COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Anche in un piccolo paese è possibile una grande vita

metto qui un pezzo uscito oggi sul mattino. andremo a roma il 6 gennaio e l’otto gennaio ci vedremo a grottaminarda. la comunità provvisoria è la nostra frontiera contro l’avanzata della miseria spirituale

**** Nei paesi è ancora possibile, ma non per molto, sottrarsi  alla forza di gravità  del pensiero unico, alla mercificazione onnivora e onnipresente, al demenziale  allineamento conformistico che ha reso l’occidente un luogo triste e spiritualmente miserabile. Scansare questi pericoli non significa ricadere nell’antica melma dei propri vizi, indugiare coi ripetenti sotto il proprio campanile. C’è un “feticismo dello sviluppo”, ma c’è anche un feticismo della sofferenza e del fallire. I nostri paesi, al riguardo, sono dei veri e propri cataloghi. Vi si può trovare di tutto: chi rimanda al giorno dopo quello che doveva fare un anno prima, chi sputa veleno su ogni cosa, chi marcisce nella paranoia. Talvolta questa terra mi fa pensare a certi pazienti che quando li si vuole dimettere fanno resistenza, non vogliono lasciare la corsia, si sono abituati ad essere malati tra altri malati e a perdere l’aria viva e pungente del mondo esterno, la grazia del rischio e della bellezza.

Abbiate cura di andare nei paesi più affranti, più sperduti, quelli che ci vogliono mille curve per toccarli. Lì si può praticare una nuova forma di turismo, il turismo della clemenza. In questi paesi sicuramente incontrerete qualche impiegato nella più antica fabbrica del mondo, quella di passare il tempo. Sarete un prezioso strumento prestando il vostro orecchio ad ascoltare storie che non vuole ascoltare più nessuno, storie sicuramente più vere e più belle delle oscene vanità proposte dai soliti buffoni infilati nei palinsesti televisivi.

L’epoca impolitica ci vuole convenzionalmente disposti ad accudire le nostre cose e a lamentarci del mondo che si disfa. Invece bisogna accudire il mondo. E il nostro mondo è questo luogo. Qui deve e può accadere tutto. Bisogna spendere generosamente il proprio tempo, prendere la via della resistenza, farsi partigiani della buona vita, non virtualizzata, né omologata. Una vita che tiene insieme la muta lussuria di una rosa e la necessità di un discorso civile. La terra e l’aria, il silenzio e la luce. Non c’è bisogno di parlare di progresso, sviluppo, turismo. C’è bisogno di sapere che piano piano qui ci si può sfilare dalla morte che accompagna l’occidente.  Le chiese, gli scalini, le logge, questo o quel sedile e il vecchio che ci sta sopra, sono cose da guardare quasi con stupore. Contemplare e agire. Guardare a lungo le nostre cose e difenderle con fervore. Le nostre erbe, il miele, la carne, le ceramiche, l’uncinetto: ogni cosa dev’essere messa nel futuro, con fiducia, con coraggio. Dobbiamo gettarci lontano dall’idea di essere poveri e morenti. E dobbiamo smetterla di mendicare. Basta coi lamenti. Noi possiamo diventare un luogo appartato e accogliente. Un luogo per ritrovare la vita, la vita che ormai palpita solo nelle pagine dei grandi libri.

Bisogna mettersi al capezzale di questi paesi. Mettere a frutto i semi del loro perenne soffrire. Paesi delle mancanze. Del vento che scompiglia e agita. Qui più che altrove non si può stare fermi. La morte è sullo sfondo, ovunque e comunque. La morte prenderà ognuno, ma non può prendere quello che mettiamo tra noi. Nessuno può uccidere le nostre fantasie di avvicinamento. Lasciamo circolare tra noi sogno e ragione. Spendiamo le nostre forze prima che il tempo ce le sottragga. Un piccolo paese può essere il luogo di una grande vita.


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Written by Arminio

3 gennaio 2011 a 12:33 pm

Pubblicato su Franco Arminio _

7 Risposte

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  1. Non è solo un problema dei piccoli paesi, ma un problema del Paese intero!
    ..mi trovo ad Ascoli (in Ascoli come dicono qua) e sono rimasto sbalordito quando la sera del primo dell’anno le due piazze principali della città, tra le più belle d’Italia, erano tremendamente deserte e riscaldate solo dalle luci natalizie. Quella sera anche Ascoli Piceno sembrava uno dei tanti paesi irpini, freddi e desolati. Devo ammettere che per un attimo mi sono rincuorato… Allora abbiamo deciso di andare a vedere un film al centro commerciale e, lì, al contrario la gente si accalcava e si affannava per i posti migliori davanti al grande schermo. La solita comodità di stare seduto al caldo e vedere un bel film, …e vivere ancora una volta da spettatore.

    Massimiliano Porreca

    3 gennaio 2011 at 3:34 pm

  2. caro franco, l’occidente ha il tramonto nel suo nome, nel suo destino…
    tuttavia questa tua postura da resistente, da paesologo prometeico mi fa tenerezza e mi piace.
    auguri a te e a tutti di un buon 2010 (sic!; ha bisogno di auguri anche la semina fatta…).

    paolo

    3 gennaio 2011 at 5:48 pm

  3. io sono andato nel paese affranto. a bisaccia stamattina alle 5.20 ho messo l’auto in moto per tornare a napoli, volendo imboccare la tangenziale prima dell’ingorgo che comincia alle 7. sul piano regolatore, nella nebbia più infame, ho sbagliato un incrocio…risultato? ho vagato a uno all’ora per 35 minuti tra stradine tutte uguali, non sapendo se ridere o piangere, indeciso se chiamare i vigili del fuoco, o svegliare qualcuno nella notte. poi il miracolo: per caso acchiappo il cartello “bisaccia” sul ponte, capisco che devo fare marcia indietro e via…piccolo paese…grandi paure!

    sergio gioia

    3 gennaio 2011 at 7:49 pm

  4. @sergio gioia

    caro Sergio, non lo sai, ma nella tua “dis-avventura” c’è qualcosa di simbolico, surreale e poetico allo stesso tempo….hai presente il Nonno di Amarcord che si perde nella nebbia proprio fuori l’uscio di casa, mentre grida smarrito, spaventato “Nina! Ninaaa!” e ombre minacciose lo sfiorano? “E’ dunque questa la morte?….se è così, non è poi tanto spaventosa…” mi sembra che dica, con voce da bambino e inflessione romagnola, giusto poco prima di salutare la sua nipotina che va a scuola e di rientrare in casa, accompagnatovi dalla donna di servizio..
    Ecco, basta un nulla per sentirsi immediatamente fuori dalle rotte , come persi

    “noi che senza esporci a niente
    continuamente cerchiamo ripari.”

    Come nel distico finale di Franco nella poesia sugli anziani. Mi pare che forse sarebbe bello “perdersi davvero” nella nebbia dello “sguardo che non vede” per poter riacquistarlo poi con slancio e luce. E non si tratta di Paolo di Tarso….o forse sì. Ma poi, che importa, in fondo.

    Ma sì, mettiamoci anche al capezzale di noi stessi
    “Lasciamo circolare tra noi sogno e ragione. Spendiamo le nostre forze prima che il tempo ce le sottragga. Un piccolo paese può essere il luogo di una grande vita.”, conclude Franco.

    Noi, il nostro corpo come il piccolo paese in cui abitiamo da sempre può essere soggetto/oggetto di una grande vita, chioso io, infine.

    Salvatore D'Angelo

    3 gennaio 2011 at 8:40 pm

  5. Da più di tre anni vivo in uno di questi paesi…e vivo senza gravità.
    Oggi leggere questo articolo mi ha confortato come mi ha confortato vedere che non sono il solo
    che gira in bici d’inverno per paese. l’altro è un inglese…ed è quasi naturale per lui andare contro mano nella vita

    fabnig

    3 gennaio 2011 at 11:00 pm

  6. sono nato in un piccolo paese
    sono cresciuto in un paese altirpino che piccolo non era, non era mai stato mentre lo sta diventando sempre più…
    vivo in una piccola città, alias grande paese,paesone
    frequento grandi città,megalopoli, città porose, capitali del regno, capitali d”Italia, capitali dell’arte, capitali della moda e del design,capitali della cultura, capitali del savoiardo, capitali del mondo, capitali del nulla.

    Siamo a fare la guerra tra aree metropolitane e aree inerne, tra i mille piccoli paesi della grande Italia , le bandiere blu, le bandiere arancioni, la tre stelle, le quattro stelle, le due forchette, i tovaglioli.
    Da che mondo è mondo esiste la madre Terra, la madre Natura, poi è arrivata la nutella ,prime era arrivato il chevingum, gomme da masticare amerikane, i soldati che hanno ingravidato mezza Napoli regalavano gomme amerikane, il mercato nero delle gomme amerikane…
    ma fateci il piacere!!!!
    basta, non se ne puo’ più di tutte queste parole!!!
    Cordialmente un corno, bicorne tricorne quadricorne multicorn infinite corn. Tutto si regge sulle corna.
    Chi le fa chi le riceve Chi le rimette >Chi le adora Chi le pulisce. Chi le lustra Chi le dimentica Chi non sa vivere senza. pane pane vino vino. si, non senza “se” e senza “ma” sena “però”.
    Sieamo capaci di prescindere dalle parole???
    Io accetto la sfida, anzi la lancio.
    Non se ne puo’ più dei lavaggi del cervello chiacchierologici
    Paesi Caesaggi Paesologia Chiacchierologia paesanologica zone costiere e zone interne.
    Basta. Grazie Rccco Quagliariello

    rocco quagliariello

    4 gennaio 2011 at 7:50 am

  7. Amantes amentes

    a_ver

    4 gennaio 2011 at 9:24 am


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