COMUNITA' PROVVISORIA

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MONDO CAPOVOLTO/UN DIVERSO PARERE

I miei complimenti a geo, per l’articolo e per i commenti, l’uno e gli altri ripresi da http://georgiamada.splinder.com

Quanto al  “barnum” messo su dal Cartaro, per renderlo inefficace basterebbe  copiaincollarlo  e riprodurlo  fino alla noia, per  svuotarlo di credibilità e di senso. Si otterrebbe quello che già Guy Debord aveva con estrema lucidità analizzato cinquanta e più anni fa ne LA SOCIETA’ DELLO SPETTACOLO: mostrare  l’assurda inanità di una società   che  implode su se stessa, per accelerate convulsioni…. la Santanché che ripete il “numero” di alzarsi e andar via in ogni trasmissione, l’osceno spettro di  Sgarbi avvoltolato in  isterie sempre più fasulle, la corte delle donnine beneficate che fa il giro delle sette chiese televisive, il Cartaro stesso – come uno sfiatato Sor Pampurio – a ripetere il numero ormai logoro  del Grande Fratello orwelliano,  incombente  voce fuori studio, a levare alta la  frusta da domatore di “nani e ballerine”… e intanto – nel reale – avanzano sempre più lo sterminio dei diritti del lavoro, le nuove forme di povertà, di miseria morale e materiale eccetera eccetera

 

Tutto questo dovrebbe vederlo “ad libitum” quel generone -ampio e fluido-  ipnotizzato nell’inazione dal vuoto pneumatico del cervello, che è il vero “capitale” del Cartaro.

Se si sta agitando un po’ più del necessario, beh, allora vuol dire che qualche crepa un po’ più larga in quel muro si sta aprendo…

Aspettiamo fiduciosi, va, nella pervicace speranza ( e smentendo mio nonno) che prima o poi ” ‘a semmenta ‘re fessi” se non morire, dovrà almeno rinsecchire un po’ e germinarne molto meno!..

Campa cavallo? Mah…

 (Salvatore D’Angelo)

 

 
da L’utero è mio e me lo gestisco io
a La figa è mia e me la tariffo io

 

 

 

 

 

 

di georgiamada
Triste spettacolo, le nostre donne
per noi primizie non han d’amor:
ancora impuberi, sciolte le gonne,
si danno in braccio di lor signor.
.

Son nostre figlie le prostitute
che muoion tisiche negli ospedal,
le disgraziate si son vendute
per una cena, per un grembial

In questi ultimi anni tutto è andato letteralmente a puttana. Tutto è stato rovesciato, capovolto, sporcato e travisato e sembra non essere rimasto più nessuno in grado di rimettere in piedi le parole (espressione e contenuto) nei loro autentici significati.

Se c’è una cosa che mi ha sempre dato fastidio (e fastidio è un eufemismo) è quando la destra iper-liberista (al potere ora in italia) si appropria del linguaggio della sinistra, trasformandone i legittimi diritti, chiesti e ottenuti in passato, in merci liofilizzate da usare e far circolare, a proprio uso e consumo. Ottenere diritti, anche sessuali, e poi vederseli scippare dall’utilizzatore finale, di sempre, e veder commercializzare il tutto ad personam fa letteralmente orrore. Gli esempi da fare sarebbero tantissimi ma oggi parlo dell’ultimo: La frase oscena scritta da Piero Ostellino sul Corriere.

No, non parlo della battutaccia di cui tutti disquisiscono:

“Una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia – diciamo così – partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta” (QUI)

frase che poi non è altro che la leggera modernizzazione (aggiungendo la consapevolezza) del vecchio e volgarissimo slogan maschilista: Ogni donna sta seduta sulla propria fortuna e non lo sa, anche se tale sentenza, come la chiama Sofri oggi sulla Repubblica, diventò famosa perché pronunciata in televisione da una donna, da Marta Marzotto che a quanto pare era (o diceva di essere) spregiudicatamente conscia da dove provenisse la sua particolare fortuna di femmina. Marta Marzotto con questa frase sembrò allora aver accettato, in blocco, tutta la filosofia capitalisto-liberista del mondo dove era entrata e dove tutto è, o diventa, merce e tutto ha un prezzo, figuriamoci se da questo totalitarismo reificante e dilagante poteva salvarsi la parte della donna che è l’origine della vita. Pensare così, sia che si sia più o meno consapevoli, vuol dire un’unica cosa, che io come donna riconosco che la mia forza proviene solo da un uomo. Io come donna (cervello mente intelligenza competenze talento ecc.) non esisto e la mia unica scians di farcela nel mondo è la figa-calamita da usare per fare carriera, soldi, o anche solo passare un esame o avere una buona recensione e poi a limite, perché no?, per farmi fare lo sconto al supermercato, per non pagare l’autobus, per andare gratis al cinema e via delirando.

Non mi riferivo dunque a quella battuta ormai vecchia e in disuso, pronunciata ormai solo da qualche vecchio porcone che si finge saggio a suon di proverbi. Mi riferivo a quella frase terribile con cui Ostellino ha cercato di difendersi:

Io ho solo scritto che una donna dovrebbe essere libera di usare il proprio corpo come crede – «l’utero è mio e me lo gestisco io», l’ antica e legittima rivendicazione femminista della quale ora ci si scorda perché a esserne partecipe è il Caimano – rispondendone solo alla propria coscienza, senza per questo essere marchiata come una puttana. Il mio era un principio liberale; non un invito a darla” (da QUI).

 Chi si fa pagare in cambio di sesso, chi fa scambio e mercimonio della propria calamita è puttana, poi possiamo discutere se essere puttana, fare marchette, sia o meno un marchio. Questo è altro discorso che non mi interessa affrontare al momento. Ma stravolgere a tal punto la rivoluzionaria rivendicazione femminile scandita nelle strade, l’utero è mio e me lo gestisco io, a tal punto da vederne partecipe oggi, a pieno diritto, il caimano, lo stesso caimano che ha fatto leggi contro le donne, non permette la pillola del giorno dopo e vorrebbe abolire anche la legge che regolamenta l’aborto, è veramente intollerabile.

L’utero non è strumento di scambio, ma di riproduzione della vita. Quando la donna afferma orgogliosa l’utero è mio e me lo gestisco io, fa un atto altamente politico: riprende possesso di qualcosa di cui l’ha fatta depositaria la natura e di cui la storia, per vari motivi, l’ha espropriata: il controllo e la responsabilità sulla vita. L’utero è stato dato a me e io e solo io posso decidere se, quando e con chi diventare madre. STOP. Tutto questo con fighe sul mercato e tariffe da prostitute per il caimano NON ha nulla a che vedere, NULLA. Fighe e tariffe è un mercimonio vecchio come il mondo. E da che mondo è mondo ricchi/e (con potere) hanno comprato, e povere/i (senza potere) si son vendute/i.

Se avessimo voluto fare uno spot, non alla vita, ma alla prostituzione avremmo detto che La figa è mia e me la tariffo io

Ora considerare la donna non una persona, ma solo una metonimia (o sineddoche come preferite) a cui riferirsi, sia in positivo che in negativo, è un crimine contro l’umanità tutta. Un tempo le donne si dividevano in madonne e puttane. Le madonne erano state create (e imposte) per difendere la purezza della stirpe, la certezza dei figli, i patriarchi per essere certi abbisognavano di donne irreprensibili e su questa necessita (diciamo razzista) si sono sviluppate tutte le società più repressive con i miti orridi della verginità, della dipendenza della donna da un uomo, della inferiorità intellettuale e civile della donna ecc. Oggi con anticoncezionali ed esame del dna questa esigenza non esiste più, siamo state liberate dalle catene, o meglio saremmo state liberate se la loro fantasia, ormai senza lacci e lacciuoli, non si fosse scatenata senza freni nella riduzione unicamente mercificata della parte per il tutto della femmina umana, la madonna è stata spodestata ed è arrivata, non la puttana che era solo l’altra faccia della madonna (e la cui esistenza serviva anche per garantire le famiglie), ma l’escort. Ieri legittimate solo le madonne con gli occhi bassi oggi, al contrario, legittimate (e berlusconi lo ha urlato da isterico anche ieri sera di fronte a un Lerner basito) solo le escort con gli occhi alti, sfrontate ad offrire al mercato quell’unica parte ormai  riconosciuta alla femmina e per cui la domanda non manca mai. Berlusconi come uomo creatore di cultura-spettacolo è l’artefice principale di questa neo cultura reazionaria imperante. Da una parte Tremonti sporca tutta la sinistra da Gramsci a Berlinguer interpretandone il pensiero pro domo sua, dall’altra “intellettuali” neo-sporcaccioni, fra cui spicca Ostellino (ex craxiano), tentano di legittimare teoricamente questa neo-non-cultura predatoria e oscena.

Poi certo che ognuno del proprio corpo fa quello che vuole, ma fuori dalla politica. In politica io (e il potere che mi deve difendere, deve difendere la res pubblica, dall’esecutivo, cioè la magistratura) ho il diritto-dovere di pretendere chiarezza e onore e non mercimonio … (va da se che se il comprato è addirittura un minorenne è un reato e quindi ….). Il palazzo pubblico non può essere un bordello e il mio presidente del consiglio non può essere un lenone o anche solo un utilizzatore finale di dipendenti e candidate. Non può usare il potere, che il Parlamento gli delega, per comprarsi tutto. Se poi il mio delegato (presidente del consiglio) neppure va ai funerali del soldato ucciso in una guerra da lui voluta, solo perché occupato a fare orge con le sue puttane, è chiaro che siamo veramente all’indicibile e che Ostellino farebbe bene a tacere su cose che NON capisce più.
La donna fa del suo corpo quello che vuole, ma non sotto ricatto di Fede che dice o ce la dai oppure niente comparsata come meteorina al tg, niente candidatura ecc.  Non indotta con regali e buste appetitose preparate per abbindolare ragazze precarie e obbiettivamente un po’ tonte.

Un presidente del consiglio utilizzatore finale e deputate, consigliere ecc. mignotte non l’avrei mai immaginato neppure nei miei peggiori incubi politici.

Ostellino da liberale interpreta come libertà conquistata vendersi al drago (anche, o meglio soprattutto, se vergini minorenni)? Io no, io lo vedo (come vedo tutto il resto, Marchionne compreso) un ritorno veloce all’epoca dei super potenti e dei senza diritti con in mezzo niente, e nelle orecchie sento cantare ….

 Triste spettacolo, le nostre donne
per noi primizie non han d’amor:
ancora impuberi, sciolte le gonne,
si danno in braccio di lor signor.
 
Son nostre figlie le prostitute
che muoion tisiche negli ospedal,
le disgraziate si son vendute
per una cena, per un grembial.

 

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Written by soter54

26 gennaio 2011 a 2:17 pm

Pubblicato su AUTORI

8 Risposte

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  1. ..ma cosa sta succedendo a questo Blog…..a volte mi sembra di essere al Bar o dal barbiere o davanti al televisore a far finta di essere liberi……mi piacerebbe che questo Blog ritrovasse il suo senso autentico ed originale di esistere ….paesi,paesaggi e ….paesologia….il resto non è altro che continuare a declinare l’ineluttbilità del servilismo e della schiavitù della mente e del cuore.Per fortuna che qualcuno ha ancora il coraggio di parlare di “rivoluzione” esponendo se stesso ,le sue idee,i suoi sentimenti…”rede in te ipsum quantum potes”
    mauro

    mercuzio

    26 gennaio 2011 at 4:54 pm

  2. Complimenti al ministro Mara Carfagna per la firma del protocollo per la tutela dell’immagine femminile in pubblicità.
    SE le direttive saranno applicate sarà un grande passo in avanti.
    Io sono di area politica vendoliana ma questo non obnubila la mia vista.
    (la notizia è di oggi ed è sottaciuta dai media. non capisco perchè)

    lucrezia r.

    26 gennaio 2011 at 8:01 pm

  3. @ mercuzio

    caro Mauro, mi spiace che tu ponga tali considerazioni in calce a questo post.

    Tra le altre questioni sollevate, l’autrice ci propone una riflessione articolata su un tema cruciale , anche se tangenziale alla penosa vicenda del nostro Presidente del Consiglio: e cioè come si tenti di rilanciare l ‘immagine degradante, servile delle donne, eternamente recluse nella morsa di madonna/puttana, con tutto quel che ne consegue sul piano politico, sociale, legislativo e dei valori generali di riferimento, come se il vasto e mondiale movimento di liberazione delle donne – di cui hanno beneficiato tutti gli schieramenti politici – non fosse mai esistito.

    Si assiste, invece, alla fasulla messa in scena delle “beneficiate del Re” che fanno il giro delle sette chiese televisive a difenderne le gesta, in una sorta di grottesca santificazione.

    Non è un caso, ma una precisa strategia comunicativa, proprio nel momento in cui si stanno liquidando quei pochi diritti strappati faticosamente dai movimenti femminili in questi anni.

    Lucrezia , da donna, si chiede perché le misure adottate dal Ministro Carfagna per tutelare l’immagine femminile in pubblicità venga sottaciuta dai media: chi gestisce i media? le donne? chi ne controlla ogni piega, attraverso il ricatto degli introiti pubblicitari? in mano a chi è la quasi totalità del controllo pubblicitario?

    Detto terra terra “il pelo di fica” (sineddoche, per citare georgiamada) tira o no in pubblicità? Questa è o no una idea, un “valore” maschilista? e chi ne è – qui e ora – il massimo veicolatore, con le sue parossistiche – e ridicole – gesta ?

    E si ritorna alla questione di partenza, alle riflessioni proposte dall’autrice qui, e da Livio Borriello in altro post e da altro versante.

    No, caro Mauro, non mi pare si sia al bar, dal barbiere o davanti alla tv (dio ce ne liberi!), ma di fronte a un “paesaggio” di un “paese” devastato, smerdato da una minoranza corposa, rumorosa, orgogliosa della sua crassa ignoranza, sempre più arrogante, in misura proporzionale all’arretramento dei diritti civili e delle vere conquiste di libertà (che sono patrimonio di tutti, non di questo o quello schieramento politico, non di destra o di sinistra).

    La paesologia, lo sguardo paesologico è pura mistica se non li si incarna nel ” paesaggio reale” in cui ci è dato vivere e non si prova – anche attraverso il dibattito a più voci e da diversi punti di vista – a costruire un nuovo paesaggio umano. Bada, non è solo una questione di “modi”, di “tattiche”, ma di sostanza strategica.

    E ti pare che ricondurre le donne nello schema di “madonne/puttane” buone ai sollazzi del Re o del maschio “guerriero/cacciatore” e via amenizzando, sia una questione che non riguardi anche i “paesi.. i paesaggi..la paesologia”?

    Salvatore D'Angelo

    27 gennaio 2011 at 11:51 am

  4. Non è che aderisco a quanto detto da Salvatore, mi ci sdraio proprio sopra!

    Michele Citoni

    27 gennaio 2011 at 12:56 pm

  5. salvatore e michele,
    anch’io mi sdraierei volentieri sopra al contenuto del post…e sentirmi legittimamente appagato di una orgogliosa distanza dal sudiciume che camuffa questa nuova interpretazione del potere…… tuttavia mi chiedo e chiedo è vero che “La paesologia, lo sguardo paesologico è pura mistica se non li si incarna nel ” paesaggio reale” in cui ci è dato vivere”. A pelle sento che questo Blog stia diventando uno “zibaldone” di pensieri ,sentimenti,fantasie che con difficoltà si riescono a riportare a quel qualcosa che fa dire ai suoi tanti lettori e autori che in qualche modo si sta facendo qualcosa di originale ed autentico.”Il paesaggio reale “- mondiale,nazionale e locale sta subendo una tale crisi antropologica ,economica, politica e culturale e il termometro esistenziale e sentimentale di una esperienza “comunitaria” ha rilevato malessere,difficoltà proprio perché riteneva inadeguati i vecchi linguaggi,saperi e categorie pur nobili che pretendevano di leggere e vivere i “paesaggi reali” in cui ci costringevano a pensare ,sentire e vivere.Avevamo accennato ai “pensieri lunghi” contro “ i pensieri corti” dei vari saperi che ci avevano governato e ci governavono senza pretendere di dover ingaggiare specifiche battaglie con armi e in campi che erano sempre gli altri a definire e stabire.Questo mi sembrava il senso e la sfida che avevamo ingaggiato con i vecchi e nuovi arnesi della cultura e della politica scegliendo non la strada dell’individualismo eroico, mistico, autoreferenziale ma quello comunitario e relazionale.Le nostre impellenze ,crepe e i nostri grumi o si confrontano anche configgendo con gli altri per cercare di inventare il nuovo superando anche i nobili autismi ideologici o gli orgogliosi isolamenti non solo per gli altri o tutto diventa nobilmente autoreferenziale e vecchio. Anch’io come Franco “ Voglio la rivoluzione, nient’altro che la rivoluzione. La voglio da me stesso, prima ancora che dal mondo. La voglio perché la furberia dolciastra e la scalmanata indifferenza hanno preso in mano i territori della parola e anche quelli del silenzio. Chi scrive viene tollerato a patto che rimanga nel recinto. Le sue ambizioni possono essere anche altissime, ma solo se vengono esercitate in luoghi millimetrici, invisibili.” Anch’io temo “i fanatici della moderazione” e vorrei distinguermi dai “fanatici del radicalismo senza se e senza ma” senza pensare al terzismo incoerente de’ “in medio stat virtus” ……..mi affascina la sfida esistenziale e politica e non solo poetica o letteraria che osa dichiarare ….”dell’infinito voglio la radice, il luogo in cui inizia, voglio sentire come è cominciata questa infiammazione, questo delirio della materia che chiamiamo vita”.Sentiamo e scegliamo strade diverse …..non credo .Ma quando nel viaggio sento compagni che mi raccontano vecchie e nobili storie non ho voglia di compiacerli con un ascolto ipocritamente consensiente .Non è nel mio stile per rispetto non per una presa di distanza dalle persone che stimo e apprezzo.
    mauro orlando

    mercuzio

    27 gennaio 2011 at 5:07 pm

  6. @ Mauro

    ..ed infatti noi non abbiamo bisogno di un ascolto ipocritamente consenziente, ma di un concerto di “voci dissonanti”, partendo dal fatto che ciascuno ” è quel che è”. Se queste voci dissonanti imparano a stare insieme, impareranno, poco a poco, “a prestarsi ascolto” al di là di tutto quanto tu hai ben esposto. Ma va fatto assumendo i rischi che ciò comporta: i fraintendimenti, i passi indietro, le ripartenze eccetera. Diversamente, si rischia di creare nuove barriere in nome di una nuova mistica, di una nuova ideologia, e intanto “i padroni del reale”, coi loro trucchi, il cielo ce lo spostano sempre più in alto, perché – si sa- “il cielo sta in alto, sempre più in alto…di un po’”, come cantava -con felice premonizione – il vecchio BMS a inizio anni ottanta. Sempre con stima

    Salvatore D'Angelo

    27 gennaio 2011 at 5:51 pm

  7. @ mauro

    ora, sullo specifico, mi è piaciuto postare l’intervento di georgiamada perchè esso centra una ” questione vera”,- tra le altre- dietro la vicenda penosa del nostro Presidente del Consiglio : quella della liquefazione dei diritti, dell’arretramento dei valori, che hanno in sé ( e dietro) una storia lunga e travagliata. Proporlo a “occhi paesologici” non mi sembra affatto peregrino. Con i rischi di cui sopra.

    Salvatore D'Angelo

    27 gennaio 2011 at 6:01 pm

  8. Io voglio un governo ESTETICO….!!!

    Basta con i governi etici ed etnici, si voglio un governo della bellezza.

    Ecco facciamo una vera rivoluzione cambiamoci i connotati da soli, e cosi ognuno si fa la rivoluzione che vuole: sessuale, asessuata, preferirei disarmata ma non disamorata, ma se proprio ci tenete usate pistole ad acqua.

    «La libertà è sempre la libertà di dissentire.»
    (Rosa Luxemburg)

    Nanosecondo

    27 gennaio 2011 at 7:52 pm


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