alta, ha un effetto di immediatezza che suscita emozioni diverse.
    Se c’è il tema della morte, non è quello che domina per me: ci sento la speranza, la voglia e la forza di rimettersi in gioco ogni giorno e di ricominciare con fiducia ad affrontare la scommessa della vita.Se ne percepisce il suo travaglio, anche quando tutto appare tranquillo, quasi come monito a ricordare che nulla è scontato. Ma questo, forse, è anche il suo fascino e la sua bellezza.
    Sì, a volte il desiderio è quello di chiudersi tra gli affetti a noi cari, ma è per riposarsi e prendere nuove energie per poi continuare ad affrontare ciò che c’è fuori.La neve nel cuore si scioglie e ce lo mostra , nella sua fragilità, ma anche con la sua ostinata pulsazione, segno della forza vitale per eccellenza.
    Anna

    Anna Maria

    28 novembre 2010 at 9:38 pm

  9. Il signor Salzarulo ha una scrittura molto teatrale, lo inviterei a scrivere qualche testo teatrale, perchè in questa poesia e in altre che ho letto, ho sempre colto questo aspetto. C’è molta azione nelle sue poesie, scene e quadri di vita descritti in modo accurato, nei particolari. E’ veramente drammatico per un genitore vedere morire una propria figlia…
    Un saluto Marialuisa

    Marialuisa

    29 novembre 2010 at 9:20 am

  10. Ho letto questa poesia con un nodo in gola, è veramente molto bella,spero che in seguito l’autore me ne manderà altre. Complimenti!!!!

    Maria luisa Martella

    29 novembre 2010 at 1:18 pm

  11. Care amiche ed amici, grazie per i vostri elogi e apprezzamenti. Grazie, soprattutto, per le vostre annotazioni, per le vostre osservazioni. Sono molto puntuali e meritano riflessioni meno occasionali. Questa poesia combatte un po’ il famoso “riflusso nel privato” che, iniziato nei primi anni Ottanta, ha caratterizzato (e caratterizza) questi dolorosi trent’anni. L’Io-lingua subisce le pressioni della necessità. Sì, Anna Maria, il tema della speranza c’è (“Ogni giorno il giorno ricomincia”), ma è spes contra spem (trascendente): “Non porto gigli su nessun altare”…Insomma, discorsi lunghi. E’ vero, Maria Luisa, c’è nei miei testi una certa teatralità. Scrivere per il teatro? Potrebbe essere un’esperienza interessante… Ancora grazie a tutti e abbracci.
    Donato

    Donato Salzarulo

    30 novembre 2010 at 9:17 am


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