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io e saviano, narratori contro il buio

metto qui il pezzo che mi ha chiesto il mattino dopo la lettura televisiva di un mio brano da parte di saviano.

il titolo del post è lo stesso del giornale

°°°

Mi fa piacere che Saviano abbia ricordato la grande sventura dell’Irpinia. Quando parlava dei ragazzi morti nella casa dello studente all’Aquila, ho pensato ai tanti ragazzi morti nel bar Corrado a Sant’Angelo dei Lombardi: stessa storia, anche lì una costruzione fatta senza minimamente badare alla sicurezza. Ma la storia non è fatta solo di grandi drammi, ci sono anche slavine quotidiane, silenziose. Poco prima della trasmissione di Saviano ero al castello di Bisaccia dove si presentava un libro sul terremoto. L’incontro era stato organizzato dal Forum giovanile, composto da quaranta ragazzi, ma in sala c’erano una decina di persone e solo tre del forum. L’Irpinia che viene rischia di essere anche questo: un luogo dove all’autore di un libro non viene concesso alcun credito. Nel mio intervento avevo detto che l’unico momento bello della giornata era stato il passaggio delle vacche in transumanza sotto casa mia. Il mio paese trent’anni dopo il terremoto è diventato il luogo di una vibrante vita mesta. E questa della desolazione, a differenza delle case cadute, è una storia che la televisione non sa e non può raccontare. Il mio lavoro consiste proprio nell’arrivare dove non arriva la televisione. Ed è un lavoro che faccio ormai da trent’anni. Non spetta a me dare giudizi, ma di sicuro è un lavoro enorme: fin qui ho pubblicato neppure la ventesima parte delle cose che ho scritto. E poi ci sono i video e Cairano 7x e poi ci sono le tantissime giornate spese per il Formicoso e per altre battaglie civili dal finale meno lieto.

Il mio rapporto con Saviano nasce quando lui ventitreenne mi scrive una lunga lettera per commentare Viaggio nel cratere, da cui è tratto il brano che ha letto ieri. Non è il caso di riportare una lettera privata, ma mi ha colpito, oltre ai tanti complimenti che mi faceva, lo scoramento con cui finisce la sua lettera quando parla della sua situazione personale che lui avvertiva come priva di sbocchi. Scrivo questo per dire ai tanti ragazzi irpini che non vedono un futuro davanti a sé di non scoraggiarsi, in fondo Roberto era uno di loro, ma non si è arreso, ha continuato a lavorare e ha avuto anche il coraggio di assumersi dei rischi.

Una volta mi è capitato di scrivere questo pensiero: quando scrivi ti devi impaurire. Alludevo al fatto che la scrittura non è mai uno svago. So bene che per fare qualcosa di buono occorre la dedizione di una vita. Fa piacere quando arriva qualche riconoscimento, ma è anche un momento doloroso. Nel mio caso si attiva un meccanismo che mi fa pensare a tutti i momenti in cui quel riconoscimento non è arrivato. Mi è capitato in questi giorni di agitarmi ogni volta che ho letto i grandi apprezzamenti al mio ultimo libro: credo di meritarli, ma forse li meritavo già molti anni fa.

In questo momento in Irpinia ci sono tante persone di valore. Un valore che non sarà riconosciuto fino a quando qualcuno da fuori, magari in televisione, lo riconoscerà. Le stesse persone che proprio Saviano ha omaggiato leggendo, dopo, una poesia di Borges, persone silenziose, nascoste, persone che, forse, proprio ora, stanno salvando il mondo.

È una storia vecchia ma sarebbe ora di cominciarne una nuova: fare attenzione a chi lavora intorno a noi senza farsi suggestionare dal pregiudizio negativo e provinciale che grava come un macigno sulle spalle di chi è rimasto qui.

 



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Written by Arminio

1 dicembre 2010 a 3:03 pm

Pubblicato su AUTORI

3 Risposte

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  1. Caro Franco, a parte il giusto riconoscimento televisivo, credo che la sensazione che era propria di Saviano qualche anno fa è lo stato d’animo dominante di tanti.
    Credo anche che è giusto offrire dedizione e passione ad una causa, come una goccia che scava la roccia, lentamente, poco a poco.
    è il nostro antidoto alla desolazione.

    teoraventura

    1 dicembre 2010 at 5:09 pm

  2. Quel macigno, a volte diventa leggero come una piuma. Quando ascolti un grazie, anche non detto, ma attraverso gli sguardi.
    Chi ha deciso di restare in Irpinia, sa che da questi sguardi, forse uno, tre, in una lunga vita di impegno, si riesce a trarre un pò di carburante per la sopravvivenza.
    Il resto è zavorra che ti porti dietro per non decidere di volare via.

    luca b

    1 dicembre 2010 at 5:12 pm

  3. due grandi luci del sud.

    gianni

    1 dicembre 2010 at 6:39 pm


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