COMUNITA' PROVVISORIA

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La piccola Parigi

di vito solazzo

 

Occupava lo spazio tra il manicomio provinciale e la vecchia birreria. Oggi, ridotta di dimensioni, semi-diroccata, semi-abbandonata, in molti punti finemente ristrutturata e  caparbiamente  strappata alle erbacce , ai rovi e alla natura che si riprende quello che era suo,esiste e resiste come può la piccola Parigi. Strappata ancora più caparbiamente anche alla speculazione edilizia che l’avrebbe volentieri distrutta in un battibaleno, esiste e resiste la piccola Parigi con i suoi vicoli strettissimi, con i suoi orti odorosi di terra vera, con le sue aiuole di leggiadri bucaneve, con le sue due fontanelle, con i suoi centimetri di proprietà controllatissimi, circondata da presenze incombenti ed ingombranti di cemento, è ancora lì a dispetto di tanti, tra il magnifico, famoso e piacevolissimo parco di San Giovanni (ex manicomio) e il grande e moderno centro commerciale  Giulia(ex birreria).

Il silenzio è totale, camminiamo senza far rumore, guardando dappertutto. Non c’è anima viva, tutto è basso, solo gli alberi tendono verso il cielo. Il mio sguardo coglie tra tutti il più vecchio, ne avrà viste di cotte e di crude, ne avrà viste di tristi e di allegre, ne avrà viste di tutti i colori, era certamente il più frequentato, il più pieno di vita, il più alto di tutti  e l’occhio segue istintivamente i suoi robusti tronchi ed i suoi  rami adesso spogli protesi come braccia imploranti verso il cielo. E là, proprio sullo sfondo dei rami più alti, più alto dei rami più alti, più alto dei palazzi più alti, eccolo alto e sovrastante il palazzo dai piani  spettrali, grigio, freddo, possente, potente ed imponente sembra messo lì per dirci che quel piccolo e vecchio borgo, ancora lì ai suoi piedi, non ha senso, è antistorico, è uno spreco.

Ma io ho premuto il pulsante della fontanella addossata al muro e il clic e lo scorrere dell’acqua, sembra che siano gli unici rumori ,………ma no, se aguzzo bene l’udito…… ,no, non è solo il mormorio della fontanella,….. posso ben cogliere una voce sottile che man mano diventa potente, viene dall’alto la voce, viene dai balconi dei piani spettrali del palazzo alto, più alto di tutti i palazzi altri, è una voce che mi ammonisce e ……..” Attento a te che hai osato avventurarti per questi vicoli bui e stretti, i pericoli sono dappertutto. Non senti nell’aria l’odore di muffa, di cavoli e naftalina? Non vedi nella terra, ragni, serpi e vipere? E mura cadenti e tetti instabili, e recinzioni di orti arrugginite, e grondaie forate e pendenti, e rami e tronchi disseminati nello spazio,……pericolo……pericolo….. vai via…..non pensare nemmeno che sia possibile vivere così in case basse, un pezzo di terra coltivabile……alberi, viti e glicini…….è malarico e maledetto qui…..vai via…..e poi appena sarà buio dai sottoscala usciranno i cani famelici, e vicino alla fontana eccola la bionda Miriam pronta al peccato e dall’antica osteria già echeggiano i cori volgari dei quattro avvinazzati e dalla finestra socchiusa nella semiombra  si intravedono sagome nere ed equivoche……vai via…..e dietro l’angolo della loggetta la luce della luna già proietta sullo sconnesso selciato la linea inconfondibile dell’affilato coltello del vile assassino…..via  via…vai via…”

A pochi passi dalla fine del budello infernale, per fortuna, quasi a salvezza, si apre una piccola piazzetta. Sul muro scrostato, vicino ad una finestra sbarrata, sta incollata una pagina di giornale. Siamo incuriositi e fortunati, ancora si riescono a leggere le parole stampate:”   ……Abusi ….illegittimi proprietari…..    degrado …..segni di inciviltà..    interviene l’assessore…………………………………………………”..

Ciò che avevamo intuito è adesso chiaro: sradicare il vecchio albero e il bucaneve ai suoi piedi, abbattere le basse case, smontare le fontanelle, eliminare gli orti, le viti, il glicine,il fico, l’ulivo,….. fare piazza pulita della  vita e della storia della piccola Parigi e costruire, costruire palazzi alti, grigi e spettrali, dove individui attenti al messaggio, isolati, timorati ed ubbidienti consumano tutto: dai precotti ai profumi, dai voleri ai valori, dalla parola al silenzio….

Poi una voce  metallica, come da altoparlante:”…..dal 2 al 14….e al 10% “ e ancora un’altra voce metallica “…e al netto + 47,7% “ e ancora tante voci metalliche , come in una fiera metallica “….. 120 rate…acquisti oggi, paghi tra 6 mesi…..tag… 5 e 4 ….mib…2 e 9 …fric 15 …gnac 0 e 081…regalo…offerta…..prendi 2 e ….solo a 3 la giuggiola della felicità, e …..la salsa dal volto umano….e   stupirai tutti …assaggia e fai assaggiare la “zuppa di piriti di pappagalli cecati”  l’unica, l’originale, l’esotica, senza un filo di grasso, certificata da S:P:U:G: F….saranno tutti pazzi di te.

Ma chi è che dà i numeri? Da dove viene questa confusione?

Il vecchio albero, il bucaneve e tutta la piccola Parigi sembrano sorridere al mio pensiero, anzi alla mia certezza che queste voci , questa fiera, questo mercato, siano cose da pazzi. Sorride la piccola Parigi  al mio pensiero che questa baraonda venga dall’ ex manicomio provinciale. No , la direzione è chiara, sicura, inequivocabile, i numeri li stanno dando dall’altra parte, dalla parte opposta. L’ ex manicomio oggi è un luogo famoso, piacevole, leggiadro, silenzioso e pensante, con i suoi viali di camelie e le sue cinquemila varietà di rose, con le sue idee e le sue ricerche per il miglioramento della vita e della società. I luoghi della nuova pazzia oggi sono  altri. Possono essere negli alti, grigi e spettrali palazzi  e  certamente sono nei moderni, luminosi, super riscaldati, attraenti e affascinanti centri commerciali. E’ dal Giulia che provengono le voci fredde, metalliche e invitanti. E’ al Giulia che corriamo affannati e trepidanti per acquistare e dissipare tutto ciò che ci viene “offerto”.E’ al Giulia che ci indirizza e ci spintona la voce dell’alto palazzo appena vede che ci avviciniamo per curiosare alla porta arco ingresso della  esistente e resistente piccola Parigi.

E’ pericoloso che da curiosi ci avviciniamo alla piccola Parigi. E’ pericoloso perché potremmo sentire il profumo forte della terra vera, della terra da cui ricavare i forti ed i delicati sapori  col nostro lavoro. E’ pericoloso perché potremmo avvertire il fresco del vecchio albero ed il canto di mille passeri ed il piccolo bucaneve che ti dice:” Goditi un momento di riposo seduto sulla panca di legna che hai costruito quest’inverno, siediti e goditi queste case basse e questi orti rigogliosi e ben curati, siediti ed aspetta un po’ perchè il tuo amico vicino ti ha visto e verrà da te, preparagli il posto sulla panca accanto a te e un buon bicchiere di vino. Siediti e godi del profumo che viene dal basso, poi alza lentamente gli occhi verso l’alto e godi della voce del tuo amore al piano di sopra. Guarda ancora più su, oltre l’albero canterino e vedrai il cielo azzurro e nuvoloso, il sole, le stelle e la luna, e adesso, sali sull’albero, ed eccolo là il mare. E’ pericoloso, potremmo riscoprire la semplicità della vita. E’ pericoloso, è pericoloso, potremmo scoprire la grande pazzia dello spreco.

Meglio non addentrarsi nell’anima della piccola Parigi.

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Written by Arminio

19 febbraio 2011 a 6:57 pm

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