COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

BERLUSCONI E SUA MADRE

DI ANDREA DI CONSOLI

Molti italiani avranno sorriso leggendo quel che certa diplomazia americana pensa del nostro Premier, perché delle sue attitudini mondane, delle sue feste dionisiache, delle sue nottate movimentate ne sanno ogni particolare, avendo noi tutti, su queste abitudini, riflettuto pubblicamente, non senza esserci divisi, per l’ennesima volta, tra “indulgenti” e “indignati”. Ora, al di là di questo tema – se sia conveniente o no che un Premier sia sfiancato e distratto fisicamente e psicologicamente da feste e nottate canterine – quel che conta è capire come sia stato possibile che, da un certo momento in poi, Berlusconi abbia esagerato ed esasperato tale aspetto della sua vita privata, minando non poco il proprio ruolo pubblico e la propria credibilità politica e istituzionale.

Un tempo ad arginare l’esuberanza narcisistica e mondana di Berlusconi c’era un nucleo ristretto di persone che sapeva ben consigliarlo, e che funzionava come una sorta di Super-Io psichico, e quindi sociale, e che creava nel Premier ponderatezza, tabù e non pochi freni inibitori. Questo nucleo ristretto era formato dalla madre Rosa Bossi, dalla sua famiglia (Veronica Lario e figli), da Gianni Letta, Fedele Confalonieri, Giovanni Baget Bozzo, Alessio Gorla, Giuliano Ferrara, ecc. Memorabili erano i pranzi del lunedì, allorquando Silvio Berlusconi s’incontrava con la madre Rosa, e ne ascoltava con attenzione e rispetto le parole affettuose, i consigli e, spesso, almeno a dar credito alle cronache degli ultimi anni, le ramanzine.

Tutta la vita privata di Berlusconi, almeno a livello pubblico, subisce invece un assurdo clamore mediatico, e quindi un crollo, a partire dalla primavera del 2009. Prima con il caso Noemi Letizia, a cui fece seguito la separazione dalla moglie Veronica Lario, poi con il caso Patrizia D’Addario e, infine, con i tanti scandali di cui le cronache si sono ampiamente occupate, dal caso Ryby al caso Nadia Macrì.

Insomma, è da poco meno di due anni che Silvio Berlusconi si è sbarazzato della sua famiglia, almeno da un punto di vista degli obblighi sociali, nonché dei suoi più fidati consiglieri, e ha quindi deciso di dare una svolta anarchica e un po’ selvaggia alla propria vita. Per esempio, non sappiamo che ruolo abbiano oggi i consigli dei vari Letta, Confalonieri, Gorla e Ferrara nell’agire politico di Berlusconi, ma sta di fatto che il loro contributo pare davvero irrisorio, e si ha come la sensazione che Berlusconi si sia maggiormente affidato, negli ultimi due anni, a chi gli permette, con un consenso totale e mai critico, di portare avanti il suo inconscio progetto anarchico e selvaggio (tra i nomi che si fanno ci sono quelli di Denis Verdini, Daniela Santanché, Lele Mora, Emilio Fede, ecc.).

Tutto questo caos personale, e questa profonda solitudine di Silvio Berlusconi inizia, a nostro avviso, con una data precisa, ovvero il 3 febbraio del 2008, il giorno della morte di sua madre Rosa, a cui era legatissimo. E’ come se da quel momento in poi Berlusconi avesse perso il cardine di un Super-Io che gli permetteva di essere stravagante senza mai esagerare troppo, soprattutto negli aspetti della vita privata. Escono di scena, da quel momento in poi, tutte le persone a lui più vicine: la moglie Veronica, i figli, e gli amici-consiglieri di sempre. La mamma Rosa, evidentemente, sapeva dare a Berlusconi controllo, timore, principio di realtà, tabù e gratificazione. Dal giorno della sua morte, invece, inizia probabilmente una lunga fase – tutt’ora in corso – di depressione non elaborata, e risolta, a seconda delle circostanze, con l’euforia, il vittimismo, la solitudine o la megalomania.

E’ come se Silvio Berlusconi, nel profondo della sua coscienza, non rispondesse più a nessun essere vivente in carne e ossa, ma soltanto alla immaginaria e un po’ psicotica posterità della propria leggenda politica. Detto in maniera ancor più esplicita: è come se nessuno riuscisse più a incidere – con autorevolezza, o anche con la forza di un ruolo riconosciuto – nella vita intima e privata del Premier, che si è sbarazzato di tutti quelli che hanno dedicato la propria vita a ben consigliarlo (e sono tanti), e che fungevano, insieme alla madre Rosa, da inibitori, finanche da utili censori. La morte della madre ha probabilmente rotto dall’alto una gerarchia che era da molti anni ben strutturata e incatenata, e che permetteva al nostro Premier di “giocare” fino a un certo punto, e mai oltre una certa soglia. Con la sua morte, invece, tutta questa gerarchia di “controllo” si è sciolta come neve al sole.

Oggi questo spettacolo di escort e di agenti televisivi che spingono sull’acceleratore – per egoismo, per servilismo, per nullità – della dissoluzione anarchica del Premier, è uno spettacolo triste e cinico, perché quel che in realtà così festosamente si celebra e si festeggia – al di là delle apparenze – è qualcosa di molto avvilente, ovvero una totale mancanza di punti di riferimento, una solitudine stordita con ogni forma di eccesso, un lutto mal elaborato di cui si sono approfittate le solite comparse oscene del suburbio. E a queste feste del suburbio non manca proprio nulla, tranne una cosa: un briciolo di felicità, di serena spensieratezza.

Forse basterebbe fermarsi un po’, accettarsi per quel che si è, provare a ricostruire un patto nuovo con i propri amici di sempre, evitare che la centrifuga aumenti di potenza, e recuperare serenità, ascolto, raccoglimento, semplicità e verità, finanche nell’ammettere le proprie tristezze, i propri vuoti, le proprie infelicità. In una parola: la propria depressione. Perché è inutile nasconderlo: le feste colme di ricatti e di cattiverie di questi ultimi due anni non ci hanno restituito l’immagine di un Presidente felice e gaudente. Piuttosto si è provata tristezza e sgomento, e anche un po’ di allarme, di sincera preoccupazione. Perché, per quanto sia una delle figure più controverse della nostra storia politica, a Silvio Berlusconi, lo ammettiamo senza infingimenti, non si può non volere almeno un po’ di bene.

DA “IL RIFORMISTA”

 

Annunci

Written by Arminio

1 dicembre 2010 a 8:13 pm

Pubblicato su AUTORI

5 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. a parte la frase finale, che avrei scritto in prima persona, trovo molto centrato e coraggioso questo pezzo di andrea.
    mi piace la postura dei suoi scritti, senza intellettualismi inutili.

    Arminio

    1 dicembre 2010 at 8:58 pm

  2. ma che c’è di male se un premier, single per giunta, va a prostitute? siccome l’onere della prova (anche dell’illiceità di una condotta) è a carico dell’accusatore, attendo una risposta articolata da parte dell’autore o di lettori

    sergio gioia

    1 dicembre 2010 at 9:22 pm

  3. Bisogna sempre avere amabili e amorevoli freni inibitori, amici! Chi ti ama ti può frenare per proteggerti o farti ravvedere! Io penso che Silvio, oramai tutti lo chiamiamo così, sbaglia così tanto perchè veramente viene lasciato molto solo! G.C.

    Gaetano Calabrese

    1 dicembre 2010 at 11:41 pm

  4. La perdita della mamma e la deviazione del figlio stanno nel ‘probabile’ rapporto di causa e effetto se avvengono entro e non oltre l’età della ragione.
    Se avvengono nella settima decade del figlio costui è semplicemente un miserabile.

    paolo

    2 dicembre 2010 at 10:37 am

  5. Sante parole, caro Paolo. Ma forse Andrea Di Consoli ( che peraltro stimo come poeta e scrittore) avrà voluto scrivere per IL RIFORMISTA un pezzo satirico di raffinata ironia “borderline”, come usa adesso, che a noi -impenitenti “conformisti” dell’anticonformismo – è sfuggito….Mah.

    Salvatore D'Angelo

    2 dicembre 2010 at 10:47 am


I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: