COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Io non mi dimentico della “paesologia”

                                    Paesologia  _  Alla paesologia non interessano i “non luoghi”degli spazi metropolitani privi di identità e di memoria ma soprattutto scarsi di relazioni. Dove vive una “collettività senza festa” e si soffre la “solitudine senza l’isolamento”. Si vive in un epoca del “tempo veloce, accelerato”.Il futuro è sempre più alle nostre spalle, in soggezione ad un presente che ci sommerge e ci virtualizza .E persino la storia è diventata un fatto mediatico.Il futuro non solo sembra senza senso e fine ma ci carica sopratutto di ‘paure’ e nel suo orizzonte esclude le categorie di ‘progetto’ e ‘speranza’.Paure economiche, sociali,ecologiche e perfino “metafisiche e religiose”.L’avvenire è rubato soprattutto ai più giovani. Una nuova rivoluzione scientifica e tecnologica toglie potere e crea esclusione in quelli che non si ritrovano in questi poli. La rivoluzione informatica aiuta e favorisce i meglio tecnologizzati e i già informati o i ‘giàformati’.
.Il nostro “io” occidentale e moderno svuotato di senso è costretto a cimentarsi con i pieni dei poteri economici e culturali a cui ci eravamo abituati dall’Illuminismo in poi. C’è oggi la necessità di coltivare una ragione che si fa “luce” e si fà ‘compassionevole’ e ‘fraterna’ in un colloquio doloroso e difficile con le “ombre”, con l’assenza, col mistero, con il sacro, con gli esclusi , gli sconfitti con i luoghi abbandonati economicamente e terremotati interiormente o lontani dai centri decisionali dei poteri. Il suo compito precipuo e costruttivo è non solo capire e dare un nome alle cose e alle persone ma di suggerire altro.Creare aspettative e possibilità è già costruire presente e precostituire futuro. Ripropone una caratura politica molto complicata,complessa e sottile che va al di là del sociologismo astratto e il meridionalismo politologico e di maniera se pur nobile.E’ una  richiesta di superamento ,filosofico direi, dell’Illuminismo non ideologico e dottrinale dove il rifiuto delle “magnifiche sorti e progressive”, delle utopie astratte e ideologiche e delle speranze universali e necessarie nel futuro ci impone una idea più che di recupero o di salvezza delle persone ,delle cose e della natura, di amore di esse ma non più per indicare il loro possibile futuro ma per la vivibilità del loro presente reale e per un rispetto per il passato che non passa e non ritorna nello stesso tempo. Punta soprattutto a far crescere una capacità personale di guardare e conoscere  le cose e amarle disinteressatamente in sè stesse e per sé stesse. Una riproposizione esistenziale ,vitale e attiva della ’modernità’ non necessariamente contrapposta alla ‘antichità’ ma nella sua capacità intellettuale ed umana di vivere l’antico, il tradizionale, il periferico,l’emarginato, l’escluso,l’altro da sé insomma come un possibile “inizio”,curando una massima consonanza,intimità con i luoghi, le cose e le persone insieme alla massima lontananza e alterità.

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Written by Mercuzio

20 gennaio 2011 a 8:03 am

10 Risposte

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  1. Io sono, te!

    nanosecondo

    20 gennaio 2011 at 9:08 am

  2. mauro
    io sono impegnato direi strenuamente….
    ieri 18 ore di computer, sono andato a letto alle sei e adesso sono qui….
    anche questa è paesologia
    è cercare di portare in questa scatola il mondo dei luoghi sperduti e affranti.

    è bello che sei qui in irpinia e che scrivi queste cose.

    arminio

    20 gennaio 2011 at 9:19 am

  3. “far crescere una capacità personale di guardare e conoscere le cose e amarle disinteressatamente in sè stesse e per sé stesse (…)curando una massima consonanza,intimità con i luoghi, le cose e le persone insieme alla massima lontananza e alterità.”

    Ecco, è questa la necessaria e dovuta quadratura del cerchio. Condivido.

    Salvatore D'Angelo

    20 gennaio 2011 at 9:54 am

  4. ci sono luoghi sperduti e affranti anche nelle città che tanto demonizziamo, ma è ingiusto privarle della loro identità solo perchè qualcuno prima di noi ha filosofeggiato con solitudine e alienazione ( e con questo non voglio criticare nessuno ). si può essere soli e alienati e spaesati ( scusa il gioco di parole ) anche vivendo in piccoli paesi. queste città che tanto carichiamo di vuota modernità sono fatte di carne e sangue e pensieri e parole e bisogna viverle profondamente per capirne i meccanismi che le animano. anche la mia poesia spesso, coglie le miserie del vivere metropolitano ma più spesso ancora cerca di trovare una luce, un tramonto, un abbraccio, ‘ una riproposizione esistenziale e attiva della modernità ‘ perchè ci deve pur essere un qualcosa che le rende speciali oltre allo sfrenato consumismo che ci attira come mosche su cacca dorata…??? lo spero con tutto il mio essere ma di sicuro c’è: perchè siamo uomini e gli uomini dappertutto hanno bisogno di amore ( inteso nel senso più aperto possibile ) e di speranza e di rinascita: anche in città! magari un giorno svegliandomi mi dirò ho sbagliato tutto ma fino a quel giorno voglio credere che qualcosa di buono c’è anche in questi ” non luoghi ” che tanto ci affascinano. la città è un argomento infinito, è il luogo dell’imprevedibilità ed è difficile combinare i sentimenti di odio e amore che ci legano ad esse: ma sono pur sempre dei sentimenti e quindi vanno rispettati come tali ( senza nulla togliere alla bellezza di luoghi naturali come quello in cui sono cresciuto senza dei quali non sarei quello che sono. )

    paolo battista

    20 gennaio 2011 at 12:04 pm

  5. Quoto Paolo Battista. E aggiungo : per questo la paesologia ha valenza universale e non è “paesanologia”. E’ uno sguardo nuovo sui luoghi e sull’uomo “nei” luoghi. Tutto qui.

    Salvatore D'Angelo

    20 gennaio 2011 at 12:56 pm

  6. Interessante il commento di paolo anche per chiarire il senso prettamente esistenziale e teoretico della paesoogia.Le vecchie categorie Città-campagna che tanto hanno dato al sapere umanistico-progressista del Novecento (pensare a Pasolini e Gramsci e atutto l pensiero democratico del Risorgimento) sia come contrappossizione critica che come proposta politica-esitenziale anche negli anni settanta oggi hanno bisogno non solo di sottolienatura ma di una completo capovolgimento non solo di grammatiche esintassi ma di senso.Tutte le sue considerazioni sono preziose sopratutto erche sono sue….di una persone in cane ed osssa che esone le sue idee e i suoi sentimenti in rapporto alla sua esperienza mentale ed esistenziale.Questo in parte aè anche la pretesa e la scommessa paesologica e questo è anche il modo in cui mi piacerebbe dicuterne partendo della sue opacità e nono solo dalle sue delle sue luci.Non dobbiamo farci sacerdoti o interpreti ufficiali di un nuovo sapere ,di una nuova scienza ma possibili affabulatori o raccontatori diquesto nuono enecessario modo di rapportarsi al mondo,agli uomini,e alle cose sia nelle grandi metropoli( che non sono assolutamente non-luoghi) che nei “piccoli paesi”.Certamente nei “piccoli paesi” abbandonati earretrati è più facile cogliere,scoprire , esperire e vivere la “grande e autentica vita”

    mercuzio

    20 gennaio 2011 at 1:24 pm

  7. Le contraddizioni della città, da sempre fanno l’uomo. Senza le stesse non ci sarebbe mai stata la forza, l’energia vitale che ha spinto gli uomini e li spinge ancora, a migliorarsi in un continuo divenire. Migliorarsi non significa crescere all’infinito fino a scoppiare, migliorarsi significa anche farsi carico dei luoghi affranti e sperduti. le aree sperdute e spopolate, da cui ha originato la paesologia, non sono il centro del mondo, non possono esserlo anche solo per un fatto numerico, ma sono i luoghi dove ritrovare parte di un senso della vita , utile a comporre qualche contraddizione delle aree metropolitane , ad esempio.
    Ho la fortuna di maturare e continuare a crescere attraverso gli scritti e le poesie di Franco Arminio e attraverso le dirompenti poesie e scritti di Paolo Battista.

    lucabattista

    20 gennaio 2011 at 1:25 pm

  8. La città lavora sulla cervicale, costringe ad alzare lo sguardo e si rischia di cadere.
    Il paese ti spinge ad appoggiare le spalle al vuoto, ma non c’è il rischio di precipitare perché tutto è in emergenza.

    fabnig

    21 gennaio 2011 at 10:53 am

  9. fabio
    bello il tuo appunto, come sempre….

    Arminio

    21 gennaio 2011 at 1:53 pm

  10. I commenmti di Fabio Nigro bisognerebbe raccoglierli per farne un fulminante florilegio di grande sensibilità poetica in forma epigrammatica.

    Salvatore D'Angelo

    21 gennaio 2011 at 4:15 pm


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