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la discarica che fa sparire il fallimento

Di Generoso Picoone 

C’è un’ostinazione insistente con cui si ritorna sulla necessità di aprire una discarica – una maxi discarica regionale – tra le provincie di Avellino e Benevento in modo da sanare l’emergenza rifiuti che continua a imperversare nell’area metropolitana napoletana. È una reiterazione che non soltanto sembra non voler tener conto delle decisioni sancite dal Parlamento, con l’eliminazione del Formicoso, di Valle della Masseria e di Cava Vitiello dall’elenco dei siti dove eventualmente realizzare lo sversatoio di immondizia, ma non intende assumere in alcun modo l’esperienza che in questi anni la Campania ha drammaticamente vissuto in materia. Che lo ripeta il procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore, può suonare come provocazione pesante nei confronti di un ceto politico che – a detta sua – non ha la volontà di risolvere il problema. Risulta più inquietante che lo faccia pure Antonio Bassolino, ex governatore della Campania e già sindaco di Napoli, il quale nel suo libro «Napoli, Italia» e soprattutto nei dibattiti che esso anima ribadisce che sull’emergenza rifiuti si è consumata una battaglia strumentale a fini di lotta politica – e ci può anche stare: l’immondizia, comunque, era in strada – e che non si può non pensare alle discariche per porvi rimedio. Discariche, naturalmente, tra l’Irpinia e il Sannio. Sedici, ormai quasi 17 anni non hanno insegnato altro, insomma. Non hanno insegnato, cioé, quanto per esempio un esperto come Guido Viale ha pure tentato di spiegare a Bassolino nel breve periodo in cui venne chiamato come consulente a Palazzo Santa Lucia: tra i principii di una corretta gestione del ciclo dei rifiuti fissati dall’Ocse e da una direttiva della Comunità europea di quasi mezzo secolo fa, il ricorso alla discarica è l’ultimo su quattro. Prima c’è la riduzione di imballaggi e oggetti usa e getta, poi il riciclo, quindi il recupero del’energia da ciò che non si può recuperare, infine portare in discarica soltanto ciò che avanza. Dove il sistema funziona, ci va una percentuale del totale di rifiuti addirittura a una cifra. Quando non funziona la raccolta differenziata, quando gli impianti sono costruiti male, quando il compostaggio è una chimera, si pensa alle discariche per far sparire l’immondizia dalla vista. Se oggi si ragiona assumendo all’incontrario i dettami dell’Ocse, qualcosa dev’essere successo. E se si continua a pensare alle aree interne della Regione per sistemare le questioni metropolitane – per carità, qui non c’è alcun piagnisteo di napolicentrismo imperante – vuol dire semplicemente che si è imbrigliati in una sorta di arretratezza culturale che raggela: specie se si pensa che manca a chi dovrebbe o avrebbe dovuto avere una visione larga e completa del territorio ad governare. Che non c’è, e questo è il problema

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Written by chirchio

3 febbraio 2011 a 7:22 pm

7 Risposte

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  1. Ci risiamo, il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore ha un chiodo fisso, le discariche, le discariche lontane da Napoli. Le discariche in Irpinia e Sannio. Perchè non indaga i responsabili di questa anomalia ??? Perchè la magidtratura napoletana non mette in atto una campagna contro l’immondizia e chi la gestisce, in fondo sarebbero in simbiosi con la procura di Milano, in fondo sempre di “monnezza” si occupa. No, il problema Berlusconi, trombatore indefesso, stupratore, accalappiatore di povere fanciulle indifese, verginelle pudiche, donnine reclutate negli oratori milanesi … è molto più importante del dramma, quello vero del percolato sversato in mare, della immondizia non raccolta, le televisioni ed i giornali parlano solo di Milano e del bunga bunga e fanno finta di non accorgersi del tromba tromba che accade in Campania, Napoli è purtroppo troppo grande e noi troppo piccoli, per fortuna ci viene in soccorso la favola di Davide e Golia, ma per quanto ancora dovremmo credere alle favole?

    giovanni ventre

    3 febbraio 2011 at 7:54 pm

  2. Ripubblico questo post già apprso su questo blog, firmato da Raffele Spagnuolo, del Consiglio Direttivo di Amici della Terra Italia e già presidente del CoSmari Av1. Questo suo documento fu scritto nel periodo dell’altra grande lotta per evitare la discarica sul Formicoso nel 2008.
    Mi pare sempre attualissimo e dal mio punto di vista del tutto condivisibile.

    https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/06/05/il-mio-punto-di-vista-un-contributo-di-raffaele-spagnuolo/#more-890

    COSA COSTRUIAMO IN CAMBIO DI DISCARICHE ?
    di Raffaele Spagnuolo.
    I luoghi comuni sui problemi del ciclo integrato dei rifiuti, hanno avuto il sopravvento sulla razionalità e scientificità nel trattare l’argomento . Hanno molto condizionato il dibattito circa i metodi e le soluzioni possibili da considerare, ma, cosa più grave, hanno parzializzato la conoscenza specifica dei problemi in campo.
    Il movimento ambientalista, quello protezionista, movimentista, giustizialista, quello che ha usato l’ambiente per gestire i progetti sull’ambiente o quello che ha usato l’ambiente per fare politica riciclando uomini e ideologie, penso che sia stato sconfitto dalla storia. L’ambiente è una cosa seria, si riproduce con regole scientifiche, per essere compreso bisogna interpretarlo attraverso le sue leggi.
    Dagli anni 70 in poi, dopo il periodo necessario ad aprire il dibattito e a creare spazi di sensibilizzazione ai temi ecologici ambientali, non si è fatto, come negli altri paesi europei, (Germania, Inghilterra, etc.) lobby per spingere i decisori politici a realizzare leggi sull’ambiente, a tener conto dell’ambiente in ogni azione della loro attività politica. Ovvero, tenendo conto, dell’ecosistema in cui ogni cosa noi facciamo, ne trasforma gli equilibri.
    Non si è fatto politica ambientale, ma ambientalismo. Si sono creati i signor no.
    No nel mio giardino, normale per gente a digiuno delle problematiche, ma inspiegabile quando coniugata da alcuni ambientalisti. Se si afferma che le balle del CDR sono dannose nei nostri territori o se non sono buone da bruciare, perché, nessuno si è opposto al loro trasporto in Germania per essere là bruciate?. Come se la gente del nord Europa fosse diversa o immune dalle azioni dannose, tutte da dimostrare, paventate da chi si oppone a tutto. Oppure, che le discariche dei paesi dei balcani, non hanno le stesse controindicazioni dettate dai nostri dinieghi. Questo è ambientalmente corretto? E’ questo che significa equità tra nord sud est ovest del mondo? Tra ricchi e poveri, tra chi è in grado di gestire tecnologie complesse e chi no? Bah.

    L’Italia ha quasi sempre recepito nelle proprie leggi il livello Europeo non ha mai brillato di determinismo nell’individuare strade autonome ed originali, che potessero essere di esempio per gli altri paesi europei. Meno male dell’esistenza del livello europeo, aggiungerei, altrimenti non avremmo fatto nessun passo avanti, in termini ecologici, senza recepire gli standard europei.

    Faccio un esempio per rimanere in tema: il decreto Ronchi sul ciclo integrato dei rifiuti recepisce in pieno la norma europea, che il forte e scientifico movimento ambientalista tedesco e del nord Europa, in larga misura ha contribuito a formare. Per la Germania è stata una normale conseguenza, quella della riduzione del rifiuto e della raccolta differenziata spinta, visto che in quei territori il problema dei rifiuti era già ampiamente risolto attraverso l’uso delle tecnologie di termovalorizzazione e l’uso di efficienti impianti di trattamento dei rifiuti. Era, appunto, superare il limite già buono raggiunto.

    Noi, invece, recependo la direttiva europea e privilegiando solo l’aspetto più facile per la lotta politica ideologica, ci siamo trovati a priorizzare nelle scelte un virtuosismo, senza avere a disposizione ciò che serve comunque: impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di compostaggio, impianti di termovalorizzazione, discariche, ecc..

    Noi abbiamo scioccamente recepito, culturalmente, solo l’eccellenza di chi già aveva a monte gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, abbiamo altresì demonizzato la parte strutturale e portante per la chiusura del ciclo dei rifiuti non creando le condizioni per superare il gap della mancanza del sistema impiantistico. Ancora oggi coniughiamo “rifiuto 0″ e manifestiamo contro la realizzazione degli impianti necessari per la soluzione del problema. Che idiozia.
    Non mettiamo in gioco mai, nel coniugare la soluzione al problema, la variabile tempo. Il rifiuto 0 si potrà fare a patto che cambi il modello produttivo, cambi il modello culturale dei consumi, cambi il modello di sviluppo, non si faccia crescere il PIL, si facciano specifiche leggi per agevolare e velocizzare la possibilità di realizzare “rifiuto 0″. Tra quanto tempo? Nell’attesa e nel produrre impegno politico, affinché tutto ciò avvenga, da adesso ad allora, come risolviamo il problema?

    Ma caliamo di scala e veniamo alla problematica regionale, ovvero a quella provinciale, per ciò che concerne il ciclo integrato dei rifiuti. Il Piano Regionale del Ciclo Integrato dei Rifiuti in Campania è rimasto sempre lo stesso da Rastrelli, centro destra, passando per Losco, centro, arrivando a Bassolino, centro sinistra: non è stato mai cambiato. Nessuno, oltre ai CDR, ha mai realizzato tutta l’infrastruttura che il piano prevede.
    La raccolta è rimasta ai comuni e quindi ai cittadini che attraverso la TARSU realizzano il ciclo economico su cui si regge il trattamento e lo smaltimento che è ad appannaggio della FIBE, che è stata inadempiente. L a logica della parziale privatizzazione non si è mostrata come modello risolutivo ma bensì come opportunità per il privato. Ma di conseguenza la domanda da porsi, in alternativa, è: ma il pubblico ci sarebbe riuscito? Francamente dubito vista l’incapacità di realizzare sui propri territori comunali banali isole ecologiche. Ricordo che sul territorio Irpino cittadini e parti politiche, non hanno permesso diverse volte l’insediamento di banali ed ecologicamente corretti, impianti di compostaggio.

    Nelle varie emergenze, la maggior parte dell’opinione pubblica, ha sempre prestato l’attenzione alla mancanza di raccolta differenziate piuttosto che alla mancanza di tutto ciò che serve dopo aver raccolto. Ora col recente decreto del nuovo governo, il Ciclo Integrato dei Rifiuti è rimasto ancora uguale ad eccezione di due cose: i CDR diventano impianti di compostaggio, il determinismo politico nel realizzare quello che serve, dopo la raccolta differenziata, descritto nel piano. Per fugare ogni dubbio, la raccolta differenziata, a condizione di qualsiasi sistema impiantistico, è un obbligo di legge: nel 2012 bisognerà raccogliere il 65% di differenziata. Non si dica, quindi, che gli impianti vietano la raccolta differenziata, non può avvenire per legge.

    Gli impianti, quindi, bisogna farli, ma dove? Di quali dimensioni? Ed ecco il tema.
    Se nei vari bacini non si sono mai create le possibilità politiche per realizzare impianti, se non con qualche eccezione, per quale motivo oggi che con determinismo si impongono le scelte si manifesta contro? Forse l’atteggiamento costruttivo, potrebbe essere quello di opporre scelte a scelte e non dinieghi a scelte. Dire provincializziamo non significa solo enunciare la volontà, ma bisogna anche progettare un piano industriale che individui, secondo la domanda e l’offerta del rifiuto su quel territorio, in quanto tempo, quali, quanti, di che dimensione e soprattutto dove, realizzare gli impianti, avendo la soluzione per gestire comunque il tempo che passa tra l’inizio della realizzazione del piano e quando sarà operativo e a regime. Senza tutto ciò la provincializzazione è solo un enunciato teorico ma non una reale e fattiva operatività di autodeterminazione alla risoluzione del problema. E’ forse questo il limite della politica?

    Si è ancora in tempo di fermare le scelte imposte? Mi riferisco alle discariche che il decreto indica da realizzare in Irpinia. Cosa significa opporsi? Rimandare al mittente comunque una scelta per un’alternativa non determinata da una volontà politica nostra? Non è forse il caso che in Irpinia si contrapponga all’imposizione, un vero piano industriale, che preveda un dimensionamento maggiorato per la questione della solidarietà regionale, piuttosto che i fastidiosi no? Forse questa posizione e/o atteggiamento politico, potrebbe essere vincente e per noi risolutivo nel rispetto della democrazia delle scelte e dell’efficienza del sistema, compatibile al contesto culturale dei luoghi.

    In tutta questa irrazionalità si sentono anche voci di scissione dei territori regionali in altra regione. Che assurdità. Ancora una volta il limite di ragionare puntualmente del problema emergente a discapito della visione sistemica dell’approccio, vince. Dimentichiamo che siamo nell’ultimo periodo 2007/2013 per poter usufruire dei finanziamenti Europei, ovvero abbiamo l’ultima possibilità di progettare e realizzare lo sviluppo in Irpinia.
    E’ pensabile mai, che l’Irpinia si accorpi ad un’altra regione, perdendo l’opportunità dello sviluppo?
    Va comunque detto, che c’è un notevole ritardo culturale, politico ed economico ad immaginare uno sviluppo per l’Irpinia. Non mi sembra che ci siano delle proposte capaci di creare occupazione e qualità sociale. Ci sono solo alcuni progetti che parzialmente possono contribuire allo sviluppo, ma non con sistematicità, continuità e su tutto il territorio. L’area urbana per esempio, che dovrà spendere 5.000.000,00 di €, ancora non ha redatto nessun protocollo di reciprocità, ancora non ha individuato il cosa fare.
    A tal proposito, visto quindi il ritardo della vision dello sviluppo, da parte dei decisori politici e della classe imprenditoriale, per evitare che ancora una volta i finanziamenti non servino a fare sistema, bensì a soluzioni temporalmente ridotte e parziali, forse potrebbe essere proficuo, valutare l’idea di insediare sui nostri territori un distretto industriale vocato ai rifiuti: dialettizzare con lo sviluppo, il tema dei rifiuti: individuare nel ciclo industriale dei rifiuti un possibile asse di sviluppo.
    Questa ipotesi è un’ipotesi realistica, di vero sviluppo perché dura nel tempo, economicamente ed occupazionalmente vantaggiosa, sostenibile con l’ambiente. Con lungimiranza politica, paradossalmente, si potrebbe ribaltare il disaggio in opportunità. Fare del nostro territorio un luogo di sostenibilità ambientale usando il rifiuto per il recupero della materia e dell’energia, per produrre bio gas, compost, per realizzare logistica, ecc. Questo territorio potrebbe diventare molto ricco ed occupare molti giovani. Si potrebbero far lavorare in sinergia il mondo agricolo con una parte del ciclo industriale del rifiuto, quello afferente alla produzione di compostaggio, si potrebbe incentivare la ricerca, si potrebbe attivare il processo di industrializzazione con la nascita di fabbriche che producono a partire dalla materia recuperata e riciclata, ecc. Un indotto moderno e di eccellenza ci porterebbe subito alla ribalta dell’economia e dell’eccellenza politica. Ma soprattutto cominceremmo finalmente a fare ambientalismo scientifico, a discutere d’ambiente e di sostenibilità.

    La proposta quindi è: realizziamo il polo dell’industria del rifiuto in cambio di discariche.
    Visto che con tutta probabilità le discariche sul nostro territorio le insedieranno, semmai con varianti di localizzazioni, di grandezza, di qualità del rifiuto da contenere, ma le faranno, non è meglio cogliere l’opportunità, l’occasione, per realizzare uno sviluppo sostenibile ed economicamente vantaggioso?
    Sicuramente questo polo industriale sarebbe da preferirsi a qualsiasi altro, che per naturale cultura industriale, facendo uso di forti pezzi di chimica e petrolchimica, risulterebbe molto più impattante della naturale materia ed energia che potremmo produrre dal nostro scarto quotidiano, epurato da quello speciale ed industriale.
    Siamo abbastanza forti, così come quando diciamo no, a chiedere economie per realizzare tutto ciò?
    Contribuiamo a voltare pagina, a spronare i decisori politici ad essere moderni, a stimolare in loro un fare politica che sappia governare i processi con lo sviluppo.
    Questo dovrebbe essere il DNA della nuova classe dirigente, questo è auspicabile che diventi il Partito Democratico.

    luca b.

    3 febbraio 2011 at 10:40 pm

  3. […] This post was mentioned on Twitter by Simone Carrai, angeloverderosa. angeloverderosa said: la discarica che fa sparire il fallimento: http://t.co/v6lGJ40 […]

  4. Voglio rispondere all’articolo con le parole di Giorgio Bocca , ( tratte dal suo libro Napoli siamo noi) , che non è mai stato un grande estimatore dei meridionali e dei politici meridionali : <>.
    Ovviamente le parole sono rivolte a Bassolino e alla sua sfida su Napoli e tutta la regione Campania anche in merito alla vertenza rifiuti.
    Questo solo per non continuare ,rispetto a tutte le emergenze che affliggono il sud, a liquidare le questioni irrisolte tirando fuori un nome , per poi continuare sulla stessa strada e continuando perpetrare gli stessi errori. Questo è il limite di molta parte del centro sinistra e di gran parte dell’informazione che ci rende “ felici ostaggi delle parole”.
    A Picone vorrei chiedere :
    – in una città dove moltissimi quartieri hanno un numero di abitanti pari a seimila unità per chilometro quadrato ;
    -quartieri come Scampia che ufficialmente risulta abitato da quarantamila abitanti ma nella realtà ve ne abitano il doppio,
    – parcheggi abusivi , periodicamente , sottratti e riconquistati dalla criminalità ;
    – un interland saccheggiato, negli anni sessanta e settanta , da un punto di vista edilizio e urbanistico dove gli uni spazi pubblici sono le strade ( cioè la striscia di asfalto) ;
    Quali sono gli altri modi per effettuare lo smaltimento e la raccolta dei rifiuti ?
    E’ chiaro che il peccato veniale rispetto a questo problema è stato commesso venti anni fa periodo in cui , con una legge del governo, si è pensato di sottrarre alla camorra questo grande affare commissariando tutto il ciclo dei rifiuti.
    Bassolino da governatore ,per due anni, ha fatto il commissario senza poteri di decisione rispetto alle discariche e ai termovalorizzatori , ed l’unico che le ha sostenute, e le sostiene ancora oggi, in tutto l’arco costituzionale campano.
    E in italia siccome non è consentito di tenere a terra rifiuti o ecoballe ,per oltre tre messi, anche un commissario straordinario o un funzionario dello stato può essere inquisito ….. questo è un’altro filone dell’impotenza della politica rispetto a qualsiasi emergenza.
    Ma l’aspetto più singolare è che in Italia , dopo anni di privatizzazione di ampi settori della pubblica amministrazione, le uniche aziende “ statali” che svolgono lavori manuali sono state create in Campania , con la partecipazione diretta dei comuni e del commissariato di governo….. in queste condizioni anche in una gestione ordinaria i risultati non potranno mai essere accettabili .
    Non sarebbero accettabili neanche a Milano dove la differenziata sfiora il 43 % ( con un servizio effettuato interamente dai privati ) mentre a Napoli stiamo intorno al 20% con un servizio effettuato da società miste, escludendo da questo ragionamento le provincie di Salerno, Benevento e Avellino che hanno dato complessivamente un buon servizio e dei buoni risultati.
    L’aspetto più tragico invece è che tutti i rifiuti speciali sono ancora nelle mani della criminalità e su questo la politica, la stampa, la società civile ( neanche con lettere anonime ) non dice niente…… perché da “ buoni cristiani” non parliamo delle cose che non offendono la vista.
    Concludendo è chiaro che le dimissioni da commissario di governo , nel 2005 dovevano essere seguite anche dalla non ricandidatura alla guida della regione, in quel caso però i vertici romani , per i voti, e vasti settori della società civile , consapevoli dell’alternativa,lo hanno imposto per guidare la Campania, spostando così di cinque anni la vittoria di “ o mericano e giggino a purpètta”……… che sono gli unici a poter dare una risposta al nostro “ punto di vista” sui rifiuti .
    Poi se le risposte, sottaciute, sono i localismi “ a tempo determinato” o la creazioni di nuovi principati ………………a questo punto alzo le mani e mi arrendo.
    bernardino ambrosino

    bernardino ambrosino

    4 febbraio 2011 at 3:50 pm

  5. Nella mia nota non è stata riportata la frase di giorgio bocca

    ” Vincerla non poteva , a perderla con onore c’è quasi riuscito “.

    cordiali saluti

    bernardino ambrosino

    4 febbraio 2011 at 5:20 pm

  6. Luca, ricordo bene l’articolo di spagnuolo. è un approccio che condivido ancora in pieno.

    paolo

    7 febbraio 2011 at 5:51 pm

  7. Nella puntata di Presa Diretta andata in onda Domenica sera – 6 febbraio – su Rai Tre, si evidenzia concretamente e con esperienze documentate quanto sostenuto da Spagnuolo, anche quando era presidente del Cosmari. Ricordo con tutta la mia indignazione, le riunioni pubbliche e le riunioni di “stanza” in cui si attaccavano le scelte di Spagnuolo, sulla costruzione e individuazione degli impianti di compostaggio (a San Mango, a Montoro, a Solofra, a Bisaccia..solo quelli che ricordo io) !!
    L’unico appunto che mi sento di fare a Spagnuolo che non ha mai trovato il tempo di scrivere un “libro bianco” sulla sua esperienza tra i “rifiuti”.

    luca b

    7 febbraio 2011 at 6:10 pm


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