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il pungitopo – ruscio

di Franca Molinaro _  IL Pungitopo – Ruscio

Chi ama passeggiare per boschi e valloni conosce perfettamente quelle fitte ai polpacci causate dalle spine del pungitopo. I querceti asciutti sono l’habitat preferito da questa piccola pianta spinosa che si abbina ad asparagi, muschi, licheni e tante altre forme di vita. In effetti, pochi tipi di bosco sono ricchi di vita come i querceti perchè, l’aperta cupola delle querce consente alla luce di penetrare il suolo e le foglie marciscono in fretta dopo la caduta formando un soffice humus nutriente per la vegetazione più piccola. Tali condizioni consentono la vita di una grande abbondanza di specie vegetali e animali. Tra le più strane e inconfondibili piante da sottobosco, nella nostra flora, troviamo il Ruscus aculeatus, della famiglia delle Liliaceae. Si tratta di un piccolo sempreverde con rizoma robusto provvisto di radici nella parte inferiore. I fusti, originati agli apici del rizoma, sono alti fino a 60 centimetri, hanno la porzione basale lignificata, la porzione terminale rigida e solcata, ramificata nella parte aerea. La pianta è munita di cladodi, rametti a forma di foglia terminanti con una spina pungente. Le foglie vere sono minute e sono inserite nella pagina superiore dei cladodi. I fiori maschili e quelli femminili si trovano su rami diversi, sono di colore verdastro ma di forma differente. Se i fiori femminili vengono impollinati si sviluppa il frutto, una bacca rossa  contenente il seme.

Il frutto matura durante l’inverno e si presta agli addobbi natalizi grazie al colore consono alla festività ed al colpo d’occhio che procura contrastando col fogliame verde lucido e coriaceo. La sua applicazione si è sostituita all’Agrifoglio in molti luoghi, dove la raccolta del secondo è proibita, causa l’estinzione. Purtroppo la raccolta smisurata per scopi di lucro, in periodo natalizio, può compromettere anche la sopravvivenza del pungitopo una volta comunissimo, ora sempre più raro.

Nelle valli del Calore e dell’Ufita cresce in maniera sporadica mentre è più comune nei boschi e nelle radure asciutte dell’Alta Irpinia e della Lucania, dove tende a formare ampie macchie. Il pungitopo è una pianta che non teme il pascolo, le sue spine offendono il palato dei bovini e anche delle capre da sempre conosciute per la capacità di rosicchiare ogni cosa. C’è però un periodo dell’anno in cui la pianta è particolarmente vulnerabile. In primavera, sugli apici del rizoma spuntano giovani turioni dello spessore di un dito mignolo, amari ma commestibili fino al momento in cui ramificano e induriscono le spine. E’ in questo periodo che animali e raccoglitori fanno man bassa reperendo un digestivo pasto i primi, una piacevole leccornia i secondi. I turioni si recidono nella parte tenera, si lessano con aceto e si conservano sott’olio, possono anche essere cucinati a frittata o con tutte le ricette degli asparagi selvatici. Il sapore è decisamente amaro per questo si possono aggiungere delle cime di luppolo, in tal modo si accentua il gusto troppo marcato. La raccolta razionale non compromette la sopravvivenza della pianta, il problema si presenta nel momento in cui viene estirpato il rizoma perchè, in quel caso, le viene negata sia la riproduzione agamica, cioè attraverso nuovi germogli, che la produzione gamica attraverso il seme contenuto nella bacca rossa.

Nel mondo rurale il pungitopo ha trovato, da sempre,  molte applicazioni. In passato i cespugli di pungitopo erano usati per proteggere dai topi e dagli altri roditori la carne salata,  fu per questo che prese il nome comune di pungi-topo.

I viticoltori lo usavano come frangi zampillo, cioè lo mettevano nel cannellone (rubinetto di legno) dei tini al momento della svinatura per evitare che il vino fuoriuscisse di getto. Era usato, inoltre, per fabbricare scope rustiche utili a spazzare la fuliggine nelle canne fumarie dei focolai o a togliere le ragnatele nelle stalle e nelle vecchie abitazioni..

Con i semi essiccati e tostati si preparava una bevanda in sostituzione del cafè.

Gli antichi erboristi consigliavano di bere una pozione fatta con le radici e di usare, contemporaneamente, una poltiglia, ottenuta dalle bacche e dalle foglie per aiutare le ossa rotte a rinsaldarsi. È stato utilizzato talvolta per alleviare la gotta, il reumatismo articolare, le uretriti e la gonorrea.

Oggi il pungitopo è riconosciuto per le proprietà astringenti, antinfiammatorie, protettrici vasali, diuretiche e sudorifere. Suoi principi attivi sono: fitosteroli, olio essenziale, tannini e ruscogenine.

La droga consiste nel rizoma che è usato in preparati atti a stimolare la secrezione urinaria, eliminare piccoli calcoli, combattere l’obesità da ritenzione idrica, la nefrite, l’itterizia. Recentemente sono stati scoperti nel rizoma due principi attivi per regolarizzare i vasi sanguigni, utili quindi nella cura delle varici alle gambe ed alle emorroidi. Ha effetti benefici su geloni, gonfiore degli arti inferiori e couperose.

È un antinfiammatorio delle vie urinarie, depurativo e vasocostrittore se usato come decotto o tintura vinosa. Per uso esterno si impiega sempre in decotto come lavanda, impacchi, bagni e pediluvi. Per la couperose se ne imbevono garze e si applicano sulle parti arrossate.

Insomma, il bellissimo pungitopo, decorativo dei giorni di festa, nemico degli escursionisti inesperti, è una pianta dalle molte qualità officinali, stimato in cosmesi ed apprezzato in cucina.

Tintura vinosa per uso interno, diuretico, depurativo e antinfiammatorio delle vie urinarie, coadiuvante del trattamento delle emorroidi e varici

La tintura vinosa si prepara macerando la droga nel vino per vari giorni. In questo caso occorrono 5 grammi di rizoma macerati per 10 giorni in 100 ml di vino bianco. Trascorso il tempo di macerazione si filtra il liquido e se ne prendono due o tre bicchierini al giorno.

Decotto per uso interno, diuretico, depurativo e antinfiammatorio delle vie urinarie, coadiuvante del trattamento delle emorroidi e varici.

Bollire 2 grammi di rizoma in 100 ml di acqua. Berne due o tre tazzine al giorno.

Decotto per pediluvi e sciacqui alle emorroidi

Bollire 5 grammi di rizoma in 100 ml di acqua. Applicare in impacchi, sciacqui o bagni.

Frittata di pungitopo  

 

Ingredienti:

getti primaverili del pungitopo

uova

formaggio

olio

sale.

Tagliare i getti della lunghezza di un paio di centimetri, soffriggerli in padella con coperchio, a fuoco lento ad evitare che brucino. Intanto battere le uova con il formaggio, unire gli asparagi e completare la cottura a frittata. Servire caldissima in un largo piatto di portata tagliata a spicchi.

 

Getti primaverili di pungitopo sott’olio

 

Ingredienti:

getti di pungitopo

foglia di alloro

aceto

olio

aglio

sale.

Tagliare a pezzi di due centimetri i getti di pungitopo, lessarli nell’aceto profumato di alloro, scolarli, asciugarli su un canovaccio pulito, condirli con aglio, alloro,  olio e sale ed invasare avendo cura di coprire di olio fino all’orlo.

pubblicato da FRANCA MOLINARO su  Ottopagine- Domenica 19 dicembre – rubrica:  IL GIARDINO DELLA GRANDE MADRE

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Written by A_ve

28 dicembre 2010 a 4:22 pm

Pubblicato su AUTORI

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4 Risposte

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  1. Grazie per queste preziose informazioni…..
    Vorrei aiutare un’amica in modo naturale contro una sua vecchia ed invernale sofferenza: i geloni.
    Come si utilizza il Ruscio in questi casi?
    Ci sono altri rimedi naturali?
    Grazie :)

    Daniela

    29 dicembre 2010 at 9:55 am

  2. ci sono diverse ricette per curare i geloni, sono anche molto complesse a base di più erbe o additivi, il metodo più semplice e funzionale è quello di schiacciare un aglio senza ridurlo troppo in poltiglia, quindi applicarlo sulle parti doloranti e fasciare, lasciare questo impacco anche per tutta la notte. se può dar fastidio l’odore, si può chiudere l’arto (di solito sono i piedi a soffrire di questo problema) in un sacchetto di cellophan e legarlo alla caviglia. per togliere l’odore di aglio dalle mani basta strofinarle con sale da cucina. grazie per la fiducia…franca

    franca molinaro

    29 dicembre 2010 at 10:03 pm

  3. come si puo’ porre rimedio ai pruriti del cervello viscerale(pancia)???

    va bene la ceramide, l’acido ialuronico, lo stinco di aiale, il botulino, l’edta, il miasma senile, la citocromossidasi, la biossidoazotosintetasi, insomma esiste un rimedio a questo malessere contagioo di genere femminile???

    una risposta semiseria da fine d’anno è gradita

    aruspice roccioso

    rocco quagliariello

    30 dicembre 2010 at 7:06 am

  4. Grazie Cara Franca, nel frattempo ho trovato sull’ultimo libro che sto leggendo due altre ricette, 1 con le castagne pazze (ippocastano) ed una con la cipolla …. AuGuri e tanta gioia per il 2011

    Daniela

    31 dicembre 2010 at 9:31 pm


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