COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

ribelliamoci

è un freddo inutile

quello che adesso è nelle vie.

il paese è il nido più alto

della desolazione

e più sotto

il colore del mondo

è grigio.

affiggete fuori dalla porta

questo avviso:

ribelliamoci

e che non sia la nostra nuca

di tanto gelo il nido.

 

franco arminio, 27-01-2011

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Written by Arminio

27 gennaio 2011 a 7:18 pm

Pubblicato su AUTORI

11 Risposte

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  1. Carissimo, a volte invece che nella nuca il gelo alberga nei cuori di chi non riesce a scaldarsi nemmeno nell’inferno in cui vive.

    giovanni ventre

    27 gennaio 2011 at 7:35 pm

  2. il blog è un pò sospeso…..
    dobbiamo quanto prima fare un incontro per rilanciare l’impegno a difesa del paesaggio

    Arminio

    27 gennaio 2011 at 7:41 pm

  3. Una poesia bellissima. Soprattutto per l’immagine finale

    “e che non sia la nostra nuca

    di tanto gelo il nido.”

    che rievoca un gesto umanissimo e tenero, che han fatto su di me, da piccolo e che ho fatto e faccio ai miei figli: quello di accarezzare loro la nuca. La nuca dei bambini, nuca innocente, che evoca calore che si irradia dalla fossetta tra i due muscoli del collo e sale su verso il capo.
    Ecco, conservare l’innocenza dell’infanzia e il tenero calore delle nuche dell’infanzia, non il gelo del disamore e dell’indifferenza. Questo il principio della ribellione, la base della “rivoluzione”… e su questo, costruire il resto, un nuovo sé, un nuovo mondo, una nuova visione… Questo ci stai dicendo.

    Salvatore D'Angelo

    28 gennaio 2011 at 2:14 am

  4. per Franco il Profeta

    la forza immaginifica del Poeta Paesologo Scrittore emerge in maniera preponderante, spinto dalla visioni che si sedimentano nella sua memoria dove si accumulano nitide le immagini degli sguardi osservazionali lenti calmi profondi…

    i dipinti verbali attirano il lettore con immagini che devastano come un turbine la nostra mente assuefatta quasi addormentata

    ci coinvolgono in una dimensione onirica che in alcuni momenti risulta fiammeggiante ed in altri invece pacata…

    l’aspetto ondeggiante delle visioni ardenti e di quelle rassicuranti, sorretto dalla contrapposizione di figure icasticamente belle nella loro semplicità è appunto la cifra stilistica personale prevalente del Profeta.

    Visionario nella raffigurazione del mondo reale quanto mistico nella disperata volontà di trasformarlo in un mondo migliore, una matrice geometrica che lo induce a rinunciare alla raffigurazione antropomorfica, per come riesce a diventare semplice e diretto nella narrazione, nel racconto, nella descrizione, nella profezia.

    Il bene è iconicamente bello e per questo motivo appare ammantato di una forza esplosiva che lo rende trionfante ed invincibile, per quanto vulnerabile e fragile, mentre il male deforme caricaturamente viene esorcizzato attraverso l’ironia imperiosa,che pone in evidenza la sua banalità e tracotanza.

    questi due aspetti non sempre si incontrano, ciò dipende dal tema della narrazione…

    tutti questi elementi ci consentono di sottolineare un sincero apprezzamento per l’opera artistica arminiana, un artista vero, un talento nostrano sorretto da una notevole forza creativa, da una sapienza compositiva e da un felice estro nell’accostare declinando le parole.

    Con stima ed amicizia

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    28 gennaio 2011 at 6:25 am

  5. ps
    ho voluto tributare a Franco questo dono prima di incontrarci in quella che sarà la vera riunione rifondativa della comunità provvisoria e del Blog,
    prima di organizzare cairano, molto prima,

    majora premunt…
    RQ

    rocco quagliariello

    28 gennaio 2011 at 6:29 am

  6. caro rocco
    stavo meditando se trasformare in post questo tuo commento.
    mi piacerebbe che tu piegassi sempre più spesso la tua lingua verso esercizi di ammirazione verso i comunitari e non solo.

    Arminio

    28 gennaio 2011 at 9:28 am

  7. Franco, sei autorizzato ad assumere le decisioni più appropriate in relazione al commento che ti ho donato

    Per il resto mi impegno a 2piegare sempre più spesso” la mia lingua scritta verso esercizi di ammirazione verso i comunitari e non solo unitamente a rappresentare con la consueta ironia e comicità altre sceneggiature situazionali quando se ne dovessero palesare le occasioni
    Grazie un fraterno saluto
    Rocco

    rocco quagliariello

    28 gennaio 2011 at 10:15 am

  8. anch’io voglio sottolineare la chiarezza,la bellezza,la leggerezza del commento di rocco….segno evidente di quello spirito comunitario e paesologico arcaico emoderno che ci portiamo dentro come “sacramentum” e che ci affanniamo a non farlo sopraffare dalle parole ,dai cattivi pensieri e dai sentimenti freddi che spesso comunque attanaglia il notro cuore mite e combattivo che “ci rugge dentro” come un connotato etnico di amore della terra e delle cose semplici.E’ solo in un esperienza comunitaria che possiamo offrire questo dono senza timori di essere mortificati come estranei e lontani dalla modernità……rocco continua così ad esporti al meglio della tuo spirito irpino
    mauro

    mercuzio

    28 gennaio 2011 at 10:19 am

  9. ….tornano antiche e pesanti parole …..rivoluzionario…..ribelle le preferisco nella leggerezza della poesia piuttosto che nella pesentezza dell’ideologia
    mauro

    mercuzio

    28 gennaio 2011 at 10:25 am

  10. Mauro, io ho facilità alla commozione, anche se poi mi commuovo talvolta senza lacrime ,ma stavolta le lacrime di gioia incontenibile si sono affacciate tiepide e salate nelle commessure oculoplpebrali…

    Grazie a Te con Edda. Verremo presto appena possibile con la mia compagna a farvi visita per trascorrere una intera giornata al mare in cilento con Voi

    Un forte abbraccio
    Rocco

    rocco quagliariello

    28 gennaio 2011 at 10:29 am

  11. Il messaggio che colgo “a caldo”, nella poesia è una sorta di invito/monito a far qualcosa che non sia ciò che abbiamo sempre fatto in quanto non ha portato altro che “gelo”.Son bellissimi questi versi!
    Una “nuca” desolata e “gelida” vede at…torno a se ciò che sta dentro di sé o ciò che sta attorno?
    Ma rimaniamo in quel che siamo (senza tuttavia togliere la possibilità di “allenare” il nostro organismo/mente in modo diverso… la “desolazione” di cui parla la poesia di Franco Arminio è una causa o una conseguenza?
    In entrambi i casi credo occorra tuttavia trovare delle soluzioni.
    ….. “Ribelliamoci” mi sembra esprima (non so se sbaglio) un bisogno di rinnovare legami sociali, più che intimi, per quanto l’“avviso” di cui parla alla fine, contenga la drammatica ineluttabile verità che il rinnovamento debba accadere dentro il singolo!
    Le stagioni servono proprio per questo: per rinnovare il ciclo vitale e trovare perciò nuova linfa energetica, fisica, mentale, spirituale….parole certo ma per me è questo
    quel che la poesia ha fatto affiorare. Parole, ma qualcuno ha detto che la parola ha un potere creativo. Il punto è che bisogna saperle usare, e che una volta dette implicano un fatto concreto, un’azione, oppure un ripensamento.
    Abbiamo una grande responsabilità: quella di non banalizzare ciò che per chi ci ha preceduti è stato un Valore ma anche far in modo che non diventi ridicolo per chi ci seguirà.

    Nessun freddo sarà così più inutile!

    Ciao

    Teresa

    2 febbraio 2011 at 10:04 pm


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