COMUNITA' PROVVISORIA

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AVELLINO-ROCCHETTA OGGI L’ULTIMA CORSA

michele fumagallo sul treno dell'11.12.2010

di Michele Fumagallo per IL MANIFESTO dell’ 11 Dicembre 2010

C’ERA UNA VOLTA il treno

Trenitalia e la Regione Campania «sospendono» le corse della ferrovia che attraversa l’Irpinia. Era stata inaugurata nel 1895. Un altro passo verso il baratro per il sud Italia

Chissà cosa credono di aver fatto i funzionari della regione Campania e di
Trenitalia che hanno deciso la chiusura della tratta ferroviaria
Avellino-Rocchetta Sant’Antonio (Foggia). Perché se credono di aver fatto
qualcosa di buono per la collettività, allora bisognerebbe fargli sentire
addosso la loro ignoranza e la loro miseria culturale e politica.
Bisognerebbe fargli studiare un po’ Francesco De Sanctis, uno degli
artefici di questa ferrovia, e magari Giustino Fortunato, uno dei
meridionalisti impegnati in anni lontani nella battaglia per le “strade
ferrate ofantine”. Bisognerebbe fargli sentire la vergogna quando si
riempiono la bocca di cultura e dall’alto dei loro stipendi e delle loro
ignoranze ne sono invece la decisa e radicale antitesi. Dunque l’antica
ferrovia che da Avellino attraversa tutta la dorsale che divide questo
pezzo di Campania dalla Basilicata e dalla Puglia (fu inaugurata, nel
tratto completo di 119 chilometri, il 27 ottobre del 1895), quella che ha
segnato la storia degli uomini di queste zone dell’osso, le loro epiche
emigrazioni, la guerra, la rinascita, sarà chiusa a partire dal 13
dicembre prossimo. E sarà chiusa nel modo peggiore, persino prendendo in
giro il territorio: infatti la linea è sospesa e continua a restare aperta
all’esercizio. Che significa che sarà comunque soggetta a cura da parte
del personale delle ferrovie. E allora perché interrompere del tutto il
servizio ferroviario? Per dimostrare cosa? Che non vale la pena tenerla
aperta?

Ma tutti, cioè tutte le persone interessate al rilancio, sanno che questa
strada ferrata ha un valore dentro un nuovo modello di sviluppo per il
territorio. Che da sola non funzionerebbe. Ma che accompagnata da una
piattaforma di nuovo progresso essa diventa addirittura una metafora di
rinascita e di futuro. E poi: perché umiliare le centinaia di persone che
hanno rivitalizzato questo pezzo di strada ferrata con corse turistiche
che hanno contribuito alla valorizzazione del territorio e delle sue
potenzialità? Inutile ricordare la motivazione che porta l’assessore ai
trasporti della regione Campania Sergio Vetrella: il governo centrale ci
chiede di tagliare e noi dobbiamo tagliare. È la stupidità economica di
questo periodo in Italia. Intanto tagliare le corse non significa
tagliarle tutte. Poi, con quale motivazione per il futuro? Naturalmente
non c’è nessuna motivazione per il futuro, soltanto calcoli contingenti e
assolutamente distruttivi.
Il pezzo di ferrovia che va da Avellino a Rocchetta Sant’Antonio, alle
porte del tavoliere pugliese, è anche un asse di penetrazione tra la parte
orientale della Campania e la Puglia e la Basilicata. Cioè un elemento
fondamentale del nuovo sviluppo dei territori. E invece così si
contribuisce a creare un muro che divide sempre più la Campania dalla
Puglia e dalla Basilicata. E pensare che siamo in epoca di apertura, di
globalizzazione! Ma chissà se a qualcuno è venuto in mente di ricordare ai
funzionari e amministratori che, se è un problema di risparmio, basterebbe
diminuire un po’ la “casta” amministrativa e politica, quella che davvero
ingolfa la macchina e impedisce di camminare, per salvare, ma soprattutto
rilanciare in termini turistici, culturali, di trasporto merci e di viaggi
normali questa linea ferrata. Tra l’altro chissà se i nostri
amministratori sanno che, allo stato, è pressoché impossibile, senza
questa ferrovia, usare mezzi pubblici per andare, soprattutto dalla parte
del territorio bagnato dai fiumi Calore e Ofanto, in Puglia e in
Basilicata. E ancora chissà se sanno che tanti (persino le istituzioni)
hanno avuto progetti interessanti su questa linea. Dalla valorizzazione in
senso ambientalista del territorio, legato al turismo, ai prodotti tipici
e a una nuova agricoltura; a quello di un uso del trasporto merci per
binari che passano dentro le aree industriali costruite dopo il terremoto
del 1980; a quello di un museo itinerante legato al nome del grande
critico letterario Francesco De Sanctis (nel paese d’origine, Morra, vi è
la sua casa natale) che si batté molto per questa strada ferrata. Ma cosa
volete che se ne importino di De Sanctis, del futuro di queste zone (sono
in gran parte quelle del cratere del terremoto del 1980, cioè i paesi più
danneggiati e distrutti), dell’autonomia dei territori, amministratori
(sarebbe troppo chiamarli politici, la politica vera è in grado di
cavalcare i sogni delle persone) che se ne fregano se associazioni, come
in questo caso “In loco motivi”, nata apposta per rilanciare la tratta,
hanno già portato più di tremila persone in viaggi turistici, oltre ad
aver già in programma con le scuole viaggi di studio per centinaia di
alunni e studenti.
Ci sono territori attraversati da questa ferrovia (per esempio l’Alta
Irpinia) che vivono, insieme ad altri e più di altri, il dramma
dell’emigrazione ripresa in grande stile, dell’agonia civile dei
territori, dell’esproprio dei servizi essenziali (vedi ospedali), della
vita giovanile mai così terribile e senza prospettive. Ma “loro” sono
abituati ad altro. Ad una politica di maneggioni, di robot agli ordini
della economia (capitalistica) ufficiale, di uomini figli della decadenza
culturale e politica che viviamo. Ma non è detto che le cose debbano
andare sempre così come loro hanno deciso. E se avessero fatto male i
conti? Antonio Panzone, che si è occupato in qualità di docente di questa
ferrovia producendo anche un libro con gli studenti, la mette così:
«L’Irpinia mi fa pensare alla tela di Penelope. Ma, fenomeno strano, la
natura reagisce e fa la sua parte: il viaggiatore che oggi attraversa in
treno i nostri posti rimane incantato dal suo aspetto spontaneo, naturale,
suggestivo per i paesini, per le frequenti, alterne immagini del Calore e
dell’Ofanto, per la varietà di flora e fauna, per cui la natura riempie di
significato l’intera tratta». Pietro Mitrione, ex ferroviere e animatore
del gruppo superattivo di “In loco motivi”, cioè gli amici della linea
ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, scende nel problema di oggi:
«Sabato 11 dicembre faremo l’ultimo viaggio del nostro gruppo. Partiremo
dalla stazione di Avellino alle 6,30 del mattino e attraverseremo tutta la
tratta fino a Rocchetta Sant’Antonio, la porta della pianura pugliese. Chi
vuole si aggreghi a noi. Gli amici, i sindaci e tutte le persone sensibili
dei vari paesi che attraverseremo si facciano vedere. Se saremo in tanti
magari sarà anche una bella forma di protesta per questo treno preso in
genere da poche persone perché del tutto abbandonato al suo destino.
Eppure in questi mesi di impegno con i viaggi turistici, gli incontri, le
assemblee, il nostro sito, i dibattiti che abbiamo su facebook, e tante
altre cose, abbiamo dimostrato che c’è una voglia di treno, una
sensibilità nuova. E anche una voglia di parlarne. Sempre di più questo
treno, che all’apparenza sembrava destinato al declino totale, ha
risvegliato idee nuove in tanti. Quest’anno abbiamo già tantissime
prenotazioni dalle scuole oltre che da tante persone. Perciò abbiamo
vissuto come una sorta di coltellata alle spalle la decisione della
regione Campania di tagliare sulle tratte soprattutto delle sue zone
interne. Di conseguenza Trenitalia, che pure aveva preso la decisione di
dimezzare quelle poche corse che c’erano, ha poi deciso di sospendere il
servizio su tutta la tratta. Che dire? Siamo sconcertati, oltre che
amareggiati. Ma è un’illusione pensare che staremo con le mani in mano.
Perché dobbiamo buttare alle ortiche una storia gloriosa, un passato dove
c’è scritto innanzitutto il futuro per noi? Un futuro legato agli
splendidi paesaggi che attraversa la linea, al risveglio della memoria?»
E, va aggiunto al suo discorso, a un rapporto ovest-est quanto mai
indispensabile di questi tempi. Tempi in cui un regionalismo stupido e
fuori storia ha rinchiuso i territori in luoghi angusti a dispetto della
globalizzazione montante e della costruzione europea. È così devastante,
questo modo di fare, che è quasi impossibile avere una informazione
italiana corretta sulle ferrovie turistiche, quella che si poteva avere,
anni fa, quando bastava telefonare alla sede centrale di Roma e, sempre
con fatica e nervosismo naturalmente (siamo in Italia), avere un
informazione su tutto il territorio nazionale. Provate a chiedere alla
sede nazionale di Trenitalia, la storia, la mappa e il futuro delle tratte
turistiche esistenti in Italia, e vi sentirete spesso dire che bisogna
informarsi dalle regioni. Cosicché, si dovrebbero fare venti telefonate
per cercare di avere qualche informazione. Vogliamo citare un altro caso
di un bislacco modo di fare, che riguarda proprio questa ferrovia? Chi
scrive si è trovato nella carrozza a discutere, con molto umorismo
ovviamente, con il controllore per sapere se il biglietto fosse giusto o
sbagliato. Perché? Ma perché, non facendo più le agenzie di viaggio un
biglietto per il solo passaggio su questa tratta per l’esistenza dei
biglietti unici regionali, e attraversando la linea tre regioni (Campania,
Basilicata, Puglia), col biglietto campano in teoria non potresti
attraversare la Basilicata e neanche la finale Puglia. Che si fa? Già, che
si fa? Ovviamente si abbozza e si viaggia alla fine lo stesso.
Quindici anni fa, nel centenario della ferrovia, ci fu una manifestazione
di popolo indimenticabile. Con una partecipazione così massiccia che era
difficile scendere dal treno a ogni stazione traboccante di folla. Chi
scrive seguì allora per il nostro giornale quella festa, che fu anche un
grande insegnamento per i piccoli particolari di cui si discuteva nelle
carrozze. Una signora ormai anziana, figlia di un ferroviere, raccontò che
il padre la portava da bambina sul treno perché, ammalata nelle vie
respiratorie, le faceva inalare, nelle gallerie e affacciata al
finestrino, il vapore. A mo’ di moderne inalazioni. E tanti altri episodi
in quella giornata indimenticabile che poi però nessuno ha saputo e voluto
valorizzare. E’ evidente che una ferrovia del genere, che risente anche
del tracciato progettato all’inizio della seconda metà dell’Ottocento, ha
bisogno di una progettualità turistica indispensabile e all’altezza del
territorio che si vuole valorizzare oltre che dei nomi che si sono spesi
nella sua realizzazione, a partire dal critico letterario (e politico)
Francesco De Sanctis. Un grande museo itinerante nelle stazioncine
ricostruite, legato alla vita e alla storia del critico, con una sede
degna nella casa a Morra De Santis e in un centro studi ad hoc, potrebbe
essere una carta di straordinaria efficacia. Tra l’altro è sommamente
stupido cercare di recuperare la casa del critico, mettere in piedi una
fondazione o un centro studi e poi lasciare alla malora uno dei lasciti
migliori del suo impegno politico su questo territorio. Il tutto,
ripetiamo, giocato sul rapporto Ovest-Est, cioè una sinergia tra territori
che adesso vengono divisi in modo improprio, oltreché ridicolo in epoca di
globalizzazione. Sono del resto cose di cui persino le istituzioni hanno
già discusso in passato firmando anche protocolli di intesa, tra Province
confinanti o vicine. La ferrovia può diventare quindi, a queste
condizioni, metafora di ripresa. Ma vallo a raccontare ad amministratori
che non sanno cos’è una metafora politica, che vivono con le parole e i
gesti rivolti all’indietro, marionette di un passato che fa tutto il
possibile per restare a galla. Non che non esistano problemi nella
cosiddetta società civile. Del resto se possono far passare porcate di
questo tipo è anche perché la società civile è prigioniera e succube della
decadenza del mondo politico. Riprendere il discorso su di un nuovo futuro
fondato sull’autonomia dei territori dentro uno scambio ricco con gli
altri e sull’ambientalismo più politico e di classe, è urgente. E il
discorso su questa emarginata tratta ferroviaria allude proprio questo in
fondo. Sapranno gli amici di “In loco motivi”, gli abitanti dei territori
presi in esame, la classe operaia che lavora a contatto con i binari di
questa linea, “rimettere ordine” in un mondo così alla deriva?
– – – – –

UNA SELEZIONE DI FOTO SCATTATE STAMANE, 11 DICEMBRE 2010, durante l’ultimo viaggio dell’AVELLINO- ROCCHETTA

http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157625576918754/show/


http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157625576918754/show/

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Written by A_ve

10 dicembre 2010 a 10:36 am

8 Risposte

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  1. aderisco convintamente alla petizione.
    Anna Serrentino – impiegata – Roma

    anna serrentino

    11 dicembre 2010 at 11:43 pm

  2. qualche altro scatto:

    agostino

    12 dicembre 2010 at 12:50 pm

  3. ringrazio tutti gli Autori di Post che si ostinano a filtrare in “moderazione” i commenti non impaginati “non graditi” riservandosi pero’ il privilegio di poterli prendere dallo spam, leggerli e riposizionarli in spam qualora non graditi.
    Il contrario delle regole condivise con l’Amministratore del Blog!!!!
    Ogni riferimento a persone circostanze e fattio è puramente causale. Viva il treno turistico del paesaggio irpino!!!!
    Con viva cordialità Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    12 dicembre 2010 at 6:01 pm

  4. da qualche parte in Italia ora stanno inaugurando treni ad alta velocità, autostrade a 6 corsie. Qui, in irpinia chiudono una ferrovia andata in malora.

    Luigi Capone

    12 dicembre 2010 at 8:46 pm

  5. “un treno serve a collegare due cose,principalmente, una casa ed un posto di lavoro; per farlo in maniera economica in un area a scarsa densità abitativa deve abbattere i costi col traporto merci, perchè è coi merci che si mantiene la ferrov…ia, certo, per i merci necessita che la linea sia elettrificata, non che bruci nafta o peggio Fondi F.A.S.”

    le FS scrivevano questa cosa nel 1981,
    (rapporto del geom. L.L. sullo stato della ferrovia Irpina nel 1982)

    Luigi Capone

    12 dicembre 2010 at 8:47 pm

  6. un treno serve a raggiungere località in territorio disagiato impervio specie quando il trasporto su ruote automobilistico si arrende alla inclemenza delle condizioni meteorologiche di alta collina del nostra catena montagnosa di monti .
    un treno serve anche per trasportare un infermo qualora le condizioni meteorologiche non consentano il trasporto in ambulenza attrezzata o il eliambulanza.
    Un TRENO, parafrasando una nota pubblicità televisiva di qualche anno fa,PUO’ SALVARE LA VITA

    sulla tratta avellino rocchetta è terminato il tempo dell’indifferenza, dell’abbandono, delle negligenze e degli scherzi di pessimo gusto.

    DA OGGI SI FA SUL SERIO. Con viva cordialità
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    13 dicembre 2010 at 5:40 am

  7. Oggi,come ieri, è una giornata irpina di cmmemorazione e cerimonie funebri, essendo pervenuta la notizia della dipartita del Sen Min Salverino De Vito, deceduto nelle prime ore di ieri domenica presso la Rianimazione dell’AO Moscati.
    Oggi solenni Funerali presso la cattedrale Duomo di Avellino e quindi trasferimento della salma nella sua Bisaccia per la seporlura.
    Un giorno di tregua dunque per la lotta di passione civile di tutela e valorizzazione della tratta ferroviaria Avellino Rocchetta.
    Da domani contiamoci e portiamo le petizioni raccolte a CHI è preposto e puo’ concretamnte darci due mani in quanto una mano sola non basta.
    Un saluto Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    13 dicembre 2010 at 10:42 am

  8. Sarebbe quasi ora di fare qualcosa di serio per la tratta, non solo feste…

    Luigi Capone

    13 dicembre 2010 at 6:12 pm


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