COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

” Il conflitto” (Pòlemos) è il padre di tutte le cose…….

 

“Il conflitto (Pòlemos) è il padre di tutte le cose:gli uni rivela come dei,gli altri come uomini,gli uni fà schiavi altri liberi” Eraclito

Siamo abituati a temere la divisione, i conflitti, la separazione, il dissidio, come se da essi non potesse scaturire altro che violenze verbali e non solo, rancori e dissapori fratricidi ,”fuochi amici” incoffessati, malevolenze e recriminazioni  “ad usum Delphini”,cattivi e/o retro  pensieri  e quant’altro che in altri ambiti degenerati usa chiamarsi “ melmoso metodo Boffo”. Non è sempre utile  eliminare quel che ci divide, pur sapendo che la bussola  è  trovare il comune terreno,in cui convivere confrontandosi ,come diceva Popper, cercando di  trovare la comune cornice entro cui dipingere comunitariamente  il nostro quadro liberamente secondo le diverse creatività e individualità.Questo non significa necessariamente ostracizzare  la straordinaria vitalità interrogatrice della dialettica socratica con la ingabbiata e razionale dialettica  hegeliana, sublimata sintesi per cancellare ogni fastidioso contrasto e presentarsi come verità universale ed assoluta.Il sapere è sempre e comunque  come prima forma di cura per sè se lo è anche  per gli altri. Non ci piace la famosa “notte in cui tutte le vacche sono nere”. A noi piacciono le notti stellate ,ventilate o velate  da nuvole e non solo  gridare laicamente sulla rupe di Cairano con Kant  il piacere di ammirare “il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi” e ma anche   sognare un “museo dell’aria” non solo come metafora o ossimoro letterario! È solo con la mortificazione o  con lo svanire delle passioni e dei sogni pratici che si fa strada il pensiero e il sistema di potere  autoritario e totalitario. “ L’intelligenza in occidente -scriveva A. Savinio- ha una funzione singolare: divide e separa “. “Lo spirito europeo odia il grumo”..aggiungeva in modo colorito e sapienziale. Senza il conflitto,il dissenzo,la diversità di pensare e di essere,  non nascono le città aperte  o i cittadini liberi e gli spazi liberie della discussione della informazione..La ricetta secondo lo scrittore latino Lucano è la pratica della “ concordia discors” una concordia sempre discordante. Bisogna coltivare sempre  una sorta di “antipatia per i grumi che si fanno rancore , ira,rabbia repressa  : evitare che prendono possesso delle menti, ,dei cuori con recriminazioni personalistiche, critiche  pretestuose di una possibile denuncia della  “micorofisica dei poteri  ”  spesso usata come forma o possibilità di riscatto ai soprusi e alle discriminazioni. .Oggi siamo di fronte alle macerie di questi impeti dell’anima senza necessariamente sentirci orfani o sperduti.Per questo nel passato e  oggi guardiamo con diffidenza agli impegni militanti imperativi,ai radicalismi critici autorefrenziali, agli  anacoreti o cantori  di avvenire messianici, alla speranza stessa che dà le ali al pensiero e ai progetti palingenetici con la scoperte di nobili radici etniche . Bisogna tuttavia  essere sempre “sentinelle vigili e responsabili” per  evitare altresì i cosidetti “totalitarismi molli”, “il totalitarismo dell’indifferenza”, “ l’integralismo del pensiero che torna ad essere non solo unico ma unanimistico, trionfatore e inaccessibile alle correzione,ai sospetti,alle diversità  e ai dubbi. Lo spegnersi o l’allontanarsi delle antiche passioni non è di per sé una maledizione. Compito della democrazia liberale è ritrovare il gusto di ‘dividere e separare’ .Bisogna coltivare “il sospetto” verso tutto quel che tende a divenire un Tutto, un Uno non frazionabile, raggrumato,granitico  e rigido. L’acqua sorgiva,pura e incontaminata , ha bisogno  non di essere “mitizzata”  ma di un buon letto per scorrere e rinnovarsi continuamente nella sua purezza  insidiata  nel suo cammino  da  scorie naturali e artificiali  e di anse e terreni   devianti e ostili che la costringono in “pantani  rassicuranti ma maleodoranti”. La distinzione bellicosa fra amico e nemico, che secondo C. Schmitt è condizione della politica moderna si è consumata  in tragedia nel Novecento e  non si esprime di fronte ai vuoti delle vecchie ideologie totalizzanti , i nuovi etnocentrismi intransigenti  e autoritari  o  i radicalismi senza se e sena ma o gli agonismi  retorici,parolai,velenosi   e verbosi  e non trova facili sostituti in slancio ,impegno ,generosità,pena,amicizia  e soprattutto responsabilità.“ Cacciato dalla porta, il normale conflitto personale e politico rientra dalla finestra  in veste mutata : non sotto forma di reciproco rispetto delle ‘pluralità’ – di decisoini discusse e condivise, di “contratto sociale e comunitario”  che disciplini i contrasti senza divieti e li renda compatibili con l’idea laica di un bene collettivo o comunitario  coadiuvato da una nuova  forma di diritto positivo che si incentra sul principio naturale   alla ‘differenza’ biologica ,etnica ,culturale religiosa,di opinione  e di genere“ come  valore aggiunto. E inuitile  perseguire ‘armonie forzate’, ‘mitiche fusioni degli animi degli individui’ nella pratica fattuale  di una politica culturale  non necessariamente  provvista di “anima,sentimento ,speranza e sogno” . Resistere al grumo o ai grumi o agli acidi corrosivi dei sospetti  è possibile, sempre che la politica e la cultura  ritrovino  loro stesso e la loro natura “asocievolmente sociale”, come la definiva Kant. Riscopra con piacere e non con diffidenza e  paura “ il principio dell’incertezza, del mutevole,del provvisorio,della mitezza e della lentezza,del dono gratuito, della generosità,della bellezza e del sogno e anche l’esperienza dell’errore e del dubbio. Dovremo perseguire  una “ Politica e una Cultura ” secolarizzate senza la perdita di una loro  certa ‘sacralità’e irrgiononevolezza. Secondo la convinzione saggia  e paradossale che “L’essere umano non ha un senso unico,prescrittivo  e imponibile per una meta certa  e pensata da altri e  una volta per tutto, ma un  senso gli è necessario comunque  per vivere pensando,sognando e facendo.”

mauro orlando

Annunci

Written by Mercuzio

12 gennaio 2011 a 9:28 am

Pubblicato su AUTORI

3 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Quid Nerone peius ? quid thermis melius Neronianis ?

    a_ver

    12 gennaio 2011 at 9:47 am

  2. ancora il “latinorum”….io capisco ma il resto….
    ti ricordi Renzo e Don Abbondio ?

    ….Da “I promessi sposi”, Capitolo 2:

    “- Ma mi spieghi una volta cos’è quest’altra formalità che s’ha a fare, come dice; e sarà subito fatta.
    – Sapete voi quanti siano gl’impedimenti dirimenti?
    – Che vuol ch’io sappia d’impedimenti?
    – Error, conditio, votum, cognatio, crimen, Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, Si sis affinis,… – cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita.
    – Si piglia gioco di me? – interruppe il giovine. – Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?
    – Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa.”
    mauro

    mercuzio

    12 gennaio 2011 at 11:13 am

  3. lunedi a nusco….
    mauro e angelo e tutti gli altri
    contattiamo, parliamone agli amici….
    è un momento cruciale…

    Arminio

    12 gennaio 2011 at 11:21 am


I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: