COMUNITA' PROVVISORIA

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un sindaco sul marciapiedi

metto qui un articolo uscito oggi su IL MANIFESTO. nel pomeriggio ad avellino c’è un incontro tra tutti gli attori istituzionali. vedremo se la regione è in grado di organizzare una sanità decente nelle nostre zone. intanto noi facciamo la nostra parte, la stiamo facendo assai bene, anche se a volte pensiamo il contrario.

armin

 

la questione dell’ospedale e il suo epilogo infinito

La grande manifestazione del 12 ottobre si era sciolta con un accordo scritto siglato negli uffici della regione che prevedeva un incontro con i sindaci, il presidente della provincia e i rappresentanti dei comitati. A quell’incontro io non c’ero e quelli che ci sono andati si sono trovati di nuovo la porta chiusa. Non ho mai veramente creduto che nei sindaci potesse scattare un guizzo d’orgoglio e infatti nella sostanza ognuno si è rintanato nella sua cuccia. La protesta che andava alimentata è stata spenta e la soluzione del problema è stata affidata alle cosiddette vie tradizionali. Il sindaco del mio paese si è scordato completamente della tenda sul tetto dell’ospedale. Non avrei avuto difficoltà a convocare una riunione e aizzare i cittadini più focosi, ma ho preferito defilarmi, sapendo bene che avrei assistito a quell’infinito traccheggio che è la vita politica nella nostra terra. Mentre scrivo questa nota è la sera dell‘ 8 gennaio 2011, sono passati molti giorni e molti mesi dall’approvazione del piano che prevede la chiusura dell’ospedale. L’ospedale non è chiuso e continua a non funzionare come sempre. Qualche giorno fa ho portato mio figlio con un piede gonfio. Il tecnico di radiologia, prima di fare la radiografia, mi ha avvisato che i macchinari non funzionano bene.  Il paradosso è questo: la regione non ha nemmeno i soldi per finanziare la chiusura dell’ospedale, quindi si continua col solito spreco di danaro pubblico senza dare nessuno dei servizi minimi ai cittadini. Mi viene da fare una considerazione:per varare il piano, oltre al subcommissario Zuccatelli, era stato ingaggiato anche il senatore Calabrò. Questo signore, che ha scritto una legge sul testamento biologico a dir poco pessima, aveva comunicato che la sua consulenza per il piano sarebbe stata a titolo gratuito. Invece qualche giorno fa, una consigliera dell’opposizione annunciava su un giornale di aver scoperto una delibera in cui Calabrò veniva lautamente rimborsato per la sua opera. Il rigore di Caldoro formattato a imitazione del verbo di Tremonti è tutto orientato a tagliare gli sprechi degli altri e non i propri. Una politica che non suscita alcuno scandalo in una regione da sempre amministrata malissimo. Forse la verità è che il problema della sanità interessa le persone solo quando vengono coinvolte direttamente. I dipendenti ospedalieri sono rimasti fermi al loro posto perché per ora quello nessuno glielo ha toccato. Il sindaco non ha organizzato altre manifestazioni perché confida negli aggiustamenti al piano che la parte politica con cui lui dialoga dice di potergli assicurare. Io ho scelto la strada del vedere dove vogliono arrivare. E così a Natale un  sindaco di un  paese che sta a 100 chilometri dalla zona dove si vogliono chiudere gli ospedali, decide di andare sotto al Quirinale e di iniziare lo sciopero della fame. Chiede al presidente della Repubblica di intercedere verso il presidente della regione affinché parli coi sindaci. Dal 24 al 28 dicembre non succede niente. Il sindaco si sente male e se ne torna a casa. Un giorno di pausa e annuncia che il 31 tornerà davanti al Quirinale per riprendere lo sciopero. Ancora niente. Il 4 gennaio il sindaco annuncia anche l’inizio dello sciopero della sete. A questo punto decido di andare a Roma con alcuni degli amici della comunità provvisoria. Il sindaco è sul marciapiede, aspetta la comunicazione ufficiale dell’incontro tra Caldoro e i rappresentanti delle amministrazioni. Il paradosso è questo: l’incontro si farà su iniziativa del presidente della provincia, ma nessuno si premura di rassicurare il sindaco al riguardo. Arriviamo a Roma il 6 gennaio in questo scenario. Il sindaco di Sperone è sul  marciapiede, avvolto in una strana carta dorata. Intorno a lui poliziotti e funzionari della questura. Le macchine sfrecciano via veloci sulla larga strada a un  paio di metri da lui. I passanti fanno il loro mestiere di passare avanti, di andare oltre, perché ognuno ogni giorno ha una meta e un  tempo per raggiungerla. Il perdigiorno è una figura sempre più rara, questo è un tempo in cui anche i fannulloni devono sembrare affaccendati. La visione del corpo del sindaco smuove il lato ardente del mio umore. Il lato mesto almeno per oggi rimane sul fondo. Chiedo di parlare con qualche funzionario del Quirinale, mi annuncio come presidente del comitato di lotta. Il sindaco aveva già avvisato del mio arrivo. Mi sento in grado di fare qualcosa. Quando vengo ricevuto mi viene detto che il presidente non può interferire. A me la posizione di Napoletano appare un po’ piratesca. Il Quirinale costa ai cittadini contribuenti molti soldi. Quella gente non sta lì a fare mattoni o a pascolare le pecore, ma per assicurare la manutenzione del sistema democratico e una manutenzione efficace prevede la gestione di casi come questo. Decido di chiamare il vicepresidente della regione. Gli dico che il sindaco sul marciapiede sta molto male e che l’unico modo per farlo tornare è mandargli un fax con l’annuncio dell’incontro che lui mi conferma avverrà ad Avellino. Il vicepresidente mi assicura che prenderà in esame la questione, ma che se ne riparlerà il giorno dopo, oggi è l’Epifania.  Riferisco il tutto al sindaco Alaia . Lui sta immobile e ad occhi chiusi, si smuove solo quando riceve qualche telefonata da un  giornale. Alaia sta facendo una cosa molto coraggiosa e ammirevole, anche se è uno di quei politici locali a cui fa piacere comparire sui giornali. Il sindaco è sicuramente onesto quando dice che si batte per la dignità delle popolazioni irpine, ma è altrettanto vero che si batte per la sua notorietà, il problema è che questa seconda ambizione è estremamente diffusa e quasi sempre destinata a rimanere frustrata. A un certo punto compare per caso la senatrice Finocchiaro. Mi avvicino ed espongo il caso in maniera sbrigativa, poi lascio la senatrice vicino al sindaco. Il colloquio è brevissimo, la Finocchiaro si congeda dicendo che affronterà la questione lunedì prossimo . Il sindaco mi pare comunque soddisfatto. Decido di muovere ancora le acque, per quel che posso. Poco lontano riconosco un  giornalista di Ballarò che si aggira assieme ad un operatore. Non sono qui per noi, ma gli espongo comunque il caso.  Con il giornalista faccio appello al rivolo di notorietà  assicurata dal fatto che Saviano ha letto in  televisione un  mio testo. Il giornalista si decide ad avvicinarsi ad Alaia, ma in sostanza quella che gli fa è un’intervista finta, giusto per accontentare il sindaco, per dargli la sensazione che la sua protesta sta attirando anche l’attenzione di un programma importante come Ballarò. Intanto sto aspettando l’arrivo di un  mio amico giornalista e scrittore Andrea Di Consoli. Lui l’intervista gliela farà veramente e quando arriva posso lasciarlo solo col sindaco e andare via con i miei amici. La mattina del giorno dopo il fax non arriva. Alaia sta male, vorrebbe chiudere la vicenda, ma non vuole tornare a casa a mani vuote. Mi chiede di scrivere un appello. E’ stremato. Se non dovesse arrivare il fax, accogliere l’invito di una persona molto autorevole ai suoi occhi (immagino per il fatto che scrivo spesso sui giornali) gli sembra comunque una buona uscita di scena. Accade di più e di meglio, dal suo punto di vista, nel primo pomeriggio riceve una telefonata dall’ufficio di presidenza della regione. Gli viene confermato l’incontro, che, però, non si farà ad Avellino per non esporre il presidente a rischi di contestazione. Alaia è a casa su youtube e sul rullo di facebook c’è la videolettera che ieri aveva letto al presidente della Repubblica. Il mio amico Michele Citoni ha realizzato il video con molta cura. Alla fine il risultato più sicuro di questa vicenda è un piccolo prodotto estetico.  Non posso dire altrettanto della mia lettera al Presidente della Repubblica, scritta in una lingua burocratica e inservibile per altri usi, servita solamente ad ottenere una manciata di commenti e di mi piace su facebook. Questo è un tempo in cui la rivolta corre pericolosamente il rischio dell’esposizione narcisistica. E’ sempre difficile capire se il presunto ribelle vuole cambiare il mondo o vuole semplicemente rendersi noto al mondo. In ogni caso il problema della rivolta è il problema del giorno dopo. Lo squarcio si richiude, l’ardore si raffredda e tutto sembra procedere come prima, come se la rivolta fosse stato uno spettacolo tra tanti, come se la posta in gioco fosse alla fine un questione privata. Io sono andato a Roma certo per esprimere lo sdegno e per essere vicino al sindaco (e alla fine della giornata mi sono sentito appagato come raramente mi capita), ma devo anche riconoscere che sono andato a Roma per far parte della scena, per mettere il mio nome sui titoli di coda di questo film che si potrebbe intitolare Un sindaco sul marciapiede. C’è chi non ha avuto la prontezza di fare altrettanto per mancanza di vanità, ma anche per penuria di slancio. Penso ai dipendenti dell’ospedale, in quindici giorni non sono riusciti ad organizzare una macchina per andare a salutare il sindaco. La vicenda dell’ospedale non è chiusa, ma sono ormai chiuse le proteste. Chi vuole appiccare il fuoco dovrà muoversi su altri fronti e qui non mancano mai motivi per ribellarsi. Il problema è che se la ribellione diventa uno spettacolo è costretta a muoversi secondo una logica spettacolare e a rassegnarsi rimanere accucciata nel palinsesto mediatico. La ribellione più vera e più grande dovrebbe essere quella di ignorare completamente  l’indecente spettacolo che ogni giorno proviene dalla politica. Occorre costruire  un movimento solido, nascosto, ossuto. Una rete carsica, una diserzione dalla pagliacciata generale per costruire la possibilità di un altro mondo tenendoci lontani dalle chimere di questo.

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Written by Arminio

14 gennaio 2011 a 11:07 am

Pubblicato su AUTORI

14 Risposte

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  1. Sono d’accordo su tutto. Mai come ora è possibile ‘inventare’ una prosecuzione della politica con altri mezzi (pacifica, beninteso), mobilitando altre risorse, costruendo capitale sociale, fiducia, credibilità …

    paolo

    14 gennaio 2011 at 12:09 pm

  2. ” La ribellione più vera e più grande dovrebbe essere quella di ignorare completamente l’indecente spettacolo che ogni giorno proviene dalla politica. Occorre costruire un movimento solido, nascosto, ossuto. Una rete carsica, una diserzione dalla pagliacciata generale per costruire la possibilità di un altro mondo tenendoci lontani dalle chimere di questo. ”

    Ecco, questo va fatto. Questa sarebbe un’ottima “linea politica” per la C.P.

    Salvatore D'Angelo

    14 gennaio 2011 at 2:32 pm

  3. cari
    ho la netta sensazione di scrivere troppo
    rispetto alla capacità di assorbimento.
    penso anche che a furia di proporre cose, non si legge la cosa che scrivi ma il fatto che proponi una cosa da leggere
    e forse ne viene un poco di fastidio
    come dire: ancora tu….
    ma quando la finisci?

    Arminio

    14 gennaio 2011 at 5:23 pm

  4. Franco,
    scrivi che a leggere ci pensiamo noi.

    cacioman

    14 gennaio 2011 at 5:48 pm

  5. SONO ARRIVATI … DE MITA CIRIACO … CALDORO … E’ SALITO ANCHE ROCCO QUAGLIARIELLO … CHE SIA UN INFILTRATO ???
    UNA VOLTA DENTRO SUBITO HANNO PROVVEDUTO A CHIUDERE IL PORTONE … MA FORSE LA LORO E’ UNA MANIA … CHIUDERE TUTTO … CHIUDERE TUTTO … CHIUDERE TUTTO !!! SAPETE UN ATTIMO PRIMA IO COSA HO GRIDATO !!! CALDORO CHUIDITI !!!

    giovanni ventre

    14 gennaio 2011 at 6:42 pm

  6. caro Franco, sul blog ci sono troppi temi, molti partono e non arrivano mai, molti non si sa dove vogliono andare.
    Occorrerebbe intanto una catalogazione per argomento per raggrupparli, rintracciarli e svilupparli nel tempo: un post non va solo messo ma va curato, seguito, deve indicare delle tracce, delle mete, vanno sollecitati gli interventi, sintetizzati i risultati.
    Così com’è, è poco più di un invito al cazzeggio, meno interessante di buongiorno avellino di ieri.

    p.s. il blog sta in piedi per i tuoi post, ma sto parlando di altro, ovviamente

    paolo

    14 gennaio 2011 at 7:08 pm

  7. Paolo stai zitto, taci, metti in stand by il cervello.
    Non sei venuto a Roma: TACI INFAME PANTOFOLAIO, MASSONE IN GONNELLA, GESUITA!!!!

    rocco quagliariello

    15 gennaio 2011 at 5:36 am

  8. Quando hai gridato, carissimo Giovanni, Caldoro non era ancora arrivato. Come sai è giunto alle 17.45 con un’ora e quarantacinque di ritardo sull’inizio del tempo annunciato, cinquanta minuti pdopo Ciriaco il Grande.
    Io non sono un infiltrato. Hai visto che sono entrato col Presidente De Mita, abbracciandolo davanti alle persone ed alle telecamere, appena è sceso dll sua audi blu notte che era entrata nel portone.
    Se forse invidioso… Grazie della Pubblicità che mi fai. Sai benissimo che se >Franco non accetta l’invito a scendere in campo per me è già pronto un posto da Deputato Senatore oltre che da Sindaco.
    Angelo lo scrive da almeno due anni abbondanti e lo va sostenendo nel mio Paese che Ciriaco vorrebbe “recintare” ma che per oltre 40 anni gli attribuiva oltre millecinquecento voti di preferenze ad ogni tornata elettorale per montecitorio palazzo madama strasburgo bruxelle palazzo Chigi transeunte
    piazza del Gesù la più lunga della Democrazia Cristiana governo Craxi pacta servanda sunt, un record men. Grazie Un abbraccio Rocco

    rocco quagliariello

    15 gennaio 2011 at 5:43 am

  9. Caro Rocco quando io ho gridato tu eri sopra con Zio Ciriaco … detto tra noi non invidio il tuo abbraccio, piuttosto penso ai rimpianti di quei 1500 che per qurant’anni sono vissuti appesi al filo di un voto …
    Voglio regalarti un aneddoto della nostra terra. Un contadino, aveva un pero che non aveva mai donato alcu frutto. Un giorno decise di tagliarlo. Il fratello che era scultore intagliatore, dovendo fare una nuova statua del santo protettore comprò il pero e vi fece una statua bellissima. Tutti in chiesa vi si recavano al cospetto chiedendo grazie e proteioni. Il contadino, si avvicinò alla statua e senza farsi sentire mormorò : Eri pero e non portavi pere, adesso che sei santo vorresti fare i miracoli ???

    giovanni ventre

    15 gennaio 2011 at 6:15 pm

  10. Chi sarebbe il pero(inselvatichito?!)…
    Io certo non sono un pero e neppure un santo, da quando porto la crore che il destino mi ha regalato donato senza averla meritata troppo, ho deciso di fermarmi al ruolo di “eroe” ” medico eroe”m, non voglio fare la fine del beato santo Moscati…
    Mi basta che almeno dieci persone cinque donne e cinque uomini dell’intero universo conosciuto sconosciuto abbiano compreso “davvero veramente” come sono fatto e chi sono.
    Mi basterebbe questo numero, dieci. senza lode e senza infamia. Solo comprensione, senza gossip e senza pettegolezzo.
    Giovanni, l’aneddoto è simpatico ma totalmente fuori luogo inopportuno, per questo, non soltanto, sei attaccato dal Comitato dei Saggi del Blog.
    purtroppo la cultura è un valore aggiunto della vita, tu nei hai tanta, ma per i “Saggi” non è sufficiente.
    dovresti studiare di più, studiando si impara, come pure sbagliando. Prosit.
    Con affetto Rocco

    rocco quagliariello

    16 gennaio 2011 at 4:41 am

  11. Scusami Giovanni, quantunque il voto sia “segreto”, ma tu per qurantanni pòer chi hai votato??? Una risposta sincera e non polemic o provocatoria è gradita
    RQ

    rocco quagliariello

    16 gennaio 2011 at 7:15 am

  12. a proposito di “marciapiedi”
    siccome i fuochi cioè i falò sono stati il simbolo perenne delle prostitute di strada oltre che della notte dei falo’ di ogni paese, non solo del diciassette gennaio a Nusco,

    siccome le prostitute di strada con il fuoco accso si scorgono ormai soltanto nelle aree periferiche di ingresso ed uscita delle grandi metropoli

    siccome la gran parte delle prostitute che accendono i falò si rivelano poi, ahimé, transessuali con il “pisellone attivo”, come possono confermare il sig Sircana, il sig Marrazzo, forse anche gli autori sconosciuti(??’) del dossieraggio sciacallo sul Presidente Governatore Commissario ad acta Regione Campania in carica(poverino, poverina anche la mogile mia collega di corso laurea in medicina anni ottanta (attualmenteendocrinologa professoressa universitaria alla federico II…)

    siccome il cinquanta per cento di coloro che si avvicinano ai falòì sui marciapiedi cercano i trans e non più le amate donnacce,

    siccome le prostitute di sesso femminile attualmente si chiamano con acronimo internazionale “escort” la cui tariffa varia non solo in funzione delle misure antropomorfiche e delle prestazioni erogabili quanto piuttosto in virtu’ del particolare se siano minorenn e non lo siano più, se siano nipoti di mubarak o non lo siano mai state…(abstit iniuria verbis)

    tutto cio’ premesso

    chiedo che da oggi in poi qualunque forma di protesta politica non utilizzi come location un marciapèiedi , men che meno un falo’ che la trasformi in luogo per sospetti tran alla ricerca di trans prostitute.

    Ricordo a tutti che dal primo marzo in Avellino Città si accenderanno venti telecamere di vdeo sorveglianza per cui se qualcuno dovesse immaginare di poter continuare a masturbarsi, a mingere a fare atti osceni in luogo pubblico, commettere reati di qualunque tipo davanti alle telecamere sappia che non si puo’ applicare l’esimente generale del legittimo impedimento o dell’esibizionismo monomaniacale
    Grazie per l’ospitalità domenicale.
    Rocco Quagliarello medico chirurgo speciaista medico legale
    Direttore Struttura Dipartimentale di Medicina Legale ASL Avellino Regione Campania
    Cultore di discipline bioetiche e di medical humanities
    Presidente della Commissione medico locale per le patenti di soggetti con problematiche alcool correlate , da sostanze di abuso, psico farmaci ed ultraottantenni oltre che di disabili motori acquisiti o congeniti, competenza territoriale ben centodiciannove paesi, intero territorio provinciale Avellino. Buonissima Domenica. RQ

    rocco quagliariello

    16 gennaio 2011 at 8:16 am

  13. Un bel racconto, onesto, vero. Del finale starei per dire: da recitare ogni mattina appena svegli e ogni sera prima di andare a dormire. Ma no, semmai da discutere, elaborare, sviluppare, praticare insieme, ogni giorno. Ti ringrazio molto per la citazione.

    Michele Citoni

    17 gennaio 2011 at 1:00 am

  14. Torniamo al Post:

    un bellissimo racconto, onesto e vero: c’ero anch’io!

    discutiamone, elaboriamo cosa significa stare o vivere su un marciapiedi.

    un caro saluto a Michele, al quale chiedo di girare un corto sulla mia biografia, come prestazion d’opera non solo come atto di amicizia. un abbraccio a Franco l’Autore del racconto.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    17 gennaio 2011 at 4:59 am


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