COMUNITA' PROVVISORIA

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Centri e la periferia

_ di LUCA SESSA

Periferico non è chi sta lontano dal Centro. Periferico è chi cerca di ripetere pedissequamente e per imitazione ciò che fanno al Centro, i loro modi televisivi e vincenti di gens padrona, e proprio per questo processo imitativo la caga, lo fa male, distorce. È la lontananza fra emittente e ricettore che induce l’errore, ma soprattutto in quanto distanza fra modello ed emulo. Distanza in natura, distanza che è differenza nella sostanza cui di per sé non sarebbe associato alcun segno algebrico, non fosse per l’imporsi dell’imperio del vincitore. Periferico è chi è dominato, non ha i mezzi per potere continuare ad essere suo proprio Centro, si arrende allo scimmiottamento, all’inseguimento, al traino, al sussidio, alla raccomandazione, alla dipendenza, alla minorità. I mezzi sostengono le civiltà. La mancanza di mezzi le affossa. I mezzi fanno germogliare dei pochi semi e sublimano dei pochi intrecci. La mancanza di mezzi avvilisce secoli di storia e di storie, svilisce densità, sfratta le vite dagli alvei materni, marginalizza ex-capitali a sovranità senza territorio, nomadi a se stesse, esilia in pellegrinaggio perituro l’anima dal corpo, in cerca di un’investitura di nuova dignità. La ricerca di mezzi, la presenza di opportunità, la ricerca di vie per le opportunità crea motivo di movimento, di incentivo, di fertilizzazione incrociata che sospinge e magnifica le sorti di chi è protagonista e di ciascuno intorno, del primo che nel Mediterraneo sentì l’esigenza di definire una Rosa dei Venti per la navigazione e dei discendenti, commerciali o epici, che la usarono. Il depauperamento, la sottrazione di risorse e del dominio dei propri destini stoppa e inverte le sorti, infliggendo a chi rimane e a chi se ne va la condanna al mutamento di pelle, al camaleontismo verso il colore del dominatore. Al divenire Periferico del Centro. Inutile è che uno o due cerchino di resistere. Inutile quanto una Periferia.

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Written by A_ve

30 novembre 2010 a 5:00 pm

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9 Risposte

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  1. concordo luca.
    ma è come se la misura del testo, la sua brevità non fosse ben accordata ai pensieri lunghi che deponi nel testo.
    scrivi più spesso per noi….

    Arminio

    30 novembre 2010 at 10:54 pm

  2. infatti questo è un concentrato, un manifesto in pillole di un pensiero che aspetta –da anni, mentre evolve– il libro in cui si estenderà

    nel frattempo, tanti pezzi brevi

    nel frattempo, si è esteso a Cairano 2010

    nel frattempo, ha preso le forme dell’Associazione Tre Sicilie

    nel frattempo, sta per andare in teatro

    è un manifesto sulla policentricità, sulla dignità di Luigi Di Guglielmo a Sant’Andrea di Conza, sulla battaglia per i pensieri, le arti e le maniere di vivere e concepire la vita dotate di radici proprie

    Luca Sessa

    30 novembre 2010 at 11:09 pm

  3. E l’irpinia troverà mai un’identità?

    “Coloro che non hanno radici, che sono cosmopoliti si avviano alla morte della passione e dell’umano. Per non essere provinciali occorre possedere un villaggio vivente nella memoria, a cui l’immagine e il cuore tornano sempre e di nuovo, e che l’opera di scienza o di poesia riplasma in voce universale”. ( Ernesto de Martino)

    Luigi Capone

    3 dicembre 2010 at 5:46 am

  4. @luigi
    attenzione con questa storia dell’identità. de martino era un grande, ma questo termine sottende a troppi equivoci, di questi tempi…che ne pensi?

    eldarin

    3 dicembre 2010 at 9:59 am

  5. A quali equivoci ti riferisci?
    Il valore della frase di De Martino è universale, non si riferisce direttamente nè a Napoli nè alla basilicata, nè all’irpinia…
    Con la citazione volevo andare alla base del problema, ovvero che l’irpinia come identità culturale non esiste ed è questo il motivo per cui ci si appoggia sull’identità culturale napoletana, per esempio, che è molto forte.
    La mia domanda era -è possibile secondo voi creare una nuova identità?-.

    Luigi Capone

    5 dicembre 2010 at 6:49 pm

  6. L’identità è un concetto sempre mutevole e necessariamente moderno.
    Quella irpina si sta ora biforcando, credo: da una parte fluttua in ascesa su dimensioni sempre più metafisiche, quagliando nelle menti e pc dei pensatori che guardano al vuoto rimasto; dall’altra degrada in periferia di centri commerciali dove comprare acquisendoli i modi delle periferie delle metropoli dominanti in TV.
    Nessuno, o pochi, paiono guardare al pieno che rimane, statico o evolutivo che sia.
    Forse ha ragione chi non lo fa, probabilmente ha uno sguardo orientato al futuro.

    Luca Sessa

    5 dicembre 2010 at 7:26 pm

  7. @luigi e luca ( sebbene dicano cose diverse in modi diversi)
    mi stavo chiedendo: e se invece di correre dietro alla creazione di una (nuova) identità, non ci si lasciasse alle spalle questo concetto? sarebbe poi così terribile de-identificarsi o non identificarsi?
    è solo un pensiero
    un abbraccio

    eldarin

    5 dicembre 2010 at 8:27 pm

  8. Anche una non-identità è una identità.
    Siccome in una città come quella in cui vivo per lavoro, che fino a 140 anni fa non aveva più abitanti di Avellino oggi e che oggi ne tiene milioni, la non-identità è il quotidiano, a me questo effettivamente pare terribile, come dici.

    Non mi preoccupa certo la (non)identità di roma. Mi preoccupa, e mi ha da sempre preoccupato, lo svuotamento remissivo da dominazione e soggiogamento nei mezzi e nelle parole, da emulazione, che ha sempre preoccupato anche Franco, che coinvolge ciascuno dei paesi del sud della penisola italica.

    I miei discorsi sull’identità sono di estremo progresso, sono capitale immateriale che è legame sociale e collante interno, dei pezzi umani fuori e dentro di noi: espropriati di ogni altra forma di capitale, fisico o meno, avere contezza di chi si è, da dove si viene e dove si va, individualmente e nell’aggregato, è l’unica forma di capitale umano che posso contribuire a fornire, per ripartire, o semplicemente per stare in piedi, né strisciando e né volando sopra le nuvole.

    Luca Sessa

    5 dicembre 2010 at 10:04 pm

  9. siccome l’autore del post, sino ad ora, non ha consentito a noi miseri mortali con” massimo due lauree” di cui una scientifica un’altra umanistica un’altra giuridica un’altra economica un’altra antropologica”, alcune specializzazioni, master di primo secondo e terzo livello, e chi più ne ha più ne metta, di interpretare il snso autentico ed il significato di questo importante post

    SI CHIEDE DI VOLERLO IMPAGINARE IN UNA MANIERA CHE CONSENTA ANCHE AL NOSTROO ANALFABETISMO DI RITORNO DI POTERNE AFFERRARE SIGNIFICATO E SENSO ONDE POTERLO COMMENTARE.
    GRAZIE CON VIVA CORDIALITA’ ROCCO QUAGLIARIELLO

    rocco quagliariello

    6 dicembre 2010 at 9:41 am


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