COMUNITA' PROVVISORIA

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da garibaldi a cettolaqualunque

MARCELLO FALETRA x CP  __________ da Garibaldi a Cettolaqualunque

“Questa ermafrodita generazione di Italiani, questi miei paesani ch’io ho cercato di nobilitarli tante volte e che si poco lo meritavano…Io sono sdegnato veramente di appartenere ad una famiglia che conta tanti codardi”, così scrive disgustato Garibaldi alla moglie durante l’assedio di Roma nel 1849. Si lamentava del fatto che dopo tanta pressione propagandistica per “unire” l’Italia, a fronteggiare i francesi vi erano un cospicuo gruppo di mercenari impreparati e con poca grinta. Per convincerli a combattere il 3 giugno del 1849 ricorse, in estremo, ad argomenti sessuali: “Voi siete i soldati che ieri con orgoglio si lasciarono baciare dalle donne romane, in compenso d’eroiche gesta! Che direbbero oggi le stesse, se voi non foste in caso di riprendere il casino dei Quattro Venti?”  Ma non funzionò.

Infine ricorse all’ultimo argomento che gli rimaneva: l’orgoglio maschile; e cosi rivolgendosi ai suoi commilitoni disse: “Ognun di noi si presenterà domani, colla fronte alta, alle bellissime romane che con un cenno d’ammirazione e d’amore ci diranno: ‘Per voi, valorosi, noi non fummo contaminate dal barbaro [cioè i francesi]”. Tuttavia, nonostante l’appello al paradiso sessuale, Garibaldi fu sconfitto lo stesso. Una figuraccia per un uomo la cui immagine di eroe lo sovrastava da ogni parte. Questo dettaglio, apparentemente insignificante, capovolge d’un colpo l’immagine dell’eroe invincibile in un uomo qualunque, ostaggio della sua stessa immagine virile e la cui strategia militare di fronte alla paura del fallimento ricorre alla sfera sessuale. Come accade nei melodrammi che si affermano contestualmente alle imprese garibaldine, questo episodio di guerra assume una coloritura comica, una sfumatura di leggerezza melodrammatica che rovescia il pathos tragico della guerra in farsa. D’altra parte non bisogna dimenticare che questo “eroe” all’età di 53 anni (1860) convinse una minorenne (Giuseppina Raimondi di 17 anni) a sposarlo dopo averla “copulata” (il termine è di Garibaldi) ripetutamente e che lo stesso giorno del matrimonio, dopo avergli confessato che già aveva  avuto una figlia con la sua governante a Caprera (Anita), la ripudia dopo che la giovane ragazza a sua volta gli confessa di essere incinta di un altro. Ciò che valeva per lui non era possibile per la ragazza. Inoltre la sua bramosia di Giuseppina non gli impedì di fare una proposta di matrimonio alla marchesina Paulina Zucchini o di corteggiare ossessivamente Teresa Araldi Tecchi, sorella di un garibaldino, eccetera.

Quanto alla “ermafrodita generazione di Italiani” come apostrofò Garibaldi gli italiani di allora che non avevano alcuna voglia di rischiare la vita per una guerra che in  quella specifica circostanza era già perdente in partenza, essa si ripropone oggi, seppure con scenari storici diversi, nell’eroe grottesco di Antonio Albanese Cettolaqualunque, instancabile pornografo che è lo specchio deformante della sessuopolitica d’oggi. D’altra parte Garibaldi, al di là del suo linguaggio retorico da capopopolo, fa leva sullo stesso argomento di Cetto: “chiù pilu pi tutti”. La sua immaginazione per superare un ostacolo non va al di là di quella del branco di mercenari e volontari che guida. Con le dovute differenze Cettolaqualunque è l’eroe maschile (e mafioso) dell’Italia fondata sulla predazione e sull’arroganza, è l’incarnazione iperreale del superuomo di massa della nostra stasi democratica. E dove c’è stasi c’è metastasi.

Ieri con Garibaldi si è trattato di espropriare le ricchezze del sud per convogliarle al nord – il tesoro di Napoli e Palermo servì a coprire i debiti dei Savoia che erano al limite della bancarotta e portò i due terzi della ricchezza monetaria al nord. La feroce repressione dei contadini siciliani da parte di Garibaldi che tentarono di riprendersi le terre in mano ai latifondisti (borghesi e aristocratici con cui si alleò e senza i quali non avrebbe vinto un bel nulla) è la versione originaria dell’Italia fondata sull’impostura e trova la sua versione contemporanea nell’alleanza tra mafia e politica che governa la politica da nord a sud.

n Cettolaqualunque sesso, affari e politica partecipano di uno stesso progetto eversivo: espropriare l’Italia predando tutto. La sua ipertrofia linguistica satellizzata intorno ai genitali è la feroce parodia dell’italiano costruito sul modello dei reality show, per il quale solo l’osceno e il disgusto sono degni d’attenzione. In altre parole il culto dei superuomini o degli eroi su cui poggia l’immaginario dell’unità del paese da Garibaldi a Cettolaqualunque, è, in mancanza di prove antropologiche e politiche di una presunta “unità nazionale”, l’unica prova a sostegno di questo ritornello propagandistico nato con il culto di Garibaldi.  A meno che non siamo disposti ad accettare come fondamento dell’unità nazionale la carta costituzionale nata dopo la seconda guerra mondiale. Unica traccia di un’esperienza collettiva e trasversale frutto della resistenza che portò alla  liberazione dal fascismo e all’estensione del voto anche alle donne. Tratto, quest’ultimo, impensabile per supereroi così diversi e tuttavia cosi vicini di fronte al plusvalore discriminante del sesso.

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Written by A_ve

18 febbraio 2011 a 8:55 am

11 Risposte

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  1. Benigni a Sanremo. Non è certamente, e per fortuna, CettoLaQualunque, ma la risposta che merita il bellissimo post di FALETRA è attinente al tutto, perché il fine condiviso. Mi è piaciuto Benigni, sì, mi è proprio piaciuto. Gli diamo la tessera di “comunitario?” Meglio ancora, lo facciamo presidente del consiglio? Meglio certamente di tanti altri comici. Di destra e di sinistra. Tra le cose però che ha detto e che non condivido, c’è quella su Roma: non erano italiani quelli di allora, ma romani. Una bella differenza. Noi oggi, invece, stiamo pagando ancora gli errori di Roma, di quella grande potenza che pensò di dominare il mondo, che poi cadde, poi noi invasi da tutti i popoli che Essa aveva schiavizzato. C’era da aspettarselo. Magari oggi fossimo tutti romani. Magari! Agrigento e Crotone sarebbero stati certamente superiori a Torino o Bolzano. L’Italia capovolta nella ricchezza e nella bellezza, nella storia, nella giurisprudenza. Noi il sole nel Mediterraneo. Invece noi del sud siamo figli di… africani, turchi, bizantini, ecc. quelli del nord figli di austriaci, prussiani e francesi. L’Italia non sarà mai, purtroppo, una nazione. Tutti figli di una stessa madre, ma di tanti padri!!! Tutti figli di p…., allora? Sembra proprio di sì. Vorrei allargare poi il discorso fatto solo pochi giorni fa sui…pecoroni. Quando nel 1842 Verdi presentò per la prima volta alla Scala il suo Nabucco, tutti i milanesi si alzarono in piedi e cantarono il famoso… và pensiero… a risvegliare i cuori degli italiani nello scacciare gli austriaci. Oggi stiamo vivendo tempi simili. Quanti usurpatori siedono nei posti di potere? All’inno di Mameli cantato ieri da Benigni, tutti i presenti sono stati zitti. Tutti! Laddove invece occorreva che chi avesse sentito dentro un poco di amor proprio, di orgoglio, di appartenenza (anche per fare capire qualcosa a quelli della “lega”), si fosse alzato e avesse intonato con Benigni il Nostro Inno. Dove vogliamo andare? Dove? Con chi? A fare cosa? A meno ché 12 nuovi cavalieri non si riuniscano intorno a una tavola rotonda e……

    domenico cambria

    18 febbraio 2011 at 9:29 am

  2. Ieri, i Savoia si erano indebitati come chiunque voglia fare un grosso investimento, con il fiducioso ottimismo (UK, e poi Francia) di ottenerne il rendimento atteso. E l’ottennero, bello e grasso e con prospettive di prosperità futura a vantaggio dei propri, che poi si installarono in un nascituro triangolo industriale e a Roma.

    Oggi, il Sud della penisola italica è già spolpato, ed endogenamente restano solo sanguisughe pronte a zucare un filamento di carne appena spunti dall’osso.

    L’unica forma di capitale umano che per ricominciare è in nostra facoltà dare o creare è unire i fossili e minerali presenti – troppo spesso inconsapevolmente – dentro noi. Per dare loro, vincendo il divide et impera subito, una vita che superi l’altra inconsapevolezza indotta, quella della similitudine con il vicino. Costituire un fronte di una maniera di percepire e vivere la vita, già questo sarebbe prezioso capitale umano.

    Luca Sessa

    18 febbraio 2011 at 9:49 am

  3. >Viva Albanese che ha inventato con i suoi collaboratori Autori il personaggio ddi Cetto la Qualunque, interpretandolo nella maniera cinematografica e cabarettistica televisiva teatrale migliore possibile

    Il 2partito d’u’ pilu? è l’unico partito che vincerebbe qualsiasi elezione, se avesse il simbolo e la possibiità di partecipare a libere democatiche elezioni popolari promulgate del capo dello stato…
    Un caro saluto
    RQ

    rocco quagliariello

    18 febbraio 2011 at 10:41 am

  4. Caro Mimì, il 13 ad Aquilonia ci devi raccontare tante belle storie, storie vere, storie di uomini e di guerrieri, storie di un Sud stropicciato dalle mani nodose di una Lega che indecentemente continua a trattarci come se fossimo dei derelitti, degli idioti, dei fannulloni. La storia parla per noi, quella storia che tu devi propagandare senza stancarti, perchè come ha detto Benigni e come in vari post ho sottolineato la storia di un popolo serve a crescere, serve ad indicare la via per il futuro, una comunità senza storia è una comunità arresa. Mi raccomando di portare le tue pubblicazioni, sono certo che molti vorranno acquistarle. Il federalismo potrà essere l’occasione per dimostrare a questi C… quanto si sbagliano e quante stronzate stanno dicendo. Viva l’Italia, una e sola, anche io ieri sero ho provato sconforto, sorpresa, incredulità, se fossi stato all’Ariston avrei certamente cantato ad alta voce l’inno d’Italia insieme a Benigni e a tutti gli italiani come me ancora credono in una nazione, ancora credono in una bellissima realtà.

    giovanni ventre

    18 febbraio 2011 at 4:01 pm

  5. giovanni, cornuti mazziati e contenti?

    la MANIERA in cui è stata fatta l’Unità, con un Nord che gradualmente s’è pigghjiato tutte cose, e pure i suonni nuosti, e ‘e parole, è ciò che ci ha condotto ch”e pacch’int’a l’aqua

    anzi, in braghe di tela, queste sconosciute

    Luca Sessa

    18 febbraio 2011 at 4:31 pm

  6. confermo che il personaggio surreale irreale ma reale di Cetto la Qualunque della premiata ditta Albanese e co. è l’intuizione invenzione più strepitosa, straordinaria e rivoluzionaria della televisione italiana.

    il personaggio ha impiegato qualche ano di rodaggio per passare dal netwokk italia uno berlusconiano alla trasmissione 2che tempo che fa” di fazio raitre telekabul, fino a giungere al grande schermo.

    A Berlino Albanese ha avuto un’accoglienza trionfale, da personaggio cinematografico di statura internazionale e mondiale. Hollywood lo attende a braccia aperte, dopo gli USA la Russia, la Cina, il Giappone, il mondo intero.

    Questo personaggio durerà molto più di dogni più rosea previsione per come è interpretato per come agisce per cosa e come lo dice per come supera ogni forma di cinismo morale e di malvagità disumana.

    La maschera ed il loock di Cetto sono la vera fotografia dell’Italia odierna, dll’Europa e del Mondo Capitalista consumista in mano alla criminalità organizzata.

    Preferisco diecimila fantastiliardi di volte Cetto a personaggi reali cone Saviano, Grillo, Santoro, Vendola, Di Pietro, Bersani, Fini , Bocchino, D’Alema, CicciobelloPalombello(Rutelli) ecc. ecc.-….

    Erano risultati graditi Diliberto , Ferrero, lo stesso Capanna, ma appartengono al secolo scorso…

    Ora è tempo di puffi di propaganda, di spot, di tette e fondo schiena rifatti, di labbra al botox, di gossip e di infamità, di magistrati pubblici ministeri con i capelli tinti rossi rossi rossi, che applicano la legge per finalità giudiziarie, tentano di dare “spallate” fomentando la violenza e il terrorismo di sinistra di destra e di centro.

    Ora è tempo di veline escort imprenditrici del loro corpo rifatto e della loro prostituibilità mediatica e carrieristica.

    Per questo, non soltanto, il cavaliere B è inattaccabile ed allo stato imvincibile immune ed impunito.

    Votate, poi Riflettete, al limite col pentimento…
    Absit iniuria verbis Cuius Regio Eius Religio.
    RQ

    Un elogio pubblico infinito al genio di Albanese e del suo personaggio Cetto.
    RQ

    rocco quagliariello

    18 febbraio 2011 at 5:04 pm

  7. @ luca sessa
    e cosa dobbiamo fare, piangere sul latte versato ??? No Luca dobbiamo dimostrare a noi stessi che siamo fatti di pasta buona, chi ci uccide sono i nostri rappresentanti istituzionali incapaci di valorizzare questa bela terra e uccidere le opportunità. Per non “sciarriare” con Rocco, amico mio, Napoli e il napolicentrismo, non inteso in senso offensivo verso gli amici napoletani, ma di fatto alla conta noi siamo una formichina contro un elefante … e questo purtroppo in un mondo politico dove contano solo i numeri ci uccide, anzi ci ha già ucciso. Secondo voi perchè la Puglia ha accettato la “monnezza” napoletana ??? Ve lo dico io, perchè prendono la nostra acqua … Ecco Napoli sbaglia e noi paghiamo, è sempre la stessa storia … ricordate il terremoto ??? La metà dei soldi spesi per il terremoto dell’Irpinia sono finiti a Napoli … però ancora oggi si grida allo scandalo dei fondi irpini … Sarà sempre così, Napoli è troppo grande e deve fare la parte del leone, noi poveri piccoli cugini ci dobbiamo accontentare delle briciole. Spero che il federalismo possa essere la giusta strada per gestire le varie provincie. Nulla contro Napoli, ma i problemi deve imparare a gestirli da sola. Il mio non è un ragionamento egoistico, nasce dal fatto che abbiamo già dato. Napoli non può più pensare a produrre tal quale, è deleterio per tutta la Regione. Merito, comunque a quei comuni che hanno fatto della differenziata un vanto. Porto ad esempio Portici. La Jervolino è la maggiore responsabile di questo scempio che ci inficia agli occhi dell’Italia, dell’Europa, del Mondo. Ci vorrebbe un sindaco vero a Napoli. E non mi si venga a dire che ci sono tanti altri problemi, l’immondizia per strada è sicuramente il peggiore.

    giovanni ventre

    18 febbraio 2011 at 5:28 pm

  8. C’era una volta un film della Laura Antonelli che si intitolava “Come sono caduta in basso”. Ecco così siamo ridotti in questi tempi in questo blog.
    Marpioni fascisti che dissertano senza oppositori, senza trovare resistenza, senza scienza di cazzate da “verdummaio” e che incapaci di imparare a leggere i contenuti dei post, (non tanto per capirli, ma solo per poter rispondere), non aggiungono né critiche, né contenuti a quanto da altri esposto.
    Del resto sembra a lor signori inutile leggere i contenuti che altri con grande sacrificio ed ispirazione propongono, tanto loro hanno preso possesso del blog, e possono infischiarsene dei contenuti, si sentono depositari di tante verità, variamente adattabili ad ogni argomento, e con maestria spacciabili per verità ispirate.
    Ed il resto dei comunitari a guardare, ad arretrare per educazione, a tacere per misericordia, e come dice Eduardo, in attesa che la nottata, imposta da certi individui, passi. Che era Comunità Provvisoria un tempo!!!
    O tempora, o Mores!!!

    EnzLu

    p.s. Mi dispiace per Marcello Faletra e per tutti quelli che ancora credono in questo spazio di libertà, ma almeno spero che ora con questa provocazione certi cani si avventino su di me, dimenticandosi del resto.

    enzlu

    18 febbraio 2011 at 6:54 pm

  9. Mauro Orlando

    18 febbraio 2011 at 8:04 pm

  10. è bello che marcello sia qui e spero che i comunitari leggano con la dovuta attenzione il testo propostoci da un grande pensatore.

    caro luca
    pure io sono rimasto colpito dal fatto che benigni non abbia fatto alcun cenno ai danni prodotti dall’unità d’italia al sud.

    arminio

    19 febbraio 2011 at 9:27 am

  11. Grazie del post, saluti cari a mMrcello, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    20 febbraio 2011 at 4:01 pm


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