COMUNITA' PROVVISORIA

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Lettere per i “vivi” ad Avellino

 

 il 18 …. le cartoline ad avellino,

ore 18.00, chiesa del carmine,

con l’intervento di mimmo scarpa

 

 

“Uscendo dal bar ho sbagliato strada. Il vento era fortissimo e nevicava. Il cuore si è gelato sotto il cappotto”.

 

Scriveva  La Rochefoucauld “  chi vive senza  follie ,non è così savio quanto crede”. Sacrosanta  verità per demarcare un confine tra  vita  normale subita   e vita impegnata per scelta  a saper    affrontare  “venti fortissimi  e nevicate”. Un lento e inconsapevole   morire  per un “un cuore gelato sotto il cappotto”  parla di noi  quando accettiamo  supinamente  di  smarrire   il gusto e il senso  di una esperienza comunitaria  rassegnati  alla insensibilità del senso comune, alla rassegnazione del “così va il mondo”, alla connivenza con l’insensatezza della banalità, alla ingenua o consapevole disponibilità a farsi complice  di qualunque cosa a qualunque prezzo. Uno spettro inquietante  si aggira come un “venticello” per le nostre terre sopraffacendo  la nobilitata e  propulsiva “ipocondria” arminiana : il cinismo. Il cinico  contemporaneo non ha come punto di arrivo la classica botte di Diogene ma una ordinata e riconosciuta carriera  spesso segnata da frustrazione,rassegnazione e avvilimento morale. Il ‘cinicus’ antico era una forma estrema di affermazione della dignità, una riproposizione coerente  di  distanza dalle pochezze umane  e dai pressappochismi  e interessi  pratici, della  cura  di una estrema padronanza e sovranità  su se stesso e i propri difetti pubblici  e attivazione del  governo dei  propri demoni  interiori  negativi come la “razionale auriga” platonica. Il neocinico cura  e ostenta una “falsa coscienza illuminata” con un discreto vocabolario polimorfo  e una forma malcelata  di “disincanto” che li rende molto efficienti e accettati  sul piano pratico. Qualcuno autorevolmente in modo cattivo  ha scritto che il neocinico è “ un caso limite di melanconico che riesce a controllare i suoi sintomi depressivi conservando una certa capacità di lavorare”  che mal sopporta  “avvisi ai naviganti”  disinteressati  o venati  di ironia e  peggio di benevole commiserazione perché “intellettuali  e …quindi inutili”. Bisognerebbe imparare dal “cinismo classico “ dei morti di Franco che ci  regalano  una morale  fatta di libertà ed autonomia  e  non “coperte di linus” come alibi pseudopsicologici ma soprattutto con il compito “etico”  di  riscaldare  quotidianamente,profondamente  e  continuamente il nostro “cuore” infreddolito e debole. Nella “pòlis” greca il primo atto cinico  contro la costruzione di “una comunità” libera e consapevole, avvenne   con un atto violento formalmente e simbolicamente reale e tragico .La  restaurata democrazia ateniese aveva bisogno della  condanna a morte di Socrate  nel 399 a.c. e la promozione sul campo  degli “Antistene,Diogene di Sinope,Cratete e Ipparchia” come fatto consequenziale , illuminante e normalizzante. Con quell’atto si condannava  la ragione, il sogno, il sentimento,la fantasia,la democrazia   che presume farsi  “comunità” di un  sapere non commerciale e commerciabile  che ha solo il compito di  difendersi  per smascherare,responsabilità, inadempienze ,  ostilità,rancori  latenti e combattere quelle palesi  e praticate. Le ragioni del cuore  non possono mai  entrare  in un orizzonte limitato che gli è estraneo per statuto. Non vive di pensieri corti, di i rapporti di  forza, della pratica  o l’ aspirazione dei poteri  a tutti i livelli. Ritornando in metafora : “sbagliare strada” affrontare un ”vento fortissimo e una nevicata” è ancora  parte  possibile e integrante  del vivere  umano. Ma  evitare sempre e comunque  ”Il cuore gelato sotto il cappotto”  che è il vero e tragico morire sia  personale che e comunitario   anche della limitata   vita umana troppo umana …..

mercuzio

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Written by Mercuzio

13 febbraio 2011 a 7:54 am

Pubblicato su AUTORI

Una Risposta

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  1. Bene, spero di esserci, Gaetano :-))

    Gaetano Calabrese

    15 febbraio 2011 at 3:20 pm


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