COMUNITA' PROVVISORIA

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I castelli di sabbia dell’economia da fonti rinnovabili.

La Terza rivoluzione Industriale è quella  che caratterizzerà il tempo che verrà. L’Era dell’Ambiente. Come tutte le rivoluzioni industriali genera economia e benessere . Per questa finalità non può reggersi su incentivi statali e pubblici. E’ quello che è capitato in Italia negli  ultimi anni con gli impianti per la produzione di energia  da fonti rinnovabili. A Roma il 24 gennaio si è svolta una interessante conferenza pubblica promossa dall’associazione Bruno trentin. Un modo per ascoltare le riflessione di chi ricopre ruoli chiave nel sistema economico e di gestione energetica italiano.

Se mancassero i fondi pubblici il sistema economico legato alle rinnovabili crollerebbe. Il settore delle energie rinnovabili si sostiene principalmente sulle sovvenzioni pubbliche, e di conseguenza è interessato da una bolla speculativa che potrebbe esplodere se venissero meno i fondi statali. A lanciare il monito è il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari, intervenuto il 24 gennaio alla conferenza pubblica “L’energia per il lavoro sostenibile – La terza rivoluzione industriale”, promossa dall’Associazione Bruno Trentin.

Rischio di bolla speculativa

Massari ha spiegato che “i conti economici di queste imprese senza le provvidenze statali non reggerebbero. Avere investito nell’installazione del pannello o del mulino a vento ha determinato la creazione di un sistema economico garantito da soldi pubblici”.  Ciò comporta “il rischio di una potenziale bolla speculativa pronta a esplodere” afferma Mussari, in quanto “potrebbe venir meno il finanziamento pubblico” o “qualcuno potrebbe tirare fuori il pannello più efficiente e quello esistente diverrebbe obsoleto”, con effetti sui piani finanziari.

Puntare sul risparmio energetico

Secondo il presidente dell’Abi, la strada da seguire è quella del risparmio energetico. “E’ questa la via più convincente – afferma – perché misura meglio l’occupazione e la crescita ed è più vicina al nostro modello industriale, consentendo inoltre un vantaggio competitivo rispetto agli altri paesi. Occorre poi investire – ha aggiunto – su produzione a ricerca”.

Incentivi privati

Ma come si può uscire in maniera seria da una eventuale bolla speculativa? Secondo Mussari occorre anzitutto “immaginare piani economici dove il pannello fotovoltaico non si mette il primo anno e rimane fino al trentesimo. Se l’incentivo si riduce nel tempo diminuisce anche l’efficienza e se questo tipo di attività è fortemente sostenuta dallo Stato, io ritengo che non debba essere lo Stato a farlo”. Dunque, per Mussari si dovrebbe puntare più sull’incentivo privato che su quello pubblico, ed evitare la proliferazione degli impianti di grandi dimensioni, che comportano un rischio finanziario più complicato. Il presidente dei banchieri suggerisce in proposito il modello degli agricoltori.

Dalle banche troppi finanziamenti

Quanto alle banche, secondo il presidente Abi “hanno fatto molto per le rinnovabili, spesso troppo. I finanziamenti alle rinnovabili non solo non sono mancati, ma mi auguro – ha concluso – che non arrivi il momento di una rivalutazione critica sulle quantità”.

Per una ulteriore riflessione, di seguito l’articolo pubblicato  da www.ilsole24ore.it del 26 gennaio 2011 – di Federico Rendina

Fotovoltaico da record. Insperato. Nel bene e nel male. Nel bene perché a fine 2010 abbiamo raggiunto i 7mila megawatt di potenza installata, fa sapere il Gestore del sistema elettrico (Gse), il coordinatore-distributore dei corposi incentivi pubblici che trainano il settore. Nel male perché il rovescio della medaglia è nel peso, crescente e qui davvero incontrollato, che il finanziamento di questi incentivi ha sulle bollette degli italiani: 3 miliardi di euro per i prossimi 20 anni. Se guardiamo alle quantità di pannelli solari stiamo addirittura superando – fanno sapere i dirigenti del Gse in un’audizione informale alla Camera – le migliori promesse sulla corsa “verde”, tanto che «nel 2011 potrebbe essere già raggiunto il target di 8mila megawatt che il Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili ha previsto per l’anno 2020 per gli impianti fotovoltaici».

Solare record, eolico che avanza, incentivi Cip6 (quelli che premiavano anche le energie “finte” verdi) solo ora in progressivo e comunque oneroso esaurimento. Certo, il peso finanziario di tutto ciò è imponente. Tanto che «nella spesa media annua della famiglia tipo la voce relativa alle fonti rinnovabili pesa per il 7% circa, a cui si aggiungono altre voci per circa il 2%, portando gli oneri generali di sistema a poco meno del 10%» rimarca contemporaneamente Paolo Vigevano, amministratore delegato dell’Acquirente unico, la società del Gse che si occupa degli acquisti di energia da dedicare a famiglie e piccoli consumatori.

«Senza un intervento sulla loro evoluzione futura – ammonisce Vigevano – il peso percentuale di tali oneri potrebbe superare entro pochi anni per importanza il differenziale del costo dell’energia elettrica in Italia rispetto agli altri Paesi dovuto al mix sfavorevole di produzione». Dunque «le previste dinamiche di crescita del settore delle fonti rinnovabili impongono una visione di lungo termine» e «per questo Acquirente Unico auspica una razionalizzazione del sistema delle incentivazioni» armonizzandole «con gli standard europei e con le tendenze dell’evoluzione tecnologica, al fine di contenere la loro incidenza sul prezzo finale dell’energia elettrica».

Vigevano fa appello alla collaborazione dell’Authority per l’energia. Che non vede l’ora di agire, viste le ripetute denunce del presidente uscente Alessandro Ortis sul livello ormai intollerabile dei sovraprezzi “verdi” in bolletta, destinato, in mancanza di interventi significativi, a crescere ulteriormente.

Nella sua stima di 7mila megawatt solari installati a fine 2010 il Gse rimarca infatti che nel computo vanno considerati circa 55mila impianti per una potenza di ben 4mila megawatt per i quali è stato comunicato semplicemente il “fine lavori” al 31 dicembre scorso, ma per i quali potranno essere comunque riconosciuti i vecchi e più corposi incentivi purché entrino in funzione entro giugno prossimo.

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Written by lucabattista

26 gennaio 2011 a 10:57 pm

6 Risposte

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  1. se il presidente dell’ABI parla di bolla speculativa stiamo freschi. una bolla è una rincorsa asintotica sui valori dominata fondamentalmente da incertezza. il fotovoltaico è uno dei pochi investimenti del quale puoi stimare al centesimo il cash flow da qui a 20 anni. Per questo, il fotovoltaico non è un investimento ma una rendita finanziaria. Ed è per questo che gli associati all’ABI (le banche) vanno porta a porta a vendere mutui finalizzati a questo…
    questo Mussari mi sembra un allevatore vegetariano…

    paolo

    27 gennaio 2011 at 9:24 am

  2. E’ vero che si può stimare quasi al centesimo il ritorno economico dell’investimento di un campo fotovoltaico . Ma quel ritorno economico è tale solo grazie ai nostri soldi, quelli che versiamo sulle bollette che servono a rimpinguare in maniera spropositata gli incentivi a fondo perduto alle imprese produttrici . Senza i nostri soldi il ritorno economico dell’impianto fotovoltaico non sarebbe così certo e certamente non in un tempo medio di azzeramento del negativo in 7 -10 anni.
    Forse Massari non ha utilizzato termini propriamente precisi, caro Paolo, ma la platea della conferenza stampa era variegata, evidentemente.
    Ad ogni buon conto, oggi a Napoli è stato presentato il Programma Operativo Interregionale per le Energie Rinnovabili e Risparmio Energetico. Milioni di euro messi a disposizione da questo governo (in particolare Tremonti). Bene con un certo interesse ho notato che tutti i rappresentanti delle Direzioni generali dei Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente (che valutano i progetti e stilano le graduatorie) hanno evidenziato la necessità di non puntare più sul fotovoltaico e sull’eolico, se non in condizioni di grande mix energetico con altre fonti di energia come in particolare la geotermia.
    Ad ogni buon conto segnalerò anche un altro interessante articolo del sole 24 ore, sempre per ampliare il campo delle informazioni e favorire riflessioni. Il tempo di ritrovarlo.

    luca b

    27 gennaio 2011 at 7:23 pm

  3. Zavorra «verde» da 4 miliardi. L’Authority chiede misure anti-speculazione per le energie rinnovabili (dal Il sole 24 ore del 27 gennaio 2011).

    di federico rendina

    Una superbolletta 2011 da 4 miliardi di euro solo per incentivare le energie rinnovabili. Esosa, iniqua e soprattutto impiegata male. L’accusa, infiocchettata di proposte, viene dall’Authority per l’Energia. Che non ha perso tempo dopo l’ultima diagnosi sull’accelerazione all’energia solare che il nostro paese ha però ottenuto a carissimo prezzo (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).
    La reazione è tempestiva anche perché siamo alle ultime battute nel confronto tra il Governo e le categorie coinvolte nella riforma degli incentivi prevista dal decreto legislativo «che sarà approvato a breve» ha affermato proprio ieri il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani.
    Attutire e rimodulare gli incentivi tenendo conto dell’evoluzione tecnologica (che consentirebbe sussidi sempre più lievi) e delle esigenze di trasparenza nella loro erogazione? Belle parole, da tutti condivise. Sta di fatto che il confronto conferma una grande divaricazione di tesi e interessi. Le associazioni degli operatori si battono per attenuare gli aiuti il meno possibile. Se ne fa interprete l’Assosolare, che plaude per l’obiettivo dei 7 gigawatt di energia fotovoltaica raggiunta a fine 2010 e invita a raddoppiare il target nazionale (praticamente già raggiunto) degli 8mila megawatt al 2020.

    Intanto gli amministratori locali rivendicano se non altro regole chiare e tempestive: proprio ieri il governatore della Puglia, Niki Vendola, ha protestato contro i ritardi del Governo nel comunicare i nuovi obiettivi da assegnare in maniera differenziata alle regioni. Le associazioni ambientaliste più vivaci, come gli Amici della Terra, invitano invece a premere con maggiore decisione sull’efficienza, chiudendo ancora di più il rubinetto dei sussidi agli impianti.
    Tutto ciò incalza l’Authority per l’energia. Che in una segnalazione al Governo e Parlamento chiede opportuni «correttivi» allo schema dell’ultimo decreto legislativo sui sussidi. Il costo totale per incentivare le sole rinnovabili vere (escluse le “assimilate”) è passato – puntualizza l’Authority – dai 2,5 miliardi di euro 2009, ai 3,4 miliardi 2010 fino a superare quest’anno i 4 miliardi.
    Come promuovere bene le rinnovabili tenendo fede agli obiettivi europei senza pesare eccessivamente sulle bollette? Con «regole certe, misure anti-speculazione e meccanismi di mercato» sintetizza l’Authority. In particolare occorre «limitare drasticamente il rinvio a futuri decreti attuativi per garantire agli operatori norme e tempi certi per gli investimenti». Bisogna inoltre privilegiare «strumenti di mercato» (come le aste per tutti i tipi di fonti), evitando «l’eccessivo ricorso a meno efficienti incentivi amministrati» (i sussidi diretti e indiscriminati).
    Gli interventi anti-speculazione? Indispensabili e urgenti. Lo scenario è effettivamente sconcertante: 50 mila nuovi impianti “verdi” da connettere in rete, richieste di autorizzazioni per impianti di energia rinnovabile per oltre 130 gigawatt, oltre il doppio della potenza elettrica totale ora disponibile in Italia. Gli «intenti speculativi» (chiedo i permessi e l’allacciamento per poi rivendere le carte) sono più che evidenti.

    Va tra l’altro previsto – chiede l’Authority – «un unico procedimento autorizzativo per gli impianti di produzione e i necessari allacciamenti» verificando bene la consistenza delle opere.
    Con l’occasione l’Authority rilancia due cavalli di battaglia: guai, in tutto ciò, a non privilegiare comunque l’efficienza energetica, con quei “certificati bianchi” che hanno «già prodotto risultati superiori agli obiettivi» (Gli amici della Terra saranno contenti). E intanto, per attenuare almeno un po’ l’onere crescente delle rinnovabili sulle bollette, si potrebbe spostare almeno in parte il finanziamento – rilancia l’Authorità – sulla fiscalità generale.

    http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-01-26/zavorra-verde-miliardi-225558.shtml?uuid=AatWMG3C#continue

    luca b

    27 gennaio 2011 at 7:28 pm

  4. per carità, è bello fare impresa quando sai che compreranno il tuo prodotto ad un prezzo definito per sempre… mi stupisce che a parlare così sia il rappresentante delle banche, che intascano il vero dividendo. quando gli impianti sono ammortizzati sono così obsolescenti che resta solo il costo di smaltimento …
    cmq la mia era una battuta, sono sempre interessanti i tuoi spunti, Luca.

    paolo

    27 gennaio 2011 at 7:42 pm

  5. Luca , ti invito alla riunione che Armin sta organizzando per l’atto rifondativo della Cp e del Blog comunitario.
    Mi fa piacere invitarti prima che siano gli altri a farlo ufficialmente
    L’invito è finalizzato ad ottenere non solo la tua presenza alla data che ti verrà comunicata, ma soprattutto il tuo contributo e le proposte che almeno io attendo.
    Un cordiale abbraccio
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    28 gennaio 2011 at 10:23 am

  6. p s
    grazie Luca per avermi consentito di leggere il commento inviato nl tuo spazio >Post. Grazie dal profondo del mio cuore
    RQ

    rocco quagliariello

    28 gennaio 2011 at 10:24 am


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