COMUNITA' PROVVISORIA

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il sorbo

sorbo degli uccellatori

di FRANCA MOLINARO _ Il Giardino della Grande Madre _ Il sorbo

Sono iniziati ieri i tre giorni della merla, giorni ritenuti più freddi di tutto l’anno. Si racconta che un tempo il primo mese dell’anno contasse ventotto giorni. In quegli anni, nidificava su una quercia, una bellissima merla dal piumaggio candido. Ad ogni covata doveva fare i conti col crudele gennaio che, nonostante le preghiere della buona mamma, si ostinava a mandare freddo su freddo. Un anno la merla decise di gabbare il furfante e nascose la nidiata sperando di esser dimenticata. Tenne i pulcini in segreto fino al ventotto poi, convinta di aver scampato il pericolo, uscì allo scoperto. Gennaio inviperito si fece prestare tre giorni da febbraio e mandò giù tanto di quel freddo che la povera famigliola dovette riparare in un comignolo fumante. Quando passò il freddo la famigliola uscì dal comignolo ma le belle penne bianche erano talmente affumicate da diventare irreparabilmente nere.

Per la merla era una questione di temperatura ma per l’uomo non è esclusivamente il freddo che fa l’inverno, piuttosto è il buio o la luce scarsa, il sole poco presente. La sua assenza, o scarsa presenza, rende la campagna spettrale, come gli argini del fiume dopo che è passata la piena. Questo spettacolo che oggi sfugge agli occhi, un tempo era osservato e temuto, l’uomo era terrorizzato dalla scomparsa della vegetazione specialmente in epoche in cui si attingeva molto alla dispensa naturale. Il mese di gennaio non offre quasi nulla di commestibile, solo bacche acidule di prugnolo o cinorrodi di rosa canina, terribilmente astringenti. Sono assenti quasi tutte le erbe. Pur non conoscendo scientificamente i poteri della luce solare, gli uomini ne comprendevano il valore. Intuivano che grazie al sole era possibile la vita sul pianeta, associavano, per esperienza, il suo ciclo annuale al ciclo vegetativo delle piante. Osservavano come rispondeva la natura tutta al ritorno della stagione calda. Nella cultura mediterranea, spiega Cardini, pur avendo un ciclo stagionale quadrimestrale, si consideravano maggiormente due stagioni, quella del caldo e quella del freddo. Dicotomia che si identifica con l’estate e l’inverno,  la vita e la morte, l’eterno dualismo di un percorso circolare che costituisce l’Uno originario. Il sole, che nel suo giro apparente segnava le ore, i giorni, l’anno, era osservato con attenzione, al pari della compagna Luna, sia per ottenere pronostici che per regolarsi sui lavori da svolgere. Passato gennaio si può dire che l’inverno è stato sconfitto; tra le nuvole, l’astro diurno compare pallido e freddo ma visibile, occhieggia alle bacche rosso corallo dell’albero di sorbo. Questa pianta è considerata propria del mese di gennaio perchè, con i suoi frutti purpurei richiama l’astro verso la terra che, attratto dalla brillantezza dei pomi, non trascura di tornare a diffondere la sua luce vitale. I Celti consideravano il sorbo sacro alla dea Brigit, divinità del risveglio alla vita mentre, il frutto del Sorbo, insieme alla mela, era ritenuto cibo degli dei e amuleto contro sortilegi e fulmini. Anche il legno del sorbo aveva poteri magici, una frusta di tal natura poteva scacciare demoni e stregoni mentre il bastone dava la capacità al pastore di proteggere il gregge. I Druidi accendevano falò di rami di sorbo prima delle battaglie e chiedevano agli spiriti di partecipare alla guerra. Il sorbo è ben conosciuto per il suo potere apotropaico, era infatti piantato nei pressi delle case e delle chiese per allontanare le streghe. Presso i Finni, il sorbo era considerato l’albero più importante esistente in natura, era l’Albero della vita abitato dalla ninfa Pihlajatar.

Il sorbo degli uccellatori ha fiori bianchi a cinque petali, profumati come il biancospino (Prunus spinosa) ha piccole bacche rosse che brillano sui rami per tutto l’inverno, questo lo rende simbolo della rinascita della luce dopo le tenebre del solstizio invernale. Sorbus aucuparia della famiglia delle Rosaceae è una pianta tipicamente mediterranea dal portamento arboreo o arbustivo. Ha chioma irregolare, rada, poco espansa, foglie caduche, imparipennate, composte da foglioline sessili, tomentose nella pagina inferiore allo stadio giovanile. In autunno le foglie assumono splendidi colori rossastro aranciati. Predilige terreni acidi, umidi, freschi e profondi purché non troppo calcarei. Non ama la pianura in particolare i climi dalle estati asciutte e calde, predilige la collina e la montagna dai 500 fino ai 2.000 metri di altitudine. Il legno è duro, flessibile, di colore giallo-grigio, utile per la realizzazione di manici di utensili e piccole sculture. I piccoli pomi maturi, simili a mele, hanno commestibilità sospetta allo stato fresco ma possono essere consumati tranquillamente cotti, vi si ricava una salsa agrodolce che accompagna i piatti di selvaggina. Sono ricchi di vitamina C per questo in passato se ne estraeva una bevanda utile a combattere lo scorbuto. Gli uccelli sono particolarmente ghiotti delle piccole bacche che ingoiano scartando il seme non digeribile, in questo modo ne favoriscono la dissemina naturale. Il nome comune deriva dall’uso che se ne faceva in passato, la pianta infatti era messa a dimora in punti strategici per attirare tordi e tordelle che amano cibarsi dei pomi maturi. I cacciatori con rete, inoltre, usavano i frutti come esca per le trappole in cui attiravano i Turdidi. Il nome latino “aucuparia” deriva, appunto, dalla capacità dei frutti maturi di attrarre gli uccelli.

Meno appariscente è il sorbo comune (Sorbus domestica) della stessa famiglia. Ha falsi frutti bruno porporini commestibili solo dopo un lungo riposo. In passato si coglievano in autunno e se ne confezionavano filze come ghirlande che andavano appese alle travi del soffitto insieme all’uva passa, ai pomodori gialli, alle cipolle, agli, peperoni secchi e peperoncini. Altre volte erano poste ad ammezzire sparse sulla paglia, in un luogo aerato. Anticamente, i pomi si facevano fermentare insieme al grano e se ne otteneva un liquore simile al sidro che i Romani chiamavano “cerevisia”. Erano prescritti contro le coliche dato l’elevato contenuto di acido malico. In effeti il vero frutto è dato da due acheni racchiusi in un ricettacolo accresciuto a forma di piccola pera verde striata di rosso quando è acerba,bruna a maturazione.

La droga consiste nel falso frutto ed ha proprietà dietetiche, astringenti, antinfiammatorie, lenitive.

I suoi principi attivi sono: sostanze pectiche e tanniche, acidi organici, sorbitolo. Con la polpa dei frutti maturi si possono fare maschere detergenti, tonificanti e riacidificanti per pelli precocemente invecchiate, astringenti e lenitive sulle pelli irritabili o acneiche. Per uso interno i frutti, specialmente se ancora acerbi, sono un efficace astringente intestinale. Corteccia e foglie hanno proprietà astringenti e, dato il loro elevato contenuto di tannino, sono impiegate nella concia del pellame. Con i frutti maturi si possono fare marmellate e, se si lasciano fermentare, bevande alcoliche. Per avere disponibilità di frutti tutto l’anno è possibile essiccarli nel forno a temperatura media, poi conservarli in cassette di legno in luogo asciutto e aerato.

 

Astringente intestinale

Succo Spremere o centrifugare i frutti maturi e assumerne 50-80 grammi al giorno.

Decotto Bollire 5 grammi di frutti essiccati in 100 millilitri di acqua. Lasciar intiepidire ed assumerne una o due tazze al giorno.

 

Anemia Si mettono le sorbe in una teglia, si coprono di acqua e si cuociono a forno finché non risulteranno morbide. Si pelano e si mangia la polpa che risulterà piuttosto acida.

 

Uso cosmetico

Detergente e astringente della cute

Decotto Bollire 5 grammi di frutti essiccati in 100 millilitri di acqua. Lasciar intiepidire e detergere le zone di cute interessate.

Maschera contro l’acne

Maschera Prendere delle sorbe mature e passarle al setaccio, quindi mescolarle a della farina di semi di lino fino ad ottenere una pasta omogenea. Stenderla sul viso e lasciarla agire per 20 minuti.

pubblicato su 8pagine 30 gennaio 2011

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Written by A_ve

15 febbraio 2011 a 10:14 am

Pubblicato su AUTORI

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8 Risposte

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  1. Oggi è giornata per dire la mia -:))! Solo un precisazione: da noi non esistono i giorni della merla, non sono mai esistiti nè sono stati mai così denominati; il tutto si deve al televisonese nordico di questi ultimi 30 anni, sono sicuro, ma viva l’Unità d’Italia, lo dice anche la pubblicità-progresso!
    Non me ne vogliano gi antropo-etnologi, ma, caso mai io sia in errore, allora mi suggeriscano su quale libro meridionale e di tradizioni lo hanno letto e me ne facciano dono dei passi documentali. Naturalmente parlo di libri autorevoli e in vigore da trent’anni. Sapere, conoscere fa bene, ma credere puà far male. Saluti, Gaetano Calabrese.

    Gaetano Calabrese

    15 febbraio 2011 at 3:11 pm

  2. Mi complimento con tutto il mio cuore, tutta la mia potenza virile, tutta la mia forza d’animo che è assimilabile a resistemza fisica e spirituale, non certo meno che mai a “resilienza” con Gaetano per il commento che sottoscrivo condivido ed auspico possa porre fine a questa vetusta quanto poco erudita lezioncina copiaincollata domenicale dal quotidiano, dal quale vengono “prelevati” i grappoli di uva passa rinsecchita non utile neppure per ricavarne passiti/.
    muffati
    Ora, carissimo Gaetano, immagina che l’Autrice di queste lezioncine domenicali sta per collazionare una raccolta di poesie dialettali della nostra Provincia
    Immagino che Tu non sia stato neppure contattato dalla Poetessa Naturopata che dovrebbe aver ricevuto la “delega per incarico” dal Comitato Centrale della “Setta dei Poeti non ancora estinti” della nostra Provincia che, come Tu sai, ha sede legale operativa nella città paese balcone terrazza d’ Irpinia : NUSCO!

    Non vi è mai fine al peggio!!!

    Ma vedrai, carissimo Gaetano, che prima o poi la leggiadra Poetessa e Naturopata inserirà anche qualche Tuo componimento nella raccolta e nel catalogo. Basta che ti mantiei “buono buono” “allineato e coperto”.
    Cordialità
    Absit iniuria verbis.
    RQ

    rocco quagliariello

    16 febbraio 2011 at 5:00 am

  3. Condivido quanto detto da Gaetano e Rocco. Bene. benissimo. Incominciamo a mettere i puntini sulle “i”. Copia e incolla. Adesso sono tutti antropologi, storici, botanici anche, scrittori, per non parlare poi della poesia, in mano a cani e porci. Sapete come la penso io? Al massimo certe persone possono dedicarsi a raccogliere i prodotti dell’orto. Ortaggi. Tipo i cetrioli ad esempio. Signori, oramai la rivoluzione è vicina, prepariamoci, anche per quella culturale, per non fare in modo che i “parulani” diventino archgitetti. Giusto Angelo?

    domenco cambria

    16 febbraio 2011 at 8:19 am

  4. vi chiedo di essere rispettosi verso gli autori che pubblicano sul blog. così come lo sono loro.
    libertà, civiltà e democrazia. grazie.

    a_ver

    16 febbraio 2011 at 8:51 am

  5. per Angelo Amministratore ed Amico “Archi”
    lo sarò, carissimo Angelo, come lo sono sempre stato da quando Ti conosco Ti stimo, Ti voglio bene, già qualche anno prima che nascesse il Blog e la Com. Provvisoria.
    Io sono un estimatore della Poetessa Naturopata, ma leggere sul Blog quel che abbiamo letto la precedente domenica sul quotidiano “naturopatico” annoia, è ripetitivo ,dovresti ammetterlo.
    “copia incolla” in contestualità con l’uscita in edicola del giornale domenicale, cosi’ il lettore puo’ “scegliere”.
    Grazie un caro saluto Rocco

    rocco quagliariello

    16 febbraio 2011 at 9:19 am

  6. Rispetto, certo, rispetto. E’ quello che si chiede. Basta quindi con pseudi botanici e ambientalisti domenicali che non conosocno la differenza tra un pino un abete e un larice, basta con pseudi pensatori da strapazzo che credono di essere tali con il pensiero di altri, basta con pseudi storici che copiano e portano avanti vetuste lezioni infarcite di muffa e di retorica statica. E basta anche degli pseudo politici che credono ancora di essere portatori di qualcosa e di qualcuno amministrando un potere che nessuno ha dato loro in una legge da tanti ritenuti anticostituzionale. ma che siamo ritornati alla Russia degli Zar? perchè se così fosse, il 1917 è vicino. Basta Angelo. Basta. E’ il momento della rivoluzione culturale, della guerra totale all’insipienza e al nulla che ci circonda. Ma soprattutto basta verso chi copia le poesie degli altri (ci sono, lo fanno), le mie come quelle di Franco e di Gaetano per poi autoproclamarsi portatori di messaggi sublinali o politici o della nostra martoriata terra che tu sai bene come stiamo difendendo, noi che siamo Hirpi. la poesia che è sogno, amore, purezza, ma dei tuoi sogni, del tuo amore. Basta, occorre titrare fuori dalla soffitta la ghigliottina. Quando è guerra è guerra. E guai ai vinti. Noi non facciamo prigionieri.

    domenico cambria

    16 febbraio 2011 at 9:23 am

  7. Grazie della solidarietà convinta motivata neppure richiesta, se non dalla esclusiva forza persuasiva delle argomentazioni esposte e dei contenuti dei commenti impaginati sul questo Blog da tre anni , particolarmente da quando abbiamo stilato il manifesto paesologico del Profeta teologando sulla necessità di ricondurre ad Unicità lìimpegno per il Progresso e per la Fratellanza in un contesto impoverito dal Sisma del 1980, tranne rare eccezioni di miliardari , cafoni arricchiti “parvenue”, figli di ” saranno famosi” “non ancora famosi” “per sempre anonimi ” ma con tre generazioni sistemate “off shore” chi s’è visto s’è visto!!!!
    Un abbraccio Domenico e Gaetano, per il momento.
    Niente da dire o scrivere a Paolo da quando ha imparato a fare la “bruscetta romantica al pepe rosa”
    Un caro saluto Amministratore Amico Archi
    absit semper iniuria verbis cum grano salis
    cuius regio eius religio

    rocco quagliariello

    16 febbraio 2011 at 10:47 am

  8. Amici, credo di essere garbato con tutti e mi piace esprimere pensieri utili; non mostro mai ingratitudine per un post, ma libero e abituato alla libertà condivido o non, accetto o non, e quasi sempre chiedo lumi ponendo il mio sapere e punto di vista in modo sereno.
    Per quanto riguarda la mia poesia dialettale e non è notorio che da oltre 40 anni mi piace donarla e disperderla e che solo da qualche anno tento di conservarne traccia nei miei quaderni. Certo, quando la dono in modo diretto ricevo quella bella custodia e predilezione affettiva e intellettiva che mi reca un gran bene, quando invece, per la mia innata generosità, la dispenso col sistema volantinaggio in incontri, etc. corro il rischio di disperderla e di non conoscere e/o di rincontrare il volto e la sensibilità del ricevente . Per questo sono poeta errante, ma vi posso assicurare che da un po’ di tempo la mia erranza è ben oltre l’Irpinia e quando qualche mia poesia capita in una rivista mi fa piacere, ma credetemi non cerco A.C per PP. (leggasi
    Attestato di Circolazione per Patentato Poeta.!) Ciò spesso mi discrimina soprattutto nell’ambiente letterario localissimo ma non mi offende perché non ho la puzza sotto il naso nè la spocchia tipica di taluni poeti e scrittori canonizzati, i quali, quando leggono qualcosa dal loro libricino pare che stiano svenandosi mentre, invece, cercano una trasfusione di umanità. Eppoi, come nel film “Il Postino”, il bravissimo e compianto Massimo Troisi dice: “Signor Pablo, la poesia e a chi serve!”.
    Grazie dell’attenzione, buona giornata a tutti, Gaetano che ha trovato un po’ di tempo per essere qui con voi.

    Gaetano Calabrese

    16 febbraio 2011 at 11:17 am


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