COMUNITA' PROVVISORIA

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Nuove DEVASTAZIONI in Campania: il PIANO CASA

di Nicola Sorbo _ _ _ LE ZONE AGRICOLE DI UN TERZO DEI COMUNI CAMPANI SONO A RISCHIO DEVASTAZIONE  _ _ _ La giornata non era cominciata nel migliore dei modi. Un amico mi chiama sconfortato al telefono e mi invita a dare uno sguardo al nuovo Piano Casa della Campania (legge regionale n.1/2011). Stento a crederci, ma ancora una volta in questa regione si persevera diabolicamente: vogliono dare risposte ai problemi occupazionali spianando la strada all’industria del cemento, soprattutto in quel che rimane delle zone agricole, che dovrebbero essere destinate alla sola produzione di cibo; un vincolo che dovrebbe essere uguale a quello previsto per le aree destinate alle attività industriali, ma che in questo caso è derogabile per gli usi più svariati. Sono amareggiato ma – per fortuna – riesco ancora a incavolarmi e decido di scrivere un articolo che vorrei fosse pubblicato sul sito di Slow Food Campania.

Non è possibile che proprio la nostra Associazione rimanga in silenzio di fronte a un attacco così devastante alle aree agricole e, soprattutto, a quei contadini che ancora resistono in campagna, sempre più espropriati del diritto a coltivare la terra a vantaggio di chi vuole solo valorizzare la rendita parassitaria. Prima di scrivere mi richiama il solito amico: “Hai letto l’articolo di Petrini su la Repubblica di oggi?”. Corro a leggerlo ed è come una liberazione per me. Finalmente una parola chiara, lontana da ogni ambiguità, sul consumo smodato di suolo in Italia. Ma nello sfascio la Campania si distingue in peggio. Con la l.r. n.1 del 5 gennaio scorso si ripropone una operazione già tentata nel 2005 con la l.r. n. 16 sul governo del territorio, poi ritirata perché riconosciuta come una “distrazione”: grazie all’introduzione di un nuovo comma all’art.44 di questa legge, nei comuni dove è ancora in vigore il Programma di Fabbricazione, nelle zone agricole si applicheranno i limiti di edificabilità previsti dal DPR n.380/2001,” prevalenti su ogni diversa disposizione contenuta nel citato strumento urbanistico generale”.

Il significato di questa disposizione?

Da oggi in circa 150 dei 550 comuni della Campania, sono cancellate le previsioni urbanistiche dei Programmi di Fabbricazione per le zone agricole, dove invece sarà possibile ogni sorta di intervento edilizio. In particolare, sono aboliti il lotto minimo su cui è possibile costruire e ogni limite alla edificabilità dei suoli previsto a livello locale. In base alle norme del DPR n. 380/2001 sarà viceversa possibile realizzare in queste aree nuove costruzioni nel limite della densità massima fondiaria di 0,03 metri cubi per metro quadro e, in caso di interventi a destinazione produttiva, la superficie coperta potrà arrivare a un ventesimo dell’area di proprietà, qualunque sia la sua estensione. La norma può essere interpretata in senso più o meno restrittivo, ma per diversi responsabili di uffici tecnici comunali sarà possibile, ad esempio, costruire su 10.000 mq un immobile produttivo con una superficie di 500 mq, senza limiti di altezza! Il rischio speculativo è nella definizione stessa di impianti produttivi data dall’art. 1bis della legge n. 447/2001 che semplifica le procedure di insediamento di tali attività. In pratica, chiunque sia produttore di beni o servizi, potrà ottenere il permesso a costruire senza particolari limiti alle altezze e alle distanze: dal commercio all’artigianato, dalle professioni liberali ai servizi di intermediazione finanziaria, dalle attività alberghiere ai servizi di telecomunicazioni. Sarà dunque possibile costruire di tutto, anche una sala bingo o un club per il “bunga bunga”.

Se questo è il modo di governare il territorio, la Campania può indossare la maglia nera dello sviluppo insostenibile. La nostra regione ha il primato di zone sottoposte a vincolo paesistico ma con questa legge si è sancito il laissez faire su tanta parte del restante territorio regionale che costituisce la risorsa primaria su cui fondare uno sviluppo economico armonico e duraturo. A essere investiti da questo rischio sono soprattutto i territori più fertili, ma anche quelli cd. marginali, dove già pesano fortemente un eccessivo frazionamento della proprietà fondiaria e una forte emorragia di addetti nel settore agricolo, con inevitabili contraccolpi ambientali, relativamente all’assetto idrogeologico, ed economici: il prezzo dei terreni in diversi comuni lieviterà in modo esponenziale, così da impedire proprio agli imprenditori agricoli di ampliare e ristrutturare le proprie attività produttive.

L’Unione Europea, lo Stato e la stessa Regione Campania hanno investito ed emanato norme per tentare, con strumenti spesso inadeguati, una ricomposizione fondiaria che assicurasse livelli minimi di redditività alle imprese agricole, ma in questo marasma di contraddizioni l’unico risultato certo è lo sperpero di suolo e la devastazione del territorio. Credo che la misura sia davvero colma ed è ormai indispensabile che Slow Food difenda il lavoro di chi coltiva la terra oggi, ma soprattutto domani. La multifunzionalità degli agricoltori s’è trasformata in pluriattività, dove è ammesso tutto e il contrario di tutto, tranne che coltivare e allevare. I piccoli agricoltori trovano sempre più conveniente vendere case e terreni agli immobiliaristi mentre i grandi proprietari si stanno trasformando in produttori di energia. Non è questo il futuro che possiamo auspicare!

– – – – – – – – –

Nicola Sorbo, Fiduciario Slow Food Volturno, esperto di parchi agricoli, su invito della Comunità Provvisoria e di Mario Festa, ha relazionato a Cairano 7x ‘Il giorno del parco’ e a Sant’Andrea di Conza ‘Filiere per il Parco rurale.

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15 Risposte

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  1. il blog in questi giorni è vivacissimo, direi che siamo uno di luoghi più vivi e più vari della rete.
    la cosa importante è che si vede e si sente da dove parliamo.

    arminio

    20 gennaio 2011 at 1:42 pm

  2. questo commento è ripetitivo. Lo abbiamo già letto in altro Post…
    RQ

    rocco quagliariello

    20 gennaio 2011 at 1:46 pm

  3. Franco, ci inciti all’entusiasmo ,intanto vengono rimossi commenti miei a dispetto secondo gli umori dei Postatori e dell’Ammnistratore…
    Se potessi fare qualcosa per impedire questo scempio te ne sarei profondamente grato.
    Un caro saluto
    Rocco

    rocco quagliariello

    20 gennaio 2011 at 1:48 pm

  4. Ho conoscuito Nicola Sorbo a Sant’Andrea di Conza, e sono piemente d’accordo con l’analisi che fece in quell’incontro. Per quanto concerne il testo di oggi non posso far altro che dire che oramai i contadini e i pastori sono una sorta di tribù in via di estinzione, forse un giorno esisteranno solo nei racconti, come tanti animali già estinti, o forse, un giorno i fautori del nulla, i decisori, i politici di alto livello saranno costretti a comprare del terreno per seminarci qualcosa di più della loro dilagante arroganza che trova linfa nei terreni aridi dei fautori del progresso e nelle anse dove stagnano puzzolenti le nostre origini e le nostre radici, un mondo che non guarda al passato non ha futuro. L’allontanamento dalla identità antropologica e culturale porta a questo stato di cose, la nostra cultura è la terra, la terra è la nostra madre e noi la stiamo consapevolmente uccidendo. E i magistrati pensano al bunga bunga. I figli della terra sono andati a scuola dove gli hanno insegnato che la terra non serve, servono i soldi, la cultura contadina è superata, le mamme e le nonne che sono state le colonne della società agricola pastorale sono delle povere stronze perchè non partecipavano alle trasmissioni del dopo pranzo o dopo cena, loro pensavano a crescere i figli ed a lavorare, loro non avevano grilli per la testa. E pensate a quanto siamo coglioni e fuori moda noi che ancora crediamo che la terra possa valere qualcosa anche se non vi si costruisce sopra. Dobbiamo anche noi andare via dalla nostra terra e consegnarla a chi la valorizza. Capre ! Capre ! Capre ! direbbe Sgarbi … ops ho sbagliato, anche Sgarbi è uno di loro … e noi chi siamo ???
    dovremmo ritornare indietro per andare avanti è triste quello che dico ma Mussolini, il Duce, si faceva ritrarre mentre lavorava nei campi … poi forse andava anche a fare in bunga bunga, ma dopo !!! e se chiedessimo ai decisori regionali di andare a zappare ??? Sarebbe un offesa troppo grande per coloro che la terra la amano e la curano rendendola produttiva. Quindi non possiamo fare altro che mandarli a quel paese, dove c’è poca terra ma tanto, tanto fetore !!!
    Che munn’e’ mmerda !!!

    giovanni ventre

    20 gennaio 2011 at 3:36 pm

  5. Le devastazioni della natura in Campania?

    Chiedete e rivolgetevi a chi l’ha governata per 60 anni:
    sindaci, assessori (o democristiani o di sinistra) collusi con la criminalità organizzata.

    Michele

    20 gennaio 2011 at 3:59 pm

  6. commentero’ ilPost secondo le regole del Blog, in una maniera nientaffatto originale, come mi è congeniale.

    Mi auguro che l’Autore del Post commenti il commento che sto per inviare per un proficuo confronto di opinioni

    Le ragioni di uno scampio, della devastazione ed il senso del fare( liberamente prodotto dall’ingegno di Rocco Quagliariello):

    Un tempo gli operai non erano servi, lavoravano.
    Un tempo i contadini erano servi, lavoravano ma lamentandosi.
    in un secondo tempo le terre vennero assegnate ai contadini, che da braccianti agricoli diventarono coltivatori agricoli diretti, contadini proprietari delle terre coltivate appunto.
    Gli operai ,invece, continuavano a lavorare, coltivavano un assoluto valore come si addice d un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta, era naturale, era inteso, scontato.
    Era un primato. non occorreva che fosse ben fatta per il salario o per il premio di produzione in modo proporzionale al plus salario.
    Non doveva esssere ben fatta per il padrone, l’industriale imprenditore datore di lavoro neppure per i clienti che avrebbero dovuto acquistarla. Doveva essere ben fatta di per sé,in sè nella sua stessa natura.
    Una tradizione risalita dal profondo della razza, una storia di artigianato sobrio elòegante, di manufatti a regola d’arte che si tramandava di generazione in gemerazione. Un assoluto onore dignbitosissimo esigeva che quella gamba di sedia fosse ben fatta, fatta bene.
    Ogni parte della sedia,anche quella che non si vedeva, era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano.
    Secondo lo stesso principio delle cattedrali…
    Per quegli operai, in loro, non c’era neppure l’ombr di una riflessione, il lavoro stava lì, si lavorava bene in tranquillità, sensa sindacati e senza lotte di classe. Non si trattava di essere visti o di non essere visti, non si era a caccia di visibilità ad ogni costo.
    Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto e quando cio’ accadeva la gioia, la soddisfazione erano gratificanti, incontenibili.

    Questo racconto descrive un fatto, un valore, un’epica fase della storia moderna, non di quella contemporanea.

    Mi chiedo Vi chiedo

    In un secolo , il noveceno, tutto questo onore è stato sopraffatto dal denaro, generatore simbolico di tutti i disvalori della contemporaneità

    Siano quì a scrivere parole, addirittura il Paesologo mi chiede di scrivere esclusivamente con la cifra comica del mio talento…
    Mi avrà scambiato con Nanosecondo ,ma io ho ancora qualche capello, non sono pelato , soprattutto sono nato cresciuto in altairpinia poi solo dopo diventato cittadino del mondo . Anch’io possiedo la terra e certamente non sistemerò pannelli fotovoltaici sul terreno.
    Il piano casa di cui prima legge regionale del nuovo anno è in perfetta sintonia con le conseguenze di questa ignobile trasformazione alla quale nessuna generazione ha saputo opporsi, swe non a rischio di perdere la vita per un idea per un principio…
    Signori andate a rileggere PPP: c’è scritto tutto quello che è accaduo, TUTTO senza eccezione alcuna. Anzi di alcune cose scritte, che devono ancora accadere, si riesce a scorgere solo minima traccia .
    Non c’è limite al peggio.
    Con benevola accoglienza
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    20 gennaio 2011 at 4:43 pm

  7. Il piano casa non è soltanto devastazione in zona agricola .
    Ma poi, in Irpinia, di che devastazione ulteriore parliamo ?
    dopo la ricostruzione post simica ?
    Il piano casa non prevede espansioni edilizie in deroga agli strumenti urbanistici, cioè non è possibile immaginare nuove zone omogenee territoriali destinate alla completa urbanizzazione ; prevede essenzialmente di intervenire sulle parti già costruite, già antropizzate.Credo che sia più corretto tentare di fare una campagna di sensibilizzazione alla corretta applicazione di questa legge che non sparare a zero. Legge che di fatto tenta di agevolare la messa in sicurezza degli edifici come opera di prevenzione nei confronti dei terremoti, tenta di agevolare la delocalizzazione delle case situate in zone ad alto rischio idrogeologico, tenta di agevolare il rinnovo urbano, tenta di agevolare la possibilità di ri-costruire negli ambiti urbani, sostituendo comparti edilizi “pericolosi” dal punto di vista sismico e dannosi per la collettività, perchè consumano moltissima energia. Tenta, ovviamente, perchè sono necessari molti soldi, molti capitali privati: non è come la legge sul terremoto dove ci stavano le sovvenzioni statali. Qui chi vuol fare deve avere capitali da investire.
    La legge del resto, non ha prodotto in oltre dodici mesi di vigenza in tutta Italia, grandi numeri, in termini di applicazione.
    Certo, presenta criticità, forse oggi ineludibili in qualsiasi testo normativo, perchè gli interessi, le parti, i punti di vista da mettere a sistema, sono molteplici e la complessità vuole che si tenti di proporre punti di equilibrio. In questo senso resta necessaria l’azione dell’associazionismo e dei movimenti ambientalisti, al fine di porre azioni “lobbystiche” di giusto contrasto a chi rema da una sola parte, casomai quella della speculazione pura e semplice.

    luca b

    20 gennaio 2011 at 8:06 pm

  8. IL piano casa è pericoloso più per la sicurezza dei cittadini che per la devastazione del paesaggio. A distruggere il territorio ci sta pensando alla grande la SPECULAZIONE EOLICA in atto. Perché qui nn ne viene dato il dovuto risalto????

    Rosario Di Geronimo

    22 gennaio 2011 at 9:54 am

  9. Corruzione, cementificazione
    e taciti consensi:
    le malizie dell’occidente!

    paolo battista

    22 gennaio 2011 at 2:06 pm

  10. @luca
    prendo atto ed invito a tenere alta la tensione.. nel giro di pochi mesi sn previste migliaia di installazioni. TROPPE!!!

    Rosario Di Geronimo

    25 gennaio 2011 at 12:38 pm

  11. chiedendo scusa per

    al collega Antonio che risiede a Monza devo una spiegazione:
    ti ho inserito nell’elenco dei Postatori che collocano in spam preventivo i miei commenti in quanto il Post è stato ripescato dunque in attività e non più nel dimenticatoio dell’anno 2008…
    un caro saluto
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    25 gennaio 2011 at 5:15 pm

  12. Ma poi, in Irpinia, di che devastazione ulteriore parliamo ?
    dopo la ricostruzione post simica ?
    luca b

    Questo, dove vivo, è un paese che ha due cimiteri.
    Quello degli uomini è limitato da mura alte e guarda a nord-est. È un luogo freddo, ma solo per i vivi. Il secondo, il cimitero degli elefanti, non ha confini. Pachidermi di due, tre piani per decine di metri quadri sono sparsi ovunque. In cerca di comodità, in tanti hanno contribuito a gettare queste carcasse di cemento armato intorno al paese… anche questo cimitero è freddo, ma solo per chi sa vedere la morte di un paesaggio.

    fabnig

    27 gennaio 2011 at 2:26 am

  13. fabio il tuo commento rende davvero il senso della ricostruzione , della cattiva ricostruzione, quella che non è stata fatta con il cuore e con il sentire.

    luca b.

    29 gennaio 2011 at 9:55 pm

  14. viva gli architetti viva gli ingegneri viva i geometri viva i direttori dei lavori viva tutti i tecnici che hanno contribuito loro malgrado a cementificare nella maniera magistralmente descritta da Fabio i luoghi in cui viviamo in cui lavoriamo in cui facciamo l’amore, in cui persino esaliamo l’ultimo respiro.
    Evviva i miliardari del trentennale!!!!
    RQ

    rocco quagliariello

    30 gennaio 2011 at 8:44 am


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