COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

30 anni

metto qui un pezzo uscito oggi sul manifesto. oggi c’era anche una bellissima recensione di domenico scarpa alle cartoline sul sole 24. le cartoline oggi sono a fontanarosa. farò vedere anche giobbe a teora.

vorrei fare un proiezione “ufficiale” per gli amici della comunità, con annessa discussione nostra su trentennale. che ne pensate?

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1980.

Il senatore diventa sindaco. Qualche mese dopo la terra trema mentre era in corso un’assemblea sulla disoccupazione giovanile. Io non c’ero. Avevo giocato a tennis la mattina, a torso nudo. Nel pomeriggio ero andato nel bosco con una ragazza. Quando da casa mia sono andato verso la piazza ho sentito che tutto sarebbe cambiato e che stando qui avrei avuto sempre qualcosa da fare.

 

1981.

Il senatore del paese si compra il loden verde che porterà per tutto il tempo che sarà sindaco. Di macchine, invece, ne cambierà tante. Una ogni sei mesi. Comincia a funzionare l’ospedale che è stato aperto subito dopo il terremoto che tra l’altro ha causato il crollo di quello di Sant’Angelo dei Lombardi. C’è un medico che fa un sacco di operazioni allo stomaco perché gli riescono benissimo.

 

1982.

Comincia la ricostruzione nelle campagne. Dove c’era un rudere, uno scariazzo per i porci, viene velocemente edificata una casa in cemento armato. Comincia il valzer delle betoniere.

 

 

1983.

Il pescivendolo di Molfetta adesso viene due volte la settimana. Prima vendeva solo alici, ora porta spigole e orate.

 

1984.

Gli impiegati comunali passano da sessanta a settantacinque. La popolazione scende al di sotto dei cinquemila abitanti. Aumenta il consumo di droga.

 

 

1985.

Il paese si riempie di ditte che vengono dal nord per la ricostruzione. Architetti, geometri e ingegneri salgono ogni mattina le scale del Comune. Apre un negozio di ottica, e pure un ristorante e una pizzeria.

 

 

1986.

La parola più usata in paese è “contributo”. Sono i soldi che lo Stato dà per farsi la casa tutta nuova o per aggiustare la vecchia. Il problema non è avere il contributo, questo è assicurato per tutti, ma riuscire ad averne due o tre. Il senatore adesso sta a Roma, ma conosce i problemi di tutti e cerca di non scontentare nessuno.

 

 

1987.

Il paese nuovo comincia a prendere la sua forma dadaista. Tutto merito di un architetto estroso e tirchio. Il paese sembra disegnato con le unghie più che con la matita.

 

 

1988.

Il numero delle case supera quello degli abitanti. Il senatore diventa ministro. Il capo dell’opposizione quando gli danno la notizia non ci crede.

 

 

1989.

Durante i suoi comizi il senatore dice poche cose, in un italiano sgrammaticato. La frase che non manca mai è io garentisco.

 

 

1990.

Cominciano i lavori di costruzione della nuova chiesa. Un piano della scuola elementare viene requisito per fare spazio agli uffici tecnici del Comune.

 

 

1991.

In paese si parla solo di contributi. Se ne parla ai funerali, agli sposalizi. Apre un negozio di abbigliamento per bambini e un altro negozio di ottica.

 

 

 

 

1992.

Il principale commerciante di materiali edili è diventato ricchissimo. Importiamo mattoni, esportiamo persone.

 

 

1993.

Si inizia a sentir parlare dello scandalo della ricostruzione. Gli oppositori locali del senatore sono come ringalluzziti. Il Comune viene occupato per chiedere conto di come sono stati spesi i soldi dei contributi.

 

 

1994.

Siccome non si possono togliere i soldi a chi li ha presi senza averne diritto, siccome di soldi ne sono stati spesi tanti, lo Stato decide di bloccare gli stanziamenti. La decisione non tiene conto del fatto che nemmeno metà della ricostruzione è stata realizzata.

 

 

1995.

Le grandi ditte del nord cominciano a ritirarsi. Inizia una stagione di contenziosi tra ditte e cittadini. Il senatore abbandona e fa spazio a un suo uomo di fiducia.

 

 

1996.

Il paese nuovo ormai esibisce tutto il suo catalogo di blob dell’urbanistica. Il paese vecchio è un cantiere abbandonato. Sulle alture spuntano le prime pale eoliche.

 

 

1997.

Il pescivendolo Tonino comincia a lamentare un calo delle vendite. I ragazzi  che non hanno studiato da architetto, geometra o ingegnere devono riprendere la via dell’emigrazione.

 

 

1998.

La gente si lamenta delle case nuove, sono fredde e scomode. La popolazione continua a diminuire. Solo nel mese di marzo muoiono venticinque persone.

 

 

1999.

Si scongiura il pericolo che venga installata una megadiscarica vicino al paese. L’evento positivo è come una goccia nel mare delle lamentele e delle recriminazioni in cui è annegato il paese. L’ospedale funziona malissimo come sempre eppure bisogna fare molte battaglie per evitarne la chiusura.

 

 

2000.

Arriva il nuovo secolo e un nuovo sindaco e non cambia niente. Il pesce più venduto sono di nuovo le alici, le spigole e le orate sono sparite.

 

2001.

Il nuovo sindaco non ha mai svolto un lavoro vero.  Si sveglia tardi la mattina e racconta barzellette a chi sta in piazza.

 

 

2002.

I muratori non sanno che fare, muore l’ultimo contadino che sapeva fare i caciocavalli. Muoiono anche un fabbro e un falegname. Chiudono due fabbrichette all’area industriale del Calaggio fatte coi soldi del terremoto.

 

 

2003.

Ancora installazioni di pale eoliche. Alcuni si lamentano per il rumore, alcuni per l’ombra che entra nelle case. Nessuno sa niente  dei guadagni delle ditte. I cittadini continuano regolarmente a pagare le bollette della corrente elettrica.

 

 

2004.

Il nuovo sindaco si sveglia sempre più tardi e continua a raccontare barzellette. L’opposizione langue. I cittadini stanno sempre più spesso chiusi nelle loro case esposte e sparpagliate ai quattro venti.

 

2005.

Chiude uno degli ultimi negozi di alimentari del paese vecchio. Al paese nuovo apre un negozio di casalinghi. Il prezzo del grano continua a calare. Molte ditte che hanno fatto le case reclamano ancora soldi dai cittadini.

 

 

2006.

Finiscono le uscite di un giornale locale che veniva distribuito in tutto il mondo.  Nel paese non ci sono più circoli culturali, le sezioni dei partiti sono chiuse. Chiude anche il bar degli scapoli. Muoiono quattro persone di cirrosi epatica.

 

 

2007.

La farmacia posta tra il paese vecchio e quello nuovo esibisce la bandiera italiana e quella europea, come se fosse il vero municipio del paese. Il farmacista diventa presidente della squadra di calcio. I tecnici che si sono arricchiti costruendo le case adesso fanno opere inutili coi soldi europei.

 

 

2008.

Molte case ricostruite dopo il terremoto non sono abitate da nessuno. Il paese è pieno di cantieri abbandonati. Sono le case cominciate e mai finite perché per molti sono seconde case e non hanno diritto a tutto il contributo. Lo Stato militarizza l’area del Formicoso per metterci la grande discarica di cui si parla da anni. A nulla servono le proteste dei cittadini. Il Formicoso viene inserito in un elenco di dieci siti da riempire di immondizia.

 

 

2009.

Viene eletto il nuovo sindaco, un medico di bell’aspetto e dall’eloquio elegante e inconsistente, perfetto per i tempi che corrono.

 

 

2010.

La Regione annuncia di voler chiudere l’ospedale. Molte proteste. Il paese si rianima intorno al suo ospedale morto, ma poi a un certo punto la protesta si spegne. Intanto un decreto legge depenna il Formicoso dall’elenco dei luoghi dove fare le discariche. È una bella notizia, ma in paese nessuno ci fa caso.

 

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Written by Arminio

28 novembre 2010 a 12:59 pm

Pubblicato su AUTORI

4 Risposte

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  1. E’ un bel modo di ‘ricordare’. Penso anche che può essere un’ottima base per scrivere una succinta opera “di ricordi” a 12 mani. Basta che 12 irpini di buona memoria aggiungano i loro succinti ricordi uno per ogni mese. Tu ti sei occupato della sintesi di un intero anno, ognuno di loro si potrà occupare della sintesi di un mese, per ogni anno. Verrebbe un bel lavoro collettivo, come collettivo è il ricordo ed il dolore che lo muove.

    EnzLu

    enzlu

    28 novembre 2010 at 5:38 pm

  2. Va bene,, Amici, dobbiamo discutere di questi trent’anni perchè in questo scialo di convegni politicati non è mai emerso il disagio di discutere degli errori, delle angherie e dell’incertissimo futuro di questa nostra terra amara e amatissima.
    Dobbiamo dicutere per l’amore che portiamo alla nostra dignità, perché abbiamo la responsabilità verso i nostri figli, perché è ora che riscattiamo il nostro senso civico
    dall’enfiteusi della politicanza concertata e conformata in comitati d’affari, perché dobbiamo difendere i nostri diritti sociali, perché abbiamo bisogno tutti di umanizzarci e portare oltre le idee la nostra anima ammaccata, spaccata e dobbiamo chiudere i capitoli dello sconto alle credibilità politiche che hanno cementata la sfacciata arroganza di restare in inamovibili poltrone come regnanti, perché dobbiamo dirupare la casta politica e i preposti manutengoli che mangiano pane a tradimento a discapito della nostra onestà economica ed intellettiva, perche dobbiamo aprire le porte solo alle persone generose, desiderose sempre di traguardare nell’anima di ognuno di noi a conto e ragione, perchè meritiamo attenzioni e desideriamo confronti artistici oltre l’Irpinia, Vostro affettuoso e sincero, Gaetano Calabrese.

    Gaetano Calabrese

    28 novembre 2010 at 7:53 pm

  3. Lapidario e di grande bellezza espressiva.

    soter54

    29 novembre 2010 at 10:23 am

  4. lapidario e di grande bellezza espressiva

    Salvatore D'Angelo

    29 novembre 2010 at 10:24 am


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