COMUNITA' PROVVISORIA

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Zibaldone di paesologia


di Franco Arminio

Quasi ogni mattina vado a trovare qualche paese come si va a trovare un vecchio zio, vado a vedere che faccia ha, a che punto è la sua malattia o la sua salute. Vado per vedere un paese, ma alla fine è il paese che mi vede, mi dice qualcosa di me che non sa dirmi nessuno.

Ci sono paesi accresciuti, deformati dalla spinta a diventare come le città e ci sono i paesi sperduti, affranti, quelli che non bastano mille curve per toccarli e quando arrivi senti che resterai per poco.

Nei paesi vedi il corso delle cose, l’inizio, lo svolgimento e la fine.

Io appartengo solo al mio paese. Sono un dente dentro la bocca del cavallo, un mattone dentro un muro. Sono il vento che mi agita la testa, che rompe i minuti in cui cammino.

Una volta nei piccoli luoghi si guardava il mondo come a una faccenda che avveniva altrove. Il paese era un altro mondo.

La paesologia è una forma d’attenzione. È uno sguardo lento, dilatato, verso queste creature che per secoli sono rimaste identiche a se stesse e ora sono in fuga dalla loro forma.

Non sai cosa sia e cosa contenga. Vedi case, senti parole, silenzi, in ogni modo resti fuori, perché il paese si è arrotolato in un suo sfinimento come tutte le cose che stanno al mondo, ciascuna aliena allo sfinimento altrui.

Certe volte penso, per darmi coraggio, che dai posti considerati minori può partire qualche scintilla. Dalla loro flebile vita può aprirsi lo spazio per una nuova compassione e una nuova alleanza con la natura.

Qui nulla avviene immediatamente e ciò che non avviene immediatamente è male, secondo il filosofo Kierkegaard.

Un paese è bello quando ti dà un altro respiro, ti fa capire come ciò che conta è sempre fuori di noi, che la nostra anima è sempre un luogo un po’ fosco e in fondo anche un po’ banale. La meraviglia del mondo è negli alberi, nelle nuvole, nella terra su cui poggiamo i piedi.

Prima dovevi imparare qualcosa per forza. Mungere una vacca , aggiustare un ombrello, portare le pecore all’erba giusta, fare i vestiti, le case, le scarpe, le sedie. Non era tempo di uffici e di chiacchiere.

Certi, a furia di stare sempre nel proprio paese, si scordano di stare nel mondo, nell’universo.

Una delle scene scomparse nella vita dei paesi è quella delle persone che spingevano le macchine: le famose partenze a strappo. Oggi al posto delle 127 ci sono le Audi 4 e non c’è più bisogno di spingere.

Il paese rimpicciolisce anche il narcisismo. Se uno si crede un genio non ci crede mai fino in fondo.

Il paesologo guarda e cammina. Non studia un paese, lo annusa, lo ascolta, ma non si fida di quello che si dice.

Uno arriva in una piazza, guarda delle facce e si fa un’idea del luogo in cui si trova. Pensa ai motivi per cui quel luogo gli piace o non gli piace.

La paesologia potrebbe anche chiamarsi etnologia soggettiva.

Il carattere di un paese dipende molto dalla terra in cui è piantato. Stare sull’argilla non è la stessa cosa che stare sulla roccia. La prima cosa che bisogna insegnare alle persone è un poco di geologia.

Nel posto in cui vivo c’è una libera università degli accidiosi. Io sono docente di una disciplina che si chiama «teoria e tecnica della passeggiata». Ho appreso l’arte in tempi passati.

La sera che ci fu il terremoto io stavo bene. Mi piaceva tutta quella gente per strada, tutti che si guardavano come se ognuno fosse una cosa preziosa. Quando molti si sono messi a dormire nelle macchine mi sono fatto un giro, li ho benedetti uno per uno.

Tutti se la prendono comoda. Tutto si ripete, l’indugio e il rinvio. Forse per questo ai funerali c’è un’aria viva. Forse perché finalmente è successo qualcosa.

Un paese non è un luogo adatto a far transitare il tempo in maniera divertente. Qui si crea quasi naturalmente un gorgo, un peso intenso di smania o inerzia. E allora il tuo peso s’incontra con quello degli altri e ti preme addosso.

La paesologia nasce dall’esigenza di raccontare un fenomeno nuovo, l’alienazione paesana.

In principio erano tribù di guerrieri. Un pedante rancore al posto delle anime feroci. Ora non ci sono lance, non ci sono più pastori e lupi. È tutto un pentolame casalingo: uomini seduti, ombrelli, imbuti.

Se uno abita qui e se ci sta con gli occhi aperti, è costretto a sentirsi invaso da un dolore, oppure invade il luogo col suo dolore.

Ormai sono quattro giorni di fila che vado in giro. Mi sveglio presto ora che i giorni si allungano. Ho fretta di andare verso la luce, verso le cose. Una macchina parcheggiata, un lampione, un cane, una porta chiusa, tutta la giostra del mondo esterno mi pare infinitamente più allettante di questo baraccone di fantasmi che porto in testa.

C’è chi sta fermo e chi va lontano. Io seguo un’altra strada, viaggio nei dintorni.

Quelli che visito più volentieri, quelli che mi emozionano di più sono relitti ad alta quota, monasteri dello sconforto, nascosti nella nebbia e nell’argilla, nella neve degli inverni che durano migliaia di giornate. Adesso questi paesi sembrano reliquie, ossari, barche sfondate. Ed è proprio questa sventura che non finisce mai di produrre qualcosa di sacro, anche se in deboli striature, in dosi omeopatiche.

La paesologia ha due fili: uno di pietas e l’altro di necrofilia.

Vado nei paesi quando le porte sono chiuse, parlo dell’inverno, parlo della stagione vera, non di quella in cui prendono forma di villaggi turistici a uso di emigranti di ritorno e di qualche loro conoscente. Vado nei giorni in cui non va nessuno. Parlo di quei mattini di dicembre in cui la tela è ammuffita e non c’è la chiara pittura della bella giornata e della buona salute.

Il paese, prima che di case e di strade, era fatto dei racconti di cui era fasciato. Immaginate un vasto telaio a cui ognuno forniva il suo filo per tessere un vestito di voci che servivano a farsi compagnia, a rendere più lieve la fatica di stare al mondo.

Quando si parla della grande migrazione degli italiani all’estero di solito si omette di ricordare che non si partiva dalle città, ma dai paesi. Sicuramente chi è partito ha migliorato le sue condizioni, ma il prezzo è stato altissimo. E in questo prezzo bisogna includere anche il dolore di chi è rimasto. Quando uno della famiglia partiva per un po’ di giorni non si cucinava, proprio come accadeva dopo un lutto.

Il mio paese è una nave in un mare di vento.

La paesologia è la scienza che studia i paesi, ma è una scienza strana a cui si dedica un solo scienziato. Una scienza che è il frutto di un banale ripiego: non potendo più vivere nel suo paese ed essendo incapace di lasciarlo, si è deciso a studiarlo.

Noi usiamo una sola parola, paese, per definire cose assai diverse tra loro. È come dare lo stesso nome a una pietra, a un imbuto, a un martello.

Una volta quelli che volevano cambiare il mondo arrivavano per parlare ai braccianti. Adesso dovrebbero parlare ai malati, alle vedove, agli anziani.

Il paesologo non ama il narrare disteso, ma la smania aforistica, la frase singola, spaiata.

I ragazzi non vanno ai funerali dei nonni. Può perfino capitare che il nipote sia al bar a consumare i soldi che il nonno gli ha dato due ore prima di morire.

La paesologia è poco adatta ai luoghi pianeggianti. Per capire come la comunità sia rotta basta andare in un cimitero. Non troverete due lapidi uguali. Eppure in molti casi c’è un solo marmista.

Che lingua si parla nei paesi? Prima c’era il dialetto per la vita comune e un italiano imbarazzato per le occasioni particolari. Adesso c’è una lingua senza carattere, una lingua che non canta, che non resta per aria.

Quello che sembra avere forza è solo ciò che ci sfugge, gli appuntamenti che manchiamo, i baci che non riceviamo, il paese in cui non viviamo.

La paesologia non si occupa di chi parte ma di chi resta. È la disciplina che segue chi non avanza a vele spiegate, ma chi inciampa, chi sente la vita che si guasta giorno per giorno, paese per paese.

(da Vento forte tra Lacedonia e Candela, Laterza 2008)

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Written by Arminio

31 gennaio 2011 a 4:16 pm

Pubblicato su AUTORI

19 Risposte

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  1. Questa mi sembra una canzone iperpaesologica.

    Luigi Capone

    6 febbraio 2011 at 4:50 am

  2. ovviamente due commenti inviati uno nel Post di “Chirchio alias G Ventre” “il rischio della democrazia”, ciao Giovanni!

    l’altro nel Post di Mercuzio alias Mauro Orlando, “in giro per i paesi ufitani a vivere lo spirito di Cairano 2011” ciao Mauro!

    NON SONO COMPARSI ALIAS LEGGIBILI!!!

    Il lupo perde il pelo… ma il vizietto è sempre quello…
    Absit iniuria verbis!
    Grazie Saluti benevoli.
    RQ

    rocco quagliariello

    7 febbraio 2011 at 6:15 am

  3. sicuramnete non dipende da me
    mauro

    mercuzio

    7 febbraio 2011 at 8:14 am

  4. Mauro Ti invito a collegarti con Chirchio alias g Ventre e risolvere insieme quattro occh due menti quattro mani il problema, se ne hai voglia e piacere oltre che tempo e tecnica gestionale del server word pres spam ed Autore di un Post Postatore in proprio e di contributi altrui.
    Grazie. Affettuosità
    RQ

    rocco quagliariello

    7 febbraio 2011 at 8:40 am

  5. Caro rocco,come tutti sanno io sono un autentico analfabeta di teconologie e pertanto credo che la risposta potrà essetri data solo da Angelo e enzlu in quanto amministratore e esperto del ramo.Per il resto mi dispiace molto di questi inconvenienti tecnici che non ti permettono unpieno esercizio del tuo diritto di commento….spero molto che tutto possa rientrare nella normalità…
    mauro

    mercuzio

    7 febbraio 2011 at 10:57 am

  6. Chirchio ovviamente non ha niente da scrivere essendo impegnato a controllare il peso del maile alias del porco scrificabile anche quest’anno nonostante la psico evoluzione di gabriele la porta…

    Chirchio se ci sei fatti vivo e valuta con serenità se impaginare il commento non apparso nel Post di cui sei Autore, aiutando Mauro a fare stessa analoga cosa… Se ci sei… Se ci tieni… Se sei ancora e sempre l’amico Giovanni Ventre , altro che psicoevoluzione…
    Con benevolenza, senza cordialità

    Votate e poi Riflettete

    RQ

    rocco quagliariello

    7 febbraio 2011 at 5:16 pm

  7. Abbiamo un nuovo Postatore: “chirchio”!!!!!!!!!!!!!
    Un esempio davvero calzante di evolution devolution involution di un Blog “comunitario”…

    Qualora Arminio dovesse partecipare alla domenica del secondo porco letterario, smettero’ anche di acquistare i suoi libri, le sue raccolte di poesie, di farmeli autografare, persino di leggerli nelle librerie tra una risata e l’altra nella zona riservata alla “lettura”.

    Sarebbe per me davvero la prova inconfutabile che al peggio non vi è limite umano…

    Con benevolenza comunico che alla “pesatura delle anime” è risultato che” l’anima” del maiale, che sarà letterariamente sacrificato, peso verificato e certificato ventinove grammi, mentre il maiale intero al netto dell’anima pesa duecentoquarantanove chilogrammi scremato dello sterco in cui si nutre e vive…

    Buon appetito ai “porci letterari”.Ciao Giovanni…

    Con benevolenza, senza cordialità, fine delle trasmissioni. Grazie

    Absit iniuria verbis Votate ,poi Riflettete.

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    8 febbraio 2011 at 6:04 am

  8. dove è finito il “tombagno”???

    ce lo stiamo chiedendo >Arminio ed io dal 31 gennaio 2011 ed anche dal 26 settembre duemiladieci a Nusco con impianto audio difettoso, giorno in cui la sig.ra Elda Vestale proclamo’ a voce alta, sussurrata, la morte civile e civica del mondo umano…

    Evolution Devolution Invoution(EVO DEVO INV)

    Con benevolenza al “chirchio”e ,pure, a lu’ “tombagno”

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    8 febbraio 2011 at 9:32 am

  9. come pure, sabato mattina al viva hotel, auguriamo con tutto il cuore che ci siano, oltre i relatori organizzatori, almeno una trentina di persone ad occupare le prime due file facciamo tre, in tal modo A. puo’ scattare le fotografie di gruppo, a cerchio, cu lu’ “chirchio” e lu’ “tumpagno” che almeno “ponne vatte le mmane, acustica nu’ picca meglio re quera de lu ventisei settembre duemilarieci annusco quanno fenette lu’ munno!!!. Toh!!!

    “Vutati, roppo Reflettiti”.strapaesano logicamente.
    absit iniuria verbis dialettale
    RQ.

    rocco quagliariello

    8 febbraio 2011 at 5:16 pm

  10. caro Rocco, io non ne so nulla. Non ho mai e mai lo farei cancellato un tuo intervento.

    giovanni ventre

    8 febbraio 2011 at 5:37 pm

  11. Caro Rocco mi rendo conto che sei ormai alla stregua di un cane in catena. La rabbia rischia di far male agli altri ma sopratutto a te. Cosa te ne fotte se io organizzo il porco letterario ??? Se vuoi venire bene, altrimenti resta a casa a scrivere cattiverie gratuite come ultimamente sei abituato a fare. “Chirchio” è una scelta ben precisa, perchè da bambino ero un mostro appunto, con il chirchio. E poi scusami, ma viviamo in democrazia ??? La morte della democrazia è anche questo, dovere dare conto di quello che si fa. E poi, minacciare Franco che se sarà presente alla giornata del porco letterario non compri più alcun suo libro, io ribatto, Franco, anche se non ne hai bisogno io comprerò anche il libro che avrebbe acquistato Rocco. Io continuo a considerarti un amico, ma tu, scusami dimostri di esserlo solo quando ti pare e piace. No Rocco così non va bene. Ora aspetto la tua rabbiosa risposta con la serenità di chi sa che è a posto con la coscienza.
    Lo chirchio di cui cianci è un gioco, solo un gioco, io non ho mai dato solo la spinta al chirchi e riuscivo finanche a salire le scale, abitavo a sesto piano.

    giovanni ventre

    8 febbraio 2011 at 5:47 pm

  12. lusingato della tua risposta Giovanni, come sempre

    nessuna rabbia, da parte mia, sicuramente legami mi incatenano alle responsabilità che la vita assegna indipendentemente dalla scelte sentimentali e dalle opzioni affettive relazionali, certamente.

    è ben strano tuttavia che qualcuno in altro Post sempre a cura di “chirchio” vi definisce “satrapi” alias autoritari usurpatori e nessuno risponde né l’Autore del Post né il Postatore!, totale massima indifferenza al commento, neppure quando si infierisce ” eroinomane sfatto e prostituta…..” nel commento al contenuto del Post!!!! Boh! Toh!
    Mentre,invece, si lusinga chi scrive commenti dentro i quali si introducono elementi di provoc azione farciti di ironìa sottile, raffinata, come il gasolio “ecologico” e la benzina”verde”.
    Sempre di zolfo si tratta, sempre di petrolio, mi perdoni PPP postumo che di “petrolio” se ne intendeva molto più di notabili irpini familiari del Gran Capo genìa del “capetto mastro geppetto ” pluriassessore regionale, “dimidium” vice governatore per delega, che si sono famelicamente voracemente spostati dal cemento agli idrocarburi “rifocillanti” lungo le autostrade italiane “a uno napoli milano” territorio nord campano tendente al basso lazio……

    grazie Giovanni, sinceramente grazie.

    Questo Blog senza Arminio è come la vedova allegra, la notte stessa un attimo dopo le esequie del defunto, allegra appunto ma sta elaborando un lutto grave, porta il lutto, persino alla guepière, nera come la pece ma con una nocca bella rossa ,se la scopri la trovi autoreggente, altamente invitante, direi seducente, per ammazzare il tempo, tanto il “cornuto” è morto, defunto, vedova allegra appunto… come il Blog!!!! Ironia della sorte…
    Non vedo nel Blog la nocca, piuttosto taliora si affacciano “gnocche”, scorgo tanto “rosso”, un poco giusto di ” verde green”, “bianco” non se ne scorge, un tricolore strappato, un drappo scolorito, se non ci fosse ” u’ partito d’ o ‘ pilu ” staremmo freschi!!!
    Invece ci ha pensato cetto la qualunque “mente” a sistemare le cose con la nobiltà della suglia, un porco, che “sacrifica” il figlio cinematografico mandandolo a farsi le “ossa ” nelle patrie galere al posto suo, per diventare “uomo d’onore”.
    Qualunquemente italianità contemporanea, irpinia compresa, molto compresa, non ancora compressa, piuttosto mal messa ,messa malissimo…
    bigotta nell’anima continua ad andare a Messa almeno la Domenica e nella Festa del Patrono Santo(?!).

    Votate, solo dopo “molto poi” Riflettete!!!

    ciao Giovanni ciao EnzLu, ciao Mauro con Edda, ciao Franco con Elda, ciao a Tutti belli e brutti, pardon non ancora belli… ex post, ex Post!
    Un saluto alle “comunitarie” timorose timide riservate
    appena appena “porcelline di sinistra” femministe convinte non ancora persuase,nostalgiche delle gonne delle minigonne, delle belle gambe, alla disperata ricerca di “uomini veri in via di estinzione”…
    Ciao “la quail” alias Amministratore.
    Con benevola mancanza assoluta di cordialità.
    Absit iniuria verbis
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    9 febbraio 2011 at 3:45 am

  13. ps siamo riusciti amici carissimi a fari diventare momentaneamente il Post più letto del Blog “Zibaldone di Paesologia”, un Post arminiano senza commenti che il sottoscritto in omaggio alla sincera affettuosa amicizia che mi lega a Franco il Profeta, era stato troppo presto dimenticato…

    Grazie ai Lettori! Grazie dal profondo del mio cuore.
    RQ

    rocco quagliariello

    9 febbraio 2011 at 3:50 am

  14. errata corrige
    corretta scrittura per la lettura
    “che il sottoscritto in omaggio alla sincera affettuosa amicizia che mi lega a Franco il Profeta ha ripescato, giacchè era stato troppo presto dimenticato.
    me ne scuso. RQ.

    rocco quagliariello

    9 febbraio 2011 at 3:53 am

  15. incredibilmente,
    non riesco ancora a farmene una ragione
    sia Mauro che Elda non hanno ancora avuto tempo e voglia di inviarmi sul Blog o via mail privata o via telefono mobile riscontro relativamente ai libri da me scritti
    uno dei quali fu donato in omaggio ad Elda
    l’altro dei quali fu donato in omaggio a Mauro in circostanze ad altissimo tenore emotivo e psico relazionale di commozione gioiosa ed empatica.
    fatti e circostanze del ventinove dicembre duemiladieci materdomini frazione di caposele
    banchetto conviviale per gli auguri di fine d’anno col prosieguo arminiano pomeridiano serale…

    Davvero, NON CI POSSO CREDERE. Con viva cordialità
    Organizzare la speranza si puo’. Un caro saluto ad entrambi
    Elda con Franco
    Edda con Mauro.
    in attesa…
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    9 febbraio 2011 at 10:24 am

  16. se poteste trovare il tempo e la voglia di leggerre ciascuno il donato ed inviarmene riscontro nei modi appropriati, ne sarei davvero sinceramente lusingato
    onorato financo
    grazie.
    RQ

    rocco quagliariello

    9 febbraio 2011 at 10:26 am

  17. se poteste, ovviamente, è riferito alla sig.ra Elda Martino che trova sempre il tempo per fare tante cose senza fretta ma poi non trova il tempo di riscontrare un’impressione di lettrice attenta di una mia opera letteraria, una volta tanto “non arminiana”…

    oltre che riferito a Mauro Orlando che ringrazio per il dono ricevuto per volontà della carissima dolcissima Edda Canali , cui rinnovo la richiesta di trovare il tempo e la voglia di leggere il mio libro “curve della memoria Guida editore 2002, e di riscontrare le sue impressini in qualunque modo in qualunque spazio in qualunque luogo.
    Grazie Grazie Grazie.
    RQ

    rocco quagliariello

    9 febbraio 2011 at 11:42 am

  18. Per Giovanni

    “un cane alla catena”, potresti scriverlo o dirlo nell’orecchio della fattoria degli animali di aquilonia a cominciare dall’asina per finire con la capretta passando per le galline co co dé

    Anche questa volta considero benevolmente la tua “offesa” “ingiuriosa” , passandoci sopra con una risata ed una pernacchia fuori campo silenziosa a microfoni spenti per non svegliare il porco letterario … absit iniuria verbis cum grano salis
    RQ

    rocco quagliariello

    9 febbraio 2011 at 11:46 am

  19. gli animali di cui parli vivono senza alcuna catena, liberi, le caprette poi, brucano l’erba e affrontano dirupi scoscesi, loro, mai e poi mai farebbero della loro “fattoria” il “bordello” che stai facendo tu di comunità provvisoria. Le tue guerre personali o personalistiche offendono la tua intelligenza, te l’ho già detto una volta. Mi spaice che la tua cultura abbia preso ua stradina, questa si di campagna che porta in quei dirupi in cui le capre si trovano a proprio agio, diversamente dalle persone. Ricordo una cosa che hai detto in auto mentre andavamo a Roma il 6 Gennaio ” Nella vita o si domina o si è dominati” è evidente che pur di dominare ti scordi che nella vita si può anche convivere, discutere, fare parte di una comunità e accettarne le regole, in particolare quelle del rispetto reciproco.

    giovanni ventre

    9 febbraio 2011 at 3:36 pm


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