COMUNITA' PROVVISORIA

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poesia del secondo giorno dell’anno

voglio la neve l’invernovoglio una cupa sofferenza

e non questo sole scialbo

questi giorni appesi

al niente

e questo niente

che si è fatto mondo

che seguiamo ogni giorno

sparsi e senza voce

fino all’imbuto della sera

pellegrini senza sguardo

camerieri dell’orrore

incapaci di aprirci al vento

al cuore.

oggi l’unica felicità possibile

è farsi straziare

non conservare nulla

essere semplici come una mela

non badare a ciò che accade

pensare al nostro io

come una mosca morta

nella ragnatela.

franco arminio, 2.02.2011

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Written by Arminio

2 gennaio 2011 a 1:10 pm

Pubblicato su Franco Arminio _

13 Risposte

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  1. molto bella, franco. bella e vera.
    grazie per questo regalo di inizio anno. grazie per questo auspicio che dovrebbe guidarci nella nostra vita, quotidianamente ( ma com’è difficile…).
    e grazie per questa poesia, com’è bella e intensa la poesia quando sa di cose tangibili e di sacro insieme!
    aggiungo:
    “In una sola cosa non credo: nell’uomo e nella donna, che esistano ancora. Posso sbagliarmi, ma essi mi sembrano ormai luoghi comuni, simulacri di antichi modelli, canne vuote, dove, nelle notti d’inverno, fischia ancora, piegandole, il vento dell’intelligenza, che li sedusse e li distrusse”. (Anna Maria Ortese,”Corpo celeste”,1997)
    grazie ancora
    e.

    eldarin

    2 gennaio 2011 at 2:56 pm

  2. Franco,
    la poesia del secondo giorno di questo 2011 è,come sempre, bella struggente .
    Tuttavia in essa trasuda rassegnazione, sofferta disperazione.

    Eppure ci eravamo promessi di iniziare concretamente ad organizzare la speranza, mentre dalla tua poesia la speranza sembra archiviata, riposta, seppellita nel baule dei ricordi delle nostalgie e dei rimorsi.

    Non riesco proprio a condividere la disperazione, la rassegnazione.
    Ho imparato a gestire l’accettazione della realtà cui non si puo’ dare torto ma senza perdere mai la speranza.
    Se perdessi la speranza, non ci sarebbe per me più scampo.
    Sfascerei tutto, destabilizzerei ogni certezza, imponendo la regola “muoia sansone con tutti i filistei”.
    Non si puo’ sostenere questo messaggio.
    In questo dettaglio si concretizza la sostanziale unica differenza tra gli atei devoti ed i credenti, degli atei prferisco non parlare, miseri loro.

    L’ateo devoto non ha fede, non crede ma è devoto, utilizza la devozione al suo santo protettore come uno spauracchio un deterrente un gioco per bestemmiare e per andare avanti.

    Il credene ,invece, colui che ha fede, non ha ùbisogno di vedere o di constatare gli accadimenti della fede, le peripezie dello spirito santo.
    Crede ha fede e non smette mai di sperare. Quando muore consegna la fede e la speranza a chi rimane a chi gli sopravvive.

    La poesia è bella ma io sto dalla parte di coloro che non perdono la speranza, di coloro che credono, noi credevamo e continuiamo a credere. Marx è in soffitta e là rimane vitanaturaldurante. Il sol dell’avvenire non è arrivato. Gesu’ Cristo imnvece ha vissuto trentatre anni da uomo in carne ed ossa e dopo il battesimo ha compiuto la Rivoluzione , ha cambiato il corso della Storia dell’Umanità.
    Questo francamente non è affare da poco e ci invita a non perdere la speranza.
    Spes ,estrema ratio. Cordialmente.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    2 gennaio 2011 at 3:08 pm

  3. cara elda e caro rocco
    grazie per il commento!
    stamattina ero di umore cupo, adesso va meglio.
    il mio è un dolore che combatte e in fondo è preferibile rispetto a tante felicità inermi, ammuffite. dopo materdomini la comunità si è un pò assopita, spero ci rivediamo tutti l’otto a grottaminarda, organizziamo la speranza, caro rocco…..

    arminio

    2 gennaio 2011 at 4:21 pm

  4. caro franco,
    il mio è un dolore che non combatte…..mi mancano la tragedia e il mistero: un detino che decide una storia in cui Dio salva……Edipo e Giobbe….due modelli consumati intellettualmente di elaborazioni del dolore….ci mancano e siruazioni limite ….le tue parole per fortuna fanno convivere la pena senza colpa con la pietà senza scambio….è un miracolo !

    mercuzio

    2 gennaio 2011 at 6:28 pm

  5. certe figure ritornano…
    il cameriere entra sempre con una pessima portata, qui serve l’orrore in altri scritti il nulla.
    e alla fine ritorna anche la ragnatela, qui cattura quel fastidioso io-mosca altrove aspetta la preda in una damigiana.

    fabnig

    2 gennaio 2011 at 11:40 pm

  6. “le tue parole per fortuna fanno convivere la pena senza colpa con la pietà senza scambio”. Ecco, direi che Mauro ha colto un tratto essenziale di questo testo.
    Quanto a me, non vi leggo cieca disperazione, ma un dolore lucido, una razionalità che dice le cose come sono, senza inganni, senza retoriche; una ragione “arresa” e – perchè tale- ricca di patos e di poesia,a toni bassi, che invita alla vita e alla lotta. Un pessimismo fatto di stile e misura,immediatamente “politico”, nel senso alto e nobile del termine, antiretorico, proprio perchè non ne utilizza gli stilemi. Mi vien fatto di dire, raccogliendo l’invito di Rocco a proposito di speranza, che, per paradosso, è proprio sul confine tra Nietzsche e Cristo, che si può “rifondare la speranza”, intesa come aspettativa positiva e combattente, lucida, antiretorica, aideologica, non teologica ; una speranza che possa riprendere vita nella lotta consapevole all’autismo e al nulla che sembra dominare il mondo:

    “voglio una cupa sofferenza

    e non questo sole scialbo

    questi giorni appesi

    al niente

    e questo niente

    che si è fatto mondo”

    dice Franco nell’incipit, tanto per mettere subito in chiaro che il dolore di cui parla, la “cupa sofferenza” è meglio dell’anestesia di “questi giorni appesi al niente” , meglio di “questo niente che si è fatto mondo”. E’ un dolore che segnala che si è ancora vivi, e dunque si può ancora “organizzare la speranza” per una vita finalmente altra da quella di “pellegrini senza sguardo” altra da quella di “camerieri dell’orrore”. Perchè ciò sia possibile, bisogna azzerare l’enorme moloch dell’io autistico, ridurre al grado zero l’arroganza di una “ragione” dominatrice e paranoide, annientare la pretesa di ridurre la natura (il mondo) a puro simulacro di zombies da supermarket dell’orrore, come nel film di Romero.
    sì, “Farsi straziare

    non conservare nulla

    essere semplici come una mela

    non badare a ciò che accade

    pensare al nostro io

    come una mosca morta

    nella ragnatela.”

    Solo dopo che si è fatto ciò, – e ciò facendo rimanere vivi, grazie alla percezione del dolore, dell’indignazione, della pietà eccetera- si può sperare di tornare ad aprirsi “al vento e al cuore”, cioè alla natura e al sentimento puro della vita. E’ in quel cuore che rinasce la speranza.
    Beh sì, Leopardi e Gramsci ridotti all’osso, asciugati d’ogni orpello, se si vuole.
    Io lo leggo così questo testo eminentemente “antilirico”, eppure lirico all’ennesima potenza, ma scarnificato dai suoi caratteri; la sola liricità praticabile, credibile oggi come oggi.

    Salvatore D'Angelo

    2 gennaio 2011 at 11:49 pm

  7. mai come in questo caso si può dire
    pochi commenti ma buoni.
    ci vediamo l’otto gennaio a grottaminarda.
    a breve il programma della giornata

    arminio

    3 gennaio 2011 at 1:18 am

  8. Caro Franco
    prima dell’incontro di Grattaminarda, nel ringraziarti per le manifestazioni concrete non parolaie di sincera amicizia riservatemi e ricambiate, mi preme sottolineare alcune riflessioni sul Potere.

    Il potere mostra i muscoli, indossa gli elmetti gialli delle piattaforme petrolifere o dei metalmeccanici, poi mostra la mascella indurita ai funerali di Stato, un attimo dopo racconta barzellette sul Potere e sulle escort, successivamente ricatta e minaccia, un’ora dopo riceve femminucce spalle strette nelle ville e nelle dimore del potere, due ore dopo prende schiaffi diplomatici dai Paesi emergenti sudamerikani e ricorre al Tribunale dell’Aia, il giorno prima aveva ammaliato affabulato le telecamere sistemate nelle famiglie e sui divani, sui sofà del popolo sovrano con menzogne e statistiche false, il giorno dopo smentisce interviste o stralci di interviste che se medesimo aveva rilasciato, due ore dopo invita il popolo a non leggere i giornali ma a stare ventiquattro h davanti al televisore, rai uno ovviamente o retequattro, non più canale cinque
    Il Potere celebra la sua impotenza erettile connessa alla asportazione chirurgica della prostata divenendo guardone voyerismo di maniera di potere, utilizzando appendici corporee (mani naso lingua piedi) tutto tranne che organi sessuali erettili, ormai confinati nella sigla acronima s s p p (serve solo per pipì) avendo celebrato per lgge naturale e medicale asportativa il proprio “funerale della patta della vrachetta dei pantaloni”
    Questo Potere somiglia, in peggio, al Potere del ventennio ed ai Poteri dei Dittatori della Storia dell’Umanità.
    Questo Potere non vogliamo conquistare democraticamente o con rivoluzioni non violente pacifiste.
    Chi scrive conosce i meccanismi complessi diversificati stratificati del Potere, li ha studiati, vissuti sulla propria biografia, oltre che sulla propria pelle.
    la leadership comunitaria, provvisoria, non aspira a questo Potere pur sapendo che diventare uomini e donne di apparati di Potere è indispensabile per tentare di modifcare in senso migliorativo e progressista la realtà.
    Vogliamo conquistare il consenso per ottenere il Potere dal basso. Questa è politica , Democrazia Libertà.
    I giochetti del Potere, i giochi di ruolo, il teatrino della politica non ci interessa.
    Stiamo dalla parte dei popolo, della gente comune che lavora, ch vive del proprio onesto lavoro e non dalla parte dei ladri, dei burokrati di coloro che trasformano i diritti universali inviolabili della persona umana , malata disabile o in buona salute, in squallidi oscuri privilegi.
    Il voto di scambio non ci interessa, non ci piace.
    Ci piacciono le donne belle intelligenti vere autentiche che hanno alto il profondo significato della linea della vita, del ruolo sociale di figlie mogli compagne madri professioniste lavoratrici imprenditrici casalinge massaie manager del focolare domestico.
    Questa Italia esiste ancora, basta saperla intercettare. Il resto viene da sé.

    Con viva cordialità.

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    3 gennaio 2011 at 6:39 am

  9. Bellissima, intrisa di passione, di amore, un vero e proprio inno alla desolazione vista come medicina, amara, dirompente ma che sana !!! Sono tante le mosche morte nella ragnatela del nulla .

    giovanni ventre

    3 gennaio 2011 at 10:10 am

  10. Giovanni! Franco ha rimosto il Post “facciamo il pulmino”. Dovresti ogni tanto, anche tu, assumerti qualche responsabilità . Armiamoci e partite non è un buon esempio, non possiamo diventare come l’armata brancaleone, anche perchè il grandissimo immenso Gasmann non è più con noi ed il figlio non ha il carisma del padre…
    Se avessi voluto concretamente organizzare il pulmino sette quattordici ventuno posti saremm andati a Roma, invece…
    Non me ne volere ma la cosa è piuttosto seria e Franco si è amareggiato per questo, al punto da rimuovere anche il Post…
    Cordialmente Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    3 gennaio 2011 at 10:35 am

  11. Farsi gli auguri con una poesia mi sembra un buon modo.Grazie. Ricambio a tutti contribuendo con queste:

    1- Torniamo a guardare\i campi di Cerere,muti\ascoltiamo immoti\dove lontano è l’urlo\della sopraffazione\quando ancora la falce \ non sgozzava il grano\sul pendio dolce.

    2- L’avvoltoio col capo di pitone
    guarda d’attorno al vuoto
    con gli occhi vitrei e inanimati
    come pennuto automa
    e affonda il becco illuridito
    al nutrimento di putrenti carni
    con gli sciacalli e inferociti lupi.
    Scempi di ornitischi
    alba di Umanità.

    Antonio Nazzaro

    10 gennaio 2011 at 5:29 pm

  12. Bravissimo! Bellissima composizione.
    Chapeua al suo Autore!
    Complimenti vivissimi.Rocco Quaglariello

    rocco quagliariello

    11 gennaio 2011 at 4:49 am

  13. CHAPEUA LEGGASI CHAPEAU ME NE SCUSO

    rocco quagliariello

    11 gennaio 2011 at 4:50 am


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