COMUNITA' PROVVISORIA

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un intervento di livio borriello

_di LIVIO BORRIELLO _ _ _  Il prezzo del coito orale come misura del valore umano e il moralismo della sinistra.

L’eros è sempre trasgressione. Anche la più casta attrazione coniugale, ci spiegò il filosofo Bataille, si genera a partire dalla violazione di qualche regola. Oppure, nei termini divulgativi di Woody Allen: il sesso è una cosa sporca solo se è fatto bene. Che Berlusconi sia un porco, quindi, mi va benissimo, anzi è uno dei pochi suoi tratti che trovo apprezzabili, uno dei pochi veramente schietti e liberi.

Il disprezzo del cane Fede per i poveri, e il servilismo con cui si prostra ai ricchi, è invece il fatto più sconvolgente, più laido e più rivoltante – nel doppio senso di indurre a rivoltarsi lo stomaco e il popolo – che emerge dall’ultima puntata di intercettazioni. E ovviamente è indotto e intimamente condiviso dal padrone che l’ha allevato e dressato.

Il disprezzo per la povertà include quello per i valori che vi sono collegati: la ricchezza umana o del sentire (chi ha un mondo interiore ricco, chi ha una psiche complessa e evoluta, chi ha incrementato il proprio volume d’anima non ha bisogno di cercare gli stimoli artificiali e le gratificazioni fugaci che procura il danaro), la ricchezza culturale (carmina non dant panem), la probità e onestà, l’umiltà e assenza di ambizioni, il senso mistico o solo religioso, la pietà umana o solo il senso di solidarietà che tende a compensare le differenti condizioni sociali di partenza, e naturalmente la colpevole e crassa ignoranza dei fattori sociali e storici che le determinano. E inversamente include l’asserzione dei valori collegati alla ricchezza: la fortuna di una nascita privilegiata, la sensorialità che si appaga degli agi materiali e futili, la scaltra e disinvolta furbizia (la vera e proba intelligenza, quella di Einstein o di Dante, produce solo occasionalmente ricchezza o vi concorre marginalmente) l’ambizione materiale e il bisogno di riconoscimento esteriore, e insomma, si potrebbe dire con una battuta, la riduzione dell’ontologico al merceologico. Gli attacchi della sinistra odierna, quasi sempre viziati da un moralismo e formalismo piuttosto insincero, danno spesso l’idea di essere fondati più nei secondi valori che nei primi, e di avere dunque la semplice finalità di scalzare Berlusconi dal potere. Anche perciò hanno sempre una certa aria inefficace e imprecisa, e danno l’idea di potersi ritorcere contro alla prima occasione, come è accaduto per Marrazzo, o per Clinton.

Le colpe di Berlusconi non sono le orgette sardanapaliche, con mino- o maggiorenni, pagate o meno, né le telefonate in questura, né le intermissioni fra pubblico e privato: ciascuno ha diritto alla sua sessualità e alla sua privatezza, e a essere felice come gli riesce anche se è un capo di governo; che Ruby avesse valicato o no un certo limite anagrafico non cambia nulla della sua psiche o di quella del suo cliente; la prostituzione non è la più nobile forma dell’eros, ma non è detto che chiunque non possa concedersi dei momenti di abbrutimento, se nell’uomo, per dirla ancora con Bataille, coesiste la torbidità del fango e l’azzurro del cielo, oppure, con Agostino, spesso non si distingue l’azzurro degli affetti dalla foschia della libidine; e dal punto di vista della donna, il commercio del proprio corpo o magari dei propri neuroni può essere, almeno in linea di principio, una scelta deliberata e responsabile, come rivendicano le libere associazioni di lucciole; la fantasiosa segnalazione in questura è certo, oltre che una barzelletta, un reato, più grave se commesso dal capo del governo, ma che sarebbe stato considerato veniale o non pregiudizievole se commesso da altri, e che è comunque stato commesso, in una forma o in un’altra, dal 90% degli italiani e dal 99% dei politici. Infine, tutto questo pregiudica la credibilità e l’efficacia di un politico, o lo rende ricattabile, solo se con un ragionamento circolare e vizioso egli viene giudicato secondo questi criteri moralistici. Berlusconi andasse o no davanti ai giudici, sia condannato o meno. Non me ne frega niente. Più profondamente dei diritti dello stato di diritto, qui sono in questione i valori che fondano i diritti.

E’ in questione il sistema di valori, e il sistema di potere e di governo del paese costruito sulla base di questi valori, che ammantato per i più sprovveduti e incolti da un abbagliante sfavillio mediatico e da una sapiente tessitura di menzogne, emerge crudamente e inequivocabilmente dalla presa diretta delle intercettazioni. Queste persone non hanno che da proporre questo: il culto del denaro e del successo; non hanno che da ridurre il mondo a questo, non perseguono altro che la monetizzazione tombale del mondo, e la sua appropriazione. Amano andare a prostitute, comprare anche l’amore? Bene. Il problema è che non amano altro, e che nei loro consigli comunali, nei loro quadri dirigenziali e nel loro governo non possono che infilare persone che non amano altro che andare a puttane, in senso metaforico o meno, e spesso le puttane stesse. Il problema è: una volta riconosciuti inequivocabilmente questi valori, è legittimo un sistema di governo fondato su di essi? Se la maggioranza degli italiani non vi si riconoscesse, questo paese non potrebbe essere governato da chi li propugna, ma se invece vi si riconoscesse, sarebbe lo stesso, perché esiste una legge arcana e non scritta che rende legittima l’imposizione di valori degni e giusti, riconosciuti tali nella lunga storia dell’uomo e da tutte le leggi e le morali che ne hanno regolato l’esistenza, anche quando la maggioranza sia accecata o coartata da un sistema di menzogne e ricatti, come accaduto per il nazismo o lo stalinismo. I valori non sono determinabili, misurabili e riducibili: sono buoni o cattivi, alti o bassi, ma senza una loro definizione assiomatica non esiste società umana e nemmeno animale. E i valori professati in tutto il misero universo berlusconiano sono i più infimi immaginabili. Non c’è bisogno della magistratura o della sinistra per affermarlo, li aveva definiti tali per primo il conservatore Montanelli, secondo cui l’Italia non aveva mai raggiunto un livello etico così “basso” come con Berlusconi, e per ultima li ha stigmatizzati nello stesso modo la povera escort da festino A., che ha adoperato l’aggettivo nelle sue gradazioni superlative.

Da una frase di Fede come questa: “ma pensa questi che facevano la fame… pompini a 300 euro… a 300 euro…”, sbattuta in faccia all’ascoltatore allibito, colta d’intuito o analizzata con quel minimo di strumenti culturali di cui tutta la destra ignora persino l’esistenza, emerge un disprezzo per chi vanti un reddito annuo, facendo un calcolo largo, inferiore a circa 100.000 “miserabili” euro (300 x 310 giorni lavorativi), ovvero il 99% degli italiani in percentile secondo l’Istat, che non si capisce come non possa sdegnare sia quel 99% che l’1% residuo. A indicarlo è il lessico, il gioco delle pause e le olofrasi, e ovviamente i contenuti e le cifre. Il criterio con cui vengono valutate le donnette non è giammai etico, intellettuale o almeno estetico nel senso deteriore, è solo quello del censo, ma per giunta di un censo che deve essere elevatissimo, adatto a una vita dispendiosa, lussuosa e lussuriosa. Insomma se non sono almeno prostitute d’alto bordo, non hanno diritto a alcun rispetto, sono meno che prostitute, puri pezzi di carne atti ad essere infilzati dal nerbo gonfiato di viagra dell’ acquirente (colui che sgancia, nei termini delle escort) . Espletato l’atto, la mandria viene riportata nel serraglio di Via Olgettina, governate dall’eunuco di turno, e decongelate e reimpacchettate per svolgere alla prossima occasione la loro funzione di carne intorno a un orifizio. Nell’universo-mercato berlusconiano, esistono solo 3 categorie, venditore, merce e compratore, e la scala di valori si stabilisce in base al prezzo. Tutti e tutte siamo in quest’ottica prostituibili e prostituiti, ma il sistema valoriale berlusconiano e fediano distingue fra prostituiti buoni, che sono quelli che spuntano un prezzo più alto, e prostituiti miserabili, che lo spuntano basso, al di sotto dei 10.000 euro a pompino. Le nigeriane che ne prendono 10, e che ingollano controvoglia un fallo stinto di bianco per sopravvivere, e di quei dieci euro ne passano 3 al magnaccia e 3 ai 7 figli che stanno in una catapecchia a Lagos, quelle a che categoria apparterranno? E’ vertiginosamente avvilente, una vertigine di dolore e scoramento, qualcosa il cui stesso pensiero rende più brutto e triste il mondo, immaginarsi cosa possa pensare Fede di quelle nigeriane. E gli operai di Mirafiori che devono lavorare 10 ore alla catena senza i 10 minuti di riposo, per produrre quella ricchezza che passata nelle mani di Berlusconi gli permetterà di essere così lauto, buono e generoso con le carcasse di carne che ama, quelli quanto varranno? Ecco perché mi auguro che quelle nigeriane e quegli operai vadano a acchiappare Berlusconi e Fede e li appendano a testa in giù a piazzale Loreto o in qualche traversa scalcinata della Bovisa, ma vivi, perché non meritano nemmeno l’onore del sacrificio di sangue, e con quelle facce da fessi non andrebbero nemmeno bene per le foto sui libri di storia, ma al massimo per quelle dei fumetti di Lando Trepalle.

da “la dimora del tempo sospeso”

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Written by Arminio

24 gennaio 2011 a 8:48 pm

Pubblicato su AUTORI

10 Risposte

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  1. a proposito della sinistra odierna, alle primarie di napoli ha vinto cozzolino, l’uomo di bassolino…

    sergio gioia

    24 gennaio 2011 at 9:18 pm

  2. Analisi condivisibile e sante parole, caro Livio. Il fatto è che quello, il Cartaro, è proprio così, non solo “riflette” la cultura dell’italiano medio, ma “è” la cultura dell’italianoi medio, con in più l’aggravante patologica del delirio di grandezza, che lo rende ridicolo e ributtante nelle sue fisime di grandezza (insomma, lui è veramente convinto che sta facendo del bene – ci crede davvero- non ha percezione che sta “comprando” un piccolo mondo di escort letterine e meteorine… non ha nessuna percezione dell’abisso di pochezza valoriale in cui vive. L’ho ascoltato questa sera su la 7 in uno dei suoi numeri preferiti, da “grande fratello” (ma quello vero, del romanzo di Orwell, con la voce incombente dall’alto nell’onnipresente microfono di Animal Farm). Ha dato tutta la misura della sua “bassa statura” (non quella fisica, si capisce)… poveretto , proprio non ci arriva a comprendere il ridicolo, il tragicomico e il grottesco della sua condizione, “data la sua funzione” pubblica. E dunque, immaginerei altra conclusione, rispetto a quella da te auspicata, questa :

    III. CONGEDO

    “Dante – a papa vivente – pose Bonifacio

    nella merda: io questo canto – e mi confacio.”

    Sì, dorme l’Italia ad urne aperte, dorme, sogna

    d’un tempo andato che non torna. Non ha vergogna

    chi ha pianto ed imprecato, niente più lacrime

    su strade d’una rabbia già passata, lacrime

    di chi più non crede a niente, sconvolto da farsa

    impudente, figlia di normalità scomparsa,

    sommersa nelle fogne del potere. Cambronne

    col suo bel dire merda, son queste le colonne…

    Vorrei un kamikaze a snidare il presidente,

    olezzanti, grossi – da oriente ad occidente –

    candelotti non di dinamite, ma di merda

    della più pura – ché manco un grammo ne disperda!

    Orsù, allora vieni, amico kamikaze,

    liberaci dunque da quest’assurdo ukaze

    tal che silvio con corte d’omuncoli e vaiasse

    ne fosse attinto alfin e di merda si smerdasse

    con merde colorate, compresse forti e buone,

    a reti unificate e a plurima visione!

    S. D. A. , 7 – 9. 6. 2009

    E’ la parte finale/conclusione d’una pochade/invettiva satirico-bulesca, scritta in distici martelliani, nel 2009, che trovi anche su CP, postato il 10 o 12 Giugno 2009 da Armino, col titolo “Pochade-Invettiva”. (Purtroppo ho ancora imparato a linkare.) Mi sembrerebbe conclusione più “in linea” col personaggio e……. una giusta nemesi!

    PS E stai certo che vi sarà sempre il cretino che, guardando il dito che punta la luna, dirà “Sì, ma la sinistra….”

    Salvatore D'Angelo

    25 gennaio 2011 at 1:55 am

  3. IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO……….

    Riporto qui di seguito il commento che l’Arch. Angelo Verderosa, amministratore di questo blog, ha postato ieri:

    1. 15.
    @GIORGIO alias VITTORIO
    identificativo accertato con IP, “tracciamento” città: M****A (lombardia). Il server cha ha rilasciato l’IP è di IUnet alias Infostrada.
    UTENTE, nome : A***** cognome : I******* cell. : 348.6*****1 utenze telefoniche di connessione generatrici IP : 039.*****6 039.****8 039.****5 039.****4 e.mail usuale: a****o@tinit
    Con la consulenza tecnica del garante -Ing. Luongo- siamo risaliti alla tua identità.
    Apprezziamo le poesie sopra postate a ripetizione con copia e incolla ma siamo certi che potresti dare un contributo migliore al blog e alla tua terra d’origine scrivendo di questioni vere, partecipando al dibattito.
    Partendo dal fotovoltaico se vuoi o dalla questione sanità in irpinia considerato che i medici che potrebbero parlarne, su questo blog, scrivono di tutt’altro.
    Lasciamo il fascismo e il comunismo alle lotte della passata gioventù.
    E lasciamo riposare i poeti in pace.
    Grazie.
    il tuo ancora amico, angelo
    anche amministratore del blog.
    grazie.
    p.s.:
    saluti anche dall’Ing. Luongo.
    a_ver
    24 gennaio 2011 alle 7:14 pm
    16.

    Orbene, dato per scontato che non è possibile che chicchessia (nella fattispecie l’ing. Enzo Luongo, almeno a quanto scrive Angelo Verderosa) abbia potuto, attraverso l’identificativo IP, risalire alla mia persona ed alle mie connessioni telefoniche ad Internet per identificare tale ‘Giorgio’ che negli ultimi giorni ha pubblicato vari commenti, in forma anonima su questo blog, per il semplice motivo che non sono stato io da qualsivoglia connessione internet a pubblicare quei commenti a firma ‘Giorgio’ né tantomeno alcun commento in forma anonima, mi chiedo, in attesa di chiarimenti dall’autore del commento che mi chiama in causa e di procedere a denuncia querela per violazione della mia privacy, come ciò sia potuto accadere.
    Conosco Angelo Verderosa per essere persona moderata, fredda e razionale, e tantomeno ingenua; come può aver potuto lo stesso sbilanciarsi fino al punto di pubblicare miei dati personali che hanno reso facilmente identificabile la mia persona, attribuendomi contestualmente commenti pubblicati sul blog stesso. Se sono stato, sono o sarò ‘fascista’ sarò io stesso a decidere se renderlo noto o meno; ho quasi 62 anni, sono un libero professionista, per di più medico, per di più neuropsichiatra; credo di essere per questo piuttosto conosciuto sia sul territorio in cui vivo ed esercito la professione (Lombardia) sia in Alta Irpinia mia terra d’origine per la quale ho sempre speso impegno e profuso energie fin da subito dopo il sisma del 1980. La facilità, anzi la faciloneria con la quale Angelo Verderosa ha pubblicato il suo commento mi ha lasciato molto perplesso; anzi, dopo averci dormito sopra, la mia perplessità stamane è ancora maggiore.
    Non ho strumenti per valutare le capacità tecniche specifiche dell’ing. Enzo Luongo in campo informatico; sono certo comunque che in questo caso, se è vero che è stato lui il tecnico che ha effettuato il ‘tracciamento’ dell’IP, ha clamorosamente toppato; non può certamente essere risalito a mie utenze telefoniche sprovviste di qualunque connessione internet; evidentemente quei miei dati personali sono stati recuperati attraverso altri canali.
    Soprattutto mi sembra di tornare ai tempi del ’68 quando, giovane studente universitario, fui costretto ad interrompere la frequentazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano, e trasferirmi a quella di Pavia; ero stato infatti ‘processato’ sommariamente, giudicato ‘fascista’ e pertanto non meritevole di frequentare quella facoltà universitaria. Mi avevano giudicato quelli del ‘Movimento Studentesco’, guidati da Capanna, Cafiero, Rovida, Biassoni, con il braccio armato dei cosiddetti ‘katanghesi’. Il mio trasferimento a Pavia mi aveva forse salvato la pelle; non feci infatti la fine di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e tanti altri martiri uccisi dall’odio ideologico.
    Non metto indubbio la buona fede di Angelo Verderosa, vale a dire che probabilmente lo stesso si era convinto (e non so attraverso quali ‘masturbazioni mentali’ che dietro l’anonimo Giorgio vi fossi io); o in alternativa qualcun altro ne era convinto e gli ha suggerito la cosa. L’importante forse era ‘sbattere il mostro in prima pagina’; e forse il mio nome e la mia persona, in ragione della mia passata frequentazione di Comunità Provvisoria e del Blog, rappresentavano, magari nell’incoscio’ un GRAN BEL MOSTRO.
    Ed arrivo sempre allo stesso dubbio, che non riesco a sciogliere (e questo dubbio che mi spinge a seguire sempre con attenzione quanto sul Blog viene pubblicato): è un caso clinico psichiatrico (Blog e Comunità Provvisoria) che attira la mia attenzione per ‘deviazione professionale’ oppure è un sito nel quale il concetto di democrazia, di libera espressione del pensiero, di interesse vero al territorio dell’Alta Irpinia, piuttosto che strumentale, assomigliano molto a quell’atmosfera di bieco odio ideologico che già una volta, ai tempi del ’68, ho dovuto subire???? Non so proprio rispondere.
    Nel frattempo però, dopo essere tirato in ballo senza fondate ragioni, non posso più continuare a rimanere attento ma indifferente. Forse non posso accettare senza reagire, nei modi comunque opportuni che lo stato di diritto mi consente, a questa aggressione violenta alla mia privacy ed alla mia dignità di cittadino libero. Spero di avere dall’Arch. Angelo Verderosa accettabili spiegazioni pubbliche in tempi brevi!
    Antonio IMBRIANO
    Monza

    PS: Chiedo che questo scritto sia pubblicato come POST e mi scuso per la fretta con cui ho scritto questo commento. Non mi connetto infatti da utenze telefoniche di enti pubblici né tantomeno in orario di ‘servizio’ sottraendo tempo alle mie funzioni.

    Antonio Imbriano

    25 gennaio 2011 at 9:29 am

  4. cari imbriano
    trovo del tutto inopportuno questo suo commento.
    qui si parla d’altro.
    angelo verderosa è persona corretta e amministra il blog perdendoci molte ore che potrebbe dedicare alla sua professione.
    è un lavoro che fa per l’irpinia e la sua crescita.
    credo che se c’è stato qualche errore
    la cosa migliore è un chiarimento via mail.
    ai lettori del blog non interessano queste cose.
    visto che mi trovo esprimo anche il mio pensiero:
    non so se è lei l’anonimo, di certo appartiene a quelle persone che non hanno trovato la misura giusta per dialogare coi noi.
    saluti e buon lavoro

    arminio

    25 gennaio 2011 at 11:22 am

  5. trovo straordinario questo pezzo di Livio Borriello, lo trovo perfettamente centrato in alcuni suoi passaggi e perfettamente doloroso, cruento anche.
    l’idea che ci sia una valutazione delle persone, uomini o donne, in base al loro grado di “prostituibilità” è vera, e questo, purtroppo, vale non solo nella mente dei berlusconiani e di berlusconi stesso, ma, io credo, più in generale, nella mente di molti degli esseri umani(non mi sento di limitare la cosa alla sola nazione in cui vivo).
    che l’uomo si venda, si sia sempre venduto, che abbia un prezzo più o meno alto, è cosa nota.
    che si possa distinguere tra poveracci e merce non avariata, di maggiore qualità, mi rimanda a Lucano, ad Artaud e al suo Eliogabalo, o a Dickens e a Wilde.
    La domanda è: cosa c’è più di umano, cosa è rimasto di umano negli uomini?
    non è il mercimonio che offende, e non ne faccio una questione di appartenenza di genere ( quella non mi interessa più da tempo, sono più indirizzata alla faccenda dell’appartenenza di specie), non è la quotazione di un corpo che mi meraviglia, né ( in altri campi) quella di una mente.
    è la sparizione di una specie, il suo corrompersi che, forse, chi può dirlo?, potrebbe anche essere l’unica strada per la sua rinascita.
    la sinistra ( se ancora esiste una sinistra in Italia) si indigna di fronte all’immoralità di certi comportamenti, ma nicchia su ben altre indecenze, mi riferisco alla degenerazione silenziosa e sottaciuta dell’intero sistema formativo e lavorativo italiano.
    che vada a anche a puttane, il cavaliere, in fondo è solo un uomo che vede la fine imminente e che cerca di esorcizzare la vecchiaia.
    che l’Italia si mostri esattamente per ciò che è diventata, senza falsi moralismi. che la si smetta con questa distinzione di facciata tra onesti e corrotti.
    che si ammetta chiaramente che siamo marci e osceni. potrebbe servire a “salvarci”, forse.
    quand’è che ci accorgeremo che siamo alla fine? ognuno si contorce a suo modo, ma la sostanza è quella.
    “In una sola cosa non credo: nell’uomo o nella donna, che esistano ancora.” (Anna Maria Ortese, Corpo celeste).
    ancora grazie per questo testo. gli spunti sono tantissimi. mi scuso se l’ho limitato o depauperato con le mie personali considerazioni.
    e.m.

    eldarin

    25 gennaio 2011 at 12:12 pm

  6. Parlare di sessualità e di “eros” partendo di un’esperienza storicamente singolare richiederebbe la necessità di tentare almeno un richiamo per ricostruire i percorsi del ‘soggetto desiderante’ , risalendo dall’epoca moderna fino all’Antichità classica e non limitarsi ad una dichiarazione di principio e apodittica (L’eros è sempre trasgressione. Anche la più casta attrazione coniugale, ci spiegò il filosofo Bataille, si genera a partire dalla violazione di qualche regola.)Questa dichiarazione non è chiairita e meno che meno giustificata dal prosieguo dell’analisi anche quando ci si addentra nei risvolti etico-politici in generale e nella concretezza storica contemporanea. A proposito non vedo traccia di chiarimento della leggerezza stereotipata di un titolo e dei nessi tra “Il prezzo del coito orale come misura del valore umano e il moralismo della sinistra” Ma di quale “sinistra “ si parla e soprattutto un minimo accenno critico di che coasa si inetende per “sinistra” oggi al di là dei luoghi comuni e delle comode scimmiottature ideologiche di “destra e di sinistra”.Imposto questa polemica seriamente anche per scoraggiare dov’è possibile certi commenti “antisinistra” datati fino alla patologia che pure circolano liberamente su questo Blog in nome di un malinteso di “democrazia mediatica”. Per parlare di “eros” come problema che ci interessa molto da vicino individualmente nelle nebulosità del postmoderno,postmetafisico o postdemocrazia facendo riferimento a Bataille e alle sue interessanti provocazioni ,io riterrei più utile richiamare “l’uso dei piaceri” di Foucault per congenialità personale ma soprattutto per utilità e originalità di analisi e di spunti intellettuali.Esso è un serio tentativo di presentare globalmente la genealogia dell’esperienza più ignota quale quella sessuale intimamente personale , anche quando più esibita, della nostra cultura e della nostra storia, offrendoci al contempo una sorta di specchio delle radici più remote e cancellate della logica e dei ‘sensi’ dei passati e degli odierni comportamenti sessuali. La “Storia della sessualità” di M. Foucault affronta una sorta di gioco di verità: nella specie tende ad identificare la storia dell’uomo del desiderio”. Foucault si premura di avvertirci che qui non si tratta della storia delle concezioni successive del desiderio, della concupiscenza o della libido, “bensì un’analisi delle pratiche attraverso cui gli individui sono stati spinti a fermare l’attenzione su se stessi, a decifrarsi, riconoscersi e dichiararsi soggetti di desiderio, mettendo in gioco gli uni con gli altri un certo rapporto che permette loro di scoprire nel desiderio la verità del loro essere, sia esso naturale/o/viziato.E questo non parla solo di Berlusconi come “utilizzatore finale” e “autore iniziale” di questo distorto e coercitivo uso di questa forza vitale che è l’eros che non è né di destra né di sinistra ,non è né maschile ma femminile.Di questo mi piacerebbe discutere …..ma tant’è.
    mauro orlando

    mercuzio

    25 gennaio 2011 at 1:57 pm

  7. ritengo che non sia male aver chiarito la faccenda in pubblico sul blog, è quello che penso quando c’è qualcuno che cita un altro. chi è citato ha il diritto di chiarire in pubblico, per un’elementare regola di reciprocità. e non ho un cattivo ricordo di come imbriano cercò di dialogare con noi, cioè con voi, e comunque avrei salutato il suo “ritorno” con maggiore cordialità…

    sergio gioia

    25 gennaio 2011 at 2:16 pm

  8. intuisco la tensione morale di borriello, ma penso che quando è stata applicata “una legge arcana e non scritta che rende legittima l’imposizione di valori degni e giusti” sono stati disastri.
    I valori (propri) servono per giudicare singole persone e sanzionare (come è il caso) nella sede politica gli uomini di governo.
    quanto al resto, al sordido milieu berlusconiano, è solo squallore. ma fatti loro.

    paolo

    25 gennaio 2011 at 3:23 pm

  9. mi scuso se leggo solo ora i doviziosi(anche troppo) commenti, pensavo che franco aveva solo linkato e non riprodotto il testo…
    grazie a salvatore con cui sono sempre in sintonia (l’idea di un kamikaze che esploda deiezioni mi sembra del tipo “terrorismo etico” che ho sempre auspicato), sergio gioia, e alla centratissima lettura di elda: il aftto è prorpio questo, per b. cambia solo la qualità della merce, anzi il famoso rapporto prezzo/qualità.

    @ paolo – la questione che poni è pertinente, ma io penso che siamo a un punto limite e servono estremi rimedi

    @ orlando – sulla frase di bataille potevo certo precisare, ma il senso mi pare deducibile: nell’eros si trasgredisce quanto meno il divieto alla nudità, e anche fra “nudisti”, deve intervenire qualche forma di gioco di questo tipo. sulle colpe della sx, non credo che sia patologico criticare la sx, è lei che va sempre fuori bersaglio…. sento ad es. oggi che bersani insiste sempre sul problema della ricattabilità: ma che significa? ricattare è cmq condannabile, o con questo sistema si è fatto fuori marrazzo che aveva fatto i fatti propri in modo privatissimo… capisco bene che un gay, o un tizio, che so, che adori leccare i piedi delle donne, abbia pudore a raccontarlo in giro? fa male a qualcuno? no, ma è ricattabile. tutto ciò quando si va squarciando il criminale sistema che ha portato a governarci le carfagna e gli altri nani e ballerine…

    liviobo

    29 gennaio 2011 at 4:44 pm

  10. replico meglio all’obiezione di paolo: ci sono ben numerosi casi in cui l’imposizione di “valori giusti e degni” non è stata affatto un disastro: no fu così per l’azione di partigiani e forze alleate? mussolini era salito al potere con la maggioranza, e perdere una guerra non è una colpa, semmai farla… tutte le rivoluzioni della storia (e almeno la francese dobbiamo salvarla…)… o tanti altri casi, anche nel quotidiano, che so se vediamo un teppista che insulta un malato in carrozzella, non faremmo bene a fregarcene delle leggi? … insomma, a me sembra che ormai siamo in uno dei casi contemplati…

    liviobo

    30 gennaio 2011 at 1:36 pm


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