COMUNITA' PROVVISORIA

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Una befana a Roma

di GIOVANNI VENTRE

Oggi 7 gennaio 2011 sono particolarmente amareggiato, interiormente mortificato e fisicamente stanco. Ieri sono stato a Roma in Piazza del Quirinale, dove su un marciapiede, avvolto in una carta cellofanata, di quelle che si usano per confezionare le uova di pasqua era sofferente un uomo. Un sindaco, il sindaco di Sperone, cittadina della Bassa Irpinia, quella che confina con Napoli, densamente popolata, lontana anni luce da Bisaccia e Sant’Angelo dei Lombardi, paesi dell’Alta irpinia, scarsamente popolata e sofferente per la decisione di voler chiudere gli ospedali. Alaia è su quel marciapiedi inerme, senza mangiare da più di una settimana e dal 5 gennaio senza bere, per protestare non contro la decisione di sopprimere gli ospedali, ma semplicemente per protestare contro l’atteggiamento piratesco del presidente Caldoro di non ricevere i sindaci irpini nonostante gli stessi fossero stati convocati a Napoli. Aiala è uomo forte, quando mi sono abbassato a salutarlo, avevo davanti un uomo fiaccato nel fisico, sofferente per i dolori ai reni, ma nei suoi occhi chiari ho letto una determinazione che mi fa paura. Gli occhi di Salvatore erano vivi, forti, vigili. Erano gli occhi di una stirpe di uomini che un dì abitarono le nostre terre, gli Hirpini, etnia sannita appenninica che avevano come simbolo il lupo.

Salvatore appartiene a quella razza di uomini guerrieri che non solevano abbassare il capo davanti a nessuno, che costrinsero le legioni romane al giogo delle Forche Caudine, a quei popoli che solo dopo 100 anni e tra guerre (sannitiche) con l’inganno vennero sconfitti nella battaglia di Akkuidonum (l’attuale Lacedonia) posta sulla riva sinistra dell’ ”Aufidus” ( fiume infido) così i romani chiamavano l’Ofanto. Quegli occhi mi hanno detto, sconvolgendomi che Salvatore non si sarebbe fermato dinanzi alle sofferenze, al disagio, alla sconfitta. Il guerriero era pronto ad immolare la vita in nome della dignità. Per tutto il giorno ho vagato su quel marciapiede e più di una volta l’ho pregato di desistere, di porre fine a quella protesta, a quelle sofferenze. Devo dire che tanta gente, anche stranieri, si fermavano a chiedere, volevano capire perché un sindaco stava lì come un “barbone”. Tanti si sono abbassati, gli hanno parlato, confortato, tanti gli prendevano la mano stringendola come ad infondergli vigore. Tanti erano solidali con la sua scelta di difendere un diritto inalienabile sancito dalla costituzione, il diritto alla salute. Devo anche dire che i poliziotti che vigilavano hanno dimostrato di essere uomini, uomini veri, non perché mostravano autorità, anzi ho visto in loro tanta , tantissima umanità. Chi mi conosce mi imputa di essere troppo diretto, di non usare mai mezzi termini. Molti mi accusano di essere troppo aggressivo nei confronti degli amici napoletani e di quelli pugliesi. La mia rabbia purtroppo non riesce più a trovare un riparo capace di contenerla la mia rabbia è forte, il desiderio di indignarmi supera di gran lunga la voglia di essere misurato e forse più riflessivo. Mi si accusa di essere troppo irpino, per me è un orgoglio reputo l’appartenenza uno dei principi fondamentali di una comunità. Credo che da questo punto di vista Salvatore Alaia mi somiglia. Io però, mai riuscirei a fare quello che lui sta facendo. Sono sempre stato uomo moderato ma di sinistra, la mia giovanile militanza socialista è ben nota ad Avellino. Quello a cui ho assistito ieri mattina intorno alle 13.00 a Piazza del Quirinale mi ha fatto rivoltare lo stomaco e attorcigliare le budella. Sono poi andato a dare di stomaco. Abbiamo riconosciuto la senatrice della repubblica, Finocchiaro, che stava attraversando la piazza. Franco Arminio le si è avvicinata e presentatosi le ha spiegato perché quella persona, quel sindaco era lì a fare lo sciopero della fame e della sete. Erano le 13.30 di giovedì sei gennaio, quell’uomo, quel sindaco stava facendo lo sciopero della fame e della SETE . La senatrice con l’immancabile sigaretta tra le dita, restava impassibile ad ascoltare e quando è stato detto a salvatore Alaia che c’era la senatrice, lui con sforzo enorme ha cercato di dare alla stessa dei fogli su cui era scritto il perché di quella protesta. La senatrice ha rifiutato gli scritti, e ha detto: lunedì che riapre il senato, parlerò con De Luca e vedremo cosa si potrà fare. LUNEDI? Ma oggi è giovedi, lo sciopero della sete potrebbe aver già commesso il delitto lunedì. La stessa, donna di sinistra, senatrice della repubblica, è andata via senza neanche chinarsi sull’uomo sofferente per porgli un minimo cenno di solidarietà, umana, ovviamente, non politica. Vergogna !!! Da allora per me è stata una giornata di malessere. La mia considerazione sulla classe politica attuale era di per se bassissima, ora è infima. Salvatore, guerriero sannita, ti prego smettila. Poni fine alle tue sofferenze. Queste persone non meritano il tuo dolore, la tua passione a difesa dei diritti dei cittadini a loro non interessa. Salvatore loro sono già morti. Non alienarti, tu e la tua voglia di giustizia servono ai vivi, ai sofferenti, a coloro che ancora hanno una dignità. Giovanni Ventre

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Written by A_ve

8 gennaio 2011 a 1:27 pm

12 Risposte

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  1. CARO GIOVANNI,TI DEVO CONFESSARE UNA MIA DEBOLEZZA:
    I MODERATI MI FANNO RABBIA.
    PENETRANTE IL TUO GRIDO.

    gino saggese

    8 gennaio 2011 at 5:53 pm

  2. Bravo Giovanni! grazie per tutta la tua bravura e cortesia per il viaggio a Roma e per questo fluido resoconto, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    8 gennaio 2011 at 10:09 pm

  3. Io, uomo delle pianure, mi riconosco totalmente nella testimonianza di Giovanni e saluto con ammirazione il grande gesto politico di Salvatore Alaia, che non esce nè sconfitto nè mortificato, ma ha indicato una strada, una delle tante percorribili, a tutti coloro che non vogliono rassegnarsi allo strapotere dei “siliconatori” di uomini e cose.

    Salvatore D'Angelo

    8 gennaio 2011 at 10:51 pm

  4. il post di Giovanni è condivisibile, si puo’ sottoscrivere integralmente, specie quanto descrive il comportamento della senatrice ex comunista post comunista pd che ha rinviato avrebbe rinviato a domani lunedi dieci gennaio il suo interessamento, quando probabilmente si sarbbero dovuti occupare del corpo morto cadaverico di Salvatore, se fosse rimasto altre due notti all’addiaccio.
    Vergognissima Senatrice Finocchiaro pd. Si vergogni.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    9 gennaio 2011 at 10:06 am

  5. “….Aiala è uomo forte, quando mi sono abbassato a salutarlo, avevo davanti un uomo fiaccato nel fisico, sofferente per i dolori ai reni, ma nei suoi occhi chiari ho letto una determinazione che mi fa paura. Gli occhi di Salvatore erano vivi, forti, vigili. Erano gli occhi di una stirpe di uomini che un dì abitarono le nostre terre, gli Hirpini, etnia sannita appenninica che avevano come simbolo il lupo.

    Salvatore appartiene a quella razza di uomini guerrieri che non solevano abbassare il capo davanti a nessuno, che costrinsero le legioni romane al giogo delle Forche Caudine, a quei popoli che solo dopo 100 anni e tra guerre (sannitiche) con l’inganno vennero sconfitti nella battaglia di Akkuidonum (l’attuale Lacedonia) posta sulla riva sinistra dell’ ”Aufidus” ( fiume infido) così i romani chiamavano l’Ofanto. Quegli occhi mi hanno detto, sconvolgendomi che Salvatore non si sarebbe fermato dinanzi alle sofferenze, al disagio, alla sconfitta. Il guerriero era pronto ad immolare la vita in nome della dignità…” …..in altre occasioni di fronte ai sentimenti di solidarietà umana e politica vera avrei sorvolato sulle retoriche e i oli pindarici della poesia ma in questa occasione io credo con chiarezza che questi argomenti utilizzati per ribadire un sentimento fanno torto a chi li scrive e danno a chi li riceve.Il gesto di Aiala è il gesto esasperato.civile e politco di un professionista scrupoloso e sensibile e di un rappresentante sensibile delle istituzioni democratiche che in nome di queste due funzioni pubbliche si esprieme in un gesto estremo di protesta democratica mettendo repentaglio il proprio corpo per un causa che ritiene sacrosanta e giusta.Tutto l’apparato ideologico,etnico ed identitario che tu forzatamente e immeritatatamente hai voluto attribuirgli vremante nondanno merito e valore a questa sua protesta civile e plitca veramente encomiabile.Io spero che per il futuro sul nostro Blog si metta di di usare linguaggi, argomenti, valori e che veramente fanno danni e creano equivoci alle persone e allo spazio politco che li accoglie.Altro problema è affronatre con rigore e serietà ,una buona volta , in spazi convenuti , anche un serio ed argomentato chiarimento storico,scentifico, antropolocicoe culturale sui temi e gli argomenti che in modo così apprriimativoe e superficiale spesso si si usa utilizzare per fini strumentali e politici in altri ambit ed in altre organizzazione cosidette politiche.Io credo che la Comunità provvisoria ha un un modo, un spessore e e profondità di riensare al problema identitario che nulla hanno a che spartire con questo uso strumeltale della stori,della archeologiae della cultura antropologica….almeno così credo e così io spero per tutti noi….
    mauro orlando

    mercuzio

    9 gennaio 2011 at 10:56 am

  6. Eccoci, ancora una volta viene fuori lo spirito del professore che bacchetta l’alunno solo perchè ha espresso una sua ipotesi contrariamente a quanto si voleva che invece producesse. Una volte per tutte chiariamo questa storia del blog. Quello che tu speri caro Mauro è quello che tu credi, perchè chiedi a me di non poter esercitare il mio diritto a scrivere quel che penso anche se contrario a quel che tu speri ??? Non ti sembra che questo sia un esercizio contrario alla democrazia nella quale credo entrambi crediamo. Caro Mauro tu conosci la stima che mi lega a te, ti ho chiamato ultimamente per farti rientrare sul blog, dopo che avevi deciso di astenerti dal commentare. Ma, e lo dico con forza e veemenza io scrivo quello che sento e lo faccio senza farmi intimorire dalle tue lezioni di logica del blog che vorresti e comunque ti ricordo che questo su cui sto scrivendo non è il blog di Mauro Orlando. Il mio punto di vista rispetto alla mia terra è questo, io reputo che l’identità di un popolo sia corredo imprescindibile per lo stesso pololo che nel tempo abita i luoghi che sono stati dei loro avi. Se questo ti offende ti chiedo scusa e, se offendo anche altri vi prego di scrivere come blog che i miei scritti non sono graditi.
    A quel punto statene certi non mi fascerò la testa ma continuerò a scrivere, come la democrazia garantisce, quello che penso. Io non sono un ipocrita e mai lo diventerò. Dopo lo sfogo, sempre in tema di democrazia voglio chiarire una cosa. Quando una persona scrive con il cuore e non solo con la mente esprime un esercizio di esponimento dei propri sentimenti. Le mie considerazioni su quello che ho visto negli occhi di Salvatore sono dettate da un mio sentire, percepire e quindi esprimerle in quel modo è per me una cosa normale. Se poi ognuno che scrive, da domani, deve mandare il compitino ai maestri, e una volta corretto può essere pubblicato, allora andrò a scrivere i miei pensieri in Iran, in Afganistan … ma se non erro io vivo in un paese che si chiama Italia in cui vige la LIBERTA di PENSIERO E DI SCRITTUA. Caro Mauro, questa terra si trova dove si trova perchè per troppi anni troppi hanno scritto quello che altri volevano scrivessero.
    IO NON LO FARO’ MAI. IO SONO UN UOMO LIBERO E CREDO FORTEMENTE IN QUELLO CHE SCRIVO. SE NON TI VA BENE … SEI DEMOCRATICAMENTE LIBERO DI NON LEGGERLO !!!

    giovanni ventre

    9 gennaio 2011 at 5:55 pm

  7. Orsù!, non ricominciamo con la vis polemica.
    il 2011 si annuncia come l’anno della consacrazione e dell’inclusione, della pacatezza e della ragionevolezza.In fondo mauro ha espresso ,da par suo, valide argomentazioni.
    Io non rilevo alcun tono di rimprovero correttivo, meno che meno un giudizio negativo rispetto al contenuto del Post.
    E’ indubbio che nella protesta di Salvatore non vi è né puo’ esservi letto alcun apparato etnico ideologico identitario.
    Salvatore ha esasperato la veemenza della protesta e della lotta ergendosi a paladino della tutela del diritto alla salute, a non morire senza adeguata appropriata assistnza medico infermieristica dei cittadini dell’Alta Irpinia.
    Altri sono saliti sul tetto dell’ospedale di Bisaccia dove hanno gozzovigliato, fumato di tutto, chiacchierato ad oltranza sui massimi sistemi semmai senza lavarsi i piedi e cambiarsi calzettoni e calzini prima di togliersi le scarpe , giusto epr scattare una fotografia all’alba di un’irpinia d’oriente deserta e desolata. Cosa dovremmo dire per quella tenda ancora sistemata sul tetto dell’Osopedale e sul cartello che annumcia “ospedale occupato”, atteso comunque che ormai il blocco dei ricoveri è in atto e che in quell’Ospedale è rimasto soltanto l’uomo “nero” in coma, peraltro ricovero “inappropriato” in base alle caratteristiche di quel plesso ospedaliero. nel Kaos sono tante le cose da raddrizzare, non soltanto manufatti, logistica e apparecchi elettromedicali, semmai apparati mentali e comportamentali.
    Dunque, Giovanni, abbassa i toni e ritrova la serenità di una concordia.
    Tutti apprezziamo il tuo valore , la tua tenacia, la tua onestà intellettiva ed intellettuale, torniamo alla fotografia di mauro che accarezza l’asina nella tenuta di proprietà in agro di Aquilonia dello scorso anno.
    Quella foto ,per me , per noi, è il segno il simbolo di un bal modo di confrontarsi e stare insieme.
    Tutto il resto è dialettica, sono parole pensieri, scrittura commenti liberi su un blog finalmente democratico aperto , popolare ma anche erudito colto e raffinato.
    Una stretta di mano a Giovanni e Mauro nella concordia
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    10 gennaio 2011 at 4:33 am

  8. Caro Giovanni,
    chiariamo prima di tutto …altrimenti devo ancora ricordare la favole del lupo e l’agnello!Sei tu il postatore… io il commentatore con diritto libero di commento.Quindi il professore sei tu ed o l’alunno che critica e non riconosce liberamente autorevolezza al proprio maestro su richiami storici, antropologici ed etnici che non lo convincono soprattutto nel suo uso ideologico ed imnappropriato.Questo è il problema e nient’antro di quanto tu lamenti. C’è libertà di insegnamento e di convinzione soltanto se c’è liberta di critica per gli alunni o per il pubblico specialmente nella ricerca storica.Altrimenti non è ricerca ,non è storia ma ben altro!Vogliamo discutere del senso e l’uso che si fa di certe ricerche storiche? .Io sono per mio statuto mentale un curioso e tutto ciò che è vera ed autentica ricerca mi sta a cuore come l’aria che respiro.Tutte le convinzioni sono comunque utili perché stimolano la tua curiosità e per mettere in cura e in sicurezza la propria libertà ele proprie convinzioni insediate.Oggi per esempio per paradosso esagerazione ho voluto vericare il pegggio di certe argomentazioni e sicurezze nella storia …… ho ripreso in mano un testo esemplare per capire un uso e un abuso distorto della categoria di coscienza e identità etnica:il Mein Kampf. « … concepii profonda ammirazione per il grand’uomo a sud delle Alpi che, pieno di fervido amore per il suo popolo, non venne a patti col nemico interno dell’Italia ma volle annientarlo con ogni mezzo. Ciò che farà annoverare Mussolini fra i grandi di questa Terra è la decisione di non spartirsi l’Italia col marxismo ma di salvare dal marxismo, distruggendolo, la sua patria. A petto di lui, quanto appaiono meschini i nostri statisti tedeschi! E da quale nausea si è colti al vedere queste nullità osar criticare chi è mille volte più grande di loro! » (Adolf Hitler, Mein Kampf, cap.XV. trad.: Andrea Irace) Capisco l’esagerazione e la provocazione e la lontananza storica del richiamo ma poi ho letto lo statuto del Partito lega Nord che in piccolo ed in altro modo fa lo stesso uso distoto,semplificato della parola coscienza,identità,popolo e quant’altro.Il primo articolo dello Statuto della Lega Nord dichiara«Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana»Le conseguenze politi che vere di tutte le farneticazioni storiche ,antropologiche, etniche che hanno fatto folklore nella politica leghista della prima ora come seria conseguenza “politica” deve sfociare nella secessione “democratica” e nella indipendenza terretoriale e nazionale.Io non credo che nella Comunità Provvisoria cisiano né questi sentimenti né queste intenzioni.Chi pensa a questo in modo consapevole o in modo ingenuo deve sapere che non trova interlocutori distratti per un falso uso della democrazia.Ci sono altri spa politici più definiti e roganizzati.La discussione e il dialogo è ben altra cosa e va praticato se c’è principio della chirezza dei fini oltre che delle argomentazioni. Stiamo preparando questo per i nostri figli in Irpinia…io gà da adesso metto le mani e la testa avanti e dico risolutamente NO! Amicizia a parte .
    Mauro orlando

    mercuzio

    10 gennaio 2011 at 9:08 am

  9. Lega Nord per l’Indipendenza della Padania costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana»

    Sei completamente fuori strada, non riesci a cogliere il senso della mia dialettica.
    1)
    Io parlo di radici è vero ma non ho mai neanche accennato ad una indipendenza dell’Irpinia, l’Irpinia è in Campania e la Campania in Italia e l’italia in Europa. Io parlo do valori non di ideali fini a se stessi. L’appartenenza ad una etnia è una eredità culturale che a mio arere non deve esseresottaciuta, anzi deve dare ad ognuno di noi il senso di quello che siamo senza per questo porci in contraddizione con gli altri e con ilmondo.
    2)
    Tu la vedi una irpinia internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana»
    Caro mauro questa è vanesia, e poi scomodare Hitler … siamo veramente su un campo minato.Non dimenticare che questo argomento è già stato fonte di dissidi forti e lo sarà in futuro. Per quanto concerne il postatore e il commentatore, mi onora il fatto che tu possa commentare un mio scritto, e lo dico con estrema sincerità, vista la tua cultura elevatissima, ma scusami per la franchezza il tuo commento è una vera e propria tirata di orecchie che tanto mi ricorda i tempi della scuola. In ogni caso nei prossimi giorni preparerò un post molto forte su comunità provvisoria, sperando che si arrivi finalmente a riuscire a definire con estrema chiarezza cosa siamo e cosa vogliamo fare.
    Un abbraccio
    Giovanni

    giovanni ventre

    10 gennaio 2011 at 9:49 am

  10. basta con queste lamentele “democraticistiche” sui diritti e i doveri di parola.Io penso che le parole sono cose serie ed utili ma sono anche pietre pesanti.Vanno meditate prima di essere espresse e chi legge deve fare lo sforzo di capire prima di rispondere anche ai testi più ermetici e complessi.Mi fa molto piacere (non come “minaccia”) che tu scriva un post in cui tu chiaramente sprimi cosa pensi della Comunità provvisoria in rapporto al corretto giusto uso della “L’appartenenza ad una etnia(attenti al’uso semplificato e bonario di questa parola!) è una eredità culturale che a mio arere non deve esseresottaciuta, anzi deve dare ad ognuno di noi il senso di quello che siamo senza per questo porci in contraddizione con gli altri e con il mondo.”
    io voglio darti un utile contributo poetico di Montale per esprimere il mio pensiero e lo spirito con cui mi avvicino e partecipo a Comunità provvisoria….

    Non Chiederci La Parola

    Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
    l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
    lo dichiari e risplenda come un croco
    perduto in mezzo a un polveroso prato.

    Ah l’uomo che se ne va sicuro,
    agli altri ed a se stesso amico,
    e l’ombra sua non cura che la canicola
    stampa sopra uno scalcinato muro!

    Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
    sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
    Codesto solo oggi possiamo dirti,
    ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

    mercuzio

    10 gennaio 2011 at 11:35 am

  11. cari tutti, io non uso mai la parola etnia e altre simili che rimandano a nozioni di biologia, perchè so di non essere in grado di padroneggiare questa materia così complicata e infida sul piano tecnico. mi limito a vocaboli generici, come mentalità, genius, spirito, cultura…

    sergio gioia

    10 gennaio 2011 at 1:15 pm

  12. e fai bene, Sergio, dovremmo tutti prendere da oggi il meglio di Te offerto donato nei tuoi commenti sul blog comunitario ed il meglio offerto donato sempre da Te nelle relazioni interpersonali.
    gioverebbe a tutti in termini di leggerezza semplicità, gioiosa condivisione, financo discussione per la ricerca di una soluzioneragionevole a fraintesi malintesi e possibili incomprensioni.
    Ascoltiano il consiglio di Sergio Gioia per l’anno 2011. Per parte mia, nel mio piccolo, lo faro’
    con viva cordialità Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    10 gennaio 2011 at 1:26 pm


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