COMUNITA' PROVVISORIA

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Sul voltare le spalle alla terra

Viviamo nell’epoca dell’impotenza. Nessuno sembra poter fare molto per la propria vita e per quella degli altri. È una condizione di tutto il pianeta. Forse è vero che qui in Irpinia abbiamo più problemi che altrove, ma è altrettanto vero che le opportunità qui ci sono, a cominciare, per esempio, dalla grande disponibilità di spazio e di terra. Il guaio è che nessuno ci insegna a vederle. Mia suocera ha quasi novant’anni e quando arriva il mese di aprile ricomincia a prendere la via della campagna per rimettere in vita il suo orto. Il clima di Bisaccia non consente grandi raccolti, ma il suo conforto sta nel fatto che la terra non si perda. In Irpinia gli orti spariscono via via che muoiono gli anziani. I ragazzi se ne occupano, piantano zucchine e cipolle, ma soltanto nel mondo virtuale. Ogni volta che vedo un ragazzo fare l’ortolano davanti al computer ho la misura esatta della bancarotta antropologica causata dal delirio modernizzatore che ha colpito le nostre contrade.

Nei supermercati si incontrano normalmente persone che comprano l’insalata nelle buste, pronta per l’uso. Per i ragazzi la campagna esiste due giorni all’anno: il giorno di Pasquetta e quello di Ferragosto. Sono anche i giorni in cui si aprono molte delle case che abbiamo disseminato lontano dai centri. In molti paesi dove c’erano orti fiorenti, penso a Gesualdo, per fare un esempio, togli le antiche masserie in pietra sono state abbattute per far posto a penose villette in cemento, grandi e sgraziate. Abbiamo tanta terra, abbiamo prodotti straordinari, ma di agricoltura si parla pochissimo. La parola contadino è vissuta con vergogna e quando si parla dello sviluppo dell’Irpinia si parla di tutto, mai della campagna. Adesso nei paesi è impossibile trovare un uovo fresco. Se qualcuno tiene le galline immediatamente parte un ricorso dei vicini. Una volta c’era un maiale davanti a ogni porta. Adesso gli unici animali che si vedono in giro sono i cani randagi. E la gente non vuole vedere neanche quelli. C’è questa idea di sterilizzare i luoghi, di sentire soltanto la puzza delle automobili. Mi chiedo a cosa serva un paese senza mucche, senza pecore, senza galline. Mi chiedo a cosa serva vivere in un paese se non si ha voglia di coltivare un orto. Nei miei giri quando vedo qualcuno nei campi è sempre una persona anziana. Non ci sono piani strategici che possano funzionare se voltiamo le spalle alla terra. Un paese in cui nessuno sa potare un albero o fare un caciocavallo non è un paese moderno, è semplicemente un paese perduto. Non ho nessuna nostalgia per la civiltà contadina. Grandi fatiche e pochi piaceri, risse, miseria, grettezza. Se quel mondo è morto non si può non vedere che è la civiltà consumista quella che ci sta uccidendo. E allora, in attesa che nel mondo maturi un’altra via, riprendiamo i nostri sentieri, torniamo nelle nostre campagne. Non ci consentiranno di comprarci la macchina nuova o di andare in vacanza ai tropici, ma almeno avremo qualcosa di buono da mangiare. Vino, olio, castagne, nocciole, pane, formaggio, broccoli, insalata, noci, mele, ciliegie, non ci manca niente. Siamo noi la cosa che manca, è la nostra stupida pretesa di essere altro da quel che siamo.

arminio17@gmail.com

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Written by Arminio

17 dicembre 2010 a 10:55 am

14 Risposte

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  1. condivido
    potrebbe essere il prologo alla raccolta di testi per ‘colori d’autunno – filiere per il parco rurale’ ?

    a_ver

    17 dicembre 2010 at 11:05 am

  2. caro angelo
    fanno l’uso che vuoi.
    potresti anche mandare in giro questo testo come prologo a una nuova chiacchierata sul parco che potremmo fare da qui alla befana,

    Arminio

    17 dicembre 2010 at 11:09 am

  3. Ecco, Angelo mi ha anticipato. Stavo pensando alle stesse cose. Volevo inoltre dire che nel pacchetto di proposte nate da COLORI D’AUTUNNO, sarebbe interessante , qualora si formasse l’UNIONE DEI COMUNI DELL’IRPINIA d’ORIENTE a sostegno del Parco Rurale, andrebbe bene quella del REGOLAMENTO DEGLI USI CIVICI delle terre demaniali e , tra questi usi, incentivare la diffusione degli ORTI SOCIALI a beneficio degli anziani, quali MAESTRI che insegnano ai ragazzi delle scuole, dal vivo, la potatura, la cura degli ortaggi, le coltivazioni e le modalità di gestione. Un piccolo grande gesto da istituzionaliuzzare nel tempo …e nello spazio, è il caso di dire. Una cosa simile l’ha fatta il circolo LEGAMBIENTE di Succivo, che proprio l’altra sera ha consegnato attrezzi e certificati di trenta orti sociali del Casale di Teverolaccio ad altrettanti anziani, che hanno già fatto questo tipo di esperienze con i ragazzi delle scuole, anche per l’allevamento degli animali da cortile. NEL 1600 il Casale di Teverolaccio era uno dei più importanti centri- fiera di bestiame e di prodotti agricoli del Regno delle Due Sicilie.
    Il testo di Franco indica una traccia su cui lavorare, e lo fa al suo stile, senza retorica e senza passatismo, ma con disincantato realismo. Che non è cinismo nè rassegnazione.

    Salvatore D'Angelo

    17 dicembre 2010 at 11:27 am

  4. “MANUALE D’USO PER LE ZONE INTERNE” anno 2011, scritto e curato dalla “Comunità Provvisoria”.
    Sarebbe bello avere tra le mani un manuale del genere, poterlo fare, distribuire, comprare, regalare.
    Pensiamoci.

    Lucrezia Ricciardi

    17 dicembre 2010 at 12:38 pm

  5. … molta uva quest’anno i contadini hanno lasciato sulle piante perché i prezzi erano infimi… c’è chi ha sradicato l’impianto con la motosega in un’ora di follia…
    Gente che non ha capito come funziona la modernità. Come noi, del resto, facebook, calamaio e penna…

    paolo

    17 dicembre 2010 at 1:53 pm

  6. paolo
    ma che ti prende?

    Arminio

    17 dicembre 2010 at 2:42 pm

  7. Lo scritto di Franco è eccezionale e denota quanto sia scicco abbandonare la terra, è come abbandonare noi stessi, questo è un tema a cui tengo molto.
    Amici, io ho a disposizione 13 ettari di terreno, se volete possiamo farne una fattoria sociale, da me già ci sono gli animali, asini, pony, maiali pecore, capre, vacche, galline, oche, papere … Potremmo organizzare una giornata dedicata alla madre terra.

    giovanni ventre

    17 dicembre 2010 at 3:42 pm

  8. riflettevo (…) sul fatto che forse non abbiamo parole ancora adatte a capire quello che succede ed il da farsi… ho come l’impressione che abbiamo parole e suggestioni nate in un altro mondo che non ci aiutano più di tanto in questo. dove pure usiamo google e fb (che solo dieci anni fa non esistevano, occhio, forse è un indizio) ma in fondo la mano (e il cuore) stringono ancora calamai…
    p.s. vale per me, ovviamente, come al solito, non me la prendo con nessuno, al massimo con qualche idea che non condivido…

    paolo

    17 dicembre 2010 at 4:25 pm

  9. Tutti Noi vogliamo imparare il metodo che ci consenta di poter coniugare il pero selvatico con la connessione wireless 24h.
    Franco ce lo sta insegnando poco a poco, in maniera persuasiva coinvolgente condivisa.
    A Paolo
    consentimi di invitarti amichevolmente a rientrare nel circuito della dialettica rispettosa democratica amicale. consentimelo affettuosamente. Rocco

    rocco quagliariello

    17 dicembre 2010 at 4:28 pm

  10. A Franco
    http://www.marechiarofilm.it
    wwww.fuoridalpollaio.it

    un forte abbraccio Rocco

    rocco quagliariello

    17 dicembre 2010 at 4:36 pm

  11. Questo testo lo avevo già letto ma l’ho riletto adesso con piacere. Chi considera il vero attraverso la scrittura dà sempre indicazioni sagge per riflettere e renderci meglio consapevoli; alla letteratura spetta il compito di insinuare e fugare dubbi circa lo scorrere del tempo presente e Arminio lo fa con inequivocabile chiarezza. Il pregio della sua scrittura sta nell’essenzialità del pensiero. Egli sa che la catena del discorso è fatta di anelli e ce la lancia affinchè la ragione afferri e unisca verità.
    Saluti cari, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    17 dicembre 2010 at 11:00 pm

  12. La questione di base è per ogni individuo , oggi come per il passato, come abitare,usare e pensare la terra. E l’analisi del “come”, della “terra” e delle “abitare” è quanto c’è di più interessante per impegnarsi in un lavoro anche conoscitivo oltre che estetico, esistenziale, etico o politico .Il mio interesse al riguardo è parzialemnete filosofico. Riguardo all’“abitare” e “pensare” la terra bisogna riconoscere un debito alla teorizzazione filosofica di Heidegger e alla sua filosofia sulla esistenza autentica . La radice di abitare è quella del verbo avere. Avere la terra. Possedere la terra. Dominare la terra. Padroneggiare la terra. Controllare la terra. Tenere la terra. Prendere la terra. Occupare la terra. Appropriarsi della terra. Ognuno s’accorge di questo immediatamente. Di fatto bisogna riconoscere che l’ordine sociale e culturale tende ada espellere la natura in cui esso originariamente si è costituito. Con la modernita si è raggiunto un trionfo dell’artificio e della tecnica che coincide con il dominio quasi assoluto dell’intelligenza meccanizzata sugli enti intramondani siano esseri umani, oggetti e manufatti o prodotti naturali? O questo trionfo è dovuto anche alla delega che la filosofia o il pensiero politico in generale attualmente hanno concesso alla “tecnica”, fino al punto paradossale e tragico nella storia del secolo passato di nascondere la mano dell’uomo che ha trasformato i forni da pane in forni crematori degli umani?

    mercuzio

    18 dicembre 2010 at 8:17 am

  13. Mauro è assolutamente indispensabile sederci intorno ad un tavolo imbandito sobriamente, ad un focolare acceso, ad un cerchio magico per ragionare per abbandonarci cullati dalle onde peristaltiche del nostro cervello viscerale(pancia) dal nostro spirito(cuore) e dalla nostra anima cosciente(mente cervello).
    Un caro saluto A presto
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    19 dicembre 2010 at 5:12 am

  14. Amici, Mauro ha articolato una riflessione così fluida e profonda che merita di essere trattenuta nel cervello; egli ha posto una questione di coscienza alla filosofia e alla politica.
    Ha fatto un’operazione apparentemente semplice partendo dalla radice lessicale del verbo “abitare” per svelarne le conseguenze e le connessioni. Un’interazione, questa, che ti permette di setacciare implicazioni e che ti spinge a trovare in te stesso responsabilità.
    Ha ragionato con la saggezza dei vecchi, con la consapevolezza dei dati e ha fatto un percorso sulla essenzialità del discorso di Franco rinvenendone “azioni coscienti”, attivando un processo concreto per venir a capo degli effetti.
    Egli ha evidenziato ciò che normalmente produce “la tecnè”- nell’accezione del “fare concreto” con la consapevolezza del sapere scientifico- e ha posto nella coscienza dell’Uomo l’imperativo matematico dettata dal verbo “invenio” che obbliga l’Uomo di poter “venire dentro le cose”, vale a dire per ogni azione e conseguenza prodotta: cfr. […”Avere la terra. Possedere la terra. Dominare la terra. Padroneggiare la terra. Controllare la terra. Tenere la terra. Prendere la terra. Occupare la terra. Appropriarsi della terra”…].
    Buonagiornata a tutti, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    19 dicembre 2010 at 10:37 am


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