COMUNITA' PROVVISORIA

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la rivoluzione

Voglio la rivoluzione, nient’altro che la rivoluzione. La voglio da me stesso, prima ancora che dal mondo. La voglio perché la furberia dolciastra e la scalmanata indifferenza hanno preso in mano i territori della parola e anche quelli del silenzio.  Chi scrive viene tollerato a patto che rimanga nel recinto. Le sue ambizioni possono essere anche altissime, ma solo se vengono esercitate in luoghi millimetrici, invisibili. I fanatici della moderazione avanzano ovunque. In politica come in letteratura.

Io sono fuori da questo mondo e fuori da questa vita. Non è un merito e spero non diventi una colpa. È andata così e sono fatti miei. Dal luogo in cui parlo, con la morte che mi passa nel cuore molte volte al giorno, io sono costretto ad ambire alla rivoluzione, non ho altra scelta. E se guardo un albero, non gli chiedo soltanto di farmi ombra, e se vedo una donna non mi accontento delle solite cerimonie, voglio l’infinito e non mi basta neanche quello, dell’infinito voglio la radice, il luogo in cui inizia, voglio sentire come è cominciata questa infiammazione, questo delirio della materia che chiamiamo vita.

 

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Written by Arminio

26 gennaio 2011 a 9:34 am

Pubblicato su AUTORI

12 Risposte

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  1. la rivoluzione si fa solo per fame. purtroppo.

    lucrezia r.

    26 gennaio 2011 at 12:04 pm

  2. …o solo nella nostra testa.

    lucrezia r.

    26 gennaio 2011 at 12:07 pm

  3. Franco mi piace questo tuo scrivere, anche io voglio la rivoluzione ma, forse, non si fanno più le rivoluzioni perchè esistono i blog, dove ognuno sfoga la sua rabbia semplicemente offendendo e giudicando, pochi di noi riescono a dare qualche indizio del loro passaggio su questo mondo dove la morte ci passa accanto più volte al giorno e facciamo finta di non vederla.

    giovanni ventre

    26 gennaio 2011 at 12:30 pm

  4. io sono contento della mia vita. e ne sono anche orgoglioso. ho fatto tante cose, alcune molte giuste.
    forse mi sono lamentato troppo e questo ha messo in ombra la spinta propulsiva che può venire da certe visioni.

    Arminio

    26 gennaio 2011 at 12:35 pm

  5. commento al Post la rivoluzione (di RQ)

    Franco se desideri ardentemente la “rivoluzione” non violenta potresti immaginare di spogliarti del pregiudizio paesologico ed indossare la tunica bianca ghandiana ,iniziando a predicare il verbo della “rivoluzione”per come l’hai descritta nel Post ,una sintesi perfetta tra PPP Leopardi e Ghandi (al posto di Valerio Magrelli)…
    chi intende seguirti indosserà la tunica dello stesso colore e comincerà a scrivere in brutta copia le tue res gesta rivoluzionarie.
    Questa volta, pero’, scegli Tu in prima persona i quattro dell’ave maria rivoluzionaria che dovranno, col senno di poi, raccontare non solo il predicato quanto piuttosto il vissuto miracolistico. In tal modo da poeta paesologo scrittore documentarista regista e direttore artistico della tua vita diventeresti il profeta del terzo millennio, un anno prima della prevista apocalisse fissata per l’anno 2012. Hai circa sedici mesi di tempo per iniziare a PREDICARE LA RIVOLUZIONE. POI CI CONTIAMO…
    Con affettuosa amicizia e stima incondizionata.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    26 gennaio 2011 at 2:20 pm

  6. caro rocco
    livio borriello sostiene una mia somiglianza psicologica col signore…..
    in effetti potrei provare a diventare il messia di pochi intimi….

    arminio

    26 gennaio 2011 at 2:37 pm

  7. Che cos’è una rivoluzione? Chi è l’uomo “rivoluzionario”? Sono queste le domande che dovrebbero guidare la nostra ricerca e verso le quali condurre le nostre idee,azioni,sentimenti ,sogni,fantasie. Da dove iniziare per cercare le risposte? La via migliore, forse, è quella di osservare quel che accade attorno a noi, di partire dalla nostra esperienza quotidiana, da come nel mondo contemporaneo la politica in senso classico (zoòn politikòn) e l’uomo politico (teknè politikè) entrano nel nostro orizzonte, ci vengono incontro. La politica come” cura di sé e degli altri”, in primo luogo, ci appare un ambito che si colloca accanto e in antitesi critica ed esistenziale ad altri ambiti, e i suoi confini ci appaiono facilmente individuabili, tanto che non incontriamo difficoltà a stabilire quando il discorso verte sulla politica, o sullo sport, o sull’economia, o sulla scienza e così via. Se sentiamo parlare di partiti, di elezioni, di voto, di governo, di parlamento, di Stato, di istituzioni democratiche, non abbiamo dubbi: in gioco è la politica. Ci è così possibile nel corso di una discussione tra amici ‘iniziare’ liberamente a parlare di politica, e altrettanto liberamente di ‘smettere’ di parlarne, e di spostare il discorso su di un altro ambito. Ancor prima che nei discorsi, noi percorriamo ogni giorno i diversi ambiti, volontariamente entriamo e usciamo da essi; in un determinato momento della giornata entriamo nell’ambito del lavoro o dello studio, poi in quello della famiglia, del tempo libero, dello sport, dello spettacolo e anche, sempre se lo vogliamo, in quello della politica.Fare “rivoluzione” oltre che pensarla e programmarla è prima di tutto mettere il proprio “io” al centro della nostra vita nel “confronto-diaologo” con le vite degli “altri”.Il senso rivoluzionario è ll coraggio di esporsi nel racconto della propria “diversità” senza le zattere o le ciambelle di salvataggio di salvataggio dei vari saperi tradizionali …scientifico,filosofico, etico, antropologico e quant’altro.Questo coraggio per me è essenziale per cercare e dare un senso “rivoluzionario” ,possibile,e fattibile alla sfida paesologica…..Il tuo testo è un bello e buon esercizio ……..di libertà ed autonomia non di capi o messia…..
    mauro

    mercuzio

    26 gennaio 2011 at 5:23 pm

  8. Dal libro dei Mitamenti I CHING

    Il lago è asceso al cielo:
    l’immagine dello straripamento.
    Così il nobile elargisce ricchezza verso il basso
    e rifugge dal riposare sulla sua virtù…

    Salvatore D'Angelo

    26 gennaio 2011 at 6:37 pm

  9. per Franco

    tratto dall’opera prima di RQ, di cui copia con dedica possiede Elda Martino)
    capitolo due :adattamenti e ragionevolezza ed Albano Napoli 1998 Il prezzo della verità

    “come un veliero ben alberato,ma fragile, l’uomo naviga verso il porto della vocazione cui è chiamato .
    il timone è costituito da progetti, direzioni possibili,ma ogni giorno si sceglie previa consultazio ne degli astri, solo quello che serve per navigare verso il porto invisibile e remoto… ah! se non ci fossero tempeste!!!
    ma un giorno sorge un vento forte e contrario e questo è la malattia. questa,come la tempesta per il navigatore non si sa da dove viene, semplicemente dal fatto che si sta nel mare della vita , e la vita ed ilmare sono incerti ,insicuri.
    Il vento è forte e contrario: come navigare allora contro il vento in qusta ardua e rischiosa situazione?
    E’ necessario mettere alla prova tutte le possibilità della propria esietenza…
    la mèta del trattamento sarà la salute, nel migliore dei casi, nel peggiore una vita meno tormentata tra tutte quelle rese possibile dalla malattia”… continua…

    Per comunicare a Franco, attraverso Elda, tre semplici pensieri

    1)
    se avverti l’esigenza dell’attimo, come una chiamata, come una predestinazione, assumitene le responsabilità e comincia a predicare, senza lamentarti e senza aspettative deluse o illusioni;

    2)
    il verbo paesologico è ormai entrato nella nostra pancia e nel nostro cuore.
    piano piano sta entrando nella mente di tanti, i tuoi lettori, non solo i tuoi amici;

    3)
    i tuoi (pochi) veri amici tra cui con umiltà mi onoro di essere non ti faranno mancareil calore umano il conforto e la forza di cui ha bisogno il tuo predicare

    Nessuno tra noi potrebbe perdonarti di non averci almeno provato, convintamente, motivatamente, come un estremo tentativo salvifico.

    Un forte abbraccio

    Rocco

    rocco quagliariello

    27 gennaio 2011 at 4:50 am

  10. a Lucrezia R telepass

    sarà difficile se non impossibile tra te e me trovare punti di convergenza, racchiudere in un abbraccio amichevole un golfo che ci sèpara tragicomicamente

    io sono demitiano,dopo essere stato iscritto e quadro della federazione giovani comunisti italani in età giovanile con viaggi a cuba…
    tu hai dichiarato di essere vendoliana.
    non possiamo andare d’accordo su niente.
    con rispetto per le idee, senza condividerle
    RQ

    rocco quagliariello

    27 gennaio 2011 at 4:55 am

  11. Rocco, non fartene un cruccio per questa distanza.
    La mia simpatia per la tua debordante personalità va oltre gli steccati. Forza e coraggio anche a te!

    lucrezia r.

    27 gennaio 2011 at 9:13 am

  12. invito i comunitari lettori del blog ed i lettori del blog non ancora comunitari a leggere il mio contributo nel Post ribelliamoci da intendersi come dono d’amicizia e di stima per Franco.

    anche a commentarlo, ne sarei lusingato. grazie.

    RQ

    rocco quagliariello

    28 gennaio 2011 at 6:33 am


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