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(io, pendente. deluso).

macerie in fiore di Paolo Battista

Omaggio a Mio fratello.  (L.B.)

COLLAPSUS ( poema in versi liberi ) . Poema dell’antimodernità

di Paolo Saggese

Paolo Battista è un poeta urbano, come da subito si è rivelato con la sua prima plaquette appunto “Canti urbani”, e con “Collapsus – poema in versi liberi” si conferma da irpino trapiantato a Roma poeta della metropoli e della modernità liquida. Una notazione marginale, prima di arrivare al cuore del problema, è che il poeta si richiama sin dal titolo alla cultura classica e alla tradizione letteraria italiana, sebbene proprio il richiamo alla classicità, come in Sanguineti, produca un forte contrasto tra passato e presente, tra canoni codificati e sperimentalismo. Infatti, si parte da un titolo latino, cui segue la nota esplicativa, che nega la natura stessa, la possibilità stessa del poema: non è possibile un poema in versi liberi, un poema che anzi alterna verso e prosa, mediante la tecnica comunque già classica del “prosimetrum”. È un po’ come l’Ovidio dell’“Ars amandi”, che scrive un poema didascalico in distici elegiaci (e non in esametri) dedicato non agli dei, alla filosofia o all’agricoltura (si pensi ad Esiodo, Lucrezio  Virgilio), ma all’arte di amare!

Dunque, “Collapsus” è un poema dei nostri tempi, un poema che definirei dell’antimodernità, perché questi crolli, queste cadute, queste rovine non sono quelle semplicemente del poeta, né semplicemente di Roma, la città eterna del Cristianesimo, né quelle della città eterna della classicità, sono bensì i crolli comuni, le rovine, le cadute, le polveri di macerie di un’intera civiltà, che è quella umana.

Se proprio volessimo trovare antecedenti a questa rappresentazione rovinosa della realtà urbana dovremmo comunque andare indietro alla cultura classica, alle descrizioni della Roma della decadenza di Marziale e Giovenale, di Tacito, oppure ad alcune immagini della “Graeca urbs” di Petronio. In “Collapsus” vi è la stessa poetica degli oggetti, ovvero la rappresentazione di questo mondo attraverso un elenco confuso di persone e cose, di immagini, sensazioni, emozioni, pensieri, di rumori e di odori, di colori e di luci. Dovremmo andare con la mente anche ai “Quadri parigini” di Baudelaire. E tuttavia il canto di Paolo Battista presenta più punti di originalità, e molteplici allusioni letterarie.

Al di là di questi antecedenti, Paolo Battista è soprattutto poeta meridiano, poeta che critica questa modernità consumistica, caratterizzata da un olismo economicistico, da  una mercificazione dell’uomo “usa e getta”, da un qualunquismo del consumo, dal culto dell’avere che esclude e nega l’essere. In questa società, in cui nulla ha senso e tutto perde di senso, la poesia può essere un baluardo al “collapsus” presente, a questo collasso da cui solo un nuovo umanesimo può salvarci. E così “Collapsus” si prefigura come il primo “poema meridiano”, come un “manifesto” di quel pensiero meridiano e di quella poesia meridiana, che possono, se possibile, fare sì che il “collapsus” si risolva in Umanesimo. Allora è vero che la Bellezza, e dunque la Poesia, possa salvare l’Umanità!

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Written by lucabattista

26 dicembre 2010 a 6:04 pm

Una Risposta

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  1. tratto da Collapsus,ed.eva 2010

    ( volti ) : avari di pregiudizi. inconsolabili. fragili. Caravaggio è ancora vivo,
    battaglia sul suolo romano. lo strazio della fede che scomunica. Luce, tenebra nel mio cuore che incespica. una brusca sterzata e l’indigestione continua.
    ( volti ) : iniezioni d’ingiustizia. pericolo. ignoranza. ( bocche ) : scandalosa muore la vergine. i capelli bagnati e un fottio di croci sul suolo romano.
    ( voci ) : un abisso che m’inghiotte. brividi. anfratto. delitto. anti-classico. sublimazione
    e il caffè troppo dolce mi disgusta; piove, piove, piove grigiore sulle buone famiglie
    : i bambini si riparano e ( ignari ) leggono testi senza vocazione…codici, frottole,
    baci frementi e sveglio da ore bevo l’ennesimo caffè questa volta meno zuccherato.
    dal televisore tossici segnali di morte, guerre senza fine già alle sette del mattino, i bambini ignari ridono felici. non ho voglia di finzione! fiato corto. scene periferiche ( sfogo ). spengo………
    mi specchio nello specchio del televisore spento, e non mi riconosco.

    un guaito blufosforescente. notte e giorno si confondono. luce e tenebre in cui affondo.
    sogni impazziti. sentenze. reliquie di latta. razze che minacciano razze. controsenso. tram al galoppo e
    accodanti fracassi di gabbiani e automobili in fuga e Medusa, contusa, che sbraita ripudiata e
    vuoto in capsula. aggressione. stringo il volante : ombre incrostate. uccellini dalla testa elettrica. cervelli sgretolati. labbra levigate. nuvole gravide. prigioni da affittare. regime immobiliare. sguardi stralunati.
    luce appestata e spossata. gabbiani piagnucolanti. destini fuggitivi. diavoli pensosi. stelle morte. parassiti dalle code raggianti e appuntite.
    doppia fila e parcheggi abusivi. poso l’auto e giro a piedi. respiro tutta l’aria che posso e
    tentacoli lunari a spasso nel traffico. strazianti ululati. lugubri scricchiolii. notte impaurita e
    in pericolo. apro la porta e il letto è un paradiso perduto. ansia e cuscini sudati. mentali dondolii. cuori riciclabili e in delirio. occhi strabuzzanti e cerchiati. luce, tenebre, notte, giorno.
    perdere il controllo. perdere il sonno. demoni e rintocchi. scarti. languori. stridori. contrazioni. voci. ancora sputa sangue Piazza Fontana. Bologna. l’Italicus.
    cinegiornali dalla memoria incerta. ancora sputa sangue Baghdad. Sudan. Ruanda. polmoni neri. non c’è pace per i popoli succubi. macerie.
    bersagli inconsapevoli dell’epidemia occidentale. ancora sputa sangue Beirut. Sarajevo. Madrid. leggo quotidiani compromessi
    e notte e giorno si confondono. il televisore è un forno che brucia ogni pensiero. strategie
    per svendere corpi (disumani): trentamila uomini ben addestrati: Stati Uniti dalla superbia. luce e tenebre…morte e distruzione…l’unica salvezza è non restare in silenzio : non dimenticare! il dolore ci appartiene : non dimenticare!

    un imbuto d’illusioni cifrate nell’agonia dei marciapiedi. esco, rientro, riesco, impazzisco. notte e giorno. sorrisi da cartellone. i denti aguzzi di un dinosauro pubblicitario. luce e tenebre, dove sono?
    anomalie nella fredda filigrana del tempo : ingordo. notte, giorno : scorticato. cielo, terra. mi aggrappo ai ricordi e spaccio contusioni. cicatrici sul mio corpo tatuato. beffato.
    la cinica serialità di un semaforo e ancora piove, piove, piove…una nube mastodontica si muove e copre le colline smussate…e intanto piove, piove, piove…Roma piange lacrime glaciali e fa presto a dimenticare!

    paolo battista

    26 dicembre 2010 at 6:14 pm


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