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IL MAESTRO ROBERTO DE SIMONE E LE ZEZE IRPINE

di Giovanni Ventre / / / Ieri sera, alle 18.00 a bellizzi Irpino, il Maestro Roberto de Simone, ha presenziato, arricchendolo, un convegno dal titolo ” I cento carnevali irpini”  dedicato alla memoria del compianto Capo Zeza Leopoldo Iannaccone. Ho avuto il piacere di aprire le danze, il mio intervento è stato improntato sulla storia della Zeza di Bellizzi e la comunità che ne è gelosa e orgogliosa conservatrice. Ma veniamo all’intervento del Maestro musicologo De Simone, il quale non usa mezzi termini per ribadire la forza di una tradizione che è l’orgoglio di una comunità. “Oggi dire Carnevale, ha proseguito, ” significa chiamare in causa il presidente  del consiglio Berlusconi. Il suo è un quotidiano carnevale, espressione di una cultura in maschera. Ecco perchè diventa quasi inutile rappresentare il nostro premier nelle sfilate dei carri ,

piuttosto ha senso rappresentare l’ideologia dominante che è quella delle sete dei soldi e del potere. L’Italia è oggi un “Carnevale” per il mondo e quel che è peggio è che non siamo in grado di reagire a questo pagliacciume, la nostra classe politica è il segno dello stato miserando dell’Italia politicante.” E poi affossa con severità i carnevali che si vedono in TV ” Sono i carnevali del consumo, che conservano solo la titolazione di Carnevale, espressione del pressapochismo attuale che si vorrebbe spacciare per cultura. Non c’è traccia in essi di passato ma solo di un presente vagolante che non si ispira a un linguaggio culturale” Sottolinea ripetutamente il valore di una tradizione che rappresenta  ” Una delle poche testimonianze di cultura orale in un mondo consumistico ed iperconsumistico come quello rappresentato dalla società attuale. La Zeza è espressione di un agire teatrale che non è da intendersi come segno o cultura del divertimento ma come espressione di una collettività che rappresenta sè stessa nello spazio e nel tempo” Poi spiega che le istitzioni non possono fare nulla per salvaguardare queste tradizioni, ” Assolutamente anche perchè i nostri politici sono particolarmente ignoranti, al giorno di oggi , la salvaguardia di questo patrimonio è strettamente legata alla volntà della società che lo utilizza di non abbandonare queste tradizioni, che conservano un valore  religioso – culturale e non possono essere relegate a semplice spettacolo” E poi continua, ” Il carnevale è duro a morire. Sono stato anche a Montemaranoed è vero che molti elementi della tradizione carnevalesca legata alla Zeza o alla montemaranese sono stati persi, ma , malgrado ciò , il Carnevale irpino conversa una sua forte identitàCi tiene a sottolineare ancora che ” la rappresentazione della Zeza non può essere portata su un palcoscenico, sarebbe una stilizzazione, non certo la stessa cosa, la Zeza ha senso solo nel contesto in cui si manifesta” Poi pone l’accento su quanto avevo in certo modo messo in risalto nel mio intervento, afferma che bisogna integrare oralità e scrittura ” Da questa integrazione potrebbe nascere un nuovo tipo di storia . Ma siamo ancora lontani da questo  traguardo. Assistiamo ancora oggi  a un feticismo della cultura scritta, a una tradizione ufficiale che continua a non attribuire la giusta importanza alla cultura orale . Anche il riscatto del Sud , la sua rinascita culturale non può prescindere  dall’andare al di là della cultura ufficiale, quella che è sempre stata una prerogativa degli artisti, ma oggi di artisti non ce ne sono quasi più, condizionati da uno scenario politico che è una tragedia assoluta ” . Da questa  insieme di oralità e scrittura che bisogna iniziare , continua il Maestro, per interpretare l’importanza della Zeza “La difficoltà è proprio quella di comprendere le radici dell’oralità, come venivano eseguite le musiche, se venivano proposte da voci maschili o femminili, ogni “Zeza” è contraddistinta da paradgmi strettamente legati alla storia della comunità . Poichè la Zeza conserva in se una tradizione teatrale, musica e gestualità e nella sua interpretazione non si può prescindere da tutti questi elementi. Se guardiamo alla storia sono molteplici ed eterogenei i frammenti attraverso i quali la Zeza si è tramandata”. Poi il Maestro ricostruisce  la memoria dei riti del Carnevale ” Il nome di “Zeza” o “Zoza” è un chiaro riferimento alla etimologia della parola “luce”  Zeza diminutivo di Lucrezia, nominata già nel “cunto de li cunti” di Basile, è colei che splende ma del rovescio delle virtù. La troviamo certamente nei Carnevali napoletani cinquecenteschi”. E sottolinea la varietà delle tradizioni musicali che la contraddistinguono. ” Uno dei suoi motivi caratteristici è citato ad inizio dell’ottocento dalla casa napolitana Girard che faceva capo a Parigi, attribuito a Cimarosa, ma era sicuramente risalente a una villanella del ‘500, ci troviamo di fronte ad una grande varietà di fonti musicali, difficile da ricostruire per l’impossibilità di ricostruire la tradizione orale”.

PER GLI AMICI COMUNITARI E NON CHE VOLESSERO ASSISTIRE ALLA ZEZA DI BELLIZZI, APPUNTAMENTO MARTEDI’ 8 MARZO A BELLIZZI IRPINO.  FARO’ DA CICERONE IN QUESTA GIORNATA DEDICATA ALLA CULTURA ED AL FOLCLORE DEL MIO PAESE. CHI VUOLE, PUO’ CONTATTARMI AL NUMERO 320 2841283. VI ASPETTO E VI SALUTO.

Giovanni Ventre

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Written by chirchio

2 marzo 2011 a 5:03 pm

Una Risposta

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  1. Mi è molto dispiaciuto non essere riuscito a venire ieri a Bellizzi: De Simone resta una voce autentica e profonda.
    Del resto sul Carnevale in Irpinia, ci sarebbe molto da fare, ma ovviamente resta tutto chiuso in localismi e particolarismi. Non E’ proponibile nessun discorso di valorizzazione seria delle manifestazioni carnevalesche in Irpinia, in termini di fruibilità da parte di persone che vengono da fuori a vedere e a capire, senza un organismo che lavori soltanto per il Carnevale. Un Ente Carnevale, una Fondazione. Quando l’Ente Provinciale per il Turismo, con Spagnuolo presidente, lavorò per questo – lo scorso anno – raccolse indifferenza e fu trattato con supponenza.
    Eppure , ci fu il tentativo riuscitissimo (basta rileggere i commenti di molti e chiedere alle persone che furono emozionate) di coniugare tradizione folcloristica, cultura popolare, analisi antropologica con innovazione, meraviglia ed evento in linea con l’evoluzione dei gusti e dei tempi: Fuoco Barocco, con la fantasmagorica sfilata di Studio Festi, portò per una sera Avellino nel cuore dell’Europa.

    luca b.

    2 marzo 2011 at 8:29 pm


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