COMUNITA' PROVVISORIA

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Dinuccio e Nunziatina

metto qui un pezzo che compare in oratorio bizantino, in libreria a febbraio.

armin

in pochi giorni di questo livido marzo a Bisaccia sono morte due per­sone che definirei persone-paese. Due persone che hanno vissuto fi­no alla fine come se la loro esistenza non fosse segnata dai confini del loro corpo, ma fosse un alito, un frammento della vita del paese. Un vi­vere all’aperto, tutto giocato nello spazio pubblico pur non avendo mai ricoperto alcun ruolo di rilievo.

Dinuccio, maestro elementare, da giovane era quello che si occupava della squadra di calcio. Nunziatina, casalinga, apriva la sua casa quando arrivavano i compagni a fare i comizi. Erano tutti e due comunisti e in­terpretavano il comunismo in questa loro estrema apertura alla vita di tutti, quasi che fosse indistinguibile dalla propria. È proprio questo ele­mento che rende la loro scomparsa particolarmente grave. Ormai anche nei nostri paesi sembra prevalere la logica del farsi i fatti propri, del chiu­dersi in casa, e lo spazio esterno è divenuto un luogo in cui niente si può prendere e niente si può dare. Questa situazione indebolisce ulterior­mente la già debole azione della politica. Se prevale il sentimento del­l’Immunitas su quello della Communitas, la politica si vede sottratto lo spazio in cui agire e diventa una pratica tesa unicamente a sostenere se stessa.

La vita immunitaria è quella che si chiude all’interno dei propri con­fini protettivi, quella di chi disprezza le persone che non capisce. La vi­ta ispirata alla Communitas era quella di Dinuccio che comprava i libri per farli leggere ai ragazzi della sua squadra, quella di Nunziatina che non ha mai messo le tendine davanti alla porta di casa. Questi sono ge­sti che non hanno nulla di grandioso, ma sono un buon esempio della civiltà che abbiamo smarrito precipitosamente in pochi decenni. Il pa­radosso è che, nonostante sia perduta, questa civiltà rimane un punto su cui far leva per darci un futuro. Dinuccio, che tutti chiamavano Kru­sciov, camminava ancora col giornale sotto il braccio anche se ormai non aveva neppure la forza per aprirlo. Immagino che doveva apparire una figura strana a quei ventenni che stanno qui senza guardare nessuno che non appartenga al loro branco. Questi ragazzi sembrano immunizzati dal contatto con gli altri, come se la loro vita fosse una faccenda in cui nessuno può mettere il naso. Nunziatina e Dinuccio parlavano di tutti, sapevano la vita di tutti.

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Written by Arminio

31 gennaio 2011 a 3:54 pm

Pubblicato su AUTORI

4 Risposte

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  1. questi sono i “comunisti” che amo, questa è gente che è vissuta per la gente, che ha saputo dare senza avere nulla a pretendere, queste sono le persone che vorrei abitassero accanto a me, con loro vorrei condividere il mio tempo … la scomparsa di queste persone,tra le quali annovero mio padre, di questo piccolo mondo favorisce il nulla che ci circonda e nel quale girovaghiamo come cani randagi in cerca di un vissuto che giorno per giorno ci volta le spalle allontanandosi sempre più. abbandonati e sconfortati, prigionieri di quella globalizzazione a cui tanto si anela ma che in fondo altro non è che la solita truffa dei prestigiatori dell’assurdo.
    Buona vita a tutti e comlimenti a Franco, mago dell’anima.

    giovanni ventre

    31 gennaio 2011 at 4:15 pm

  2. Penso che quello che dici, Giovanni, non sia perfettamente vero. Io credo infatti che simili personaggi non spariscono, non sono distrutti dal sistema economico globale, o dal potentati locali privi di ambizioni e sogni. No.
    Penso che gli esseri umani ricchi di ideali ci siano ancora, giacché gli ideali ci permettono di vivere senza sbranarci. La verità è che non sono morti loro, ma solo il loro linguaggio.
    La trasformazione in altre cose delle loro forme espressive figlie della cultura del loro tempo, non ci permette più di identificarli agevolmente, di riconoscere i loro segnali, il loro sobrio modo di vivere e di agire.
    Siamo circondati dal ‘superlativo corrente ed estremo’ e ad esso ci stiamo adeguando avendo perduto il legame con il mondo degli ideali, morale, a vantaggio di un mondo ricco di etica del denaro, amorale.
    Perciò siamo soli. Bisognerebbe ritornare tra i banchi a ripassare quella materia ormai obsoleta detta: “scuola di vita” che ti insegnava l’arte del fare non solo il piacere di dire.
    Col sorriso serio di chi vive veramente.

    EnzLu (di getto)

    enzlu

    31 gennaio 2011 at 4:38 pm

  3. Carissimo Enzo, è vero quello che dici ma è anche vero che stiamo franando. Vedo molta inquietudine e poca serenità.

    chirchio

    31 gennaio 2011 at 5:43 pm

  4. essenziale e molto bello…..

    giovanni luigi panzetta

    1 febbraio 2011 at 3:32 pm


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