COMUNITA' PROVVISORIA

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L’ULTIMO VIAGGIO DEL SENATORE

Il tredici dicembre è il giorno più corto dell’anno. Oggi tra noi e il cielo c’era un muro di nuvole. E noi qui molto simili a ombre, con cuori piccoli e facce grigie. Da un po’ di tempo vedo questa dilatazione del grigio, viene fuori dai discorsi che facciamo, a volte perfino dai sorrisi. Non è che prima c’era un tempo bello a cui è succeduto un tempo brutto. Quello che forse è cambiato è lo spazio intorno alle cose, lo spazio e il tempo. Le cose e le persone prima stavano al centro. Ai bordi c’era una cornice di vuoto. Questo valeva per una rondine, per una panchina, per un programma televisivo. Adesso è come se a ogni situazione fosse stata tolta l’aria. C’è quella cosa e basta, c’è una stretta di mano, c’è un gelato, c’è un articolo di giornale. Le cose non sono seguite e precedute da niente. Nascono al momento in cui nascono e finiscono al momento in cui finiscono. Mezzo secolo fa le cose erano preceduto nel loro nascere ed erano seguire nella loro fine. Non è che la vita fosse più bella o più sensata, era una cosa mescolata, il visibile e l’invisibile stavano alla stessa tavola, si spartivano l’onere e l’onore della culla e della camera ardente, di un insulto e di un bacio. Tutto questo può essere anche tradotto dicendo che dentro gli uomini c’era una fede, poteva essere dio o il comunismo ma era una cosa che un poco trascinava le persone fuori di se stesse.

Oggi c’è che Salverino è morto e torna al suo paese che non c’è più. I luoghi muoiono, come le persone. La differenza è che ai luoghi può accadere di rinascere. Alle persone no, almeno per come potevamo vederle quando erano vive, con il loro corpo, la loro faccia. Salverino De Vito è arrivato in un carro di onoranze funebri Irpinia percorrendo per l’ultima volta la strada che unisce Avellino all’Irpinia d’Oriente. Lui abitava nella strada in cui sono nato e abitavo pure io. Tante volte ho visto gruppetti di persone davanti alla sua casa. Lo aspettavano per chiedere un favore che prima o poi riuscivano pure ad ottenere. Ho sempre sospettato che non fosse amato dal suo paese, come credo non sono amati tutti gli altri capi dell’ex Democrazia Cristiana. E questo non per colpa dei loro meriti o demeriti, semplicemente perché questa terra non sa amare niente e nessuno. L’Irpinia è una provincia ingrata e oggi al cimitero di Bisaccia questa ingratitudine era evidentissima. Non c’erano gli amministratori dei paesi vicini. Non c’erano i bidelli, gli uscieri, gli applicati di segreteria, non c’era tutta quell’umanità che a lui aveva provveduto a sistemare. La classe politica che stamattina sui giornali osannava De Vito intuisce che in questa provincia certe imprese sono destinate a cadere assai presto nell’oblio. E a De Vito questa sorte era toccata già in vita. L’ho visto tante volte negli ultimi anni seduto davanti alla porta di casa, in compagnia solo della sua sigaretta. Provavo un po’ di pena per la sua malattia che mi pareva curiosamente intrecciata a quella del nostro paese.

Adesso la malattia è finita. Salverino riposa in seconda fila in un loculo posto nel muro di cinta del cimitero, subito a destra dopo l’ingresso. Non era un notabile e non si era fatto la cappella. Il suo ultimo arrivo al suo paese meritava comunque un abbraccio e invece non è stato proclamato neppure il lutto cittadino. Il popolo che ascoltava i suoi comizi oggi non c’era e soprattutto non c’era il suo partito, non c’erano i tanti tecnici e imprenditori che ha fatto arricchire con le sue leggi. È difficile avere amici al mio paese e lui non ne aveva. È stato accolto da un paese senza lacrime, un paese che non è stato distrutto da De Vito, ma che si è distrutto usando De Vito. Il clientelismo non è possibile solo con un politico che fa favori a volte indebiti, ci vogliono anche persone che questi favori li richiedono. E così è stato per il momento della ricostruzione post-terremoto. De Vito, senza volerlo, ha dato a ognuno la sua casa e ha tolto a ognuno il suo paese.

Bisogna indovinare tante cose nella vita, compreso il momento giusto per morire. Se De Vito fosse morto trent’anni fa il paese sarebbe stato attraversato da un’emozione fortissima. Adesso ognuno sta nella sua tana, vanno in giro solo unghie pronte a carpire, a portare il bottino nella cuccia. Adesso è come se qui ognuno di noi fosse già morto. Siamo tutti una banda di inesistenti in un mondo che non c’è più.

franco arminio, da il mattino del 13-12-2010

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Written by Arminio

14 dicembre 2010 a 7:08 am

Pubblicato su AUTORI

17 Risposte

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  1. non lo faccio mai, ma poco fa rileggendo l’articolo sul giornale ho avuto la netta sensazione che la sua vita fosse già finita, come se un giornale fosse un loculo per le nostre parole e lo stesso forse accade coi libri e con tutte le cose che facciamo.
    viviamo immersi in noi stessi e quindi immersi nel niente. la vita ha senso se è vissuta in un luogo, in un mondo, ma quest’epoca ci toglie i luoghi sotto i piedi, ci toglie il mondo…..

    Arminio

    14 dicembre 2010 at 7:40 am

  2. Quanta amara verità in quello che scrivi, caro Franco, e quanta triste bellezza. Ecco, se fossi di quei cristiani pazzi e incantati come i bambini, direi “la pietà divina si esprime per bocca di chi non crede nel divino”. Il che è solo e semplicemente umano…già, ma dov’è l’umano in questo deserto?. Vampiri, vampiri…solo vampiri del nulla.

    Salvatore D'Angelo

    14 dicembre 2010 at 9:55 am

  3. Tutti , tranne i familiari stress e qualche buon amico, avevavo dimenticato che il compianto Senatore Prof Salverino De Vito era rientrato nella sua Bisaccia e da qualche settimana era ricoverato presso la UO Riabilitazione Don Gnocchi annessa al Presidio Ospedalero di S Angelo dei Lombardi.
    Il 23 novembre, nel corso della cerimonia tenutasi alla presenza di Zamberletti , l’On.le Gerardo Bianco invito’ i prsenti a rendere omaggio con una visita di cortesia al capezzale del malato. Tra i presenti vi era anche il figlio del Senatore De Vito, Enzo.

    Non so quante persone quel pomeriggio sera si sono allungate all’Ospedale di S.Angelo per rendere visita ed omaggio al capezzale del Senatore.
    So che durante la cerimonia nessuno si è alz<ato in piedi, dico nessuno, per inviare un applauso lungo al Senatore impedito a presenziare alla stessa per una frattura femorale che lo teneva inchiodato in un letto di unità riabilitaticva ospedaliera.
    Qualche settimana dopo quel pomeriggio di commemorazione nel giorno più breve dell'anno santalucia, il Senatore è mancato.
    Ieri sono stati celebrati i funerali nel Duomo di Avellino.
    mentre usciva la salma sul sagrato esterno del Duomo composta nella bara per l'ultim viaggio nella sua Bisaccia, operatori televisivi di testate giornalistiche locali si affannavano ad intervistare il Senatore Nicola Mancino che, ovviamente, non poteva sottrarsi a tanta lusinghiera attenzione.
    Mancino parlava, De Vito compostoo nella bara saliva nel carro funebre . Uno spettacolo al quale ho assistito personalmente con stupore e sconcerto.
    Anche questa è un'immagine di ieri mattina, carissim Poeta Scrittore Paesologo Amico, E' vbene che tu sappa che ad Avellino ieri mattina pè accaduto amche questo!!!! Non ci sono parole Res Ipsa Loquitur.
    Cordialmente Rocco Quagliariello. PS Ci vediamo giovedi sedici al Movieplex sala uno per la consegna del premio D'Onofro che hai ampiamente meritato,stra stra stra meritato. RQ

    rocco quagliariello

    14 dicembre 2010 at 9:57 am

  4. caro rocco
    immagino come sia andato il funerale.
    anche al funerale di d’ambrosio ho visto poche lacrime.
    c’è veramente da riflettere sul tempo che stiamo vivendo.
    spero che la comunità provvisoria diventi un luogo più riparato dalle intemperie della miseria morale in cui siamo immersi.

    Arminio

    14 dicembre 2010 at 11:24 am

  5. Quello che hai scritto ti onora avendo riguardo per chi è scomparso.
    Ho sempre pensato, (e sperato vanamente), che chi ha dedicato la propria esistenza alla politica (non importa il uogo, il tempo ed il partito), abbia fatto grandi sacrifici; dovrebbe essere ricordato con deferenza se non proprio con partecipazione. Ma ciò non accade. Mai. E non è un problema di pudore dei sentimenti, nè di cancellazione di un ricordo che lo impedisce, ma solo, credo, la vergogna di aver chiesto ed ottenuto spudoratamente sempre e con facilità ogni desiderio infernale e di aver conservato nel contempo la “verginità pubblica” che permette di insultare sui marciapiedi.
    Ha fatto molto male alla nostra terra, tollerando intorno a sé tante persone superficiali o in malafede e ladroni dichiarati ed in pectore, ma nonostante questo credo bisogni avere di lui un ricordo chiaro perché è un pezzo della nostra esistenza che se ne è andato.

    EnzLu

    enzlu

    14 dicembre 2010 at 11:32 am

  6. io gli ho fatto anche visita quando stava male, non sono mai andato a chiedere favori, né io nè la mia famiglia. il talento letterario me lo avrà dato la natura ma il coraggio di non vendermi è merito mio.

    Arminio

    14 dicembre 2010 at 11:54 am

  7. Appunto.

    enzlu

    14 dicembre 2010 at 12:06 pm

  8. Caro Franco, proprio per questo hai potuto scrivere con pietas et veritas (ti ho mandatao un sms poco fa, appena letto il giornale).
    Cari amici, noi, forse, contro ogni disperazione e autismo stiamo riscoprendo il valore sublime dell’amicizia, dell’onestà intellettiva e, in certo senso, riusciamo anche a sbiadire il grigio delle nostre giornate.
    Comunque, voglio affermare che la moderazione e la modestia e non la sfrenatezza ed il potere riescono a conservare il buon nome e il vero valore della persona. Se si paga in anticipo, con la propria onestà il corretto agire: senza fare torti e soprusi ad altri- il proprio nome resta scritto nei cuori con lettere di bronzo, se invece si dà indebitamente l’ingratitudine è inevitabile perché ingordigia e ingratitudine hanno viaggiato e viaggiano sempre di pari passo con la menzogna ed l’indebito, che, poi, diventa un torto sociale.
    Scrivere il vero, perciò, attiene a chi nel vero vive e sa vivere; scrivere col proprio talento – mai in vendita – serve al presente e più che mai al futuro.
    = Spero di non aver fatto errori di digt, buona giornata a tutti, Gaetano.=

    Gaetano Calabrese

    14 dicembre 2010 at 1:29 pm

  9. … nel blog c’è sempre più quella simpatica quiete cimiteriale dei musei di una volta…
    i necrologi non ce li siamo fatti mai mancare, adesso compaiono i coccodrilli… amen

    paolo

    14 dicembre 2010 at 4:10 pm

  10. ho messo questo articolo sul mio blog, perchè mi è piaciuto molto il modo in cui franco ha parlato di questa dipartita.
    E’ comunque vero che in Irpinia sembra prevalere un’indolenza e una stanchezza che si manifesta anche in occasioni come questa, che dovrebbe comunque suscitare discussione e riflessione, al di là delle considerazioni sulla persona e sulle sue azioni.

    teoraventura

    14 dicembre 2010 at 7:17 pm

  11. mi hanno detto che la strada che dal casello di lacedonia sale a bisaccia l’ha fatta fare lui. da quel giorno bisaccia non è più un luogo appartato e impervio, ma si porge affacciata sull’A16 a un tiro di schioppo. ed è una delle strade più belle d’italia

    sergio gioia

    14 dicembre 2010 at 7:47 pm

  12. al commentatore delle ore 4.10 pm del 14/12/2010…

    Il cinismo morale di qualche commentatore del Post è sconcertante,soprattutto se i cocodrilli hanno le sue sembianze e non quelle del Caimano…
    se non la finisci di rendere anfoteri tutti i post nei quali inserisci i tuoi commenti ,saremo costretti ad utilizzare soluzioni acidule nelle quali sciogliere il sale che ti manca nella zucca, specie quando inserisci in Post dignitosi “alla memoria” i tuoi commenti che offendono la memoria dei defunti oltre a rivelarsi veri indicatori del basso profilo di cui ti nutri su questo blog comunitario che democraticamente continua a consentire ad un cinico indiffrente come te di commentare.
    Non ci sono parole, Non ne trovo più… Come è lontana la tua accoglienza all’Hotel Civita….
    Sembra già trascorso un lustro… Cordialmente.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    15 dicembre 2010 at 5:46 am

  13. Ho inviato un commento nel Post “Lettere per i vivi” ma di esso non vi è traccia, sino ad ora.
    Evidentemente il mio commento si trova in “moderazione”, eppure ritenevo che l’Autore del Post, il caro Mauro Mercuzio’ avesse provveduto a “ripulire” il caminetto dello spam , dei filtri e della moderazione.Mi auguro ardentemente di sbagliarmi e di poter leggere il commento inviato stamane in quel Post al più presto.
    Qualora cio’ non accadesse, me ne farei una ragione , senza risentimenti. Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    15 dicembre 2010 at 12:56 pm

  14. Rocco, perdi tempo. La simpatia che mi ispiri (e che ti ho dimostrato con parole e opere) non la scalfirai MAI.
    P.s. per me quest’articolo è un coccodrillo. ben fatto, se vuoi, ma quello è. a me non piace il genere, e non mi piace la collocazione qui, sul blog.
    p.s. 2 leggi bene. (al parce sepulto mi attengo per educazione e per convinzione) non ho fatto considerazioni di sorta sul de cuius, né potrei. non ne so nulla tranne le poche cose che ho appreso dai libri di Franco.
    p.s. 3 il genere della lettera che non cita l’autore, del quale sei insuperato esempio per simulata dissimulazione, l’ho preferisco comunque e di gran lunga al genere della lettera che non cita il destinatario…
    con affetto.

    paolo

    15 dicembre 2010 at 1:04 pm

  15. lo, of course

    paolo

    15 dicembre 2010 at 1:10 pm

  16. Grazie, Paolo, per tutta questa affettuosa conferma di stima ed amicizia che ricambio con eguale intensità. R.Q.

    rocco quagliariello

    15 dicembre 2010 at 6:43 pm

  17. cosa sarebbe questo utile strumento di tentativo di comunicazione tra paesi e montagne e orsi senza l’ironico sale salace del sardonico dottore santangiolese a cui vorrei chiedere a nome della comodità provvisoria di aprire una scuola di scherma visto che tira bene di fino. quando vuole. e chiedo scusa all’autore e all’amministratore se non mi sono attenuto al contenuto.

    rocco scirocco

    15 dicembre 2010 at 7:43 pm


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