COMUNITA' PROVVISORIA

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Lettere per i vivi…….

 

Uscendo dal bar ho sbagliato strada. Il vento era fortissimo e nevicava. Il cuore si è gelato sotto il cappotto.

 

 

Scriveva  La Rochefoucauld “  chi vive senza  follie ,non è così savio quanto crede”. Sacrosanta  verità per demarcare un confine tra  vita  normale subita   e vita impegnata per scelta  a saper    affrontare  “venti fortissimi  e nevicate”. Un lento e inconsapevole   morire  per un “un cuore gelato sotto il cappotto”  parla di noi  quando accettiamo  supinamente  di  smarrire   il gusto e il senso  di una esperienza comunitaria  rassegnati  alla insensibilità del senso comune, alla rassegnazione del “così va il mondo”, alla connivenza con l’insensatezza della banalità, alla ingenua o consapevole disponibilità a farsi complice  di qualunque cosa a qualunque prezzo. Uno spettro inquietante  si aggira come un “venticello” per le nostre terre sopraffacendo  la nobilitata e  propulsiva “ipocondria” arminiana : il cinismo. Il cinico  contemporaneo non ha come punto di arrivo la classica botte di Diogene ma una ordinata e riconosciuta carriera  spesso segnata da frustrazione,rassegnazione e avvilimento morale. Il ‘cinicus’ antico era una forma estrema di affermazione della dignità, una riproposizione coerente  di  distanza dalle pochezze umane  e dai pressappochismi  e interessi  pratici, della  cura  di una estrema padronanza e sovranità  su se stesso e i propri difetti pubblici  e attivazione del  governo dei  propri demoni  interiori  negativi come la “razionale auriga” platonica. Il neocinico cura  e ostenta una “falsa coscienza illuminata” con un discreto vocabolario polimorfo  e una forma malcelata  di “disincanto” che li rende molto efficienti e accettati  sul piano pratico. Qualcuno autorevolmente in modo cattivo  ha scritto che il neocinico è “ un caso limite di melanconico che riesce a controllare i suoi sintomi depressivi conservando una certa capacità di lavorare”  che mal sopporta  “avvisi ai naviganti”  disinteressati  o venati  di ironia e  peggio di benevole commiserazione perché “intellettuali  e …quindi inutili”. Bisognerebbe imparare dal “cinismo classico “ dei morti di Franco che ci  regalano  una morale  fatta di libertà ed autonomia  e  non “coperte di linus” come alibi pseudopsicologici ma soprattutto con il compito “etico”  di  riscaldare  quotidianamente,profondamente  e  continuamente il nostro “cuore” infreddolito e debole. Nella “pòlis” greca il primo atto cinico  contro la costruzione di “una comunità” libera e consapevole, avvenne   con un atto violento formalmente e simbolicamente reale e tragico .La  restaurata democrazia ateniese aveva bisogno della  condanna a morte di Socrate  nel 399 a.c. e la promozione sul campo  degli “Antistene,Diogene di Sinope,Cratete e Ipparchia” come fatto consequenziale , illuminante e normalizzante. Con quell’atto si condannava  la ragione, il sogno, il sentimento,la fantasia,la democrazia   che presume farsi  “comunità” di un  sapere non commerciale e commerciabile  che ha solo il compito di  difendersi  per smascherare,responsabilità, inadempienze ,  ostilità,rancori  latenti e combattere quelle palesi  e praticate. Le ragioni del cuore  non possono mai  entrare  in un orizzonte limitato che gli è estraneo per statuto. Non vive di pensieri corti, di i rapporti di  forza, della pratica  o l’ aspirazione dei poteri  a tutti i livelli. Ritornando in metafora : “sbagliare strada” affrontare un ”vento fortissimo e una nevicata” è ancora  parte  possibile e integrante  del vivere  umano. Ma  evitare sempre e comunque  ”Il cuore gelato sotto il cappotto”  che è il vero e tragico morire sia  personale che e comunitario   anche della limitata   vita umana troppo umana …..

mercuzio

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Written by Mercuzio

14 dicembre 2010 a 7:32 pm

Pubblicato su AUTORI

4 Risposte

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  1. Sante parole, Mauro. L’ombra fantasmatica che muore perchè gli si è gelato il cuore in petto a questo mi faceva pensare, alla forma di cinismo che tu ben descrivi, che pervade il nostro quotidiano, innervato di indifferenza e di un liquido angosciato/ante “ottimismo del fare”, molto prossimo alle “Montagne Blu” di Shengelia, un film del regista georgiano che ha anticipato la fine della vecchia Uinione Sovietica, implosa su se stessa e sul proprio cumulo di menzogne.Allo stesso modo, non basteranno le incofessabili transazioni con alcuni deputati nel nostro parlamento per ridar lustro a questa immobile “politica del fare”, allo stesso tempo causa ed effetto del deserto che ci pervade, quale che siano i protagonisti…tutti ormai col “cuore gelato in petto”…
    Bentornato, caro amico.

    Salvatore D'Angelo

    15 dicembre 2010 at 10:03 am

  2. Lo sapevo lui è stato vero “uomo rudere!” anche se molto provvisorio. Oggi è un angelo custode comunitario Mercuzio … E non solo di me. io sottoiscritto nanos … A mercu quann scinn ca * presep aspetta a te cia

    nanosecondo

    15 dicembre 2010 at 3:19 pm

  3. un omaggio a tutti gli angeli della comunità provvisoria….

    nanosecondo

    15 dicembre 2010 at 3:47 pm

  4. La scena del bar è proprio quello che sta succedendo in questi giorni

    Luigi Capone

    19 dicembre 2010 at 4:53 pm


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