COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Riconversione? Diario di un visionario realista

Riconversione? Diario di un visionario realista _ di AMEDEO TREZZA (*)

Da qualche tempo ormai ho lanciato una scommessa a me stesso e chi mi sta vicino: quella di preparare e attuare una micro-riconversione sociale, lasciando la città, con tutti i suoi modelli di sviluppo, e puntando sulla terra meridionale di provincia. E così, dopo aver vissuto 30 anni a Napoli ho deciso di cambiare. 5 anni fa acquistai un piccolo pezzo di terra in Cilento (zona che già conoscevo e frequentavo da turista) e pian piano ho deciso di rimettere a posto il terreno e il rudere annesso. E così, vendendo in accordo coi miei genitori la casetta di villeggiatura a pochi chilometri dal terreno e mettendoci tanti soldi di mio, tempo ed energie, ho ristrutturato il rudere ridonando splendore al casalino ed ho cominciato a risistemare il terreno, che solo ora sta cominciando ad entrare in produzione. Poi ho deciso di trasferirmi e al lavoro ho atteso due anni le liste di trasferimento. Finalmente da un anno vivo in Cilento nel casalino e lavoro a pochi chilometri da casa. Purtroppo non posso ancora lasciare il lavoro di provenienza poiché ho bisogno di un sostegno economico fino a quando più o meno non riuscirò a camminare sulle mie gambe mettendo a frutto le potenzialità del luogo: agricoltura, animali ed eco-turismo. A breve costituirò un b&b in modo tale da cominciare ad ospitare viaggiatori, proprio nel casalino in pietra ristrutturato in maniera eco-sostenibile/compatibile utilizzando materiali naturali e conservando la memoria storica del sito.

Ho deciso di chiamare il b&b Casale Il Sughero, in quanto nel terreno ci sono diverse e belle querce da sughero e anche perché il sughero è un materiale prezioso che la natura ci ha fornito, anche metafora della porosità, che prevede un passaggio e uno scambio non solo di liquidi ma anche di persone e di idee, una membrana osmotica che scambia emozioni e conoscenze in entrambi i sensi, da parte di chi permane e abita un luogo che conosce verso il viaggiatore che vuole conoscere le tradizioni e la cultura del territorio e degli uomini che incontra e anche viceversa, predisponendosi cioè ad accogliere del viaggiatore non solo la sua presenza fisica ma sapendo predisporre un‘accoglienza partecipata e attenta a tutto ciò che l‘ospite può insegnarci con la sua esperienza. Questo è l’auspicio per il futuro, in linea anche con il contesto di porosità mediterranea che permea la nostra terra di Magna Graecia. Sono contento di sapere che ci sono esempi di ‘riconversione sociale’ in tema agricolo, ma sarebbe ancora più bello se la realtà economica e sociale consentisse ai giovani soprattutto e come primo lavoro una scelta simile, l’agricoltura dovrebbe tornare ad essere scelta dignitosa per i giovani e non solo un hobby o un secondo lavoro per chi guadagna o ha guadagnato altrove. Spero presto di riuscire a completare il percorso e a staccarmi dal lavoro di provenienza per dimostrare a me e agli altri che si può vivere di questo e non necessariamente bisogna essere asserviti a logiche di sviluppo insostenibile e speculativo. Personalmente, intanto, nonostante le due mie passioni principali, ricerca universitaria e agricoltura, sono costretto a dover fare altro per mangiare e relegare queste due nobili attività al tempo libero, almeno per ora… Quanto all’attività di ricerca, collaboro da anni alla cattedra di Semiotica all’Università Orientale di Napoli e da due a quella di Progettazione Architettonica alla Federico II. Quanto invece all’agricoltura, il mio obiettivo a medio termine è di auto-produrmi il necessario per sfamare me e la mia futura famiglia e ricavare dall’attività eco-turistica il necessario in liquidi per affrontare le spese vive che richiedono danaro contante. Sono stato fortunato ad incontrare una ragazza anch‘essa napoletana ‘fuggita‘, Claudia D’Angelo, che vuole condividere con me questo percorso e quindi marceremo assieme. Ma la ratio è quella di un’economia domestica di sostentamento e non di accumulo, l’unica economia sostenibile davvero oggigiorno. Conosco altri nuclei familiari ed altre realtà che questo percorso l’hanno cominciato anni fa, prima di me ed ora il presente sta dando loro ragione. Se questo modello di ‘decrescita virtuosa’ fosse accolto da sempre più nuclei familiari e crescesse di scala in termini sociali, forse si potrebbe gettare le basi per quella ‘rivoluzione antropologica in Italia’ di cui tanto parlava Pier Paolo Pasolini negli anni Settanta e al contempo forse redimere per sempre lo spirito dannato di quel mondo contadino leviano e demartiniano. Si dovrebbe riconoscere pari dignità alla provincia come alla città, vera dignità ai mestieri umili del contadino e del pastore, anzi ripartire da lì, dalla provincia. altrimenti non ci sarà mai sviluppo vero, antropologico, nel nostro meridione. A maggior ragione oggi che il sistema di sviluppo consumistico-industriale metropolitano ha fallito. Il futuro, a mio parere, non è più nelle città, ma nella provincia. Ma non in una provincia che segue e scimmiotta lo stile di vita e il discorso metropolitano, periferia infinità e ridotta soltanto a intermondo atopico tra una città ed un’altra, ma una provincia che sappia guardare a se stessa come icona e al contempo possibilità di uno sviluppo diverso, altro, nel senso alternativo a quello imperante ma che già comincia a scricchiolare da più parti… E’ con queste convinzioni che ho maturato il profilo delle persone con cui vorrò condividere la mia esperienza. Quanto all’identità dell’ospite/viaggiatore che si desidera accogliere si punterà ad evitare tassativamente la presenza di ciò che risponde alla comune accezione del termine ‘turista’. Si tenderà pertanto a non accogliere tutti coloro che intendono visitare i nostri luoghi in maniera superficiale, arrogante, non-sostenibile, che interpretano il loro soggiorno o il loro passaggio in maniera consumistica e distruttiva, coloro che intendono fruire del territorio in maniera invadente e dannosa favorendo un turismo vacanziero di massa improntato al ‘mordi e fuggi’, superficiale e cafone. Tale profilo di utente stagionale ha già fatto troppi danni e contribuisce ancora a snaturare il territorio e il tessuto sociale che lo vive ed abita, sovrappopolandolo d’estate e dimenticandolo d’inverno, modificando la natura dei luoghi e delle relazioni socio-economiche dei suoi abitanti. L’onda lunga delle città che considerano le campagne e le zone rurali come alter-ego vacanziero delle metropoli manca loro di rispetto e calpesta la loro dignità considerandoli come vie di fuga agostane da esperire e sfruttare occasionalmente ma allo stesso modo consumistico delle città durante il resto dell’anno. In definitiva e per concludere, diciamo che ho anche accolto quelle provocazioni lanciate un po’ di tempo fa in una giornata di discussione a Cairano nell‘ambito del workshop Irpinia-Alpujarra organizzato dalla Facoltà di Architettura di Napoli, in cui mi son sentito dire che ‘cambiare si può ma ci vuole coraggio‘. Ero già quasi convinto allora e in quella occasione mi sono convinto definitivamente ed ora eccomi qua a dare seguito a sensazioni, convinzioni ed emozioni. Sono contento che esiste Comunità Provvisoria, è un bell’esempio di reazione allo strapotere sociologico-culturale dei sistemi-metropoli e un tentativo per ridare dignità ai popoli e ai territori rurali, dimostrando come i centri del mondo non sono solo le città ma possono essere anche piccoli paesi, una valle, un pianoro (Cairano come Vibonati, in cui mi trovo). Speriamo di incontrarci presto, un caro saluto a voi tutti!

Amedeo Trezza

Annunci

14 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. e chi l’avrebbe detto ? un’escursione in irpinia e la decisione di rafforzamento di una tua idea del cuore. la comunità provvisoria come elemento ‘facilitatore’; verremo a vibonati ma torna anche tu in irpinia, e porta i primi prodotti del bosco cilentano.

    a maggio scorso ho visitato per la prima volta vibonati e sono rimasto attratto dalla sua bellezza e dal suo silenzio; c’è una grande nobiltà figurativa nelle architetture abbandonate e nelle fontane che ho visto senza più acqua; e a pochi chilometri il vociare confuso di una brutta edilizia marinara in cui si accalcano le famiglie cittadine in cerca di un posto al sole …

    angelo

    28 novembre 2010 at 9:29 am

  2. bravo, sei tutti noi!!!

    sergio gioia

    28 novembre 2010 at 2:20 pm

  3. Evviva Claudia e Amedeo che agisono per arrivare a fare quello in cui credono. Per esperienza personale però posso dire che è inutile selezionare gli ospiti a priori, la selezione avviene da sola, non conosco i posti ma da quello che ho visto in foto e dalla risposta di Angelo esiste già una selezione “topografica”, noi la usiamo da anni a scopo di selezione, chi si sente di “osare” qualcosa in più degli altri vi viene a cercare sicuramente e tornerà anche in futuro, chi vuole la vacanzina consumerà qualcosa e dopo il saldo del conto non lo vedrete più.
    La scelta di mantenere un posto di lavoro “da reddito” è obbligata dalla mancanza di redditività sia dell’agricoltura in aree marginali (ma splendide per viverci) che dai periodi morti del turismo normale e mi conferma ulteriormente che sei un tipo tosto, valuta magari la possibilità di ulteriori diversificazioni per la proposta turistica.
    Un grande in bocca al lupo per la vostra esperienza, un caro abbraccio
    Alex

    Pecore Nere

    28 novembre 2010 at 5:14 pm

  4. Io farei un po’ di ‘scongiuri’ visto che le “Pecore Nere” ti augurano “in bocca al lupo”. Ahahahah.

    EnzLu

    enzlu

    28 novembre 2010 at 5:47 pm

  5. Caro Amedeo vorrei che tu venissi a discutere con i giovani locali del mio paese questa tua idea. Purtroppo, proprio perchè lo stile di vita che proponi non può offrire garanzie immediate per chi è senza lavoro l’agricoltura non è presa in considerazione. Vorrei, nelle feste natalizie, fare un’iniziativa sull’importanza dell’agricoltura. Stilerò un programma e te lo invierò ma tu mandami qualche tua idea. Pensiamo ad una forma di proposta transitoria per i giovani rispetto all’agricoltura. Ad esempio: forme di adozione temporanee di piccoli campi, ma per interventi stagionali perchè non si può ancora ipotizzare un impegno a tempo pieno. Occorre poi, per quanto mi riguarda, fare proposte ai veri contadini e pastori (pochi) perchè potenzino e migliorino la loro produzione. Ci sono vari problemi: sono pochi, oberati di lavoro, non dichiarati, non possono commercializzare per i canali ufficiali.etc….Incominciare a fare un lavoro di raccolta e analisi dei loro problemi forse giova. Ho scritto molto. Un caro saluto Adele

    Adele Trotta

    29 novembre 2010 at 11:12 am

  6. Ciao, se poi voleste condividere con noi i risultati dell’incontro ve ne sarei grato. Stiamo cercando forme di coinvolgimento e condivisione per “appassionati ma non contadini”
    Grazie

    Pecore Nere

    29 novembre 2010 at 7:57 pm

  7. La mia più sentita stima, caro Amedeo! E’ incoraggiante per me sapere che qualcuno, nonostante le difficoltà e le contraddizioni che Nostra Terra vive costantemente, riesca a portare a compimento un obiettivo, che muove i suoi passi da e verso un desiderio; ma andiamo al senso delle cose: qual è l’origine etimologica di una parola così presente nell’intimo quotidiano di ognuno di noi? “De-siderio”, dal latino “sidus, sideris”, che significa “stella”, e guardando quelle stelle del Cilento, che tanto ti sono care, hai trovato il coraggio di alimentare costantemente e con devozione il fuoco dei tuoi sogni.
    Oggi più che mai la Nostra Terra ha bisogno di scelte come quella che hai fatto tu: la Nostra Terra ha bisogno di rispetto, di cura, di valorizzazione, la Nostra Terra ha bisogno di qualcuno che creda ancora in Lei, affinché Lei possa credere ancora in noi. Sosteniamola dunque, con amore, affinché possa sostenere la nostra vita.
    Grazie Amedeo!

    Giovanna

    30 novembre 2010 at 11:50 am

  8. Caro Amedeo, dolce Claudia é bello condividere con Voi questa gioia. Dopo anni di parole, di “filosofeggiare” … si arriva piano piano a ciò che si desiderava, senza compromessi.

    Condivido il parere sul turismo e sulla scelta di vita. Che non é facile, ma che da’ veramente forti sentimenti e allegria. Werner ed io, dal 2003, ci siamo innamorati di un paesino non distante dalla Vs. dimora e siamo felici (certo la nostra esperienza di vita ci ha portato a vedere ‘altro’ … e cercavamo il luogo per viverlo). Mi piace la Tua definizione: “(…) un’economia domestica di sostentamento e non di accumulo (…)” a questo tendiamo. L’orto sinergico -che ci da il cibo quotidiano-, le antiche conoscenze riacquisite, scambi di idee …
    Penso siano giunti i tempi maturi: Tanti Auguri a Voi due :) daniela

    daniela

    30 novembre 2010 at 9:40 pm

  9. Ciao Amedeo!
    ho ripensato spesso all’esperienza del workshop nella terra del cilento… per vie taverse sono venuta a conoscenza di una realtà, una possibilità di vita sincera da tutti i punti di vista! ti faccio i miei in bocca al lupo e spero ci vedremo presto!
    =)Carla

    Carla

    1 dicembre 2010 at 5:46 pm

  10. per AMEDEO, Adele, Giovanna, Carla e Daniela
    VIBONATI, giugno 2010

    a_ver

    1 dicembre 2010 at 7:27 pm

  11. grazie a tutti per le risposte…

    per angelo, grazie per le belle foto su vibonati, inaspettate…!

    bello anche il contributo su centro e periferia.
    proprio quest’anno a ll’orientale a napoli ho tenuto un seminario di 2 crediti sul rapporto tra città e provincia dal punto di vista filosofico e semiotico, e ho deciso di mettere nelle dispense d’esame anche quest’articolo apparso sul blog quanlche giorno fa poiché lho trovato molto interessante e acuto.

    ciao

    amedeo

    4 dicembre 2010 at 7:22 pm

  12. Ciao a tutti. Grazie Angelo per le meravigliose immagini, posso mettere un link a queste per mostrarle ai miei amici e eventuali ‘turisti’?
    una buona settimana a Voi tutti

    daniela

    6 dicembre 2010 at 12:00 pm

  13. conosco il territorio montuoso del Cilento, da S Giovanni a Piro fino a Morigerati, Vibonati Torre Orsaia ,luoghi di rara incontaminata bellezza.
    Senonché conosco pure le guerre intestine tra territori montuosi che geograficamente ospitano il Municipio e territori costieri che ospitano le bellissime spiagge della “masseta” .
    Conosco cioè gli umori di genti e tra genti che pur abitando nello stesso Paese inteso come Municipalità sarebbero disposti a “scannarsi” pur di far eleggere Sindaco il “loro” rappresentante per un quadriennio.
    Giocando a carte, nei pomeriggi oziosi di Torre Oliva con Ciriaco spesso ci si soffermava su questi tratti di personalità, si comparava il Sindaco anziano che aveva governato per lustri il Municipio di S Giovanni a Piro e la giovanissima Sindachessa che ne aveva preso il posto dopo libere democratiche elezioni.

    Non credo che quello che ho vissuto a Scario sia differente da cio’ che accade a Vibonati Torre Orsaia o Morigerati financo a sapri.

    Altro che guelfi e ghibellini… altro ch irpinia d’Oriente ed Irpinia di pianura , valle del calore alta media bassa.
    Qui siamo di fronte a ltte intestine che ci facevano sorridere,noi ospiti vacanzieri in ozio creativo, ma pure riflettere…

    Ogni mondo è paese, Ogni Paese è Luogo Ogni Luogo è Terra Mare Cielo Vento Aria Acqua Grano Bosco Sottobosco.
    Allarghiamola pure la nostra Comunità Provvisoria ma avendo consapevolezza che ogni allargamento comporta aumento di complessità problematicità e confliggenza.
    Siamo fatti cosi’ e nn è vero che tra i montanari di S Giovanni a Piro ed i residenti a Scario ci siano differenze antropomorfiche. e’ solo questione di masturbazione cerebrale condita da spocchia d ricerca vana di supremazia … Noi continuiamo a giocare a carte nell’ozio creativo ed a bagnarci nelle azcque della masseta fino a punta infreschi…..
    Con viva cordialità Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    6 dicembre 2010 at 12:57 pm

  14. da una e.mail inviatami da amedeo

    … “il primo ‘prodotto del bosco cilentano’ che abbiamo realizzato qui da me sono delle buonissime marmellate di corbezzoli cilentani. Come sai i corbezzoli sono frutti spontanei di macchia mediterranea che maturano in autunno. E’ difficile trovare in commercio questo prodotto perché pochi sono disposti a girare giorni interi nel sottobosco e nella macchia per raccoglierli poiché la concentrazione è bassissima (per fare un chilo di prodotto fresco devi camminare se ti va male anche un paio di ore tra spine e arbusti seguendo tracce di passaggi di cinghiali e capre) e poi è un prodotto deperibile e che matura scalarmente quindi su 10 che ne intercetti 2 sono buoni da raccogliere in quel momento (tra uccelli, pioggia e altr o molti si perdono). Per questo ho deciso di dedicarmi a questo prodotto diciamo di nicchia cercando di farlo crescere, anche simbolicamente. Inoltre la marmellata la realizziamo soltanto con addensante fatto da scorza di limoni biologici dell’azienda certificata ‘sapori del golfo’ di villammare (frazione marina di vibonati) e con zucchero integrale di canna importato da un’azienda certificata biologica di zucchero di canna argentina.

    E’ il primo prodotto di Casale il Sughero! Mi farebbe piacere, oltre che diffonderlo come sto facendo con un discreto successo nel GAS locale, anche proporlo a Comunità Provvisoria.

    Lo sto vendendo a 4,50 euro a barattolo di 400 ml (4 euro su ordini superiori a 3 barattoli) e 2,50 a barattolo di 200 ml (2 euro per ordini superiori a 3 pezzi).
    …appena raggiunto un quantitativo posso approfittare per una visita in Irpinia e ve li porto pure, ok?
    _amedeo

    p.s.: questa è la strada più breve per incentivare la ripresa dell’abitare – coltivare l’entroterra appenninico: acquistare i prodotti della terra direttamente dove si producono. _angelo

    a_ver

    13 dicembre 2010 at 1:52 pm


I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: