COMUNITA' PROVVISORIA

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CARLO PETRINI sul fotovoltaico e altro

di CARLO PETRINI / Slow Food Italia   _ 

Visto che in tv i plastici per raccontare i crimini più efferati sembrano diventati irrinunciabili, vorrei allora proporne uno di sicuro interesse: una riproduzione in scala dell’Italia, un’enorme scena del delitto. Le armi sono il cemento di capannoni, centri commerciali, speculazioni edilizie e molti impianti per produrre energia, rinnovabile e non; i moventi sono la stupidità e l’avidità; gli assassini tutti quelli che hanno responsabilità nel dire di sì; i complici coloro che non dicono di no; le vittime infine gli abitanti del nostro Paese, soprattutto quelli di domani.

I dati certi su cui fare affidamento sono pochi, non sempre concordanti per via dei diversi metodi di misurazione utilizzati, ma tutti ci parlano in maniera univoca di un consumo impressionante del territorio italiano. Stiamo compromettendo per sempre un bene comune, perché anche la proprietà privata del terreno non dà automaticamente diritto di poterlo distruggere e sottrarlo così alle generazioni future.

Circa due anni fa su queste pagine riportavamo che l’equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, più di 3 milioni di ettari liberi da costruzioni e infrastrutture, era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005. Dal 1950 abbiamo perso il 40% della superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un’area equivalente sei volte a Piazza Duomo a Milano. E non finisce qui: in Emilia Romagna dal 1976 al 2003 ogni giorno si è consumato suolo per una quantità di dodici volte piazza Maggiore a Bologna; in Friuli Venezia Giulia dal 1980 al 2000 tre Piazze Unità d’Italia a Trieste al giorno. E la maggior parte di questi terreni erano destinati all’agricoltura. Per tornare ai dati complessivi, dal 1990 al 2005 si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento.

Come si vede, le cifre disponibili non tengono conto degli ultimi anni, ma è sufficiente viaggiare un po’ per l’Italia e prendere atto delle iniziative di questo Governo (il Piano Casa, per esempio) e delle amministrazioni locali per rendersene conto: sembra che non ci sia territorio, Comune, Provincia o Regione che non sia alle prese con una selvaggia e incontrollata occupazione del suolo libero. Purtroppo, nonostante il paesaggio sia un diritto costituzionale (unico caso in Europa) garantito dall’articolo 9, la legislazione in materia è in gran parte affidata a Regioni ed Enti locali, con il risultato che si creano grande confusione, infiniti dibattiti, nonché ampi margini di azione per gli speculatori.

Per esempio la recente legge regionale approvata in Toscana che vieta l’installazione d’impianti fotovoltaici a terra sembra valida, ma è già contestata da alcune forze politiche. In Piemonte è stata invece approvata una legge analoga, ma meno efficace, suscitando forti perplessità dal “Movimento Stop al Consumo del Territorio”. In realtà, in barba alle linee guida nazionali per gli impianti fotovoltaici – quelli mangia-agricoltura – essi continuano a spuntare come funghi alla stregua dei centri commerciali e delle shopville, di aree residenziali in campagna, di nuovi quartieri periferici, di un abusivismo che ha devastato interi territori del nostro Meridione anche grazie a condoni edilizi scellerati.

Ci sono esempi clamorosi: Il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione è cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, non ha imparato nulla dall’alluvione che l’ha colpito a fine novembre. Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l’equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri. Guardandoci attorno ci sentiamo assediati: il cemento avanza, la terra fa gola a potentati edilizi, che nonostante siano sempre più oggetto d’importanti inchieste giornalistiche, e in alcuni casi anche giudiziarie, non mollano l’osso e sembrano passare indenni qualsiasi ostacolo, in un’indifferenza che non si sa più se sia colpevole, disinformata o semplicemente frutto di un’impotenza sconsolata.

Del resto, costruire fa crescere il Pil, ma a che prezzo. Fa davvero male: l’Italia è piena di ferite violente e i cittadini finiscono con il diventare complici se non s’impegnano nel dire no quotidianamente, nel piccolo, a livello locale. Questa è una battaglia di tutti, nessuno escluso. Ora si sono aggiunte le multinazionali che producono impianti per energia rinnovabile, insieme a imprenditori che non hanno mai avuto a cuore l’ambiente e, fiutato il profitto, si sono messi dall’oggi al domani a impiantare fotovoltaico su terra fertile, ovunque capita: sono riusciti a trasformare la speranza, il sogno di un’energia pulita anche da noi nell’ennesimo modo di lucrare a danno della Terra.

Anche del fotovoltaico su suoli agricoli abbiamo già scritto su queste pagine, prendendo come spunto la delicatissima situazione in Puglia. I pannelli fotovoltaici a terra inaridiscono completamente i suoli in poco tempo, provocano il soil sealing, cioè l’impermeabilizzazione dei terreni, ed è profondamente stupido dedicargli immense distese di terreni coltivabili in nome di lauti incentivi, quando si potrebbero installare su capannoni, aree industriali dismesse o in funzione, cave abbandonate, lungo le autostrade. La Germania, che è veramente avanti anni luce rispetto al resto d’Europa sulle energie rinnovabili, per esempio non concede incentivi a chi mette a terra pannelli fotovoltaici, da sempre.

Dell’eolico selvaggio, sovradimensionato, sovente in odore di mafia e sprecone, se siete lettori medi di quotidiani e spettatori fedeli di Report su Rai Tre già saprete: non passa settimana che se ne parli su qualche testata, soprattutto locale, perché qualche comitato di cittadini insorge. È sufficiente spulciare su internet il sito del movimento “Stop al Consumo del Territorio”, tra i più attivi, e subito salta agli occhi l’elenco delle comunità locali che si stanno ribellando, in ogni Regione, per i più disparati motivi.

Intendiamoci, questo non è un articolo contro il fotovoltaico o l’eolico: è contro il loro uso scellerato e speculativo. Il solito modo di rovinare le cose, tipicamente italiano. Anche perché l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020 si può raggiungere benissimo senza fare danni, e noi siamo per raggiungerlo ed eventualmente superarlo. Questo vuole essere un grido di dolore contro il consumo di territorio e di suolo agricolo in tutte le sue forme, la più grande catastrofe ambientale e culturale cui l’Italia abbia assistito, inerme, negli ultimi decenni. Perché se la terra agricola sparisce il disastro è alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico.

E’ come indebitarsi a vita e indebitare i propri figli e nipoti per comprarsi un televisore più grosso: niente di più stupido. Il problema poi s’incastra alla perfezione con la crisi generale che sta vivendo l’agricoltura da un po’ di anni, visto che tutti i suoi settori sono in sofferenza. Sono recenti i dati dell’Eurostat che danno ulteriore conferma del trend: “I redditi pro-capite degli agricoltori nel 2010 sono diminuiti del 3,3% e sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa”. Così è più facile convincere gli agricoltori demotivati a cedere le armi, e i propri terreni, per speculazioni edilizie o legate alle energie rinnovabili.

Ricordiamoci che difendendo l’agricoltura non difendiamo un bel (o rude) mondo antico, ma difendiamo il nostro Paese, le nostre possibilità di fare comunità a livello locale, un futuro che possa ancora sperare di contemplare reale benessere e tanta bellezza. Per questo è giunto il momento di dire basta, perché rendiamoci conto che siamo arrivati a un punto di non ritorno: vorrei proporre, e sperare che venga emanata, una moratoria nazionale contro il consumo di suolo libero.

Non un blocco totale dell’edilizia, che può benissimo orientarsi verso edifici vuoti o abbandonati, nella ristrutturazione di edifici lasciati a se stessi o nella demolizione dei fatiscenti per far posto a nuovi. Serve qualcosa di forte, una raccolta di firme, una ferma dichiarazione che arresti per sempre la scomparsa di suoli agricoli nel nostro Paese, le costruzioni brutte e inutili, i centri commerciali che ci sviliscono come uomini e donne, riducendoci a consumatori-automi, soli e abbruttiti. Una moratoria che poi, se si uscirà dalla tremenda situazione politica attuale, dovrebbero rendere ufficiale congiuntamente il Ministero dell’Agricoltura, quello dell’Ambiente e anche quello dei Beni Culturali, perché il nostro territorio è il primo bene culturale di questa Nazione che sta per compiere 150 anni.

Sono sicuro che le tante organizzazioni che lavorano in questa direzione, come la mia Slow Food, o per esempio la già citata rete di Stop al Consumo del Territorio, il Fondo Ambientale Italiano,  le associazioni ambientaliste, quelle di categoria degli agricoltori e le miriadi di comitati civici sparsi ovunque saranno tutti d’accordo e disposti a unire le forze.

È il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l’urlo di milioni d’italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un’ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza. Perché guardatevi attorno: c’è in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. È una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l’anima, tutti i giorni.

da ‘la repubblica 18.1.2011’

la riunione tenuta a Nusco contro il Fotovoltaico sui terreni agricoli è del 17 gennaio; la petizione è stata firmata in pari data e messa su internet il 18 _a.verderosa

FORZA SENTINELLE DEL TERRITORIO, difendiamo la Terra, difendiamo l’Irpinia

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14 Risposte

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  1. Grazie Angelo :)
    dovremo essere tutti sentinelle! Ció sopra descritto si vede ad occhio nudo attraversando l’Italia … e dal Nord al Sud

    daniela

    19 gennaio 2011 at 8:48 pm

  2. penso che porteremo petrini a cairano.
    sarà un’edizione veramente straordinaria

    Arminio

    19 gennaio 2011 at 9:12 pm

  3. la forza della rete :
    la petizione del blog comunità provvisoria NO AL FOTOVOLTAICO SUI TERRENI AGRICOLI è ripresa da blog, giornali, tv.
    Grazie a tutti per la diffusione gratuita di questa sensibilizzazione d’opinione

    http://www.google.it/search?q=comunit%C3%A0+provvisoria+%2B+fotovoltaico&sourceid=ie7&rls=com.microsoft:en-US&ie=utf8&oe=utf8&rlz=1I7GGLL_it&redir_esc=&ei=DEs3TbokiZw6ju3gpAQ

    a_ver

    19 gennaio 2011 at 9:40 pm

  4. Il terreno dopo che rimarrà coperto per trentanni da specchi, non produrrà più nulla ,cosa mangeremo?

    biagio dedda

    19 gennaio 2011 at 10:17 pm

  5. spero che gli amici riconoscano ad angelo la paternità dell’iniziativa. la petizione non sarebbe mai nata se angelo non avesse portato a nusco il testo da firmare…..

    Arminio

    19 gennaio 2011 at 10:53 pm

  6. Il quarto Postatore che sistema i mies commenti nella casella spam è IrpiniaTurismo!!!!

    Complimenti! Quanto pane con le noci del forno a legna contadino non industriale dovrò ancora farvi assaggiare al mio paese!!!

    Andate a lavorare!!!
    con benevolenza, senza cordialità.
    RQ

    rocco quagliariello

    20 gennaio 2011 at 4:23 am

  7. I Postatori che non fanno comparire i miei commenti nei Post di cui si assumono responsabilità sono:

    Elda Martino alias Eldarin

    “Irpinia Turismo” alias Agostino Della Gatta

    Luca Battista alias Amici della Terra

    Mauro Orlando alias Mercuzio

    Salvatore D’Angelo alias Saldan

    COMPLIMENTI!

    rocco quagliariello

    20 gennaio 2011 at 4:26 am

  8. caro rocco
    non puoi dire che non sei presente sul blog. ti prego di dismettere i toni minacciosi. la tua scrittura è straordinaria quando gira sul registro comico. se vuoi sfottere hai questa chiave che nessuno può censurare.

    arminio

    20 gennaio 2011 at 5:51 am

  9. Caro rocco
    è ben lontano da me imporre censure di ogni tipo, più volte ho espresso questa convinzione. Al contempo , cerco sempre di attenermi a quanto un gruppo, una comunità, una associazione stabilisce all’unanimità o a maggioranza. E’ stato ribadito, quanto già scritto pure nelle regole del blog, che i commenti devono essere attinenti ai contenuti del post. In particolare se è fermo in spam qualche tuo commento è perchè non è pertinente al post stesso. E nel caso di specie è uno scritto che – molto provocatorio e per alcuni forse può risultare anche lesivo – dovrebbe essere approvato a larga maggioranza dagli autori. Sarebbe opportuno inviare quel commento alla lista mailing degli autori, e da lì discutere.
    Infine, per ulteriore chiarezza circa i miei contributi al blog, valuto di postare le cose scritte da me o che sono afferenti in particolare ai miei interessi legati all’impegno civico , ambientalista e professionale. Il resto preferisco che sia pubblicato da chi di fatto è la vera forza trainante del blog e della comunità provvisoria: non ho mai fatto mistero nel riconoscere un leadership pure nella sperimentazione di una pratica organizzativa “orizzontale”.
    I tuoi contributi al blog sono necessari come quelli di altri, nello spirito costruttivo, polemico anche, ma pur sempre costruttivo.
    Con stima.

    lucabattista

    20 gennaio 2011 at 1:14 pm

  10. Il resoconto della conferenza nazionale del 14 gennaio dell’ANSA.

    Nuova fiammata nella diatriba tra favorevoli e contrari alle pale eoliche in Italia. Alcune organizzazioni ambientaliste, piu’ sensibili alla tutela del paesaggio, ne parlano come un supremo e inutile scempio, e denunciano la cecita’ di chi difende questo ”imbroglio da fermare”.

    Amici della terra, Comitato nazionale del paesaggio, Italia Nostra e Mountain Wilderness Italia hanno rinfocolato la polemica con una recente conferenza stampa congiunta in cui si sono dichiarati ”favorevoli alle rinnovabili e all’ efficienza”, ma assolutamente contrari all’eolico e al ‘fotovoltaico a terra’, ovvero ai grandi impianti solari sui terreni una volta agricoli. Cosi’, nonostante l’Associazione nazionale energia del vento (Anev) sottolinei come nell’ultimo anno in Italia ci sia stato un crollo delle istallazioni eoliche (-25%), Rosa Filippini, leader storica degli Amici della terra, chiede ”una moratoria di tutte le istallazioni e autorizzazioni” per evitare ”l’assalto alla diligenza” prima che entrino in vigore le nuove regole del settore che sono ora all’esame delle Camere.

    Oreste Rutigliano, di Italia Nostra, parla di ”un massacro in pieno svolgimento”, con una lobby dell’eolico ”ancora piu’ rabbiosa” e intenta a ”succhiare incentivi all’infinito” nonostante che nel nostro paese il funzionamento delle pale eoliche sia modesto, con una media di ‘pieno regime’ di appena 1550 ore l’anno. Anche Vittorio Sgarbi ci va giu’ duro definendo l’eolico ”una turpe speculazione economica”.

    Il presidente del Comitato nazionale del paesaggio, Carlo Ripa di Meana si appella al Presidente della Repubblica perche’ ci difenda ”dall’assalto ai valori tutelati dall’articolo 9 della Costituzione” e chiede ”un contrattacco” che ci liberi da questa vergogna: un prelievo delle gia’ scarse risorse operato da ”speculatori di una finanza torbida”, con l’ acquiescenza, quando non addirittura complicita’ di settori dell’ambientalismo nostrano. E cosi’ – chiamata in causa direttamente da una ‘lettera aperta’ inviata dal presidente onorario di Mountain Winderness, Carlo Alberto Pinelli – Legambiente risponde alle accuse di ”sacrificare l’ambiente al mantenimento in vita della costosa Goletta Verde”, ovvero di vendersi in qualche modo alla lobby dell’eolico. Il responsabile energia dell’associazione del cigno verde, Edoardo Zanchini difende senza se e senza ma l’eolico come ”fonte di energia che funziona”, pur riconoscendo che ”senza dubbio in alcune parti d’Italia, soprattutto al sud, si sono fatti errori”. Per Zanchini, ”occorre un cambio di modello energetico” e Legambiente, insieme ad altre organizzazioni, si batte per questo. ”Ci battiamo per l’eolico. Sono sette anni che su questo, come sul solare a terra, chiediamo delle regole e finalmente nel luglio 2010 sono state approvate le linee guida per l’approvazione dei progetti di impianti eolici”, sette anni di lavoro, mentre ”altri si occupavano solo di paesaggio”. Le pecche dell’eolico – sottolinea Zanchini – come i ‘certificati verdi’ troppo generosi o le infiltrazioni mafiose, sono colpe della politica e che la politica e’ chiamata a risolvere. In quanto alla questione ‘estetica’ Zanchini ricorda come gli impianti eolici di una certa taglia, in Italia rappresentino solo il 3%, e quindi, sul nostro territorio si possono percorrere centinaia e centinaia di chilometri senza vedere una sola pala eolica. Discorso analogo per il fotovoltaico a terra: e’ vero, occupa terreno agricolo ma, una volta smontato, ”il terreno torna agricolo, mentre non accade cosi’ per la cementificazione delle nostre coste e delle nostre periferie”.

    (ANSA).

    http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rinnovabili/2011/01/18/visualizza_new.html_1619146314.html

    lucabattista

    20 gennaio 2011 at 8:30 pm

  11. La petizione sta per esplodere, siamo vicini a 1 milione: la consegna al vertice internazionale chiave sarà venerdì. Inoltra l’e-mail agli amici!

    Cari amici,

    Le api stanno morendo in tutto il mondo e la nostra intera catena alimentare è in pericolo. Gli scienziati puntano il dito contro i pesticidi tossici e quattro governi europei li hanno già vietati. Se riusciamo a convincere gli USA e l’UE a unirsi alla messa al bando, altri governi in tutto il mondo potrebbero seguirli, e salvare così le api dall’estinzione. Firma la petizione e inoltra questo appello urgente:

    Sign the petition
    In silenzio, miliardi di api stanno morendo e la nostra intera catena alimentare è in pericolo. Le api non solo producono il miele, ma sono una gigantesca forza lavoro, perché impollinano ben il 90% delle piante che coltiviamo.

    Diversi studi scientifici hanno individuato in un gruppo di pesticidi tossici la loro drastica diminuzione, mentre la popolazione delle api è aumentata incredibilmente nei quattro paesi europei che hanno vietato questi prodotti. Ma alcune potenti industrie chimiche stanno facendo pressioni enormi per continuare a vendere questo veleno. L’opportunità che abbiamo per salvare le api ora è di spingere gli Stati Uniti e l’Unione europea a unirsi nella messa al bando di quei prodotti: la loro azione è cruciale perché avrebbe un effetto a catena nel resto del mondo.

    Non abbiamo tempo da perdere: il dibattito su cosa fare si sta facendo infuocato. Qui non si tratta soltanto di salvare le api, ma della sopravvivenza dell’ecosistema. Costruiamo un gigantesco ronzio globale diretto all’UE e agli USA per mettere fuori legge questi composti chimici killer e salvare così le nostre api e il nostro cibo. Firma la petizione urgente sotto, inoltrala a tutti e noi la consegneremo ai decisori chiave:

    https://secure.avaaz.org/it/save_the_bees/?vl

    Le api sono essenziali per la vita sulla Terra: ogni anno impollinano piante e coltivazioni per un valore stimato in 40 miliardi di dollari, oltre un terzo delle scorte alimentari in molti paesi. Senza un’azione immediata per salvare le api potremmo rimanere senza frutta, verdura, noci, oli e cotone.

    Negli ultimi anni la popolazione delle api ha registrato un notevole declino globale: alcune specie di api sono ora estinte e altre arrivano solo al 4% del loro numero precedente. Gli scienziati si stanno arrovellando per trovare le risposte. Alcuni studi ritengono che il declino sia dovuto alla combinazione di alcuni fattori, incluse malattie, la perdita dell’habitat naturale e prodotti chimici tossici. Ma una nuova ricerca indipendente di primo piano ha prodotto dati incontrovertibili che danno la colpa ai pesticidi neonicotinoidi. Francia, Italia, Slovenia e Germania, paesi in cui è basato il suo più grande produttore Bayer, hanno vietato uno di questi killer delle api. Ma Bayer continua a esportare il suo veleno in tutto il mondo.

    La questione sta per raggiungere il punto di ebollizione, visto che importanti nuovi studi confermano la portata del problema. Se riusciremo a convincere i decisori europei e statunitensi ad agire, altri li seguiranno. Non sarà facile. Un documento trapelato dimostra che l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente era a conoscenza dei pericoli del pesticida, ma che li ha ignorati. Il documento dice che il prodotto “altamente tossico” della Bayer comporta “un grave rischio per insetti fuori bersaglio [api da miele]”.

    Dobbiamo far sentire le nostre voci per contrastare la forte influenza esercitata da Bayer sui decisori pubblici e sugli scienziati, sia negli Stati Uniti che nell’Unione europea, dove finanzia gli studi e siede negli organi decisionali. I veri esperti – gli apicoltori e gli agricoltori – vogliono il divieto di questi pesticidi finché e qualora non avremo studi dimostrati e indipendenti che dimostrano che siamo al sicuro. Aiutiamoli ora. Firma la petizione sotto, poi inoltra questa e-mail:

    https://secure.avaaz.org/it/save_the_bees/?vl

    Non possiamo più permetterci di lasciare la nostra delicata catena alimentare nelle mani della ricerca diretta dall’industria chimica e dai regolatori che sono sul loro libro paga. Con il divieto di questi pesticidi saremo più vicini a un mondo sicuro per noi stessi e e per le altre specie di cui abbiamo cura e che dipendono da noi.

    Con speranza,

    Alex, Alice, Iain, David e tutto il resto del team di Avaaz.

    PIU’ INFORMAZIONI

    Strage di api, pesticidi sotto accusa
    http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_26/miele_calo_produzione_moria_api_bca2575c-5b26-11dd-95e7-00144f02aabc.shtml

    Wikileaks: conferma del sordido intreccio che protegge la Bayer
    http://www.mieliditalia.it/index.php/il-declino-delle-api/pesticidi-e-insetti-utili/80002-wikileaks-conferma-del-sordido-intreccio-che-protegge-la-bayer-

    Moria di api: colpa dei pesticidi, fuorvianti le altre ipotesi
    http://www.apicolturaonline.it/ilvelino8507.html

    Legambiente e apicoltori: “Stop ai pesticidi killer delle api e dell’ambiente”
    http://www.newsfood.com/q/a1c626d9/legambiente-e-apicoltori-stop-ai-pesticidi-killer-delle-api-e-dellambiente/

    Lo stop ai pesticidi ha fatto bene. Boom di miele italiano nel 2009
    http://www.italiaatavola.net/articoli.asp?cod=14000

    Il declino delle api imputabile a un cocktail chimico che interferisce con il cervello (in inglese)
    http://www.guardian.co.uk/environment/2010/jun/22/chemicals-bees-decline-major-study?INTCMP=SRCH

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    Arminio

    21 gennaio 2011 at 10:22 am

  12. sei grande Carlo
    e grande è il tuo libro che condivido parola per parola, se in alto qualcuno ragionasse come te non saremmo ridotti in queste miserevoli condizioni…
    ma dove troviamo la soluzione al problema agricolo? gli agricoltori optano per i pannelli perchè non c’è più verso di guadagnare una lira. le piccole aziende, quali la mia, legate purtroppo all’eterna produzione del tabacco, sono in seria difficoltà, sopravviveranno solo quelle a livello industriale. scompariranno i buoni salumi del maiale allevato a ghiande, gli ortaggi curati con amore. in qualità di poetessa meridiana e imprenditrice, mi rendo conto che non possiamo fare molto per quanto ci ostiniamo a parlare, scrivere, arrabbiarci. io stessa ho elaborato un progetto sull’ambiente proponendolo a comuni e scuole, con un lavoro di ricerca sulle erbe spontanee del nostro territorio, ma son tutti interessati ad altro, per quanto mi affanni a scrivere sembrano tutti sordi. non serve la buona volontà, le conoscenze specifiche sul territorio e sulla natura, la sensibilità verso certi problemi, se non hai un santo in alto con l’orecchio teso all’ascolto.
    se solo ci fossero più persone come te…con stima infinita franca

    franca molinaro

    21 gennaio 2011 at 2:33 pm

  13. Segnalo sul blog http://georgiamada.splinder.com un intrevento di Carlo Capone sul fotovoltaico, giusto il post di stamani.

    Salvatore D'Angelo

    21 gennaio 2011 at 4:19 pm


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