COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Il “nostro treno” non lo ferma nessuno…..

Ci toglieranno  il fischio arrugginito e sognante del treno, ci chiuderanno  i presidi  della salute e della cura dei corpi ,de localizzeranno  le fabriche del postfordismo  personale e manageriale,occuperanno “manu militari” le nostre terre  con discariche  e pale eoliche  malavitose, allontaneranno i nostri giovani dalle nostre  dure ma  ricche terre   coi miraggi al neon  del neoedononismo del consumo e della modernità    per  “moltitudini”  degli anonimi e afoni  flussi globali e….tanti altri soprusi ed offese. Ma noi  continueremo  a raccontare le piccole storie  dell’amore e del radicamento del territorio col gusto  e il rigore  di verificare e criticare i nostri stessi percorsi di analisi e di riflessioni con il realismo di chi racconta in prima persona   esperienze di chi abita e vive queste terre. Non abbiamo  utopie , speranze o sogni palingenetici da  mettere sul mercato delle idee,né paradigmi e sintassi  preconfezionati  da offrire  ma  confini da segnare  alla sordità ormai cronica dell’ascoltatore politico ed a continuare ad  offrire strumenti conoscitivi ed esistenziali  che li aiutino a leggere “ i segnali di fumo”  che continuano ad alzarsi  dalle nostre colline  e a ricordargli di cercare di ascoltare  ancora  le grida di dolore dei  “piccoli paesi dalla grande vita”.Noi parliamo e scriviamo  con la sensibilità di chi ha imparato’ con l’orecchio a terra e l’occhio ripulito negli orizzonti verticali’ ad ascoltare in anticipo  anche i brontolii carsici che  animano   i sottosuoli delle nostre comunità senza pretese oracolari ,profetiche e aruspicali. ” Tutti ricordate – scrive Franco Cassano- la famosa  battuta di Eduardo De Filippo che conclude ‘Napoli milionaria’  : “ Ha da passà ‘a nuttata”. Ebbene io voglio associare  a quella battuta  il titolo di una poesia famosa di Rocco Scotellaro: E’ fatto giorno..Erano appena alle spalle gli anni delle lotte contadine. Ma oggi c’è ancora bisogno di svegliarsi. La nottata siamo noi .E questo essere qui ha senso solo se vuol dire che il sud ha cominciato a svegliarsi, se ancora una volta si è fatto giorno, e quel giorno siamo noi” Simo noi che vogliamo  costruire “Comunità se pur provvisorie e di cura  in una solidarietà che vuole farsi tessuto sociale e culturale.Comunità operose economicamente e inoperose esistenzialmente come vero patrimonio socioeconomico  di un futuro a dimensione umana .Non vogliamo subbollire   nell’anonimato della moltitudine  e nel gregarismo del populismo. Noi siamo fermamente e testardemente convinti che le società  tendono ad organizzarsi comunitariamente “ assumendo  come luoghi del pensare e dell’agire le parole chiavi del territorio e della comunità” ( A. Bonomi) per superare  sia le comunità dell’isolamento e del rancore che quelle dell’ipocondria, dell’autismo corale o individualismo proprietario..Avrei tante citazioni dagli scritti di Franco Arminio , approriate  ed esplicative  da usare ad esempio della pretesa nostra “rivoluzione culturale” che chiamiamo “paesologia”. Ma la vera “paesologia” non è ‘provincialimo illuminato’ e autoctono’ e quindi  voglio usare  un lucido scritto di Franco Cassano  che fa riferimento a questo nuovo modo di raccontare, pensare,sentire ma soprattutto vivere le “comunità” di tutti i “sud” o “appennini”  del mondo….. 

mauro orlando

“ Bisogna essere lenti come un vecchio treno di campagna e di contadine vestite di nero, come chi va a piedi e vede aprirsi magicamente il mondo, perché andare a piedi è sfogliare il libro, e invece correre è guardarne solo la copertina. Bisogna essere lenti, amare le soste per guardare il cammino fatto, sentire la stanchezza conquistare come una malinconia le membra, invidiare l’anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada. Bisogna imparare a star da sé e aspettare in silenzio, ogni tanto essere felici di avere in tasca soltanto le mani.  Andare lenti è incontrare cani senza travolgerli, è dare i nomi agli alberi, agli angoli, ai pali della luce, è trovare una panchina, è portarsi dentro i propri pensieri lasciandoli affiorare a seconda della strada, bolle che salgono a galla e che quando son forti scoppiano e vanno a confondersi al cielo. È suscitare un pensiero involontario e non progettante, non il risultato dello scopo e della volontà, ma il pensiero necessario, quello che viene su da solo, da un accordo tra mente e mondo. Andare lenti è fermarsi su un lungomare, su una spiaggia, su una scogliera inquinata, su una collina bruciata dall’estate, andare col vento di una barca e zigzagare per andar dritti. Andare lenti è conoscere le mille differenze della propria forma di vita, i nomi degli amici, i colori e le piogge, i giochi e le veglie, le confidenze e le maldicenze. Andare lenti sono le stazioni intermedie, i capistazione, i bagagli antichi e i gabinetti, la ghiaia e i piccoli giardini, i passaggi a livello con gente che aspetta, un vecchio carro con un giovane cavallo, una scarsità che non si vergogna, una fontana pubblica, una persiana con occhi nascosti all’ombra. Andare lenti è rispettare il tempo, abitarlo con poche cose di grande valore, con noia e nostalgia, con desideri immensi sigillati nel cuore e pronti ad esplodere oppure puntati sul cielo  perché stretti da mille interdetti. Andare lenti vuol dire avere un grande armadio per tutti i sogni, con grandi racconti per piccoli viaggiatori, teatri plaudenti per attori mediocri, vuol dire una corriera stroncata da una salita, il desiderio attraverso gli sguardi, poche parole capaci di vivere nel deserto, la scomparsa della folla variopinta delle merci e il tornar grandi delle cose necessarie. Andare lenti è essere provincia senza disperare, al riparo dalla storia vanitosa, dentro alla meschinità e ai sogni, fuori della scena principale e più vicini a tutti i segreti. Il pensiero lento offrirà ripari ai profughi del pensiero veloce, quando la macchina inizierà a tremare sempre di più e nessun sapere riuscirà a soffocare il tremito.

Il pensiero lento è la più antica costruzione antisismica (Franco Cassano)

 

 

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Written by Mercuzio

16 dicembre 2010 a 7:38 pm

Pubblicato su AUTORI

4 Risposte

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  1. caro mauro
    franco cassano ha scritto una bellissima introduzione al mio libro di imminente uscita, oratorio bizantino.
    le cartoline sono un sofisticato congegno letterario, ma oratorio bizantino può veramente essere il “nostro” libro.

    Arminio

    17 dicembre 2010 at 12:18 am

  2. E vorrei anche io piantare 100000 querce lungo la tratta dei binari …

    nanosecondo

    17 dicembre 2010 at 2:12 pm

  3. piantiamo alberi da frutta, perchè stanno scomparendo, mele Limongelle in primis, il binario della lentazza per far gustare i frutti della terra.

    giovanni ventre

    17 dicembre 2010 at 3:49 pm

  4. Bravo, Mauro! Grazie per per il post e per lo stralcio di Franco Cassano, saluti cari a tutti, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    17 dicembre 2010 at 10:44 pm


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