COMUNITA' PROVVISORIA

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Poetica del rancore

metto qui un pezzo uscito sul mattino di oggi. sono cose scritte molto tempo fa, ma purtroppo restano attuali.  – – – – ci vediamo lunedì 17 alle 16,30 a nusco con chi vuole, mi sono un pò scocciato di fare appelli, di fare la conta. alla fine non ce lo ha detto il medico di lavorare per questa terra. faremo quel che si puote e con chi vuole. senza rancore per chi resta a casa, alla fine è un impegno anche quello. _  armin

Sarebbe una buona cosa uscire in piazza e sentire gente che muove alti pensieri e scalpita e si appassiona a progettare il futuro. E invece dobbiamo spendere il nostro tempo per cincischiare sulle nostre miserie. Ormai qui siamo tutti operai della vasta e ineffabile fabbrica del lamento. Il dispetto, il rancore, la diffidenza verso tutti e tutto sembrano l’unico modo rimasto per tenersi a galla. Litigano quelli che si oppongono alle pale, litigano i ferventi di padre Pio sull’ubicazione della statua, litigano quelli che hanno sostenuto l’amministrazione e quelli che l’avversano. L’unica cosa che è diminuita sono i litigi tra i vicini di casa, per il semplice motivo che ora la gente è tutta sparpagliata.

Qui la passione dominante è l’interdizione, l’idea di stoppare gli entusiasmi, le aggregazioni. Se costruisci un gruppo che produce qualcosa di buono  subito viene fuori il dissenso, il ronzio di chi avanza riserve, cavilli. E chi non si mette di traverso in modo palese lo fa, vigliaccamente, in maniera obliqua, criptica. Più che il conflitto, l’irpino preferisce agire con l’indifferenza, il diniego, il far finta che  il bene che fanno gli altri non esiste. Io sono rimasto qui per registrare questi movimenti. Ci sono delle giornate  in cui certi atteggiamenti mi feriscono profondamente, poi però mi riprendo, in fondo questa avversione  è il tonico che mi fa andare avanti, che mi impedisce di addormentarmi. Il sud dei paesi sta morendo proprio perché è in mano alla lobby dei vigliacchi. Perché sono loro a tenere in mano le piazze, sono loro a decidere a chi dare la pensione, a chi togliere la multa, a chi consentire questo o quell’abuso. La loro abilità maggiore è nel far credere che siamo tutti uguali, che la vigliaccheria è nel cuore di tutti e invece è solo un’anomalia  della maggioranza.  Ci sono ancora i coraggiosi, gli eroi, a volte ci vengono vicino ma non sempre riusciamo a riconoscerli, magari proprio perché distratti a occuparci delle vigliaccherie che subiamo.

Questa è un’epoca che ha disperatamente bisogno del nostro amore, della nostra speranza, ha bisogno del coraggio di opporsi, di lottare contro la meschinità imperante. Il segreto per una giornata lietamente rivoluzionaria è riuscire a vedere che le montagne sono ancora piene di alberi e che ci sono cuori clementi agli angoli delle strade e ci sono albe e tramonti, c’è l’acqua del mare e il grano che cresce. Tuttavia, questa affezione per il mondo va sempre incrociata con una fortissima allergia al compromesso, all’intrallazzo. Bisogna unire la capacità di percepire la bellezza del mondo e di lottare contro chi ogni giorno tenta di impoverirla, di svilirla. È ora di tenere insieme la tensione politica e quella poetica, la contemplazione e il conflitto. I luminari del rancore ci vorrebbero rassegnati alle misere finzioni della vita sociale oppure chiusi nei freddi loculi del nostro io. No, questa è un’epoca da attraversare ad occhi aperti, con sguardi spericolati, mossi in ogni direzione. Il rancore alla lunga rende sterili, ci allena alla conservazione di ciò che non abbiamo. I rancorosi non conoscono la cordialità, la mitezza, non sanno usare il metro della clemenza. Infervorati come sono nelle loro accidie, nelle loro pretese, hanno interiorizzato il disagio, la disaffezione. La loro postura è fatta per claudicare, non per il passo spedito, il gesto aperto. La loro giornata è tutta trapuntata di inadempienze, di incomprensioni. Ognuno è scambiato per un altro, e in genere lo scambio avviene al ribasso. La vita dei rancorosi consiste in una perenne edificazioni di muri, di cancelli. La loro poetica è stare lontani dagli stati estremi, accucciati a scambiarsi una pappina psichica che non serve a niente. Vivono tenendosi costantemente al riparo dalla vita. Rimangono contratti, sospettosi, come se l’universo fosse un cane che li punta e sta per morderli da un momento all’altro. Tutt’al più procedono al piccolo trotto, in un traccheggio prolungato. Prevalgono le posizioni difensive, gli slanci millimetrati. Spendere il proprio tempo per gli altri è considerato quasi un segno di malattia, un gesto folle, sconsiderato, incomprensibile. Si lamentano per conformismo, per appartenere al gregge oppure per fingersi pastori. Forse quello che noi chiamiamo sud avrà una speranza di salvezza se saprà mettere questa gente con le spalle al muro, se saprà amare i bizzarri, gli inventori, gli estrosi, i poeti e i cuori affamati di amore.


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Written by Arminio

13 gennaio 2011 a 12:00 pm

Pubblicato su Franco Arminio _

8 Risposte

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  1. Franco, mi complimento per il tempismo e per lo scritto. Cogli il momento giusto per scrivere della politica che si alimenta con il rancore. Questo tuo pezzo unito a quello che hai mirabilmente espresso a Farenight mette una pietra miliare ben piantata nel terreno di Comunità Provvisoria. Lunedì a Nusco dobbiamo affrontare il toro e prenderlo per le corna per indirizzarlo nella direzione che a noi sta a cuore. Non possiamo più perdere tempo, non possiamo più aspettare queste terre hanno bisogno di essere aiutate e dobbiamo farlo ora, dopo sarebbe troppo tardi… “Sarebbe una buona cosa uscire in piazza … ” e poi … “Qui la passione dominante è l’interdizione, l’idea di stoppare glii entusiasmi, le aggrgazioni” … ” Più che il conflitto l’Irpino preferisce agire con indifferenza, il diniego ” … ” in fondo il sud dei paesi sta morendo perchè è in mano ad una lobby di vigliacchi” … ci sono ancora i coraggiosi, gli eroi, a volte vengono vicino ma non sempre riusciamo a riconoscerli” … e poi ecco il grido del guerriero quello che lascia per n attimo da parte la mente e fa parlare il cuore … ” questa è un epoca … che ha bisogno del coraggio di opporsi, di lottare contro la meschinità imperante ” Mi fermo qui, qui dove spero ricominci il nostro cammino.

    giovanni ventre

    13 gennaio 2011 at 12:46 pm

  2. Cari amici
    ho letto i vostri commenti. Non voglio entrare in polemiche e in un’atmosfera che non mi piace. Mi dispiace aver procurato scoramenti.
    Il mio dispiacere era sincero. E mi sarebbe piaciuto provare a dare un contributo alla creazione di una CP che, conosco poco forse, ma che, sinceramente immaginerei diversa. Ma criticare o dubitare (che porta anche al dubitare di sé) in questo momento, è un’operazione troppo sconveniente.
    Non si ha la forza per sostenere il confronto: siamo tutti troppo stanchi, paranoici, fragili. E il vittimismo ci possiede troppo. Forse questo grande problema dell’uomo contemporaneo, la paura, è diventato davvero un veleno immobilizzante. Nonostante il grande bisogno che abbiamo di sentirci e di comunicare. E di aiutarci.
    Non è una rinuncia la mia, ma mi sembra che per me, ora, non è il momento di metter alcun dito nella piaga. Devo continuare a scegliere invece la luce, i suoni oltre le parole. Devo ritornare alle nuvole, che passano.
    Il cinema è archeologia ma dello spazio più che di un territorio. Quello spazio che ci osserva e che non sanguina.
    Questo mi fa pensare ad alcuni uomini del 900 come Craig, Artaud, Tzara, al loro splendido disprezzo della comunità a favore dell’estasi, della ricerca, dello sberleffo. Mi fa pensare al ballo di zorba il greco, di fronte al fallimento. O a Charlot che vaga nella neve, per la febbre dell’oro.
    Quel puntino nero su sfondo bianco è l’utopia, che cammina anche all’indietro. E resta sull’orlo della montagna.
    Così spero che scivolerete a vedere il film. Senza consumare e consumarvi troppo. Certo Via Appia non riguarda solo Cairano, è vero, ma parla di alcune cose che forse potrebbero interessarvi.
    E chissà forse quella fotografia (la tale e quale la chiamano in dialetto barese) non “commestibile” vi morderà un po’ con le sue sfumature.
    Un’ultima cosa: questo film è costato molto lavoro e, nonostante sia stato sostenuto da partner istituzionali, non è protetto da nessuno. Difficilmente troverà una distribuzione nella sale, ma stiamo lavorando perché questo accada.
    Vi faccio gli auguri di un buon 2011 e vi saluto con affetto.
    Paolo De Falco

    Paolo De Falco

    13 gennaio 2011 at 12:51 pm

  3. ….ci sarò volentieri a Nusco per esprimere e ribadire le mie idee…..queste:

    “È ora di tenere insieme la tensione politica e quella poetica, la contemplazione e il conflitto. I luminari del rancore ci vorrebbero rassegnati alle misere finzioni della vita sociale oppure chiusi nei freddi loculi del nostro io. No, questa è un’epoca da attraversare ad occhi aperti, con sguardi spericolati, mossi in ogni direzione. Franco
    “….Poi ci sono altre questioni finora sempre e solo ‘accennate’ ma che richiedono impegno politico per un gruppo di persone che si vogliono bene ma che devono uscire dal recinto dell’esercizio intellettuale che si porta avanti sul ’blog’; qui si sprecano risorse…. ! Angelo
    Sono comunque un insegnante di filosofia abituato a sentirsi tirato per la giacca o preso in giro dai cosidetti “pratici” per la necessaria o presunta astrattezza dei cosidetti Filosofi .Esempio storico è il famoso “riso della servetta di Tracia “ nei confronti di Talete che cadde in una cloaca perché distratto ad ammirare le stelle e non guardare la strada che percorreva.Tant’è …non è così semplice parlare ai sordi che non voglio sentire…..come cercare di spiegare con i propri argomenti che tra il pensare e ii fare non necessariamente c’ contrasto ….anzi. Quindi solo per comodità esplicativa ho voluto mettere in contrapposizione la frase di Franco e quella di Angelo non con l’intento di crere le false contrapposizioni di Buridano con tutti gli inconvenienti di noi miseri mortali pensatori e fattori che si devono arrovellare nella scelta.In realtà non è così semplificabile trovare il bandolo della nostra matassa nella Comunità provvisoria e nel Blog. Io spero che ci sia la stessa libertà e spazio di esprimersi per l’esperienza di Agostino,delle esigenze di Giovanni, degli scritti di Franco, delle opere di Angelo, dei pensieri poetanti di Elda, dei sofismi intelligenti di Paolo, di Mario, Savatore, i due Enzo sognatori pratici o pratici sognatori, delle poesie di Gaetano,delle provocazioni non sempre benevolo di Rocco e di tutti gli altri che non cito per non annoiarvi.Io lavoro con la filosofia e la presunzioni di poter elaborare idee e voglio essere libero di fare la mia esperienza comunitaria con la mia identità e le mie idiosincrasie mentali e anche con le mie ossessioni complesse,arzigogolate, barocche eccc.. Un mio maestro di altri tempi scriveva:
    « Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l’addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui. »
    (Aristotele, Protreptico o Esortazione alla filosofia) Io per la mia vita mentale ed attiva del presente e del futuro che mi resta di vivere cerco di dare alle cose un grande peso, il peso della filosofia stessa, il peso delle idee. Vuol dire passare la realtà che ci circonda al vaglio del pensiero, della ragione, come esercizio di intelligenza e libertà, che sono poi le caratteristiche fondamentali dell’essere umano. Platone era uno che davvero la prendeva con filosofia. Non certo nel senso, come pensano quelli che vedono in lui il prototipo del filosofo con la testa fra le nuvole, troppo immerso nell’Iperuranio per vedere le cose così come sono, che davanti alla realtà egli chiudesse gli occhi; anzi, il suo sguardo sul mondo era lucido e si avvaleva del metro del pensiero, che è “l’occhio dell’anima”. È davvero difficile far passare questa idea, tanto più oggi che ci troviamo in un contesto in cui sembra che il pensiero sia roba vecchia e inutile, una perdita di tempo a cui anteporre, senza se e senza ma, l’agire. In Italia, oggi, va di moda il “governo del fare”. Ma fare che cosa? Come si può fare senza prima aver pensato con serietà cosa fare? Un fare svincolato dal pensare porta direttamente in un vicolo cieco. Chi fa senza pensare rischia di fare – anzi, senza dubbio fa – male. Questo i filosofi lo sanno bene e Platone sopra tutti. Ed io immeritatamente sempre con curiosità cerco di seguire queste semplici verità. Sbaglio ….sicuramente ma fa parte della mia vita e non ci rinuncio oggi come non ci ho rinunciato nel passato.Perciò ho voluto iniziare da lui e dalla Repubblica in particolare. Quando nel bel mezzo della sua opera, egli si spinge a dire che “ci sarà un buon governo solo quando i filosofi diventeranno re o i re diventeranno filosofi”, non si lascia andare certo ad una boutade, come pure viene recepita dai suoi interlocutori dialogici e da buona parte dei lettori disincantati. Con questa frase, destinata ad avere lunga eco nei secoli successivi, Platone, per bocca di Socrate, vuole indicare come la politica possa adempiere al suo mandato solo se poggia sulla solida base delle idee, della ragione e della cultura, che le diano un orientamento. Come l’utopia mette le ali alla storia permettendole di volare alto, così sono le idee a fare della politica qualcosa di alto e nobile. Il mio motto-guida sarà sempre “Amicus Plato sed magis amica veritas”….per ripetto di me stesso oltre che degli altri.
    mauro orlando

    Mauro Orlando

    13 gennaio 2011 at 1:05 pm

  4. Ho letto riletto straletto l’articolo di Franco sul quotidiano Il mattno di oggi, specie alla pagina trntatre dico 33
    L’articolo non dice nulla di nuovo. Sono concetti che stiamo imparando a memoria, da un pezzo.
    Mi sorge un dubbio: Elda e Franco sono affetti dallo stesso morbo!
    Ripetono le stsse cose modificando qualche parola quì e là, in base al luogo non luogo reale virtuale contesto reale virtuale nel quale operano attraverso il gioco magico delle parole.
    Franco , per chi ti legge spesso, spessissimo, per chi ha compreso il tuo pensiero non solo la tua intuizione , diventa retorica la ripetitività ossessiva tubulare con la quale ti ostini a scrivere con parole diverse, “truccate” concetti ai quali ci hai abituato e che ci hai fatto imparare a memoria

    La terapia, per entrambi, Franco ed Elda, non puo’ essere la stessa , pur esendo uguale identico il morbo affliggente.
    la terapia è personalizzata, agisce sul terreno , humus costituzionale, poi sulla causa e sulle concause fino ad estirpare i male.
    Vi spiegherò a Nusco, Lunedi’ diciassette, cosa si intende per “personalizzazone della presa in carico, personalizzazone della cura, terapia personalizzata e terapia di gruppo, al limte vi spiego pure cosa si intende per gruppo, in termini psico sociali, psico dinamici e psico motvzionali.
    Ora sono stanco. Ho fame. vado a mangiare un boccone.
    Voi, se possibile, cercate di chiarirvi le idee e di non arrivare a Nusco confusi e soddisfatti, oltre che rancorosi ed intolleranti.
    Agli sms, Franco, in genere si risponde, grazie.
    Con grande affetto stima incondizionata, amicizia sincera disinteressata rispettando la consegna ricevuta che è nel sostegno nel vigore nella motivazione oltre la forza delle de, oltre la forza neuronale, oltre la forza muscoare, la potenza.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    13 gennaio 2011 at 1:29 pm

  5. rocco, comincio da te….
    non ho tempo di rispondere agli sms. per scrivere dieci parole ci metto dieci minuti, non è cosa per me….
    mauro,
    sempre generoso nel pensare alla nostra esperienza….
    giovanni,
    sei molto presente, contano i presenti….
    paolo,
    molto bello questo tuo commento,
    in linea con la bellezza della tua fotografia
    non commestibile.

    Arminio

    13 gennaio 2011 at 2:01 pm

  6. è vero, questo mio pezzo non dice niente di nuovo, oggi non bisogna dire la verità, bisogna dire la novità….
    oggi sono infinitamente sfiduciato…..

    Arminio

    13 gennaio 2011 at 2:05 pm

  7. non conosco paolo de falco e non ho visto il suo lavoro a cairano 2009, poichè dopo i primi due giorni non sono potuto venire, ma mi piace molto come scrive. lo invito a essere presente sul blog e di persona, lo invito in maniera pressante

    sergio gioia

    13 gennaio 2011 at 3:38 pm

  8. “L’uomo è un’invenzione di cui l’archeologia del nostro pensiero mostra agevolmente la data recente. E forse la fine prossima.”(Michel Foucault, Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane, Parigi 1966)

    eldarin

    13 gennaio 2011 at 3:51 pm


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