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LA “ZEZA” DI BELLIZZI IRPINO

SONO I SIMBOLI CON CUI PULCINELLA SI AIUTA NELA RECITAZIONE

La Zeza di Bellizzi Irpino è uno dei momenti più alti del carnevale irpino. Questa manifestazione, di origini napoletane, trova terreno fertile in questo piccolo borgo sulla strada dei Due Principati che collega Avellino a Salerno.  La “canzone di “Zeza” ( Lucrezia) va in scena dal ‘600 e da allora è caratterizzata dal fatto che gli attori, anche quelli che occupano ruoli femminili siano solo maschi. Questo perchè a quel tempo era improponibile che una donna potesse recitare per strada o nei teatri. Perchè la “Zeza” a Bellizzi Irpino ??? Perchè anticamente questo luogo era chiamato il Casato delle Bellezze, per la posizione geografica e la bellezza dei luoghi. Infatti qui, in estete, i regnanti napoletani, ospitati dai cugini avellinesi, venivano a trascorrere periodi di vcanze, per sopportare meglio la calura estiva e per dedicarsi alla caccia. Il luogo, era abitato prevalentemente da contadini. L’economia della zona era prettamente agricola, pastorale, silvicola, boschiva. Il corteo reale, si recava nelle campagne dove esisteva la casa di caccia dei principi “Caracciolo” di Avellino ,arricchito da uno sciame di soldati, falconieri, servi e saltimbanchi. Proprio questi ultimi, per allietare le serate inscenavano questa farsa tragi-comica. Al limitare della tenuta, nascosti dal buio della notte, tra gli alberi, i contadini assistevano alle esibizioni.

E anno dopo anno, ne impararono la mimica e le parole portandole fino ai nostri giorni.  Il testo è stato scritto solo qualche decennio fa quando il maestro Roberto De Simone, ne fece uso per inserirlo nella famosa “Gatta Cenerentola” con la quale vinse il festival dei Due Mondi di Spoleto. La storia, molto semplice, è in effetti una antenata della sceneggiata napoletana. Una famiglia contadina, Pulcinella, il padre, Lucrezia (Zeza), la madre, Porzia (Porziella) la figlia. Attorno a loro nasce il racconto. Pulcinella è appena uscito quando la moglie, “Zeza” e ” la figlia “Porzia” escono nell’aia e intonano un canto atto a richiamare gli uomini che si trovano nei dintorni … ” Azzeccativi cacciaturi mmò chi è ll’ora re lo magnà, Aimmo fatto na bella n’zalata, cicirifuogli e alice salate, chi vuò fà due bei bocconi due piccioni ci voglio spennà, chi ha appetito venesse a mangià” ( avvicinatevi cacciatori, visto che è ora di pranzo, abbiam o preparato una bella insalata, Cirfogli e alici salate. per coloro che avessero più appetito, provvederò a spennare due piccioni. Chi ha fame venga a mangiare). Tutto questo per trovare marito alla bella figlia. Irrompe allora Pulcinella che era poco lontano e ha sentito l’appello e rivolgendosi alla moglie le intima di tutelare l’onore della figlia e che avrebbe acconsentito ad un matrimonio solo quando questa avesse avuto quaranta anni e sarebbe stata abbastanza grassa da mettere al mondo una mezza dozzina di figli. La storia va avanti tra colpi di scena che culminano con il ferimento di Pulcinella da parte di Don Zenobio, giovane laureando in medicina. A questo punto Pulcinella viene guarito dallo stesso in cambio della mano della figlia. Alla fine si celebra il matrimonio e si mette in scena una bellissima quadriglia. La Zeza di Bellizzi ha un palmaires di tutto rispetto. E’ stata infatti protagonista alla Piedigrotta di Napoli, al teatro Mercadante (Napoli), è stata indiscussa protagonista al Carnevale di Venezia, dove, quando arrivammo, dovevamo esibirci tra le “calle” minori, ma poi, una volta assistito alla rappresentazioni il direttore del carnevale volle, fortissimamente volle ,che da comparse diventassimo attori principali. Infatti, Piazza san Marco, scusate se è poco, riempita all’inverosimile è stato il nostro palcoscenico. Come dimenticare i giapponesi, i russi, gli americani … che ballavano e cantavano insieme ai “zezaiuoli”, diretti magistralmente dallo scomparso e compianto Capo Zeza Leopoldo Iannaccone. Un successo, un grande successo. Poi siamo stati al carnevale di Pisa, allo “Gnocco” di Verona … E, tra poco, forse, si avvererà il sogno di portare Zeza in America.  Per coloro che avessero voglia di vivere da dentro questa manifestazione potrà essere mio ospite, domenica 6 marzo o martedì 8 marzo a Bellizzi per una giornata comunitaria improntata sulla cultura trasmessaci da generazioni contadine che hanno fatto di questa farsa un tassello importante della appartenenza ad un luogo. La giornata inizia alle 11.00 del mattino e si protrae fino a sera, con uno stop per il pranzo, che potremmo organizzare in una trattoria nei dintorni. Per gli amanti delle tradizioni e per gli amanti della fotografia potrebbe essere una bellissima giornata. Fatemi sapere.

Giovanni Ventre

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Written by chirchio

17 febbraio 2011 a 3:39 pm

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