COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Nobiltà dell’altura

di ARMIN _ metto qui la prefazione a ORATORIO BIZANTINO scritta da franco cassano e apparsa sul mattino di oggi. il capitolo finale del libro è dedicato a cairano, la nostra rupe dell’utopia.

Nobiltà dell’altura _ Franco Arminio è una figura di intellettuale insieme tipica e assolutamente originale nel panorama del nostro Sud. Egli, pur pos¬sedendo tutte le qualità per farlo, non è mai partito, non ha mai usato la sua intelligenza per scappare altrove. È rimasto invece fedele al-la sua terra, senza sacrificare a tale fedeltà la sua mobilità intellettuale o il suo spirito critico, di cui le pagine di questo libro sono un documento ricco e vibrante. Infatti per Arminio, e questo è un altro tratto singolare, l’amore dei luoghi nasce non, come spesso accade, dalla rimozione dei loro veleni, delle loro miserie e delle loro impotenze, ma da uno sguardo lucido, che non nasconde nulla e non fa sconti a nessuno. Ci sono troppi che, deprecando, sbattono la porta e se ne vanno altrove e di lì pontificano a distanza. E troppi, tra quelli che rimangono, che sono convinti che la modernità sia soprattutto vendersi e sapersi vendere. Troppe volte oggi l’amore dei luoghi è diventato un’industria, un modo per venderli nel grande mercato globale, marketing territoriale, l’idea che si possa diventare commercianti della propria identità, e quindi parte della grande simulazione e dello spettacolo globale. Ma i luoghi di Arminio, i paesi dell’Irpinia, non sono stati assaltati direttamente, non sono stati invasi da turisti. Dall’esterno i cambiamenti sono minori, anche se sono stati fortissimi anche qui, e quei luoghi sono stati distrutti da un’arma silen¬ziosa, da una «modernità incivile», che ne ha disinnescato l’anima, trasformando gli abitanti in profondità.


La paesologia, la disciplina che Arminio ha messo al mondo un po’ per gioco un po’ sul serio, è una «scienza arresa», non mira a vendere, ma a far capire, non è seduzione, ma un gesto di amore doloroso e insieme inaffondabile. In questo Oratorio bizantino, che raccoglie scritti che at¬traversano più di un decennio, s’incontrano all’improvviso delle descri¬zioni commoventi, ci s’imbatte nell’Irpinia d’Oriente, una terra alta e battuta dai venti, una vera e propria «Mecca dei venti», uno dei pochi luoghi nei quali può venire in mente l’idea di un Museo dell’aria. Ma que¬sti venti, che prendono la rincorsa da altre terre alte e arrivano da lonta¬no, sono anche e soprattutto un luogo dell’anima, sottolineano la di-stanza dell’altura dai riti fescenninici della costa, dall’opulenza volgare e rumorosa di un mare fatto non più da marinai e navigatori, ma dalle ple¬bi estive notturne e accaldate, dai terremoti sonori scagliati nel buio a de-cine di miglia di distanza, testimonianza di quella perdita del rapporto con i luoghi che li rende una discarica dello stordimento, un fondale do¬ve il rumore annega in un solo colpo la bellezza e la coscienza, «una fos¬sa comune dello spirito».

Ma questa nobiltà dell’altura, questa diversità riservata e austera, non diventano mai in Arminio la caduta in una sorta di mitizzazione, perché il benessere pesante e volgare non è rimasto confinato sul mare, ma è ar¬rivato fino sui monti dell’Irpinia, in una forma fredda, ma non meno ve¬lenosa, e ha trasformato l’antica ritrosia in un collettivo voltare le spalle non solo ai luoghi e alla loro cura, ma a tutte le storie collettive. È come se sulla comunità fosse caduta una bomba silenziosa quando sono arri¬vati prima il trauma del terremoto dell’80 e poi i soldi, che hanno rico¬struito le case, ma sembrano aver seppellito nelle loro fondamenta anche le coscienze: «Quello che una volta era il popolo della sinistra è un infor¬me ammasso di solitudini e disperazione guidate da larve di una stagio¬ne politica cupa e disfatta».
I segni esterni di questa «disfatta antropologica» non sono clamo¬rosi, ma non sfuggono al sismografo del paesologo, a chi possiede me¬moria di ciò che era e sa cogliere le differenze anche nei segni più pic¬coli, nei vuoti che si dilatano nelle strade, nell’estraneità che cresce an¬che nei paesi dove ci si conosce tutti. Oggi, dice Arminio, in questi paesi le porte sono chiuse, sempre chiuse. Ognuno sta dentro la pro¬pria casa, ha come unico dio il proprio utile privato, si è ritirato dalla comunità, le ha chiuso la porta in faccia, lasciandola fuori in preda ai venti. La bomba è esplosa dentro, producendo una mutazione delle anime. E quello che succede fuori scompare, sostituito dalla televi¬sione, che ti fa abitare altrove, che ti rende cieco con un’orgia di im¬magini. Si incontra qui uno dei bersagli polemici privilegiati di Ar¬minio, quella piccola borghesia che vive la propria casa come un rifu¬gio antiatomico, che non riesce più a vedere i propri luoghi, omolo¬gata fin nel profondo dell’anima, arredata dai miti del consumo nel proprio immaginario, spenta nelle passioni collettive. E quando esce di casa, questa classe lo fa solo per esportare la chiusura dell’anima e la «planetaria fornicazione dei mediocri», per incrementare il suo bot¬tino privato. È da questo grado zero della passione che inizia a pro¬sperare una politica non politica, trasformata in affare da chi la fa, in carriera e compromessi, che presenta come sano senso della realtà la tecnica della spartizione del bottino. Ecco perché domina la vigliac¬cheria, quella tara dell’anima su cui i politici hanno costruito il pro¬prio dominio, ecco perché in tanti, salendo di rango, sono arrivati in cima, ma non sanno più dire nulla.
Arminio detesta il compromesso non per moralismo, ma per una ra¬gione più tellurica e profonda: il compromesso porta al tradimento dei luoghi, spinge ad abitare in essi come se si fosse degli uccelli predatori, emissari di un Occidente minore, volgare e arraffone. È questa fedeltà che lo rende molto di più di un don Chisciotte: il suo legame con la ter¬ra non è libresco, ma sensoriale, è un rapporto con le passioni collettive, quelle che hanno abitato in tanti suoi amici e coetanei e poi si sono pla¬cate lentamente, arenandosi in una waste land dello spirito. Il suo sogno è quello di un paese capace di ritrovare se stesso, i propri legami, capace di uscire dalle case, di aprire quelle porte chiuse che separano le anime le une dalle altre, è la fatica, ma anche l’ebbrezza dell’azione collettiva, l’u¬nica impresa oggi paragonabile alle gesta dei cavalieri, ma che, al contra¬rio di quelle, deve essere fondata su una grande mobilitazione di tutti. L’eroe di questa epopea non vuole essere solo o il primo, anzi vede la pro¬pria solitudine come una sconfitta, come il prologo della sua riduzione, nella migliore delle ipotesi, a un tipo originale, un po’ matto e diverso, un poeta e uno scrittore, uno che sarà anche una brava persona e avrà let-to tanti libri, ma forse proprio per questo non è in grado di accettare la realtà. Qualcuno da tenere buono e da lasciare solo.
In effetti qualcosa di vero in tutto questo c’è: solo a uno come Franco Arminio poteva venire in mente di proporre la nascita di una nuova di¬sciplina, la paesologia, la scienza arresa, che proclama il primato dell’e¬sperienza sul logos. Che si tratti di una «scienza arresa» è una vera e pro¬pria bugia, perché in questo vivere la condizione incerta e malferma dei paesi, specialmente di quelli più dissanguati, si può cogliere il rovescio delle retoriche dominanti, di quella rincorsa collettiva che ha riempito le bocche e le case, ma ha succhiato via ogni momento di vita comune, di riconoscimento negli altri. Una scienza, quella della paesologia, che non può nascere dagli algoritmi dello scienziato sociale, ma solo dallo stare dentro, da un legame con i suoni, gli odori, le case, i panorami, e da un rapporto forte con la memoria, il legame più pericoloso, perché ricorda i momenti in cui tutti sono stati migliori di quello che sono diventati, in cui non avevano ancora il piombo nelle ali, in cui non erano ancora di¬ventati vigliacchi, vittime ma anche e soprattutto complici del potere, di un piccolo potere fatto di interni arredati con vasche per idromassaggi e di esterni con vacanze ai tropici, come nei cinepanettoni e nel racconto di un’Italia tutta ruotante intorno ai genitali e alle carte di credito.
«Tutto è relegato in una dimensione ineluttabilmente privata»: la po¬litica è stata risucchiata dai cuori delle persone e trasformata nella pra¬tica della spartizione delle risorse, nell’assegnazione delle poltrone e de¬gli strapuntini. I segretari di sezione ormai sanno custodire solo il loro segreto bancario. E non sarebbe male se nelle piazze di quei paesi il sin¬daco, con una solenne cerimonia, scoprisse, accanto a quelle che ricor¬dano i caduti, una lapide dedicata alla politica scomparsa. Ebbene, in questa situazione post-atomica, senza nascondere nulla, Arminio da tempo prova a vedere se è possibile cambiare le cose, se è possibile pro¬vare a far rivivere il calore della grande politica: la politica, dice, «se non è grande non è niente»; per contare qualcosa essa deve contenere la vita «che è slancio, coraggio, esposizione all’ignoto». La politica piccola non esiste e non merita questo nome: è riunione di condominio, liti feroci per centimetri o centesimi. E gli strumenti per comunicare la necessità di ripartire sono tanti e molto diversi: si può provare a svegliare le co¬scienze scrivendo su un giornale oppure costruendo una battaglia col¬lettiva per la difesa e la qualità dell’ospedale e dei servizi sanitari, batter¬si contro una discarica, impegnarsi per far passare le grandi idee nella cruna dell’ago dei conti e dei bilanci.
È difficile, ma bisogna provarci, non stancarsi neanche di fronte ai ri¬flussi e alle sconfitte, anche quando si rimane da soli, e gli altri si defila¬no, prima l’uno, poi l’altro, chi con una scusa, chi con l’altra. Perché, an¬che in questo quadro difficile, non vengono mai a mancare le persone¬paese, quelle che, nella loro vicenda individuale, riassumono i passaggi di una storia comune, le nascite, le unioni, le morti, talvolta tragiche e improvvise, talvolta annunciate e colpevolmente ignorate. E le persone¬paese sono anche quelle che, pur risiedendo altrove, sono rimaste legate ai luoghi in cui sono nate, e sono capaci di riconsegnare a essi l’energia e l’allegria che partendo avevano portato via nelle loro valigie. E Arminio le ricorda: quando il sogno a cui ci si alimenta è collettivo si riesce anco¬ra a ringraziare gli altri, perché essi non sono concorrenti, ma parte di una catena fatta di braccia e di persone con cui si è mangiato insieme il pane, con cui una volta si è stati com-pagni e lo si rimane, quale che sia stata al¬lora la tessera di partito.
E per innescare questa energia, per allungare il respiro, per de-mastel¬lizzare l’anima, è necessaria un po’ di follia. È anche per questo che oggi i poeti e gli scrittori al Sud sembrano essere diventati più credibili e crea¬tivi della maggior parte dei politici. Se non si rimette un po’ di speranza e di futuro nel nostro modo di ragionare, se non si aprono le porte e non si guarda fuori, non ci basteranno le vibrazioni delle Jacuzzi. È di qui che nasce l’ultima «invenzione» di Arminio, il festival di Cairano, un paese che sembra un «meteorite che guarda tutta l’Irpinia». Non si tratta di un investimento turistico, ma di una riscoperta dei «luoghi comuni», della bellezza che nasce dalla loro singolarità, di una festa che non lascia a ter¬ra lattine o bottiglie, dove l’ebbrezza è quella di una convivialità abitata da una misura, che sa bene che qui, grazie alla loro asperità, sono i luo¬ghi a comandare e che essi non amano le tribù dello sballo. Non è un ca¬so che il tradimento di questa austerità in Irpinia si sia dovuto nascon¬dere negli interni delle case e raramente abbia avuto il coraggio di anda¬re in giro sfidando il giudizio severo delle salite e dei venti.
Ma non si tratta di «invenzioni» senza passato e senza futuro, senza una cucitura concettuale che li tiene insieme. E la proposta cuore del li¬bro è quella che mira a vedere nell’Irpinia non un residuo o una perife¬ria, una terra minore e in stato terminale, ma un nuovo centro, che va dal Pollino alla Maiella, che prova a rovesciare il rango tra la polpa e l’osso dell’Italia, le famose figure di Rossi-Doria, che vuole dare alla civiltà del¬l’interno la dignità di una voce che interessa tutti. L’Irpinia non è uno di quei centri che pensano che tutto sia loro dovuto, che succhiano le risorse dal territorio circostante per poi scaricarvi i loro rifiuti, ma un luogo di incontro tra i punti cardinali, un punto di equilibrio tra le virtù conte¬nute in ognuno di essi, un centro che non mira a dominare, ma a far in¬contrare. Non bisogna quindi sottovalutare la scienza arresa di Arminio. La sua cedevolezza è come quella dell’ju-jitsu, la capacità di sfruttare la debolezza come un vantaggio, mettendo spalle a terra i giganti boriosi convinti della loro irresistibilità. Tutti ricordiamo quello splendido giro di frasi della Luna e i falò di Cesare Pavese: «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sa¬pere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che an¬che quando non ci sei resta ad aspettarti». Ma quella che in Pavese era una nostalgia, le Langhe viste da Torino, in Arminio, con pudore, ma anche con costanza, diventa un possibile nuovo inizio: «Forse l’Italia può esse¬re salvata dai luoghi più nascosti, dalle persone più appartate. L’Italia può essere salvata dalle Alpi e dall’Appennino, dalle pietre, dai sentieri, dai ro¬vi, dai paesi affranti e sperduti, più che dalle autostrade, dai calciatori e dalle veline. Forse le assemblee di Bisaccia sono più letteratura che poli¬tica, forse viviamo in un luogo fuori dal mondo, oppure semplicemente a Bisaccia è il mondo a essere fuori luogo».
In certi momenti, quando si concepiscono idee un po’ ardite e folli, si teme di essere soli, ma il paese sta lì silenzioso a ricordarti che questa so¬litudine può essere provvisoria, che i luoghi lavorano al corpo la gente, che ci sono tanti che la pensano come te e che, senza saperlo, aspettano che tu scriva e gli dia le parole per uscire dal silenzio. Far parlare un pae¬se vuol dire costruire una voce capace di spingere la gente ad aprire la por¬ta e ad assaggiare, insieme all’odore del vento, quello degli altri. E anche se questa voce nasce da un luogo determinato, essa è una voce universa¬le, molto più che una specialità gastronomica, una sopravvivenza etnica. Dai luoghi austeri e riservati e dalla loro stessa serietà parte un messaggio di cui il mondo, prima o dopo, si accorgerà di avere bisogno, la necessità di una misura, di interrompere l’inseguimento infinito al consumo e di provare per un attimo a sostare e a guardarsi attorno. È proprio in que¬ste soste che può accadere di sorprendere la nostra vita da un’altra ango¬lazione, non come un’idrovora vorace e cieca, ma come un punto di af¬faccio sul mondo, un’esperienza a termine, più preziosa e più attenta a chi è debole, a chi sta iniziando e a chi sta finendo. E allora scopriamo che siamo un imballaggio delicato su cui sta scritto: alto e fragile. Le pagine di Arminio sulla debolezza e la morte ci ricordano che esse sono il gran rimosso della nostra civiltà deragliata per eccesso di velocità, di deside¬rio, di potenza.
In un mondo usa e getta, la delicatezza non è solo una virtù morale, una ricchezza interiore, ma una virtù sociale, perché vuol dire rispetto per il pianeta. Sobrietà e anche amicizia, rispetto e reciprocità, lunghi di¬scorsi dentro lunghe passeggiate, l’affacciarsi dei dubbi, ma anche le scom¬messe vinte in comune, i piccoli momenti di trascendenza nei quali ci mettiamo in gioco, i più preziosi della nostra vita, quelli che segnano il nostro sacro e i nostri calendari. Il discorso di Arminio non è una no¬stalgia, ma un desiderio di futuro, e anche un atto di accusa: «Siamo noi la cosa che manca».
Franco Cassano

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Written by Arminio

17 febbraio 2011 a 9:18 am

41 Risposte

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  1. Carissimo Franco, ho letto stamane appena alzato l’articolo di Franco Cassano, bello, veramente bello.
    Amico mio, è il momento del fare e comunità provvisoria non può nascondersi all’ombra delle personalizzazioni o sotto l’ombrellone sulla spiaggia assolata dalle conntestazioni che stanno facendo vivere corpi finora “imbalsamati” da poteri assolutistici. E’ il momento di agire, di proporre , di sfidare. Ci vediamo venerdì ad Avellino. In bocca al Lupo per la nuova fatica letteraria, Oratorio Bizantino.

    giovanni ventre

    17 febbraio 2011 at 9:54 am

  2. CARO GIOVANNI
    QUESTO PEZZO DI CASSANO RESTERà PER UN POCO IN TESTA AL BLOG.
    MI PIACEREBBE CHE FOSSE IL LIEVITO PER LA PRIMAVERA DELLA CP
    C’è TANTO DA FARE
    MA CI VUOLE UNA MILITANZA PIù CONVINTA.
    NON SONO TEMPI PER FARE UN LAVORO A MEZZO SERVIZIO. INSOMMA O SI STA A CASA O SI COMBATTE.

    Arminio

    17 febbraio 2011 at 9:57 am

  3. Bentornato Franco. Bella prefazione, tanti spunti. A domani.

    paolo

    17 febbraio 2011 at 11:22 am

  4. caro paolo
    hai avuto l’ardire che ti sono mancato, gesto poco irpino.

    Arminio

    17 febbraio 2011 at 11:39 am

  5. Franco, non riesco a comprendere il vero motivo per il quale continui, testardamente a dialogare sul Blog con gente priva di sentimento, incapace di passioni ardenti, di vibrazioni del cuore, come il destinatario del tuo commento precedente ore 11.39 rispetto alla “porcheria “di Paolo delle ore 11.22.
    Perdi tempo con costoro, bruschette romantiche al pepe rosa”, mentre non dedichi tempo ed ispirazione ùper un commento al mio omponimento inserito stamane di buon aurora ne Post “letterina e poesia”
    questo tuo “rientro nel Blog” che annuncia il nuovo libro e si “dimentica” di commentare i commenti ed i componimenti del Post che ci hai donato ieri è molto incoerente, piuttosto irriverente e ,se mi consenti, quanto mai spocchioso eoltre che indifferente verso la mia persona. Ne terrò conto per il prosieguo e anche per domani pomeriggio alla Chiesa del carmine
    Qui “gatta ci cova sotto forma di “vestale” o di “giionerie comuntarie perditempo”.
    Non ho altro da aggiungere per Franco e Paolo.
    Un velo pietoso
    Ciao Giovanni
    absit iniuria verbis
    Rocco

    rocco quagliariello

    17 febbraio 2011 at 12:14 pm

  6. rocco
    non è che posso leggere tutto, adesso vado a vedere.

    Arminio

    17 febbraio 2011 at 12:55 pm

  7. ho letto il nuovo libro di franco.
    sono pagine e pagine di buona scrittura dedicate a questa terra.
    articoli rivisitati, pensieri, sentimenti.
    mi piace, oltre il contenuto, l’edizione, il formato, il taglio delle pagine, la qualità della carta, la copertina.
    la prefazione di cassano.
    la parte finale dedicata a cairano.
    un libro !

    ringrazio l’autore per la dedica fattami a pennerello rosso.
    spero che anche il nostro medicoamicocandidatosindacoanimatorenotturnodelblogcumgranosalis possa riceverne una, ampia un’intera pagina, perché lo merita.
    purtroppo non sarò presente alla presentazione avellinese ma già so che la comunità sarà ben rappresentata.

    sì, proviamo a riprendere le visite della clemenza; visto che sei libero l’ultima domenica di febbraio, tempo permettendo potremmo puntare sul cilento: Torraca, paese Led energiticamente all’avanguardia + roscigno vecchia.

    a_ver

    17 febbraio 2011 at 12:59 pm

  8. vada per il cilento.
    meglio mettere un post apposito con tutti i dettagli del caso
    grazie

    Arminio

    17 febbraio 2011 at 1:22 pm

  9. Più volte in questo suo commento all’Oratorio bizantino Cassano sottolinea una “convivialità abitata da una misura”, che è da lì che può riprendere un possibile “nuovo inizo”, dai luoghi più nascosti e dalle persone più appartate, contro lo stordimento e l’orgia delle parole, e delle immagini, contro lo spegnersi di passioni autenticamente collettive, contro la volgarità e l’arraffonnamento, contro la boria di chi è convinto della propria irresistibilità.
    “Siamo un imballaggio delicato su cui sta scritto: alto e fragile”, tocca averne grande cura.
    Questa cura farà più preziosa la nostra vita, “il nostro sacro e i nostri calendari”.
    Abbiamo cura di queste parole, ricordiamole.
    Un abbraccio Adelelmo

    Adelelmo Ruggieri

    17 febbraio 2011 at 1:50 pm

  10. arraffonnamento è arraffonamento
    ma anche con due n va bene
    delle volte ne posiiede perfino tre
    in taluni casi anche cento

    Adelelmo Ruggieri

    17 febbraio 2011 at 1:53 pm

  11. caro adel
    il punto è questo: scegliere quali parole mettere da parte e provare a ricordarle
    pare che tutte le parole ormai siano fatte solo per scivolarci addosso….

    Arminio

    17 febbraio 2011 at 1:57 pm

  12. Abbiamo un calendario fitto di impegni. Non dimenticate che il 13 marzo c’è il Porco Letterario per il quale si è già raggiunto il numero massimo di partecipanti. Pochi comunitari, ma tanta gente che vuole rivivere una giornata dal sapore antico, vero. Sarà l’occasione per pubblicizzare il blog, Cairano e … Franco presenterà il nuovo libro anche ad Aquilonia … C’è molta attesa.

    giovanni ventre

    17 febbraio 2011 at 3:17 pm

  13. caro giovanni
    mi sono accorto che il tredici marzo sono a fermo
    per un impegno programmato con adelelmo da molti mesi.
    sono veramente dispiaciuto. lì ho un doppio impegno, il 12 e il 13. sarei stato molto volentieri con voi.
    vorrà dire che ci rifaremo con la presentazione ad aquilonia

    Arminio

    17 febbraio 2011 at 3:25 pm

  14. sento l’aria spaccarsi al malcostume, all’indecenza dell’appropiazione e la speranza si nasconde nelle fessure del malessere di pochi, ormai respiro a fatica, questa è un’epoca soffocante mai bizzarra e senza vento….meglio starsene al crepuscolo, quando il sole è rosso ed orizzontale chi ti guarda negli occhi non può mentire.

    sergio pag

    17 febbraio 2011 at 3:38 pm

  15. Partendo da Arminio l’analisi sociologica che ne fa Cassano l’ho quasi respirata tanto mi aderisce.

    p.s.-un suggerimento: qualcuno tolga i numerosi “trattino e a capo”, sono come piccoli inciampi nella lettura

    luc.ric.

    17 febbraio 2011 at 5:44 pm

  16. Caro Franco, sarà un gran bel libro. Il più letto . Il più amato anche in irpinia.
    La comunità provvisoria è davvero una bella creatura, anche se con qualche ridondanza di troppo a volte. E so che può essere lieve anche con chi poi decide di restare a casa o scegliealtri luoghi – forse un pò appartati – di combattimento.

    luca b.

    17 febbraio 2011 at 8:42 pm

  17. x il mio amico Giovanni detto” chirchio”
    (questo commento non ha finalità ingiuriose neppure offensive men che meno calunniose verso Chi o Qualcuno dei Comunitari o delle Lettrici del Blog, Postatrici comprese…
    è solo la descrizione della verità che trapela negli scritti dei Post dui questo anno duemilaundici che si prega vivamente di non “manipolare” a piacimento grazie)…

    Come ampiamente previsto il “Profeta”, appena rientrato sul Blog dal ritiro nello Yemen del Sud, dopo averti “promesso” che avrebbe partecipato alla seconda edizione del porco letterario, addirittura al punto da fartelo scrivere “ripetutamente” sul Blog, fino a scrivere che “c’è attesa per la lettura di Franco nella domenica porcile “…

    ORA INVECE SU “CONSIGLIO ILLUMINATO” SALVAVITA DELLA VESTALE ANIMALISTA VEGETERIANA CHE REGGE IL FILO DI ARIANNA DELLE SORTI ARMINIANE(absit absit absit)…
    Il Profeta ha pubblicamente scritto sul Blog che in pari data coincidente con il porco letterario 2011si troverà a Fermo, nientepopodimenoche per due giorni interi!!!!
    Ora attendiamo ovviamente la conferma di Adelelmo cui invio un cordiale saluto…

    Giovanni: un’altra occasione per rimediare ,involontariamente, una “magra figura” , ovviamente Tu non c’entri, Tu sei in buona fede, ma ogni tanto, almeno ogni tanto ,fatti staccare una ricevuta di adesione e partecipazione alle mani festazioni che Tu organizzi, una specie di “biglietto” firmato pardon autografato,non cedibile…

    cosi’ ,almeno, quando sei costretto a porre rimedi alle figuracce rimediate senza tua responsabilità puoi tirare fuori il biglietto autografato dal Profeta, che assume valore di prova, probatoriamente finalizzato a persuadere la Vestale fissa, non quella “di turno” ad uscire allo scoperto assumendosi le responsabilità nella causazione degli eventi tra loro inconciliabili.

    Puoi cmq sempre rimediare con un collegamento in video conferenza tra l’asina della tua fattoria ed il Profeta, sperando che l’audio sia acusticamente stereofonico dolby surround con effetti speciali molto speciali.

    la curiosità è nel segreto delle domande che la tua asina potrebbe porgere al Profeta, che nel rispondere potrebbe sempre farsi dare un “aiutino” dalla Vestale di turno o perchè no da quella “fissa”…

    rammento che “nel lavare la testa dell’asina” spesso quasi sempre si spreca l’acqua il sapone ed il sudore”, ma è solo una metafora.
    Absit iniuria verbis, semper cum grano salis.
    Etsi Deus non daretur
    Cuius Regio Eius Religio

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    18 febbraio 2011 at 4:45 am

  18. Pindaro
    l’elogio: contiene un succinto riferimento alla occasione sportiva competitiva e al vincitore

    il mito: collegato sovente con la patria o la famiglia del celebrato che costituisce la parte migliore del componimento pindarico

    la gnome: ,cioè l’enunciazione di massime sentenze minime moralia relisiose.

    Collegan questi tre determinanti pindarici il richiamo alla performance ossia all’occasione in cui il carme viene eseguito.

    Per la bruschetta romantica all’olio extra già vergine sempre vergine di oliva snocciolata, in quota rosa…
    Ciao Paolo.
    RQ

    rocco quagliariello

    18 febbraio 2011 at 6:05 am

  19. Ho perso peso eppure come una scimmia sulle spalle, la malattia mi appesantisce.è faticoso riequilibrare il corpo. Questa mattina sono venuto a Bisaccia in cerca del tuo “oratorio”.
    IL Formicoso si esprimeva al meglio: vento, freddo,nebbia,pioggia…una magnifica introduzione.
    Sono fortunato. Non devo entrare in un centro commerciale per acquistare un tuo libro ma attraversare un altopiano ed espormi alle intemperie.
    un abbraccio

    fabnig

    18 febbraio 2011 at 10:33 am

  20. encomiabile il sacrificio di Fabio, cui invio un caro affettuoso saluto.

    almeno potrai essere il privilegiato con firma autografa del Profeta sul nuovo libro non ancora uscito in Italia che legge, Pordenoe compresa, mentre trovasi in Bisaccia che legge da quando ha scoperto che lo Scrittore è paesano…
    RQ

    rocco quagliariello

    18 febbraio 2011 at 10:37 am

  21. Io direi che è ora che Rocco la smetta con questa storia di vestali asine e affini.

    E’ un gran simpatico ma purtroppo,spesso, DEBORDA.
    Non si capisce il motivo di fondo di tanta acredine..per Franco, Elda ed altri bersagli mobili.

    Il clima affiatato e clemente del blog registra con le sue esternazioni picchi di incomprensibilità.
    C A L M A T I

    Lucrezia Ricciardi

    18 febbraio 2011 at 12:47 pm

  22. Conoscete per caso la sig.ra “Telepass” alias Lucrezia Ricciardi???
    E’ forse un “ARCHI” che tutela c” ARCHE”

    Chi le ha consentito di commentare i nostri Post???

    Da Chi è stata introdotta nel nostro Blog Comunitario?

    Chi ha autorizzato la suddetta a prendere le difese d’Ufficio dei “bersagli mobili” addirittura attribuendo nomi alle Vestali???

    Chi, infine, ha autorizzato Costei a dichiarare con maiuscolo ” CALMATI”, ovvero “picchi di incomprensabilità”??? ovvero infine ” DEBORDA”!!!

    Sarà stata ua sbornia mattutina!!!, avrà pur fatto colazione con “pane ed astuzia”, ma Lucrezia: “Statti Zitta” e fatti i fattacci tuoi. TI SIA CHIARO!!!???
    Una volta per tutte TACI. non sei neppure comunitaria dell’ora tarda… sei venuta in Irpinia solo due volte, mancando tutti gli altri apuntamenti ai quali sei stata pure invitata…
    TACI TACI TACI.
    Grazie.
    RQ

    rocco quagliariello

    18 febbraio 2011 at 1:51 pm

  23. “stavamo scarsi a chiazzaiole, pardon piazzaiole manifestanti quota viola popolo viola, vendoline fumatrici e femministe”…

    Noi non saremo MAI VENDOLIANI MEN CHE MENO POPOLO VIOLA MEN CHA MAI GIROTONDINI.

    CHIARO!!!!?????

    Grazie Stop. No reply.
    RQ

    rocco quagliariello

    18 febbraio 2011 at 1:55 pm

  24. Credo che la introduzione di Cassano sia un autentico, duro e generoso colpo allo stomaco a tutti noi “comunitari” della prima,seconda e ultima ora ! A patto che con onestà intellettuale e coraggio civile abbiamo la volontà di ammettere la nostra incapacità a valutare appieno nella sua effettiva,difficile e originale “rivoluzionarietà” la “scienza arresa” anche come” cura di sé”che franco tra le sue tante ossessioni e contraddizioni ci ha regalato con i suoi scritti al di là dei nostri particolari e personali meriti e nonostante i nostri non sempre interessanti e stimolanti demeriti sia quando ci sperticavamo le mani in applausi esagerati e non richiesti sia quando storcevamo il naso ,o sgomitavamo al nostro vicino di sedia e ci mordicchiavamo le labbra per non materializzare verbalmente umori indigeriti e malposti o malevolenze banali,ingenerose , ovvie e usuali in terra d’Irpinia. Ora non abbiamo più alibi perchè un ragionatore e un filosofo (purtroppo avrei perferito un poeta!) ha saputo inanellare argomenti,considerazioni stringenti ed idee non comode che parlano sopratutto di noi,delle nostre pigrizie, miopie, rancori,umori se pur nel contesto non privilegiato come coperturtura e alibi delle categorie classiche della sociologia ortodossa e radicale sul meridionalismo del nobile senso antropologico,culturale e politico classico e del meno nobile senso comune abitudinario di sempre .Certo Franco parla con ottimismo di volontà e ragione di questo testo come necessario”lievito” per la primavera della Comunità provvisoria. E in questo è ancora diplomaticamente buono e generoso. Io per inveterato “pessimismo della ragione” credo fermamente che di fronte a questo testo non ci siano alibi o pretesti e retro pensieri pensieri,pregiudizi per nessuno di noi .Il testo è lì …in buon italiano,compresnibile,semplice nella sua diretta e chiara complessità, “qui ne varrà la nostra nobilitade” Va letto e riletto con attenzione e considerato nelle sue critiche ditruttive e valorizzato in quelle costruttive che sono più numerose e accattivanti..Vogliamo frane un uso utile per il nostro spirito incerto,inquieto ed ambiguo del momento e insieme “lievito” per un “primavera” convinta, stabile nella sua provvisorietà e non mobile e occasionale nella sua ciclicità naturale? Dobbiamo predisporci,però, a non far scivolare sopra di noi alcune considerazioni del testo o peggio ingaggiare un inutile quanto dannoso “agonismo retorico o sofistico”….”hic Rhodus hic salta”.
    Per mi comodità mi sono scelto dei punti da considerare e meditare .Li sottopongo alla vostra attenzione e giudizio critico:
    a) , l’amore dei luoghi nasce non, come spesso accade, dalla rimozione dei loro veleni, delle loro miserie e delle loro impotenze, ma da uno sguardo lucido, che non nasconde nulla e non fa sconti a nessuno.
    b) Ci sono troppi che, deprecando, sbattono la porta e se ne vanno altrove e di lì pontificano a distanza. E troppi, tra quelli che rimangono, che sono convinti che la modernità sia soprattutto vendersi e sapersi vendere. Troppe volte oggi l’amore dei luoghi è diventato un’industria, un modo per venderli nel grande mercato globale, marketing territoriale, l’idea che si possa diventare commercianti della propria identità, e quindi parte della grande simulazione e dello spettacolo globale
    c) La paesologia, la disciplina che Arminio ha messo al mondo un po’ per gioco un po’ sul serio, è una «scienza arresa», non mira a vendere, ma a far capire, non è seduzione, ma un gesto di amore doloroso e insieme inaffondabile.
    d) nell’Irpinia d’Oriente, una terra alta e battuta dai venti, una vera e propria «Mecca dei venti», uno dei pochi luoghi nei quali può venire in mente l’idea di un Museo dell’aria. Ma questi venti, che prendono la rincorsa da altre terre alte e arrivano da lontano, sono anche e soprattutto un luogo dell’anima, sottolineano la di-stanza dell’altura dai riti fescenninici della costa, dall’opulenza volgare e rumorosa di un mare fatto non più da marinai e navigatori, ma dalle plebi estive notturne e accaldate,
    e) Ma questa nobiltà dell’altura, questa diversità riservata e austera, non diventano mai in Arminio la caduta in una sorta di mitizzazione, perché il benessere pesante e volgare non è rimasto confinato sul mare, ma è arrivato fino sui monti dell’Irpinia, in una forma fredda, ma non meno velenosa, e ha trasformato l’antica ritrosia in un collettivo voltare le spalle non solo ai luoghi e alla loro cura, ma a tutte le storie collettive
    f) Arminio da tempo prova a vedere se è possibile cambiare le cose, se è possibile provare a far rivivere il calore della grande politica: la politica, dice, «se non è grande non è niente»; per contare qualcosa essa deve contenere la vita «che è slancio, coraggio, esposizione all’ignoto». La politica piccola non esiste e non merita questo nome: è riunione di condominio, liti feroci per centimetri o centesimi.
    g) È difficile, ma bisogna provarci, non stancarsi neanche di fronte ai riflussi e alle sconfitte, anche quando si rimane da soli, e gli altri si defilano, prima l’uno, poi l’altro, chi con una scusa, chi con l’altra. Perché, anche in questo quadro difficile, non vengono mai a mancare le persone-paese, quelle che, nella loro vicenda individuale, riassumono i passaggi di una storia comune, le nascite, le unioni, le morti, talvolta tragiche e improvvise, talvolta annunciate e colpevolmente ignorate. E le persone¬paese sono anche quelle che, pur risiedendo altrove, sono rimaste legate ai luoghi in cui sono nate, e sono capaci di riconsegnare a essi l’energia e l’allegria che partendo avevano portato via nelle loro valigie.
    h) The last but not least….. Il discorso di Arminio non è una nostalgia, ma un desiderio di futuro, e anche un atto di accusa: «Siamo noi la cosa che manca».

    Mauro orlando

    Mauro Orlando

    18 febbraio 2011 at 3:10 pm

  25. Caro Rocco, Ovviamente mi è dispiaciuto che Franco abbia preso altri impegni, ma non fa nulla, Franco è uno spirito libero e come tale non può stare in un solo posto, certo il fatto che avessi inserito nel programma la presenza di Franco e una presentazione del nuovo libro mi ha spiazzato. Mi scuso con chi ha prenotato e sarà presente ad Aquilonia nella giornata dedicata al porco. Ma saprò essere generoso e cercherò per quanto mi è possibile di sopperire alla assenza notevole del caro Franco Arminio. Vi rammento che comunnque la giornata sarà caratterizzata da altre graditissime presenze. Comunque accetterò il tuo consiglio, la prossima volta pretenderò un vaucher di presenza. Spero comunque che tu possa essere dei nostri e devo anche dire che in contrapposizione alle 35 prenotazioni già ricevute riscontro una vera e propria indifferenza da parte dei comunitari più assidui. Credo che le mie ultime battaglie contro una comunità provvisoria capace solo di scrivere e solo nello scrivere trovare ardore siano purtroppo più che fondate. Io come mio carattere vado avanti e alla fine ci conteremo in quel di Aquilonia. A voi tutti un abbraccio senza alcun minimo risentimento.

    Giovanni Ventre

    giovanni ventre

    18 febbraio 2011 at 3:46 pm

  26. Il commento di Mauro puo’ piacere ma anche non piacere in ogni caso è di spessore qualitativo.., commenti al libro da me scritto in possesso di Mauro dal ventinove dicembre 2010 neanche l’ombra, manco a parlarne…”Curve delle memoria Selezioni Precauzioni possibili Selezioni” Guida Editore Napoli… Mah!!!

    Manifesto a Giovanni la mia solidale comprensione per la “vigliaccata” arminiana comunicata come un piatto servito freddo, con una naturalezza ed un cinismo autenticamente paesologici, frutto di accordo combinato con “animalisti vegeteriani convinti, fino al fanatismo oltranzista, reazionario”absit absit absit ………
    Franco subisce questi “influssi” e non puo’ fare a meno di queste “lusinghe” persuasive per cui ha comunicato cio’ che “aveva dimenticato di comunicare” in tempo reale il giorno stesso in cui si è riaffacciato sul Blog per invitarci alla Chiesa del Carmine e “bombardare” con l’oratorio bizantino. Una bomba ad orologeria studiata meditata a tavolino con una freddezza tipicamente “ginoide” .

    Bravo Franco: il bombardamento bizantino è appena iniziato ed il libro che sta per uscire è “già vecchio”, atteso che si tratta di “copiaincolla” di articoli già pubblicati sui giornali e su riviste o blog in anni passati trascorsi, con qualche rettifica modifica e qualche trattino punto a capo di troppo…

    Non è questo il nuovo libro di Franco, il nuovo libro uscirà per Mondadori(Berlusconi)se Mondadori( alias Berlusconi) e Franco si accorderanno su tutto…

    Ora andiamo mestamente a sentire le zeppole d’oro delle “cartoline ai vivi” al Carmine,, un dejà-vù per noi quanto meno retorico ,ripetitivo si spera non insolente.,

    Un caro saluto a Giovanni e Mauro.
    Cun grano salis Cuius Eius Regio Religio.
    RQ

    rocco quagliariello

    18 febbraio 2011 at 5:24 pm

  27. uaaoo cassano deve essere un bravo medico radiologo. Franco chiedi se ci fa un controllo radiografico a tutti i comunitari. Credo che rocchino contenga con me sulla necessita. baci a tutti nanos o p s mercuzio non esagerare come al tuo solito che poi ci stai malediva

    nanosecondo54@alice.it

    18 febbraio 2011 at 5:38 pm

  28. caro rocco
    ti avevo scritto in una mail personale imotivi del mio ritardo dovuto al ritorno a desenzano per motivi di famiglia e per la complesssità interessante del liblro di cui non posso parlare o scrivere in contumacia…..la mia stima rsta inalterata er te e per il prezioso dono che mi hai fatto

    Mauro Orlando

    18 febbraio 2011 at 11:17 pm

  29. certamente Mauro carissimo un abbraccio forte per Te e per Edda verso la biografia della quale mi inchino incapace come sono di comporre sia pure un verso di gratitudine per la pubblicazione impeccabile donatami sistemata tra le opere preziose della mia personle collezione.

    Buonissimo fine settimana.
    Rocco

    rocco quagliariello

    19 febbraio 2011 at 8:06 am

  30. caro giovanni
    in efetti l’impegno a fermo lo avevo preso da molti mesi, come adelelmo può confermare. è che non devo più confidare sulla mia memoria e scrivermi tutto….
    spero di esserci per i giorni della cicoria.
    se c’è il porco ci deve essere anche la cicoria
    altrimenti il cerchio non si chiude….

    rocco ieri alla chiesa del carmine è stato buonissimo…..

    arminio

    19 febbraio 2011 at 9:23 am

  31. Franco, nessun problema, mi conosci, sono assolutamente lontano anni luci dal criminalizzare o colpevolizzare alcuno. La cosa importante è che insieme continuiamo ad attaccare i tornanti di questa inesorabile montagna alla cui sommità sorge il tempio dell’accidia e quello della maldicenza che trovano in questa terra martorizzata proseliti a iosa. Dobbiamo raggiungere la sommità e scaravetare senza alcuna esitazioni i simboli di questa religione arcaica e primitiva ( nel senso peggiore delle parole ) questa setta di mascherati futuristi capaci solo di dispensare tristezza e incapacità e depredare alla stregua di vecchi invasori la terra che tanto amiamo e che tanto sa darci.

    giovanni ventre

    19 febbraio 2011 at 10:25 am

  32. Caro Giovanni, penso che è un poco inutile questo mio commento, ma delle volte le cose inutili suscitano sorrisi, e allora ben vengano.
    Sì, è proprio così; sabato 12 marzo e domenica 13 Franco – dopo non poco tempo – torna qui nel fermano e sarà l’occasione per sùpresentare due libri molto belli: “Poeta con famiglia” e “Oratorio bizantino”.
    Una volta che sei da queste parti chiama; io la prima volta che vengo ti chiamerò. Un grande abbraccio, Adelelmo
    Ti mando un video che ho trovato sul youtube del rione dove sto, è la grande nevicata del 2007.
    Nevica raramente, qui sono tutte colline a ridosso del mare, le alture stanno verso ovest a una cinquantina di chilometri.

    Adelelmo Ruggieri

    19 febbraio 2011 at 1:03 pm

  33. COMMENTO RIMOSSO SU RICHIESTA DI PERSONA RITENUTA LESA DAL CONTENUTO A FIRMA R.Q.
    Si invita il Dott. R.Q. ad evitare di nominare terzi senza preventiva autorizzazione.

    rocco quagliariello

    20 febbraio 2011 at 11:57 am

  34. COMMENTO RIMOSSO SU RICHIESTA DI PERSONA RITENUTA LESA DAL CONTENUTO A FIRMA R.Q.
    Si invita il Dott. R.Q. ad evitare di nominare terzi senza preventiva autorizzazione.

    rocco quagliariello

    20 febbraio 2011 at 12:04 pm

  35. Chiedo pubblicamente agli amministratori del blog e al responsabile di questo post di cancellare i due precedenti commenti palesemente, esplicitamente offensivi per non dire calunniatori con insulti gratuiti e tendenziosi verso persone che svolgono il proprio mestiere quotidianamente con dignità, passione, sacrificio, competenza, professionalità ed esperienza nonchè verso l’Istituzione stessa del Teatro Comunale Carlo Gesualdo.
    Se esistono dei responsabili garanti di questo blog come di un qualunque spazio di confronto tra PERSONE, questi, constatata l’incapacità di chi scrive di rispettare prima lo spazio di cui usufruisce gratuitamente per esprimersi e le PERSONE poi (l’altro da noi, il prossimo, avete presente?)ebbene, credo, essi dovrebbero agire in modo da non consentire mai, in nessun caso, a nessuno, di prendersi prepotentemente, aggressivamente, arbitrariamente, irrispettosamente la libertà (che libertà non è) di offendere chiunque.
    Sono già in corso dei “provvedimenti legali” verso chi si permette di nominare persone che neanche sanno di essere state appunto nominate con nome e cognome in uno spazio della rete di cui non conoscono nemmeno l’esistenza; altri (provvedimenti) sono, ovviamente, in via di definizione. Mi auguro di non doverne prendere altri ancora verso chi gestisce questo blog, verso chiunque del gruppo dei comunitari provvisori che considero ancora miei cari amici.
    grazie dell’attenzione
    monica rosapane

    monica rosapane

    20 febbraio 2011 at 4:27 pm

  36. COMMENTO MODERATO PARZIALMENTE ; sono stralciati riferimenti a persone . Si richiama ulteriormente il Dott. R. Quagliariello a tenere un comportamento consono alla natura e alla qualità di questo Blog che lo ospita indefessamente dall’11.11.2007

    il commento cita alcuni passi di ‘nevica e ho le prove’, autore Franco Arminio.
    . . .
    Questa è la descrizione che il Profeta Scrittore Poeta ci regala nel suo libro della Città di Avellino, delle ragazze intelligenti di Avellino e delle usanze della città di Avellino….

    commento mio

    Si ha paure della VERITA’
    La verità esiste ma si deve TACERE si deve raccontare per capriccio o per vendetta o per ispirazione artistica.

    . . .
    Dopo di che Franco Arminio (NON AMMINISTRATORE DEL BLOG) TITOLARE DEL POST mi invia una mail privata alla quale rispondo garbatamente ed alla quale risponde garbatamente. Chiuso il discorso “Dove stà Zazà”?, in questo Post ed in queste concitate fasi di rimozione e minime “moralia” dell’Amministratore
    Chi dovrerre autorizzare la citazione di “terzi”???
    Chi sarebbero i “terzi” in causa.

    Ho parlato con grande stima ed affetto del Grandissimo Massimo Ranieri Artista completo dalla carriera strepitosa, della sua eccellente performance al Festival di Sanremo e di una plausibile “stanchezza” fisiologica sul palco del Gesualdo nella stessa giornata domenicale che era appunto iniziata a Sanremo e si concludeva con uno spettacolo di oltre due ore al Gesualdo

    Ho parlato del Teatrio Pubblico Campano che assegna gli spettacoli e le serate “evento” al Gesualdo di Avellino dopo aver sistemato prima in altri più illustri cartelloni di Teatri Campani Napoletani gli stessi spettacoli e gli stessi artisti in date programmate e concordare con il management , non “concesse ad incastro” ,come ad esempio il duo dalla-de gregori il giorno “la sera” delle “ceneri”…
    ma il medesimo duo dalla-degregori da tempo immemore ha inserito nel cartellone dell’Augusteo di Napoli due concerti per il primo ed il due marzo con il tutto esaurito città di Napoli!!! questa è REALTA!!!

    Ho parlato della differenza tra l’Augusteo con il sofffice caldo accogliente elegante velluto rosso di Napoli ed il Gesualdo di Avellino…

    Ho infine fatto riferimento a due posti riservati assegnati in seconda fila prima platea uno per mia moglie Teresa ed uno per me accompagnatore che mia moglie ha preferito restituire al mittente

    . . .

    Absit Absit Absit.
    Votate, poi Riflettete
    Etsi Deus non daretur , sed cum grano salis
    Con benevolenza
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    21 febbraio 2011 at 5:22 am

  37. chiedo nuovamente pubblicamente ai responsabili del blog e di questo post di rimuovere i contenuti che fanno riferimento a persone, enti ed istituzioni pubbliche e private nominati nuovamente nel commento precedente in quanto nuovamente ripetutamente ossessivamente diffamanti e violanti la privacy oltre che arroganti il diritto di raccontare una verità che non corrisponde affatto alla realtà quindi FALSA. I testi dei tre commenti sono già stati copiati, incollati e trasmessi a chi di competenza oltre che resi noti a chi è stato tirato in ballo. ovviamente non è questa la sede per ribattere con prove e testimonianze e dimostrare che quanto sopra volgarmente chiazzaiolamente descritto è totalmente integralmente falso.
    altresì chiedo specificatamente pubblicamente ai garanti del blog di non pubblicare più commenti di chicchessia facenti riferimento alla mia persona, al mio lavoro e a tutto quanto mi riguarda personalmente privatamente e che concerne le attività degli enti nominati oltretutto non pertinenti con i contenuti dei post pubblicati su questo blog che continua ad essere utilizzato strumentalizzato da qualcuno solo come un palcoscenico privato per esibire non si capisce ancora quale qualità quali contenuti quale sostanza quale cultura quale bellezza. Mi dispiace molto e non credo soltanto a me che tale ridicolo triste e penoso spettacolo sia ancora consentito in questo spazio oltretutto non privato ma pubblico e virtuale.
    grazie dell’attenzione
    monica rosapane

    monica rosapane

    21 febbraio 2011 at 8:46 am

  38. contesto pubblicamente che la moderazione al commento di cui sopra sia stata fatta garantendo il rispetto delle persone prima citate senza autorizzazione con intento diffamatorio e calunniatorio. chiedo per l’ultima volta a chi di dovere di rimuovere il contenuto totale del commento in cui sono descritte manipolativamente ripeto, falsità ed imprecisioni su fatti realmente accaduti e metodi di gestione dell’istituzione citata. prenderò atto nel caso contrario di quanto deciso dagli amministratori garanti del blog e agirò, mio malgrado, di conseguenza

    monica rosapane

    21 febbraio 2011 at 9:55 am

  39. Queste sono le cose che non piacciono a nessuno men che meno a chi si affaccia al blog. Bisogna pensare di usare una sorta di tutela verso chi viene attaccato nel blog. Comunque, capisco e condivido la rabbia di Monica Rosapane, a cui va tutta la mia solidarietà. Per questo chiedo a tutti coloro che scrivono nel blog di usare la logica e di assumersi di fronte ai diffamati ed alla legge le conseguenze di quanto affermano. Il blog, questo blog non è una mannaia, questo è uno spazio di cultura, di idee, di lealtà e come tale deve essere usato. Coloro che ne vogliono fare un’ arma per combattere guerre personali sono pregati di astenersi dallo scrivere. FORSE, ANZI CERTAMENTE, IL BLOG DI COMUNITA’ PROVVISORIA RISULTA ESSERE FORTEMENTE PENALIZZATO DALL’USO DElLA PENNA DI DIO, DALLE FARNETICANTI ACCUSE DI CHI CREDE DI ESSERE CONSERVATORE DI TUTTE LE VERITA’. Chiedo scusa a Monica ed a tutti coloro che vengono attaccati inesorabilmente ed inopinatamente dai Don Chischotte di turno. Il blog è una ricchezza, non facciamolo diventare un “Colosseo” dove si danno in pasto alle belve le varie personalità che vi si affacciano.

    giovanni ventre

    22 febbraio 2011 at 9:13 am

  40. @ Adelelmo
    Carissimo, ti ringrazio per l’invito, è per me un onore. Cercherò qualche volta che sono in zona di fare in modo di incontrarci per un caffè. Conosco bene le Marche, ho uno zio a Porto Potenza Picena.
    Comunque grazie ancora e non avevo dubbi sull’appuntamento di Franco. In bocca al lupo ed un abbraccio sincero.

    giovanni ventre

    22 febbraio 2011 at 12:47 pm

  41. @ Rocco Quagliariello
    Il mio intervento delle 9.13 ti ha irritato non poco, mi hai verbalmente detto che mi hai tolto la parola, non mi consideri più un amico. Stai sbagliando di grosso, e dato che non hai voluto ascoltare quanto avevo da dirti sono costretto in nome della stima e dell’amicizia che mi lega a te a dover chiarire alcune cose. Non pensi, invece che dovresti apprezzarmi??? Sono l’unico e non per esibiozionismo a dirti quello che penso e non essere ipocrita come tanti altri che tacciono dinanzi a quanto accaduto ??? Posso chiedere scusa all’amico per essere stato come mio solito franco, non ho mai mandato a dire le cose, è un mio grande pregio e me ne vanto. Sappi comunque che per me tu sei e resti l’amico che ho imparato a conoscere ed apprezzare. Ed è all’amico che era indirizzato quel commento. Ti ho più volte detto che la tua eccelsa intelligenza a volte viene mortificata dalla tua rabbia. Pensaci Rocco, impara ad apprezzare chi come me ti vuole bene e per questo si prende la briga di rischiare di diventare antipatico.

    giovanni ventre

    22 febbraio 2011 at 3:00 pm


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