COMUNITA' PROVVISORIA

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un post brevissimo

metto qui una piccolo commento preso da facebook di un bravo scrittore che pochi conoscono. ogni volta che esce un mio libro si ripropone un sottile senso di colpa, come se parlare del proprio lavoro significasse offendere qualcuno…

ci vediamo il 29 a materdomini!

***

Si scrive per essere letti. E non da quattro persone, ma dal numero più alto di lettori possibile. Segnalare e promuovere la propria scrittura è un prolungamento del tutto legittimo dell’atto di scrivere, oltre che una rischiosa esposizione al giudizio degli altri. Franco ci invita a comprare e leggere il suo libro. Che avrebbe dovuto fare, dopo averlo scritto e pubblicato, nasconderlo? Nascondersi?

francesco pecoraro

 

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Written by Arminio

23 dicembre 2010 a 1:05 pm

Pubblicato su AUTORI

2 Risposte

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  1. Caro Franco, Pecoraro lo conosciamo e lo abbiamo letto al Premio Napoli qualche anno fa. E’ un bravo, scoppiettante narratore, un blogger (spero che si scriva così) che la tira forte sulla lunga distanza, ha l’età per essere schietto nonché un amabile conversatore.
    I libri sono fatti per essere letti e per incontrare respiri tra i pensieri:))°; se poi s’incontra o meglio si conosce un po’ l’autore è ancora meglio perchè si fondono sorrisi amichevoli sempre, rispettosi ed intrisi d’innocenza.
    Il guaio è, anzi sarebbe, quando s’incontrano i saccenti e spocchiosi critici incensatori, i quali pur di esistere nella loro supponenza sono capaci di stroncare brutalmente uno sconosciuto scrittore usando malevolenza, senza aver avuto mai, però, il coraggio di arrivare all’ultima parola del libro appena pubblicato. Costoro sono i nemici della scrittura perchè vorrebbero tenere sempre sotto scacco e sotto vergogna lo scrittore e sono i più feroci nemici della poesia. L’accadeniucola del “siamo bravi solo noi” è retta e manutenuta da loro stessi e, secondo me, meritano di essere intravisti giusto quanto basta, soltanto per sapere quale incenso bruciano mensilmente.
    Saluti cari a tutti, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    23 dicembre 2010 at 4:51 pm

  2. l tempo per leggere, come il tempo per vivere, dilata il tempo della conoscenza, se si conoscon, almeno, materiali e medoto della lettura e della scrittura.
    Di cio’ che non si sa, è meglio tacere.
    qui quo qua.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    23 dicembre 2010 at 8:50 pm


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