COMUNITA' PROVVISORIA

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IL MONDO CHE NON C’E’

di GIOVANNI VENTRE

Scrivo questa mia per  raccogliere alcune considerazioni sul futuro che aspetta noi e in particolare i nostri figli. 

Viviamo in un mondo che ha perso il respiro, asmatico, fermo, un mondo che non gira più intorno al suo asse impantanato in una laguna fetida, dove è tutto fermo a qualche centinaia di anni addietro.

Il progresso, la speranza di un mondo migliore stanno miseramente affondando avvolte da una melma putrida e collosa, una melma che non permette a nessuno di fuggire, di andare in cerca del vento perduto capace di  gonfiare le vele dell’ottimismo e far ripartire la nave. Guardo mia figlia, nei suoi occhi scorgo l’innocenza beata della fanciullezza, la luce che solo gli occhi innocenti dei bambini riescono a catturare e fare propria, la spensieratezza di chi ancora per fortuna non conosce la cattiveria, la malignità l’accidia. Perché non impariamo dai bambini invece di costringerli a diventare come noi, a correre in cerca del primato, ad affossare chiunque si interponga tra noi e il successo, a usare la cattiveria, il tradimento, la gelosia, la maldicenza … per ottenere quello che poi sarà la nostra più grande sconfitta, la ricchezza, i soldi, la possibilità di poter avere tutto quello che si vuole a costo di rendere poveri, affamati, malati milioni di altri esseri  umani. Anche Dio, ha le sue colpe, non avesse mai scacciato Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre probabilmente il mondo non avrebbe mai conosciuto la fame, le fabbriche della morte, la guerra, le pulizie etniche … probabilmente … bohhhh !!!   

Se mia figlia è schiava della pubblicità, della moda, se mia figlia sarà schiava delle telenovelas, delle trasmissioni demenzial –popolari, se mia figlia nonostante i miei ammonimenti sarà una delle tante scatole vuote piene solo del loro bell’involucro, oggetti accattivanti ma sempre oggetti e quel che è peggio senza contenuto, senza anima, senza vita. Noi vivevamo di poco, ma vivevamo intensamente oggi si vive di tanto e ci si annoia molto più di prima. Noi si usciva per andare a vedere il mare, la campagna, i tramonti, oggi si esce per andare al Vulcano Buono, all’Ikea … attrattori di folle inebetite in cerca del nulla, specchi per le allodole capaci di richiamare migliaia di persone che evidentemente non trovano nulla di meglio da fare. A sera si rientra e si scopre di aver comprato molte cose di cui potevamo benissimo fare a meno. Quando ero ragazzo si andava al fiume, si pescava con le mani, vere e proprie gare di abilità ad afferrare le trote e i capitoni che si nascondevano tra le pietre, negli anfratti tra le radici, nelle tane, spesso invece di un capitone veniva fuori una biscia, la si lasciava e si continuava a risalire scalzi il fiume, a volte si incappava in un coccio di vetro o di ceramica e il sangue scorreva a valle insieme all’acqua, si recuperava della corteccia di olmo e si fasciava la ferita, un emostatico eccellente a costo zero. Con questo non voglio dire che bisogna tornare a fare queste cose ma molti, troppi dei nostri ragazzi non conoscono la campagna, il territorio, e per questo che alla prima occasione fuggono via, tanto i centri commerciali sono dappertutto, la tv demenziale è dappertutto, e per loro vivere ad Avellino o a Panicuocolo è la stessa uguale identica cosa, basta non togliergli i capi firmati, il telefonino … Questo è il grande dramma, il mondo che non c’è. Per noi i luoghi dell’infanzia erano il mondo, io quando esco dalla mia terra, dai miei luoghi, non vedo l’ora di ritornare, di ritornare a guardare le sterminate lande silenziose del Formicoso o le valli verdissime dei Monti Picentini, l’odore dell’acqua sorgiva, il soffiare del vento di ponente che d’estate trasporta la fresca brezza marina dal golfo di Salerno. A cinquant’anni ancora provo immenso piacere a vedere volare un aquilone, a rincorrere con la mente il volo elegante di una Poiana, lo sgaiattolare furtivo di un topo di campagna, emozioni, sensazioni, gioie di poco conto che fanno si che la mia vita sia felice anche senza andare a spendere 2000 euro per comprare un abito di … Insegniamo ai nostri figli a vivere emozionandosi, diamo loro il senso della felicità, facciamo capire loro che si può vivere anche senza le Hogan e senza il Vulcano Buono (a nulla). A chi legge voglio suggerire di programmare delle giornate dedicate alla ruralità, allo stare insieme senza aspettarsi nulla, alla gioia di condividere anche il silenzio. Questo Comunità Provvisoria lo sta facendo con successo, i nostri incontri sono una sorta di ritorno al futuro, perché non siamo retrogradi, anzi i nostri incontri sono proiettati al futuro ma hanno una connotazione di tranquillità, di benessere interiore, di interlocuzione che ormai è sempre più raro trovare. Le discussioni che affrontiamo a volte anche con toni aspri ci fanno riflettere sul ruolo e sul pensare delle varie anime, ma è proprio questo essere diversi che ci fa essere veri, non preconfezionati in una scatola da idee di partito, precotte, precostituite, un mondo dove tutti parlano con il credo di qualcun altro. Io sono fiero di aver conosciuto e di condividere con voi le mie passioni, le mie pulsioni, le mie speranze che condivise o no restano comunque mie. A Franco, Angelo, Mauro, Elda, Edda, Agostino, Luigi, Fiore, Gaetano, Mario, Sergio …  una grazie di cuore da chi è al mondo non solo per se ma soprattutto per gli altri. Prego Agostino di organizzare un incontro comunitario da dedicare semplicemente alla gioia di stare insieme in questo mondo che non c’è.

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Written by A_ve

1 dicembre 2010 a 7:36 pm

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Una Risposta

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  1. W “la gioia di stare insieme”, e aggiungo: di essere con amici e con i nostri fgli tra gli amici!
    Penso che siano da recuperare e praticare questi momenti, amici! =
    Grossomodo, citando Alfonso Gatto: […”il mondo che abbiamo amato ci apparterrà sempre…] e aggiungo: […riproponendolo potremo farlo anche conoscere e amare a chi amiamo…]- . Saluti cari, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    2 dicembre 2010 at 12:03 am


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