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La rivoluzione

di Franz Krauspenhaar

Dedicato a non so chi, nè come.

Perchè in quest’amarezza vola

l’aereo del ritorno, montagne

annerite dal carbone, sei in fine

all’ospedale. E ridi con tutti.

Domani non rivedrai nessuno.

Scrivi per resistere, manca il

caldo, nuove strade; abituato

a poco, il successo è bruciato,

non è cosa per te, nemmeno

un grammo di felicità, come

a tanti. Maggioranza urlante.

Dovresti imbracciare il mitra

e sparare nei cortili delle banche,

far sangue sporco di capitalisti,

ritentare la rivoluzione prima

di farti saltare la testa. Prima

che ci pensino loro. L’ordine

costituito di loro, gli assassini.

Io vorrei la destinale rivoluzione

dei nostri destini, delle bocche,

dei pompini, l’umida rivoluzione

d’un nostro amore, delle notti

insonni, del caldo sul freddo.

Vorrei cancellassero morta la tv

dell’orrore, che ammazzassero

giornalisti e politici, che fossero

impiccati. Senza pietà alcuna.

Dio è l’applauso angelico sui morti

a scempio. La rivoluzione, porco

dio, la rivoluzione! ma di che pasta

marcia siamo diventati? di che nero

pece dentro al buiolo, al pensante

disastro, alle parole come secchi colpi?

Morite, porci all’ingrasso! Facciamo

la rivoluzione, distruggiamo banche

e aguzzini, torniamo folli e suicidi

come nel quarantennio passato.

Morte e resurrezione. E poi vita

tentata, e sempre, disperatamente.

Non si può rimanere con l’infamia

d’essere rotelle, chiodi, bulloni.

L’uomo è belva, e tale va distrutto.

Nessuno può insultare i miei morti,

perchè potrei uccidere in nome

loro, e mio. Qui è Sudamerica,

qui è estremo oriente e culo nero

dell’Africa. A loro conviene non

ucciderci. Rivoluzione, compagni,

ritrovati fratelli! ammazziamoli

tutti, tutti, tutti. Con sacrificio.

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Written by Arminio

21 dicembre 2010 a 6:39 am

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