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TAGLI ai TRASPORTI

di GIOVANNI VENTRE

Leggo dal Mattino del 31/12/2010 che l’assessore Giuseppe de Mita suggerisce al consiglio di rinviare l’applicazione dei forti tagli previsti nel piano predisposto dall’ assessore regionale competente Sergio Vetrella per le province di Avellino, Benevento e per il Cilento interno dei collegamenti su gomma. A motivare la disposizione dell’organismo regionale, l’impossibilità per i suddetti territori di integrare il trasporto su gomma con quello su ferro e nel caso specifico dell’Irpinia la mancata presentazione  ad oggi da parte dell’amministrazione provinciale del piano triennale per il trasporto pubblico. Il piano prevedeva tagli per oltre 4 milioni di Euro per le aziende del trasporto pubblico irpino, tra cui l’AIR.  

Voglio ora fare alcune considerazioni. Non intendo in alcun modo innescare polemiche con gli amici abitatori delle fasce costiere, ma non posso far finta di non pensare e quindi non esprimere le mie idee e le mie opinioni. Premetto che sono contro i tagli ovunque vengano perpetrati  e reputo che l’Irpinia sia la più penalizzata da questa politica del risparmio senza che alla base ci sia una reale occorrenza. I decisori regionali tagliano semplicemente usando il criterio di densità abitativa. Della serie: Fasce costiere intoccabili, anzi premiate con nuove corse e nuovi collegamenti, nel piano ferroviario si taglia la Avellino Rocchetta, si quasi annulla la Avellino Salerno, si umilia la Avellino Napoli e invece si aggiungono 11 corse giornaliere sulla Napoli Castellammare. Queste scelte sono un chiaro messaggio alle minoranze demografiche sparse nelle zone interne, Arrangiatevi, ci date pochi voti, pochi introiti, non contate nulla. Nel più bello stile di politica attuale inteso come vogliono Berlusconi e la Lega.  No signori io non ci sto. Vorrei che si facesse un po’ di analisi al fenomeno che sta preoccupandomi sulla sorte dell’Irpinia in particolare e delle zone interne in generale. Siamo pochi, sparpagliati e disuniti. Questo fa il gioco di chi ci vuole cacciare via dalle nostre terre. Si sta verificando in modo ovviamente diverso, più soft, con le dovute proporzioni quello che accadde in America nel 1850/70, la distruzione della cultura dei nativi di quella terra, gli indiani d’America vennero “confinati” in riserve per dare modo all’uomo bianco e alla civiltà di occupare i territori in questione e sfruttarli in nome di un progresso che poi si è dimostrato essere finalizzato solo allo sfruttamento per arricchimento dei territori stessi. Amici, lo dico con la morte nel cuore ma con estrema convinzione, faremo la fine degli Indiani d’America. La nostra acqua, i nostri terreni lontani dalla vista e dall’olfatto dei “cittadini costieri” sono appetiti, ottimi per depositare immondizia e scorie. Occhio non vede, cuore non duole. Tra le altre cose, proprio nello stesso periodo storico in Italia si stava mettendo in atto una altra grande rapina ai danni del Meridione da parte dei Sabaudi franco-piemontesi. In nome dell’unità d’Italia, di fatto si venne a depredare il ricco Sud. Allora uomini e donne si armarono e cercarono nel loro piccolo di contrastare quella vergognosa oppressione che culminò con la deportazione e la morte di oltre 50.000 contadini nel Lager, il primo della storia, Hitler in questo caso è arrivato secondo, di “Fenestrelle”, situato sulle gelide Alpi a tremila metri di quota. Immaginate un calabrese o un siciliano mal vestiti e mal nutriti come avrebbero potuto sopravvivere a quelle condizioni di freddo estremo. Queste cose i libri di storia non le raccontano, questa vergogna infinita perpetrata dagli avi di coloro che oggi orgogliosamente e meschinamente fingono di non sapere, di non ricordare, volendosi sbarazzare di un sud vecchio e malato, umiliato da una classe dirigente incapace di mettere in atto proposte serie, di lungo respiro, di dare vita ad una economia latente ed inespressa, capaci solo di coltivare i loro conti bancari e quelli degli amici e degli amici degli amici. Ecco perché si bloccano i tagli al trasporto su gomma, perché, probabilmente gli amici hanno allarmato il “papato” irpino il quale ha subito concesso loro la benedizione di un intervento ecclesiastico, quasi miracoloso che ha posto un freno alla blasfemia del decisore di turno. Mentre i pagani del tempio delle rotaie sono stati scomunicati e allontanati dalla grazia di Dio. E questo è un altro analogismo con la storia dei Pellerossa, dei Sioux. Dei Piedineri, dei Navaho … anche per loro la ferrovia è stata letale.

Sul Mattino del 2 gennaio a pagina 19 si può leggere la prima parte di un report di Gigi di Fiore dal titolo Sud, i conti in tasca al Risorgimento. Un arricchimento per coloro che non sono a conoscenza di quanto abbia pagato il popolo meridionale alla unità d’Italia, oggi messa in discussione da una banda di idioto della politica presuntuosi e ignoranti ai quali dovremmo a mio modo togliere la cittadinanza italiana.

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Written by A_ve

3 gennaio 2011 a 10:45 am

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3 Risposte

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  1. il folclore nei post non è sempre gradito.
    si inizi a governare i processi, ad intepretare le scelte e le decisioni politiche nella maniera limpida senza dietrologie e senza scomodare i pellerossa i piedineri, toro seduto e compagnia bella.
    cosa c’azzecca la storia degli indiani d’america con l’irpinia
    cosa c’azzecca la storia dei pellerossa con il terremoto e la ricostruzione post sismica con annesse scelte politiche sbagliate.
    cosa c’azzeccano gli indiani con lo sviluppo industriale fallito ed imploso della nostra terra
    Per cortesia a noi interessano gli interventi gli articoli i contributi di qualità sulla stampa locale.
    Tutto il resto è folclore, materia per antropologi.
    Per cortesia un po’ di sobrietà , di materiali e metodi Grazie. Invito l’Amministratore del blog a filtrare i contributi prima di pubblicarli come Autore del Post. Grazie
    Cordialmente Rocco Quagliariello
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    3 gennaio 2011 at 11:00 am

  2. era ovvio che g. de mita facesse qualcosa…che il più importante politico irpino sieda come numero 2 della regione è un segnale di quanto il centro trascuri la provincia di avellino…mi scusino la banalità

    sergio gioia

    3 gennaio 2011 at 1:49 pm

  3. Caro rocco ci risiamo, cerchi la polemica ad ogni passo, ma con me sbagli, non mi tocchi, non mi toccano le tue inusitate e spropositate fuoriuscite, io vado per la mia strada e come disse qualcuno un po di tempo addietro in uno dei capolavori della letteratura italiana seguo il motto ” non ti curar di lor ma guarda e passa”. E’ inoltre evidenti che non poni attenzione in quel che giudichi. I pellerossa con l’Irpinia ci entrano e come. Io parlo di date… quando in Italia i sabaudi depredarono e di fatto alienarono il Regno delle Due Sicilie, anche l’Irpinia era parte integrante dello stesso. Per cui ti prego quando vuoi avere un pò di visibilità ciarliera, quella delle parole nel vuoto, ti prego di usare altri post e anzi se vuoi un consiglio da amico … ti posso garantire che il tuo modo di fare è irritante, inconcludente e sopportato solo dalla cultura e dall’intelligenza purtroppo mal adoperata che da sempre ti contraddistingue. Ti abbraccio e ti rinnovo la mia stima nonostante le più sempre frequenti bucce di banana che costellano il tuo percorso.

    giovanni ventre

    3 gennaio 2011 at 3:06 pm


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