COMUNITA' PROVVISORIA

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Da Cairano al Belgio con Dragone

metto qui un pezzo sul viaggio comunitario da dragone. domani a materdomini si parlerà anche dell’edizione 2011 di cairano7x.

il ritrovo è per le 11.30 a piazza sanità, all’ingresso di caposele

***

Nella piazza principale di La Louviere, sulla cima del campanile in mattoni, resi bruni da anni di esalazioni carbonifere, c’è un’enorme mezza luna. È la prima cosa che vedo quando scendiamo dal Mercedes nero con i vetri fumé che è venuto a prenderci in aeroporto.

La piazza è un grande quadrilatero delimitato da abitazioni a due o tre piani, brulica di attività per lo spettacolo del giorno dopo. Decido di fare un giro e vedo una lunghissima pedana che collega le due piazze principali, nell’altra è stato ricostruito un vero e proprio teatro barocco con una grande scena centrale, c’è un’orchestra che prova. Ci sono telecamere dappertutto e centinaia di proiettori e luci, ci sono bambini vestiti di bianco che eseguono passi di danza.

Siamo in Belgio ma vedo facce e corpi fabbricati con dna meridionale. Sento un francese che ha le cadenze dei nostri dialetti. In questa zona ci sono più di trentamila irpini, ci sono più conzani o cairanesi qui che in Irpinia: al tempo delle elezioni gli aspiranti sindaci di Conza salgono da queste parti a fare i comizi.

C’è qualcosa nell’Europa continentale che non mi convince. Ti senti in un luogo in cui la storia ha fatto il suo lungo corso e ora pare non ci sia una direzione, è come se l’Europa tirasse avanti grazie alla sua efficienza, ma fosse priva di un cuore caldo. Mi pare che manchi la lietezza e lo sgomento, quasi che la vita fosse un eterno minuto di raccoglimento. Girando per Bruxelles e anche per la bellissima Bruges mi manca la particolarissima congiuntura della nostra Irpinia dove la civiltà contadina si è direttamente incrociata con la postmodernità producendo sbalzi, fenditure, squarci antropologici che alla fine rendono la nostra vita quotidiana difficile ma non priva di intensità.

Franco Dragone lo abbiamo incontrato per la prima volta in luglio, dopo Cairano 7X, i sette giorni dedicati alla decrescita felice che lui ha voluto promuovere e finanziare nel paese dal quale, a sette anni, era andato via con tutta la famiglia.

Da subito mi aveva dato l’impressione di essere un uomo speciale, capace di grandi sogni e di una grandissima umiltà, un irpino atipico, una mescola di operosità nordica e di sensuale oniricità bizantina. In quell’incontro ci aveva invitati, come Comunità Provvisoria, ossia come ideatori ed organizzatori di Cairano 7X, a La Louviere per la fine di settembre. Qui, ogni due anni, si svolge un evento voluto da lui, Decrocher la Lune, un grande spettacolo per questa città di circa ventimila abitanti.

La Louviere sta nel distretto minerario belga, quello reso famoso dai tristi fatti di Marcinelle, quello che ha fornito carbone all’Italia per anni in cambio di manodopera, di braccia, siciliane e irpine soprattutto. La crisi è arrivata anche qui, qualche anno fa, ed è arrivata la disoccupazione, ma, insieme a tutto questo, è arrivato anche un uomo come Dragone. Nel suo paese di adozione ha voluto collocare il quartiere generale delle sue attività, un grande ufficio con circa cento dipendenti, tutti giovani, molti residenti del posto, e poi architetti, informatici, scenografi, costumisti, alcuni dei quali trasferitisi qui dagli Stati Uniti, dal Canada, tutti impegnati a realizzare le spettacolari visioni che Franco porta in tutto il mondo.

Abbiamo la fortuna di dormire in un albergo proprio nella piazza centrale. La prima sera la passiamo a guardare le prove generali dello spettacolo, una performance nell’evento, un meccanismo perfetto di luci, suoni, corpi che danzano a decine di metri di altezza. Un’artista compie delle straordinarie evoluzioni sulla facciata del campanile. E’ sospesa ad un filo di acciaio, ma sembra che voli, che cammini in verticale sui mattoncini, ogni tanto salta e pare quasi che vada a sbattere vicino al muro, invece, poi, si ferma a mezz’aria e riprende a danzare.

Dragone quest’anno ha voluto uno spettacolo che avesse al centro i cittadini di questo paese, centinaia di fotografie sono state scattate, foto di bambini in bianco e nero, foto dalle quali intuisco immediatamente le differenti etnie di provenienza. Queste foto verranno proiettate sui muri dei palazzi, faranno da sfondo a tutto il percorso.

Gli alberi del paese sono decorati con disegni, ritratti realizzati dagli scolari, ritratti delle mamme, dei nonni, dei papà, linee essenziali su cartoncini bianchi, ritratti che diventeranno maschere da indossare la sera dello spettacolo.

Sancho, un grande pupazzo mosso da cinque persone, deve acchiappare la luna, come il nostro Marcoffio, personaggio della cultura popolare irpina, per farlo ha bisogno di guide, di indicazioni, ha bisogno dell’aiuto di tutti. Deve arrampicarsi sul campanile e raggiungere il suo sogno.

La sera dello spettacolo a La Louviere ci sono trentamila persone in piazza, sono venute dal Belgio, dalla Francia, dall’Olanda, una massa silenziosa e composta che si diverte e partecipa a tutto quello che succede, migliaia di persone per due ore con il naso all’insù a guardare le acrobazie degli artisti e il sogno di Dragone.

Franco Dragone è sicuramente l’irpino più famoso nel mondo, le Cirque du Soleil è solo una delle sue creature. Eppure, quando gli parliamo, quando lo incontriamo, è sempre lui a farsi avanti, a ringraziare, a mettere a proprio agio gli ospiti. Ha una sua dolcezza particolare, parla un italiano familiare, che sa di casa, di infanzia, che sa di immaginazione e di fatica.

Ci dice che, senza investimento nella cultura non può esserci nessuno sviluppo economico, ci parla di Zizek, sofisticato filosofo sloveno, nomina Barbiana (quanto tempo è che non sento più parlare di don Milani in Italia?), sogna di scuole primarie di alta formazione che facciano concorrenza alle scuole dei paesi vicini, ci ascolta senza interrompere, non impone un suo modello, vuole che le prossime Cairano 7X siano il frutto di un lavoro e di un progetto comune, crede, e si vede, nell’utopia, nel pensare in grande per la nostra terra.

Nelle sue parole, nel suo modo di guardare a Cairano non c’è nessun paternalismo, nessuna commiserazione nostalgica, c’è, invece, l’idea dell’eccellenza, l’idea che questa terra possa divenire centrale e smettere di essere considerata isolata, dimessa. C’è un orgoglio che vorrei sentire negli irpini che la abitano e che, troppo spesso, se ne vergognano. C’è una lezione fortissima, che Dragone ci trasmette con mitezza e con candore, l’idea che solo cambiando i modi di fare e di pensare si può cambiare davvero, e cambiare non vuol dire svendersi, mercificarsi, ma proporsi per ciò che si è, per la propria specificità, per il proprio valore.

“La Lune est là” recita il grande striscione che i bambini di La Louviere mostrano a Sancho, si, penso anch’io, la luna è là, dove noi vogliamo vederla, dove nessuno pensa che sia, dove, per cercarla, bisogna arrampicarsi e sudare.

È là la luna, sulla rupe di Cairano.

26-09- 2009

 

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Written by Arminio

28 dicembre 2010 a 11:16 am

Pubblicato su AUTORI

Una Risposta

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  1. parleremo anche del blog.
    io tra le altre cose proporrò la reintroduzione di un sottotitolo sotto la testata comunità provvisoria.
    per me dovrebbe essere questo:
    PER UN UMANESIMO DELLE MONTAGNE
    ma ovviamente mi affido alle decisioni degli amici presenti.

    Arminio

    28 dicembre 2010 at 11:26 am


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