COMUNITA' PROVVISORIA

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per un sessantotto delle montagne

metto qui un pezzo scritto mentre infuriava la battaglia per la sanità. quella storia non è chiusa. il 6 gennaio sarò al quirinale insieme agli amici della comunità provvisoria. porteremo il nostro sostegno a salvatore alaia che è lì da tempo a reclamare un maggior rispetto delle isitituzioni nei riguardi dei cittadini.   armin

****  Dovrei fare il paesologo, girare per gli amati paesi e invece sto sul tetto di un ospedale a vagheggiare la nascita di un sessantotto delle montagne. Deliro o è veramente possibile scuotere la polvere e la miseria spirituale partendo proprio dai luoghi marginali e dalle cause perse? Non so che pensare, un giorno mi sembra che l’esercizio della lotta si vada allargando, il giorno dopo mi sembra di vivere in una democrazia sempre più anginosa, dove perfino la lotta è una fiction e nessuno crede veramente all’idea di cambiare il mondo.

Il sessantotto delle montagne dovrebbe avere come cuore pulsante la richiesta di un modello economico basato sulla decrescita e di un modello culturale basato su un nuovo umanesimo, l’umanesimo delle montagne. Non più l’uomo come ingordo produttore e consumatore, schiavo insonne della piramide capitalista, ma un uomo che si muove tra le cose sapendo che siamo qui per passare il tempo e per non venire a capo di nulla, sia qui per immaginare, per alienarci dalla nostra psiche e accasarci in una mente più grande: i nostri impulsi intrecciati al moto delle nuvole e al grano che cresce, insomma una nuova alleanza con la natura.

Questo nuovo movimento non può che nascere nelle zone marginali, nelle zone dove l’umano è più fragile e dove il mito della potenza è dimesso a favore di sentimenti più arresi, più umili. È questo il paradosso della rivoluzione che mi piace evocare, una rivoluzione che metta al centro la resa. Più che barricate si tratta di organizzare ritirate. Più che l’esposizione al mondo è un sessantotto basato su un vivere nascosto, un rimanere sui margini, sui confini. Non c’è un centro da abbattere e da conquistare, ma un orlo da ricucire, un margine da riparare. È una rivoluzione artigianale, fatta sui gesti che ognuno sa produrre, senza slogans che valgono per tutti. Ulteriore paradosso: un movimento collettivo che esalta il dettaglio, l’eccezione il singolare. Quando nevica nessuna fiocco è simile a un altro e il nostro sessantotto deve essere così: un movimento che si accende e si spegne, che avanza e si ritira, che si apre e si chiude, un movimento fatto anche di timidezze, di affanni, di ritrosie, di debolezze. Non è un fiume impetuoso che vuole travolgere tutto e tutti, ma un intreccio di ruscelli, di rivoli che portano acqua limpida nella grande palude della nostra epoca. Una rivolta concepita come sistema di depurazione, come tentativo di accogliere con lo stesso amore l’euforia e la desolazione. Credo che una rivolta del genere possa avere il suo fuoco nei luoghi più sperduti e affranti. Il sessantotto delle montagne non può che essere silenzioso, frugale. È già iniziato e annunciarlo è un po’ tradirlo. Oggi le cose vere quando arrivano alla ribalta mutano segno, un po’ si perdono. E allora avanti, con pazienza e a testa china: essere in pochi è il nostro successo, produrre perplessità è la nostra missione, non abbiamo un vangelo da mettere al posto degli altri, non viviamo quest’epoca in attesa che ne arrivi un’altra. Siamo qui, provvisoriamente felici, provvisoriamente scontenti.



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Written by Arminio

3 gennaio 2011 a 3:38 pm

Pubblicato su Franco Arminio _

3 Risposte

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  1. vibrante il tuo post, Franco! l’articolo lo abbiamo letto riletto conservato nella memoria recente delle battaglie civili nobili alle quali mi ispiro e che videro protagonista Ciccio Quagliariello, mio Padre, al quale invio un deferente riverente filiale Pensiero in questo momento ipercritico iperdifficile megadelicato, financo insostenibile, della nostra contemporaneità irpina altirpina altrirpina d’oriente
    Ho spiegato come stanno le cose e quali antefatti e fatti hanno portato alle scelte ed alle decisioni di politica sanitaria regionale campana ed italiana interregionale.
    Cio’ che è stato fatto in altre Regioni ora si sta facendo in Campania, nel senso che è giunto il turno della Campania, poi giungerà il turno della Puglia, della Basilicata , della Calabria, della Sicilia persino, insomma di quel che fu il Regno Borbonico delle Due Sicilie.
    Non è stato mai digerito da nessuno che vi potessero essere due Sicilie. come pure due ospedali in Altirpinia uno dei quali fu aperto sulle rovine e sui mori impolverati schiacciati dell’altro.
    Questa è storia, non è cronaca.
    Franco ,questo lo sai bene anche tu. Lo sappiamo tutti tranne il Sindaco attuale di Bisaccia legato alle due “poltrone” senza essere neppure “nativo di irpinia” ma solo adottivo, passando per Nusco si intende.
    della serie, “tutte le strade portavano a Nusco”
    Nusco Roma è diretto, non passa per Avellino.
    Complimenti per quello che scrivi per come lo scrivi e per come agisci, degno erede della più alta dignità e fierezza delle genti di Irpinia Altirpinia Altrairpinia d’Oriente
    Un forte abbraccio
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    4 gennaio 2011 at 4:24 am

  2. Aut Caesar aut nihil

    a_ver

    4 gennaio 2011 at 9:27 am

  3. C’EST N’EST QU’UN DEBUT, CONTINUONS LE COMBAT !
    (lavoro nella sanità nella parte bassa d’irpinia, ma condivido totalmente )

    nocturama

    6 gennaio 2011 at 4:11 pm


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