COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Sui luminari del rancore

dedico questo pezzo a elda. lei è il miglior antidoto al rancore

p.s.

il 28 dicembre ci potremmo vedere da rocco ad andretta, che ne dite?

 

Questa è un’epoca che ha disperatamente bisogno del nostro amore, della nostra speranza, ma anche del coraggio di opporsi, di lottare contro la meschinità imperante. Il segreto per una giornata lietamente rivoluzionaria è vedere che le montagne sono ancora piene di alberi e ci sono cuori clementi agli angoli delle strade e ci sono albe e tramonti e c’è il grano che cresce e c’è l’acqua del mare. Questa affezione per il mondo va sempre incrociata con una fortissima allergia al compromesso, all’intrallazzo. Bisogna unire la capacità di percepire la bellezza del mondo e di lottare contro chi ogni giorno impoverisce questa bellezza. È ora di tenere insieme la tensione politica e quella poetica, la contemplazione e il conflitto. I luminari del rancore ci vorrebbero rassegnati alle misere finzioni della vita sociale oppure chiusi nei loculi del nostro io. Invece questa è un’epoca da attraversare ad occhi aperti, con sguardi spericolati, mossi in ogni direzione. Il rancore alla lunga rende sterili, ci allena alla conservazione di ciò che non abbiamo. I rancorosi non conoscono la cordialità, la mitezza, non conoscono la clemenza. Sono tutti infervorati nelle loro accidie, nelle loro pretese. Hanno interiorizzato il disagio, la disaffezione. La loro postura è fatta per claudicare, non per il passo spedito, il gesto aperto. Sono obliqui, ruvidi, rugosi. La loro giornata è tutta trapuntata di inadempienze, di incomprensioni. Ognuno è scambiato per un altro, e in genere lo scambio avviene al ribasso. La vita dei rancorosi consiste in una perenne edificazioni di muri, di cancelli. La loro poetica è stare lontani dagli stati estremi, accucciati a scambiarsi una pappina psichica che non serve a niente. Hanno realizzato un sistema per immunizzarsi da se stessi e dal mondo. Vivono non per vivere, ma per tenersi al riparo dalla vita. Non credono al futuro e neppure alla forza del passato. Rimangono contratti, sospettosi, come se l’universo fosse un cane che li punta e sta per morderli da un momento all’altro. L’imperativo è vivere al piccolo trotto, in un traccheggio prolungato. Prevalgono le posizioni difensive, gli slanci millimetrati. Spendere il proprio tempo per gli altri è considerato quasi un segno di malattia. L’importante è stare dove stanno tutti, in uno spogliatoio di lamentosi che passano il tempo senza mai salire sul campo di gioco. Si lamentano per conformismo, per appartenere al gregge e pure per fingersi pastori. Il sud cambierà se saprà mettere questa gente con le spalle al muro, se saprà amare i bizzarri, gli inventori, gli estrosi, i poeti e i cuori affamati di amore.

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Written by Arminio

18 dicembre 2010 a 11:23 am

Pubblicato su AUTORI

63 Risposte

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  1. io ci sono e…..spero di vedervi propio tutti.Un abbraccio cocmunitario
    mauro

    mercuzio

    18 dicembre 2010 at 12:10 pm

  2. mamma mia quanti ne conosco..e forse..pure io frequento la classe dove insegnano i “luminari del rancore”; e questo nonostante tutto non mi fa star bene, perchè penso che l’alternativa forse resta la solitudine vera, qualla assoluta, quella del pensiero, quella delle emozioni quella fisica.
    Il 28 dicembre (neve permettendo) va bene.. casomai a pranzo. Le pizze di rocco sono squisite anche a pranzo. Ci sarò.

    luca b

    18 dicembre 2010 at 12:28 pm

  3. buona idea, caro luca.
    guarda l’esperimento che ho fatto stamattina su fb.
    per me non è un giorno facile……
    devo cercare qualche appiglio…..

    Arminio

    18 dicembre 2010 at 1:22 pm

  4. Sì, il 28 ci sarò, è una bella idea. E questo testo è una scrittura “in positivo” di The Howl (l’Urlo), non di Munch ma di Allen Ginsberg. Mai dedica fu più centrata.

    Salvatore D'Angelo

    18 dicembre 2010 at 5:20 pm

  5. Amici, è più di un anno che non vedo carissimi amici salernitani che mi hanno sempre offerto, con affetto e stima, un grande spazio letterario e nel pomeriggio -affanni e tempo permettendo- dovrei essere a Salerno; per me va bene essere a pranzo con voi e scappare alle 16 a Salerno.
    Sapete che mi piace essere con voi e senza fretta, vedete un po’ come venirmi incontro; i vostri sorrisi mi rinfrancano, Gaetano. Post scriptum: non ho letto nemmeno il post, lo farò sul tardi e lo commenterò!

    Gaetano Calabrese

    18 dicembre 2010 at 5:25 pm

  6. caro Franco, cari amici
    anc’io partecipero’ all’incontro conviviale del 28 dicembre ad andretta, sia che esso si svolgerà in orario prandiale che serotino.
    lo faro’ con la dolcezza persuasiva di cui sono capace, abbandonando ogni vis polemica in totale concordia con tutti i presenti, in specie con coloro ai quali ho dato qualche dispiacere o amarezza o con i quali ci sono stati malintesi involontari frutto della reciproca incomprensione ed inconscienza legata alla nostra bizzarrìa caratteriale e comportamentale che talora ci fa apparire diversi da come realmente siamo fatti e siamo incarnati, anima spirito dentro il corpo mortale, carne viva con l’anima e lo spirito intrisi della genìa prolifica della discendenza e dell’appartenenza.
    Il mio dispiacere pubblico deriverebbe dalla circostanza di venire da solo come un cane legato ma abbandonato nella cuccia senza osso e senza ciccia.
    Non per giocare ma per vivere concretamente respiro affannoso dell’agonìa perpetua, non ipocondriaca men che meno depressiva quanto piuttosto irregolare diffe rente appunto propriamente riconducibile al dna nucleare e mitocondriale ricevuto da mio padre e soprattutto da mia madre.
    ildna mitocondriale la madre lo trasmette a tutti i figli biologici ma solo la figlia femmina lo ritrasmette ai propri figli mentre il maschio lo riceve senza poterlo trasmettere a conferma scientifica biomedica della assoluta superiorità di specie e genere nella perpetuazione evolutiva dell’umanità intera.
    Questo è. Cordialmente Sereno natale a tutti con la pace nel cuore e la calma nella mente. Rocco.

    PS il post di Franco è riuscito a farmi commuovere ma non sono uscite lacrime: questo mi pre occupa.
    RQ

    rocco quagliariello

    19 dicembre 2010 at 4:59 am

  7. il 28 mi sembra in’idea faranoica, sontuosa, genialoide. ci sarò

    sergio gioia

    19 dicembre 2010 at 4:04 pm

  8. Vorrei intervenire sull’argomento del post.

    Da ieri che lo rileggo, questo post, e mi convinco sempre più che dissento totalmente sia dai toni, sia dagli argomenti e sia dagli epiteti che così allegramente Arminio dispensa. Naturalmente dirà che non sono rivolti ai componenti della C.P.; lo dirà come quando qualcuno preso dalla foga di un discorso dice brutte cose contro chi capita e poi aggiunge, cosciente della gaffe, “esclusi i presenti naturalmente”.
    Se questo è vero allora i rancorosi sono altri, possiamo starcene tranquilli e questo ipocritamente ci consola e ci consente di gongolare. Io non credo sia così, comunque …

    Egli ha scritto di una terra di “meschinità imperante”, di “rancore”, di “accidie”, di personaggi che “vivono per non vivere”, di “lamentosi”, addirittura di “loculi del nostro io”, di “obliqui”, “ruvidi”, di “rugosi” ed altre amenità che evito di citare per misericordia.

    Stamani appena sveglio ho preso il Devoto Oli e l’ho consultato su tutti questi termini, per essere certo di non incappare in errori di semantica. Leggo, rileggo e resto stupefatto. Nessuno dei termini che sono citati nel post si addice alla mia terra ed agli uomini che la popolano. Eppure in questa terra sono cresciuto, ho amato, ho lottato, ci vivo!. Ma non ne riconosco i tratti nelle parole di Arminio.

    A questo punto mi incazzo. Seppure poeta, quindi con una sorta di guarentigia per le cose che scrive, sta insultando gratuitamente la mia terra. Lo fa volutamente, con rabbia e con la cecità dell’irragionevole, di quello che ha evidentemente perso le staffe e il giusto legame con la realtà che lo circonda. Direi, con linguaggio giovanile, che “sclera” pesantemente. Avrebbe bisogno di cure urgenti e pressanti, ma è evidente che è solo. Solo! Egli ormai, preda dell’ira, sferra questo attacco, e lo può fare, perché circondato da uomini-servi pronti a benedire ciò che dice, sempre e su ogni cosa. Essi nella circostanza sono incapaci di opporre la dignità personale, perlomeno quella, al diluvio di frasi rabbiose che scrive.
    Poi mi sono chiesto a chi il poeta poteva riferirsi “con certezza”, per evitare che le mie parole scritte potessero essere additate da lui e dai suoi uomini-servi come rancorose in una sorta di inversione di ruoli tanto in voga ora con il berlusconismo ignorante e imperante. Ho dovuto concludere che può avercela solo con chi conosce bene e da vicino: cioè con le persone che lo circondano, e magari lo assecondano. Ce l’ha con chi lo circonda, perchè da essi, forse inconsciamente, si sarebbe aspettato talvolta anche un freno, un “altolà”, magari solo un accenno di resistenza, di messa alla prova delle sue becere teorie. Ma niente e nessuno di quelli che “ama” gli hanno mai opposto argomenti contrari per metterlo alla prova, dalla quale lui potesse uscire “il migliore di noi”. Ecco l’origine della sua rabbia solitaria ed offensiva.

    Indirettamente ci sono delle evidenze: dedica prima di tutto alla Vestale della C.P. (mia fu tale definizione) lo scritto, per non coinvolgerla tra le genti cui lo scritto è rivolto. L’estrae dalla fascistica “massa”, rendendole onore e distinguendola così da tutti gli altri, con un vecchio gioco di prestigio letterario che la salva; poi si nota che sui sette commenti apparsi, salvo un po’ quello di Luca (che pure si autocastra quando dice che “l’alternativa resta la solitudine vera…” che è ciò che Arminio attacca), gli altri avendo compreso bene il contenuto ed i destinatari hanno ignorato completamente i contenuti del post (lui ne era certo che sarebbe stato così, ne sono convinto). Hanno fatto finta di niente come se le cose scritte non li riguardassero, divagando su altro: su un ipotetico pranzo, che come tante altre cose sarà disdetto, dal nostro, in area Cesarini. Durante il convivio il poeta, accettandoli con finto compiacimento e con sostanziale insofferenza presso di sé, laverà la coscienza malata dei suoi uomini-servi. Gli sorriderà con sussiego e dispenserà battute misere e salaci quando qualcuno preso da entusiasmo, e dal vino, tenterà di dire qualche ovvietà spacciata per sale della terra.

    Dissento e mi rattristo se vedo che i parametri che i poeti usano per soppesare l’animo umano, attività che giustamente possono svolgere con le sole sensibilità e sapienza di cui sono dotati, vengono da loro stessi usati per radiografare un’intera società o collettività, senza adattarli alla realtà che hanno intorno.
    Vieppiù dissento e mi rattristo se poi tale erronea valutazione si voglia farla assurgere a giudizio morale sulla base del quale edificare un traballante costrutto politico per indicare vie d’uscita dalla crisi sociale di questo territorio. Dissento e mi rattristo, non per me che non merito niente e tantomeno tali dolci sentimenti, ma per la mia terra che, già martoriata in altre maniere, deve vedersi anche insultata così gratuitamente senza che alcuno senta il dovere di reagire.

    In ultimo dal Devoto Oli: “Rancore: risentimento, avversione profonda, tenacemente covata nell’animo in seguito a un’offesa o a un torto ricevuto”: né io né la mia terra preziosa abbiamo ancora ricevuto torti tali da cominciare a covare rancore verso qualcuno o qualcosa. Ma se si intende intraprendere la strada degli insulti come fatto in questo post, non si farà del bene a questa terra né alle tante persone per bene che la abitano.

    EnzLu

    enzlu

    19 dicembre 2010 at 8:19 pm

  9. caro enzo
    non mi riferisco a nessuno dei comunitari
    non ci sono qui luminari del rancore.
    forse la precisazione era inutile, ma mi premeva smentire la tua ipotesi.

    arminio

    19 dicembre 2010 at 8:59 pm

  10. caro enzo
    non mi riferisco a nessuno dei comunitari
    non ci sono qui luminari del rancore.
    forse la precisazione era inutile, ma mi premeva smentire la tua ipotesi.
    in ogni caso grazie per l’attenzione che porti alle mie parole….
    un abbraccio natalizio

    arminio

    19 dicembre 2010 at 9:03 pm

  11. io sono nato a napoli e quindi mi attendo volentieri critiche e giudizi negativi sui miei conterranei che probabilmente arriveranno dopo questo mio commento. ma devo descrivere quelli che sono i difetti degli irpini, generalizzando e quindi sottintendendo eccezioni complete e varie sfumature, per come li ho conosciuti io. quindi constato: diffidenza, nel senso dell’attitudine a stare sulla difensiva, nel senso di temere che di fronte c’è un lupo che vuole sbranarlo. scarsa o nulla generosità (che è altra cosa dall’ospitalità che qui è estrema): l’irpino nel commerciare con gli altri non è disposto a perder nulla, calcola bene costi e ricavi a vantaggio dei primi, è in pratica un pò opportunista. per questo in questa terra non ci sono morti di fame o sbandati, perchè nella vita puoi fallire se ti metti in gioco, l’irpino invece non rischia, si muove solo a risultato garantito. infine una certa rancorosità, il trovarsi a proprio agio nel chiudere un rapporto piuttosto che nell’aprirlo…nel prossimo commento elencherò le non poche virtù dell’irpino medio

    sergio gioia

    19 dicembre 2010 at 9:33 pm

  12. bravo sergio
    nota molta interessante
    si potrebbe aprire una rubrica collettiva: usi e costumi degli irpini…..

    arminio

    19 dicembre 2010 at 9:39 pm

  13. Ripeto, io il testo l’ho letto come una reinterpretazione – in positivo- dello spirito di fondo che sta alla base di The Howl di Allen Ginsberg, poeta della beat generation americana (1958-1966). Questo testo ha una valenza ampia, non è per me una lettura asfittica del “ridotto paesanologico” dell’Irpinia.

    Va al di là, va oltre.

    E’ questo che mi interessa. Poi esso può anche non piacere, per stile e contenuto.

    Ma non è accettabile l’insulto gratuito a palle incatenate e pensare di farla franca . In questi casi il “dizionario” della letteratura (o della critica) è altrove. Non c’è Devoto-Oli che tenga.

    Poichè c’è anche il mio tra “i sette commenti apparsi”, a Enzo Luongo dico semplicemente questo,
    infischiandomi del clima natalizio :

    Se sei un uomo, chiedi scusa a me e a tutti quelli che hai insultato in maniera così gratuita .

    D’ora in poi non sei autorizzato a trascinarmi nè a evocarmi – neppure tangenzialmente – nelle tue elucubrazioni.

    Diversamente passerò alle vie legali, ogni volta che mi riterrò insultato.

    Salvatore D'Angelo

    20 dicembre 2010 at 12:31 am

  14. Confermo ogni dettaglio, allora. Voi siete i rancorosi, anzi create ad arte situazioni in cui poter in qualche maniera sentirvi parte sana della società. E gli altri fuori. Questo post è una di quelle situazioni. Finquando non ho scritto qualcosa, nessuno se ne è fottuto delle scritto, poi invece di scatenarsi l’attenzione, si è ripreso ad insultare bellamente. Devo ringraziare Arminio dell’equilibrio, certamente rammaricato, col quale ha commentato il mio commento. (scusate la cacofonia).

    @ saldan: dissi una volta che ti comportavi come il “Goebbels” del blog, attribuendo la patente di buono-bravo-autentico oppure di reprobo a chi scriveva. Il tuo scritto denota che ancora ti comporti come tale. Le minacce non dovrebbero far parte del bagaglio di scrive sul blog, ma tant’è ormai qui si può scrivere ogni rozzezza che nessuno se ne meraviglia. Invece di minacciarmi, scrivi e dimostra sul blog che le mie teorie sono erronee, non malate.

    EnzLu

    enzlu

    20 dicembre 2010 at 9:08 am

  15. @enzo luongo

    Io non ti minaccio, ti annunzio azioni legali , da questo momento in poi ogni volta che insulterai gratuitamente.

    Se mi definisci “uomo servo”, questo cos’è , critica? Se mi definisci “Goebbels”, questo cos’è critica?

    Non t’accorgi che le patenti di “buono- bravo- reprobo” te le arroghi tu , insultando chiunque esprima condivisione o apprezzamento di un testo, motivandolo, come ho fatto, senza insultare nessuno.

    Poichè sei più che cinquantenne – e dunque in grado di intendere e di volere- ti dico che NON VOGLIO AVERE NESSUN TIPO DI RELAZIONE con chi fa finta di non capire che definire una persona “uomo -servo”, non è esprimere una critica, ma un insulto gratuito.

    Pertanto, su questo blog e altrove, IGNORAMI COME IO TI IGNORERO’.

    E’ CHIARO IL CONCETTO?

    Salvatore D'Angelo

    20 dicembre 2010 at 10:25 am

  16. Invito Enzo Luongo e Salvatore D’Angelo a riprendere la strada della ragionevolezza
    Porgo io le scuse ad entrambi, a Franco ed Elda, a tutti coloro ai quali ho mancato di rispetto inconsciamente involontariamente.
    Per l’amore di un dio minore e non solo del messìa FERMATEVI!!!
    Ricomponiamo Rimettiamo i cocci del vaso di Pandora di creta, di porcellana “Roshental” al loro posto.
    Rocco

    rocco quagliariello

    20 dicembre 2010 at 11:33 am

  17. Non avere la coda di paglia, perché Arminio stesso dice che nessuno della C.P. è uomo-servo e che le cose che ha scritto non sono riferibili alla C.P.. Io potrei dire lo stesso, (e l’ho detto al’inizio del commento), ma capisco che la rabbia ti impedisce di comprendere. Quanto al “DEFINIRTI” “uomo-servo o Goebbels” controlla bene perché non sono tanto scemo come pensi: io non definisco te “uomo-servo” ma solo quelli che circondano Arminio “comportandosi” da “yes men” (non lo sono ma si comportano), ed ancora io non ti definisco “Goebbels” ma dico che “ti comporti come” cioè non lo sei!! non capisco allora perché mi minacci. Calmati e ragiona come sai fare perché capirai.

    p.s. a chiarimento: La Cassazione in una famosa sentenza dice che dare per esempio del “bugiardo” a qualcuno è reato, ma dirgli che “si comporta come un bugiardo”, quindi non lo “è”, non può essere considerato reato, perché non è una attribuzione contro la persona ma solo una valutazione del comportamento.

    EnzLu

    enzlu

    20 dicembre 2010 at 11:48 am

  18. per cortesia, spegnete le luminarie del rancore.

    paolo

    20 dicembre 2010 at 1:07 pm

  19. Mesti e rimesti per non mostrare l’umiltà di chiedere scusa, come farebbe uno che ha sbagliato misura, come capita e può capitare.Invece, continui a fare l'”oratorio bizantino” con le parole per eludere la sostanza.

    Non sono irato, solo rattristato.

    Insomma, non mi sbagliavo: ti “comporti come uno che” non agisce da uomo, “come uno che” non ha i cinquanta e più anni che ha.

    Prendo atto e me ne faccio una ragione.

    Non ho altro da dirti. Nè ora nè in futuro.

    Salvatore D'Angelo

    20 dicembre 2010 at 1:11 pm

  20. Si fa davvero fatica a capire dove stanno gli insulti in questo testo. Dico davvero, in amicizia. E dico testo – che è dire ciò che è contenuto parola per parola in uno scritto.
    Un testo che mette insieme il grano che cresce e l’acqua del mare, la tensione politica e quella poetica, la contemplazione e il conflitto, le finzioni della vita e gli occhi aperti e gli sguardi spericolati e la cordialità e la mitezza e tutto questo CONTRO il rancore – che è dire il risentimento tenace che non si scorda.
    E’ che risentimento e sentimento stanno insieme.
    Basta togliere via una RI dal primo e resta solo
    SENTIMENTO.

    Un grande abbraccio agli amici della CP

    BUON NATALE

    Adelelmo

    adelelmo ruggieri

    20 dicembre 2010 at 2:58 pm

  21. riepilogando, il ventotto è confermato per pranzo o per la serata?
    Appare utile comunicare ufficialmente la conferma per tutti,
    attendiamo dunque grazie
    RQ

    rocco quagliariello

    20 dicembre 2010 at 7:44 pm

  22. confermo che il testo non aveva alcun bersaglio interno, ma certi paesani che ben conosciamo tutti.
    caro enzo
    capita di prendere una svista. chiuderei qui il caso.

    caro rocco
    penso che il 28 non ci vedremo. non ci sono state molte adesioni. rimandiamo a dopo le feste.

    arminio

    20 dicembre 2010 at 9:50 pm

  23. un’altra idea potrebbe essere di vederci il 29 da luciano a caposele. io vado a presentare le cartoline. luciano merita una visita comunitaria

    Arminio

    20 dicembre 2010 at 10:10 pm

  24. Senti, Franco non è necessario soffocare questa sana ed unica discussione, parlando di pranzi.
    Intanto la cantonata questa volta, secondo me, l’hai presa tu sparando cazzate iperboliche contro la nostra terra. Ripeto puoi farlo da poeta, e forse neanche da poeta ti sarebbe permesso, ma tant’è, ma non puoi pretendere che quelli che leggono siano permanentemente d’accordo, neanche gli “yes men” che abitano questa terra e che dicono sempre si a qualsiasi cosa tu dica e faccia (e fino ad oggi io stesso sono appartenuto a tale categoria). Ora non più, io non sono d’accordo, per nulla e lo grido avendone diritto e ragione.

    Quando ho letto e riletto quello che hai scritto ho pensato a mio padre e alla sua vita, ho pensato a tuo padre e alla sua vita; ho pensato alle centinaia e centinaia di persone che durante il mio impegno politico ho visto accalcarsi vicino a me e partecipare alle lotte per guadagnarsi una vita più dignitosa, contro ogni mafia di questa terra, contro ogni consorteria, contro ogni probabilità di farcela. Essi hanno grattato le montagne e hanno vissuto senza diritti, perché la privazione di ogni diritto è la pena che la società camorristica irpina impone a chi dissente, a chi si oppone, a chi resta isolato e solo, a chi decide di “non appartenere”.

    Ed anche oggi vedo intorno a me centinaia e centinaia di persone che in silenzio ed in solitudine cercano affannosamente, senza rancore e senza accidia, di sopravvivere in questa terra di nessuno, ridotta al rango di sfatta puttana, ma nonostante tutto ben truccata e ammiccante. E pure tu credo ne incontri ogni giorno.
    Lo ripeto da incazzato, ma senza odio, non hai il diritto di insultare tanto gratuitamente questa terra e queste brave persone, che sono la maggioranza della nostra gente.
    Ecco in questo modo “ondivago” di regolare l’animo tuo, tra energia, entusiasmo e depressione, non credo tu abbia la libertà di dire tutto e il contrario di tutto a ruota libera, senza che si alzi una sola voce, a dire di no, di farla finita, di evitare simili brutture, perché così attaccando alla cieca non si va da nessuna parte, e non si fa neanche buona letteratura. E ho fatto il gesto di scrivere nonostante sapessi che l’avreste ritenuta indecente e provocatoria.
    Una volta capito questo, poi si potrebbe pure parlare di pranzi, ma da un’altra parte e solo se è il caso.

    Vorrei dire anche al poeta Adelelmo: se qualcuno, ed in particolare qualcuno che stimi, cominciasse a profferire verso la tua terra, frasi del tipo: “Terra di meschinità imperante, tendende al compromesso e all’intrallazzo, terra di chi ‘impoverisce la bellezza’, di luminari del rancore, di finzioni della vita sociale, e di loculi del nostro io. Terra di rancorosi che non conoscono la cordialità, la mitezza, e la clemenza; di infervorati nelle loro accidie, e nelle pretese. Terra di persone che hanno interiorizzato il disagio, obliqui, ruvidi, rugosi. Di persone che vivono per non vivere, per tenersi al riparo dalla vita, contratti e sospettosi. Di persone che stanno in uno spogliatoio di lamentosi. Di persone che si lamentano per conformismo, per appartenere al gregge”, se qualcuno ripetesse, con una certa regolarità, contro la tua terra con accenti sempre più pesanti queste cose, e tu sapessi che una moltitudine di persone tuoi conterranei è esattamente l’opposto e non merita simili giudizi gratuiti, forse anche la tua proverbiale calma, tipica dei poeti, potrebbe andare a farsi friggere.

    Per me è stato ed è così del resto non sono poeta. Non tollero più attacchi gratuiti e qualunquistici. Io sono a ragione parte di quelle persone.

    EnzLu

    enzlu

    21 dicembre 2010 at 2:28 am

  25. caro enzo
    mi pare che tu hai tuonato tante volte contro le stesse persone bersaglio del mio pezzo….
    non è tutta la nostra terra, ma i luminari del rancore, una minoranza ovviamente, ma una minoranza rumorosa….
    quanto al pranzo
    mi pare che invitare gli amici da luciano
    non sia un problema. ti pare?

    arminio

    21 dicembre 2010 at 5:21 am

  26. Caro Enzo, questo è un blog a ‘vocazione maggioritaria’.
    Basta provare, per curiosità o per passione, per diletto o per dispetto, ad insinuare il cuneo del dubbio nelle tesi esposte e vedi l’effetto che fa.
    Le tesi qui sono giganti d’argilla con i piedi d’acciaio.
    Ne soffriamo tutti, ci scoccia un pensiero diverso, talvolta anche un leggero spiazzamento del punto di vista.
    Forse è l’autismo corale, forse basta non prendersi sul serio…

    paolo

    21 dicembre 2010 at 9:26 am

  27. paolo
    ma è il tono che fa la storia

    ci sono dissensi molto utili, almeno per me,
    però ci vuole stile.
    è vero che ognuno ha il suo
    ma ti assicuro che personalmente sono molto attratto da chi respinge le mie tesi più che da chi le accoglie senza fervore

    Arminio

    21 dicembre 2010 at 10:01 am

  28. ottima idea l’enogastronomia comunitaria dopo la lettura da sir luciano il 29…

    sergio gioia

    21 dicembre 2010 at 2:16 pm

  29. Conciliamo il pero selvatico(pizza) con internet wireless ( (modernità del parco rurale e della filiera) Riposizioniamo l’affettuosa amicizia tra Franco Enzo e Salvatore . Un invito alla ragionevo
    lezza è doveroso quantunque reiterato.
    Rocco

    rocco quagliariello

    21 dicembre 2010 at 2:34 pm

  30. Non ho il piacere di conoscere confidenzialmente Enzo Luongo ma sinceramente credo che abbia sbagliato mira. Tutte le sue argomentazioni sono valide e ragionevoli se riferite alla maggioranza degli Irpini, a coloro che con dignità e passione lavorano per produrre e producono per migliorare. Il fatto è che purtroppo questi alberi seppur alti vengono certamente sovrastati dai luminari del rancore, che essendo “luminari” non sono poi così tanti. Per cui credo e mi scuso con Enzo per questo mio intervento che possa serenamente ammettere di aver preso una cantonata. Anche perchè gli yes man di cui parla, se anche ci fossero sono semplicemente delle persone che meritano lo stesso rispetto di chi contraddice Franco e la sua scrittura. La cosa vera è che stiamo tutti perdendo un poco la strada maestra in cerca di sentieri nascosti dove poter avanzare indisturbati e solitari. Un abbraccio a voi tutti sperando in una logica risoluzione dei fatti e dell’uso delle parole che la logica e la democrazia impongono.

    giovanni ventre

    21 dicembre 2010 at 3:48 pm

  31. l’idea di vederci il 29 dal migliore di noialtri è buona. diventa ottima se vengono enzo e salvatore così ci possiamo appiccicare con tutta calma.

    paolo

    21 dicembre 2010 at 4:33 pm

  32. Io assicuroi la mia presenza mercoledi’ ventinove dicembre orario serotino nel paese di mia madre,alla falde del monte Paflagone, dove le sorgenti del Sele diventano acqua che disseta la Puglia sitibonda.
    Ci saremo Franco e saremo in tanti. Aspettiamo di sapere precisamente dove verrà presentato il libro per trattenerci anche nell’evento oltre che a tavola
    Qualcuno mi farà compagnìa , ne sono certo.RQ

    rocco quagliariello

    21 dicembre 2010 at 6:20 pm

  33. @ paolo

    Ottima idea! Quanto a me, “nulla quaestio”. ci sarò volentieri e volentieri stringerò la mano a Enzo, foss’anche per appicccicarmici di nuovo.

    Salvatore D'Angelo

    21 dicembre 2010 at 8:41 pm

  34. io sono uno “yes man” e non mi vergogno ad ammetterlo. sono grato a franco arminio per l’onestà e la generosità delle sue lotte, ancor prima come scrittore. ne ho tratto esempio. ho 33 anni (forse ancora troppo giovane) e di luminari del rancore ne vedo a bizzeffe. il silenzio è complice, vivo e amo una terra che non si indigna per nulla, nè per l’acqua, nè per una vecchia ferrovia, per nulla appunto ma è operosa in silenzio. a cosa serva il silenzio non lo so mica. forse tutti i 50enni di irpinia hanno fallito, avevano il futuro di una intera comunità nelle proprie mani e l’hanno bruciato, hanno lasciato noi in un catino, come merenda per i porci. toglietevi tutti 20 o 30 annni e provate a fare associazionismo e aggregazione in questa terra. la viltà per chi è più giovane è una cosa comune. io non mi scoraggio e una delle cose che mi dà coraggio sono proprio i barlumi di un poeta di bisaccia.

    sergio pagliarulo

    21 dicembre 2010 at 11:47 pm

  35. bravo Sergio, questa tua analisi mi piace, è realista e profonda e denota come ormai la maggior parte degli Irpini sia diventata amorfa, nulla più riesce ad indignarli. Si assiste inermi ai tagli ragionieristici di Napoli che a lungo andare porteranno alla alienazione dei servizi essenziali e il tutto è teso alla desertificazione dell’Alta Irpinia,per poter farne il luogo dove vomitare le vergogne metropolitane, nascondendole agli occhi del mondo ed alle narici dei viventi la fascia costiera. Storicamente sappiamo anche che Avellino non è mai stato il capoluogo di tutta l’Irpinia. Ed allora perchè non pensare seriamente a fare una scissione e passare con la Puglia o la Basilicata ??? Per i territori altirpini potrebbe essere l’unica salvezza visto che Napoli non ha alcun riguardo verso la “Cenerentola” montana dell’Irpinia d’Oriente. Io spero che i nostri sforzi portino qualche speranza ai ragazzi che ancora hanno il coraggio di lottare in nome di questa terra, che il Parco dell’Irpinia d’Oriente possa diventare attuabile e dare sviluppo ad una agricoltura di qualità, spero che si possano organizzare delle cooperative, dei consorzi, delle società di fatto che possano aiutare lo sviluppo e possano dare sbocco ai prodotti irpini grazie alla presenza nelle vetrine internazionali, perchè amici miei, come dice quel “rompicoglioni” di Franco Arminio qui non c’è futuro se non impariamo a coniugare il computer ed il pero selvatico, è qui che sta la svolta.

    giovanni ventre

    22 dicembre 2010 at 9:21 am

  36. cerchiamo nel 2011 di stare attenti al linguaggio: che senso ha parlare di “vergogne metropolitane”? mi sembra un termine un pò forte, si potrebbe usare “eccedenze, residui…”e non sarebbe un eufemismo. alla fin fine che cosa è arrivato come rifiuto a voi? un bel niente. sta funzionando chiaiano e presto aprirà una discarica a tufino, certo, dobbiamo vigilare, il procuratore lepore sbaglia a perorare il grande buco. ma stiamo attenti a non esagerare il pericolo e nemmeno il danno reale, e, di nuovo, attenti al linguaggio. ho sentito uno di noi lamentarsi al pranzo di fontigliano perchè a fianco la sala era piena di napoletani rumorosi…ma al proprietario di quel ristorante non facevano schifo quei dollari e poi che fastidio vi dà un pò di rumore, non ne avete abbastanza di silenzi assordanti?

    sergio gioia

    22 dicembre 2010 at 6:31 pm

  37. Non condivido la contrapposizione fascia costiera -aree interne. Mi dispiace ma su questa linea non troverete un mio sostegno convinto, se questo significa nuovi limiti amministrativi e quindi spostamento degli assi clientelari, casomai.
    L’area metropolitana di Napoli è il deposito, la cassaforte di una liquidità e una ricchezza economica che è sbagliato “schifarla”.
    E poi non comprendo perchè l’Irpinia, ma tutte le aree interne – non dovrebbero costituire l’area di decompressione del sovraffollamento metropolitano. Il discorso qui diventa lungo, ovvio non immagino che un “metropolitano” possa decidere di vivere tutta la sua vita in luoghi di fatto privi di contraddizioni sociali ed urbane (che fanno il senso della città), e quindi stranianti da un punto di vista antropologico e culturale, ma certamente si possono creare le condizioni per riabitare a nuove funzioni e con nuove visioni temporali questi luoghi.

    lucabattista

    22 dicembre 2010 at 7:35 pm

  38. il pensiero di luca battista sul dialogo fasce costiere-aree interne da anni forse esprime il punto di vista più equilibrato della cp. sarà perchè, stando ad avellino, è a metà tra napoli e alta irpinia…

    sergio gioia

    22 dicembre 2010 at 8:18 pm

  39. sergio, l’attenzione alle parole usiamola tutta e usiamola sempre.
    Ma tu hai mai visto ‘una fascia costiera dialogare con un’area interna’?
    con l’anno nuovo facciamo un pò di igiene linguistica e sforziamoci di usare parole nostre e non quelle che pigramente rubiamo ai formulari insensati dei nostri buro-politicanti. Parole che parlino, di acqua, di terra, di coraggio e allegria, di persone insieme (comunità?, società?, bocciofile?). Parole che dismettano per sempre l’idea proprietaria dei territori, l’idea gramigna che l’Irpinia è degli irpini, il vesuvio dei napoletani, il Po dei padani.
    Se vi piace, questa velleità metto nel sacco di babbonatale per i cinque lettori di questo commento.

    paolo

    23 dicembre 2010 at 12:32 pm

  40. Quoto la “brusca” efficace secchezza di Paolo….bruschi!
    Auguri a tutti, a “buoni reprobi e cattivi” dal “goebbels del blog”

    Salvatore D'Angelo

    23 dicembre 2010 at 12:52 pm

  41. Stamani sul mattino c’è un articolo sul principato di Arechi, 56 comuni del salernitano che vogliono creare una nuova Regione, non credete che Napoli sia ormai troppo ingombrante per tutto il resto della Campania ??? Comunque un problema esiste e far finta di niente non ci aiuta.
    Auguri a tutti i campani ed un abbraccio agli amici napoletani.

    giovanni ventre

    23 dicembre 2010 at 1:06 pm

  42. ha ragione giovanni, il problema esiste.
    so che non faranno mai un’altra regione, ma questo non significa accettare una politica che non tiene conto dei paesi e delle montagne.

    Arminio

    23 dicembre 2010 at 1:31 pm

  43. un problema è anche che a napoli abita tanta gente di avellino che per anni usa la mia città come gli americani rintanati nelle basi militari all’estero, senza parlare neanche con un napoletano perchè, poverini loro anime belle, temono che gli sfili via il portafoglio. chiusi nella loro cerchia come tanti studentelli fuori sede che organizzano cenette con beneventani e simili. oggi vedo gente da napoli che non compra più case di vacanza a sorrento o roccaraso, ma in irpinia…e anche questo non va bene, anzichè essere apprezzati come turisti illuminati vengono a mala pena tollerati come rozzi inurbati in cerca di un’ora d’aria pulita (e anche se fosse così, dovreste provare umana pietà verso popolazioni che affogano nell’inquinamento e nello stress)…come se foste una genia di persone che si percepiscono come un popolo eletto come neanche, nel luogo comune, gli ebrei. è la solita irpinia che dietro un gesto semplice e pulito vede chissà quale secondo fine losco, che vede sempre il bicchiere mezzo vuoto. se abitassero 450.000 napoletani l’irpinia anzichè voialtri, ci sarebbe qualche cartaccia per strada in più e qualche suicidio in meno!

    sergio gioia

    23 dicembre 2010 at 2:47 pm

  44. … sergio, riconosco che ci vuole talento per scrivere queste puttanate senza crederci… perché, tu non ci credi, è vero?
    giovanni, pure tu e il mattino, con il principato di arechi non ci scarseggi.
    Ma, comunque, la colpa è sempre di Franco che non chiude il vaso di Pandora (chiamiamolo così per buonismo natalizio…).

    paolo

    23 dicembre 2010 at 4:05 pm

  45. Dai celti ai longobardi?
    E Hammurabi pecché l’ammo zompato?

    paolo

    23 dicembre 2010 at 6:19 pm

  46. “Ma, comunque, la colpa è sempre di Franco che non chiude il vaso di Pandora” (Paolo Bruschi 4:05 pm)”

    “Dai celti ai longobardi?
    E Hammurabi pecché l’ammo zompato?”(Paolo Bruschi 6:19 pm)

    Strepitoso! Lo quoto tutte e due le volte , al 100%.

    A dimostrazione del nuovo tipo di “democraticità” della rete, dove le opinioni si aggregano e disaggregano su singole questioni, a prescindere da “presunti re, regine, masse fascistiche e via elencando”.

    @ Giovanni

    “Comunque un problema esiste e far finta di niente non ci aiuta.”

    E’ vero, caro giovanni, far finta di niente non ci aiuta. esiste il problema di un nuovo assetto complessivo dello stato, delle regioni, del territorio. Ma non è certo con i secessionismi da “piccoli ascari” o con miopi provocazioni che si risolve il problema. Tutt’al più – e senza volerlo, per i molti in buona fede- si finisce col fare il gioco degli etno-razzisti della Lega Nord, che soffiano alla grande su questi piccoli fuochi fatui. E sarebbe come cadere, per la seconda volta, dopo il 1861, dalla padella alla brace.

    Mi fermo qui, perchè la questione è lunga, complessa. Ne abbiamo anche discusso , ma non abbiamo ancora approfondito, come meriterebbe. Tuttavia c’è tempo, godiamoci il Natale, ora.

    Salvatore D'Angelo

    23 dicembre 2010 at 7:00 pm

  47. Non sempre ci si rende conto che, talvolta, spesso, ci si parla addosso, qualcuno direbbe “straparlando” mentre si scrive senza accendere le luminarie del cervello…
    Absit iniuria verbis e mi fermo qui quo qua
    RQ

    rocco quagliariello

    23 dicembre 2010 at 8:48 pm

  48. amici ho detto tante volte di non credere che ci sarà una secessione. dico che la nostra regione tiene insieme cose molte diverse e che questa diversità non produce ricchezza per nessuno.

    Arminio

    23 dicembre 2010 at 9:10 pm

  49. dovete decidere se volete essere intellettuali internazionali all’avanguardia o razzistelli di mezza tacca che lucrano posizioni di gloria personale su luoghi comuni degni di un popolo di serie cadetta

    sergio gioia

    24 dicembre 2010 at 12:01 am

  50. sergio datti una calmata, qui non ci sono razzistelli…
    quanto a me:
    la mia gloria personale, se mai esiste,
    non viene certo da questi luoghi.
    è chiaro?
    quando postate un commento rileggetelo per favore
    e cercate di misurare le parole….
    il blog è libero
    ma non ci si può rivolgere ai comunitari in questo modo.
    se pensi questo che vieni a fare il 29 a materdomini?

    arminio

    24 dicembre 2010 at 4:18 am

  51. Invito Sergio Gioia a diventare più buono almeno da oggi alla Efifanìa che, come è arcinoto, tutte le feste di avvento porta via.Grazie.
    Abbracci comunitari ,non soltanto.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    24 dicembre 2010 at 5:42 am

  52. caro franco, tu mi insegni che quando uno si adira con un altro è perchè gli vuole bene e vorrebbe che “migliorasse, progredisse” e con lui il loro rapporto personale di simpatia e affetto. per questo non c’è contraddizione tra una “sparata” e la mia presenza a materdomini, anzi.
    inoltre, il mio appello del commento precedente era rivolto a tutti ma proprio tutti i lettori di questo blog, compreso me stesso, compreso il più analfabeta e oscuro. tutti possono essere veri intellettuali internazionali di avanguardia, purchè le loro idee lo siano. io ho solo testimoniato il mio disagio per il discredito di cui soffre il capoluogo regionale, soprattutto a causa di una superficiale gogna mediatica, spesso condotta in mala fede, imposta da anni. credimi, oggi è difficile dire di essere nato e abitare nel capoluogo regionale, ti guardano male persino a pozzuoli o marano… perciò io chiedo ai frequentatori di questo blog, specie ai più influenti(qualche vigliaccata di qualche anonimo commentatore mordi e fuggi ci puo scappare sempre…), di non saltare sul carro dei vincitori contro i loro confinanti abitatori della fascia costiera (includo terra di lavoro), chiedo loro qualche parola di solidarietà, di complicità, di non peccare di conformismo. tutto qua, nè più nè meno

    sergio gioia

    24 dicembre 2010 at 3:00 pm

  53. Ho solo riportato quanto accade, non ho detto che sia una cosa giusta il Principato di Arechi denota una sofferenza e se facciamo finta di non vederla allora siamo ciechi. Napoli purtroppo nel bene e nel male condiziona le scelte politiche e per ovvie ragioni pretende il meglio per se e per il suo elettorato … o anche questo è sbagliato ??? NOn acceto che si facciano passare delle considerazioni per prese di posizioni, ho sempre detto e lo ripeto spero per l’ultima volta: SONO PER LE APERTURE E NON PER LE CHIUSURE – NON SONO ASSOLUTAMENTE RAZZISTA MA SONO INESORABILMENTE FIERO DELLE MIE ORIGINI IRPINE – CHIUNQUE FACCIA DEL MALE ALLA MIA TERRA LO FA A ME – LOTTERO’ SEMPRE CONTRO LE ANGHERIE ED I SOPRUSI ANCHE A COSTO DELLA VITA – NON SMETTERO’ MAI DI METTERE IN RISALTO LE CONTRADDIZIONI DI UN TERRITORIO CHE PURTROPPO ED I NUMERI LO DICONO CHIARAMENTE E’ MORTIFICATO DALLA VOLUTTUOSITA’ DI UNA METROPOLI COME NAPOLI – NON HO NULLA CONTRO I NAPOLETANI, I CASERTANI, I SALERNITANI, I BENEVENTANI, I GHANESI O GLI OSTROGOTI – MAI FARO’ FINTA DI STARE ZITTO PER NON AGITARE LE ACQUE CHETE CHE LA POLITICA I IMPONE.
    Spero che capiate i miei sfoghi e senza rancore vi auguro un felice Anno Nuovo, domani a Caposele parleremo anche di queste cose.

    giovanni ventre

    28 dicembre 2010 at 11:45 am

  54. dalle mie amabili provocazioni non è scaturita da nessuno alcuna risposta o valutazione nel merito, apparte qualche battuta polemica o sardonica. perchè, snobismo, acquiescenza silenziosa, o che? allora avevo ragione io? insomma, la nostra azione politica e culturale si ispira a moro o a borghezio? se si ispira a borghezio allora buono a sapersi. io me ne vado e resterò solo per pranzi e pranzetti amichevoli tipo quello di domani

    sergio gioia

    28 dicembre 2010 at 2:24 pm

  55. senza i tramonti e le albe, la luna e le stelle, gli alberi e i fiori, il mare il cielo e la terra che mi stuzzicano con la loro purezza e bellezza e rinascita non avrei la forza di scivere poesie….
    ( e scusate il rubicondo neoromanticismo )…

    paolo battista

    28 dicembre 2010 at 5:06 pm

  56. sergio: tu hai messo il dito nella piaga, senza guanto e senza mascherina.
    In tal modo si contamina tutto.
    Tutte le iniziative che sono state intraprese qui’ in Irpinia eranogià state fatte in qualche altro posto del mondo, napoli compresa.
    Tutte le tragedie della nostra Irpinia sono le tragedie di tutta l’umanità, haiti compresa.

    Noi ci mettiamo un pizzco di rancore in più, di brigantaggio in più, Noi siamo sempre stati briganti e banditi, miserabili e di acume ingegno,
    Abbiamo sempre lavorato,pero’, abbiamo sempre avuto chiaro il concetto di dovere , nessuno ci ha mai regalato nulla.

    A napoli,invece, taluni si alzano la mattina per sbarcare il lunario senza avere alcuna voglia di lavorare, vesi parassiti sociali, veri truffatori, veri protagonisti della sceneggiata napoletana.
    Questo aspetto folcroristico di napoli e di taluni napoletani non ci piace, non ci puo’ piacere, neppure vederlo rappresentato a teatro.
    Noi siamo persone serie, ci confrontiamo con Napoli ed i napoletani, con l’arena flegrea e la plebe.
    Non ci piacciono i neoborbonici e gli aristofradici, non ci piace essere dominati, sottomessi,messi sotto.
    Questo tu lo hai capito molto bene da bisaccese acquisito ed irpino d’oriente .
    Trova la sintesi della questione: ne sei capace. Poi mettila in un saggio e pubblicalo. In tal modo renderesti un tributo dovuto alle due terre in cui ha vissuto, quwella flegrea degli sfaticati e quella irpina d’oriente dei rancorosi.
    Un invito a trovare la sitesi prima di domani, grazie.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    28 dicembre 2010 at 5:15 pm

  57. nel frattempo che medito sul saggio, caro rocco, mi limito a osservare che certe vite “sfaticate” sono molto più faticose e laboriose di quanto sembrano; no, i veri difetti dei napoletani non sono questi, sono ben altri, è bravo è chi indovina…

    sergio gioia

    28 dicembre 2010 at 5:53 pm

  58. ho riletto meglio il tuo commento, caro rocco…e se invece di essere sfaticato e rancoroso, come tu lasci dedurre che io personalmente sia, io fossi decoroso (come voi irpini) e ironico (come i flegreo-vesuviani)? così come tu sei organizzato mentalmente (irpino) nonchè magnanimo (napolese), avendo anche tu sperimentato entrambi i luoghi?

    sergio gioia

    28 dicembre 2010 at 6:06 pm

  59. il dottor rocco -figlio del senator francesco detto politicamente ciccio- non è irpino né napoletano tantomeno demitiano, è santangiolese longobardo

    a_ver

    28 dicembre 2010 at 7:40 pm

  60. ‘Sti cazzi!!!

    enzlu

    28 dicembre 2010 at 8:38 pm

  61. Gli Osci delle pianure (sia quelli delle tribù capuane, sia quelli delle tribù atellane) guarda un po’ si sono sempre alleati con i Sanniti-Irpini contro i Romani ( con Mario contro Silla durante la guerra civile …e Silla vincitore lo fece …a cappello di prete a entrambi; con Annibale contro i Romani ( e pure lì, stessa sorte, stessa forma).. I Napoletani, da brava gente di mare che ne ha viste tante e troppe, sono stati o a guardare o a far finta di stare coi Romani…. Ma mo’ basta scherzare, sennò s’incacchia Bruschi e – nomen omen- più brusco di lui non cè nessuno! A domani, dunque, sperando di discuterne lontano….dai fumi del vino! Sennò, sai quante risate…leghiste!

    Vabbè, amenità di fine anno!

    Salvatore D'Angelo

    28 dicembre 2010 at 10:20 pm

  62. GRAZIE aNGELO, ALTRO CHE ANGELO MERCUZIO
    L’ANGELO VERO REALE SEI TU ANZI UN SERAFINO UN CHERUBINO
    PER QUESTO,NON SOLTANTO, TI VOGLIO BENE,CARO COMPAESANO
    Rocco

    rocco quagliariello

    29 dicembre 2010 at 7:13 am


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