COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

venite a liberarmi

io sono l’albero storto sul formicoso

il falco nel cielo grigio

la pecora che cerca un filo d’erba nel fango.

sono il vecchio sulla panchina

il verme della mela

il custode del paesaggio.

sono rimasto qui

ho perso la mia voce

e ho preso quella di queste alture

in cui poco alla volta

mi sono imprigionato.

venite a liberarmi

ma sappiate che molto di me

è già terra

è già radice.

venite a prendere

la foglia che oscilla al vento.

 

armin

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Written by Arminio

6 marzo 2011 a 11:45 pm

Pubblicato su AUTORI

4 Risposte

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  1. da Arminio sempre qualcosa di nuovo,anche per chi lo conosce da quando era ancora(quasi)sconosciuto…

    michele ciasullo

    7 marzo 2011 at 1:04 am

  2. Bella poesia, bravo Franco:-)) e bravo anche Michele!:-)
    A presto, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    7 marzo 2011 at 2:11 am

  3. …parole giuste nel Post sbagliato…
    (i Post di Franco sono uno la continuazione dell’altro, messi insieme scrivono pagine di letteratura sul Blog):

    “Ho guardato negli occhi Franco, in quel mattino di nebbia piovosa, al casello di Vallata, appena due giorni orsono: dentro ho visto la speranza ma anche la sofferenza.

    Dopo un’ora ho incontrato altri occhi: dentro ho visto l’Amore ma anche la passione ardente, fuoco che brucia e distrugge Tutto…

    Cercavo gli occhi sotto le palpebre , sotto quel sorriso sconfitto, senza muovere la testa, solo per invocare perdono per essere “caduti” nel tranello…

    Si è ripresa quel dolore infinito , se lo è caricato di nuovo sulla schiena dolorante, e si è allontanata…

    L’ho “vista” girare per casa nostra, migliaia di chilometri ad ovest, con quel dolore aggrappato alla sua schiena bianca, liscia, sottile…
    camminava rasente i muri della nostra casa, portava la schiena ed il dolore fin nella stanza da letto e vi si adagiava accanto, quel dolore trascinava il suo corpo e se lo portava in giro per casa e per il mondo…

    il corpo dell’uomo l’avevano trovato appeso ad una corda, una chiamata giunta di primo mattino al sorgere del sole, poi il silenzio…

    dopo c’era stato quel pianto scoppiato nell’anima e poi nella gola, in mezzo alla faccia,
    per tutta la giornata non si era fermata, nessuno riusciva a capire il perchè di un pianto tanto disperato…

    nessuno riusciva a capire che l’Amore ,quando nasce quando sboccia, non muore più perchè è accaduto un miracolo, che i sentimenti non sono a tempo e neppure a pulsantiera, non si tratta di un gioco, ma ci si puo’ divertire come ci si puo’ morire, da un momento all’altro, scrivendo la centoventinovesima cartolina, reale, non letteraria…

    Grazie Franco per quello sguardo che mi hai donato sabato mattina nella nebbia piovosa di Vallata, alla presenza di Fabio e Sergio(1).

    Non dimentichero’ mai i sorrisi dentro i quali lo sguardo si è sciolto, composto, generoso, benevolo, amicale.

    Grazie dal profondo del mio cuore.

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    7 marzo 2011 at 4:20 am

  4. Franco ci invita a scrivere , proviamo a farlo…

    (anatre mute palmipedi col palmare sforzi personali)
    “far le cose bene è molto più importante che farle”
    da un’idea originale di Rocco Quagliariello

    >freschezza giovinezza spontaneità bellezza intelligenza: tutto in Lei è alla ennesima potenza…

    nella soffitta misteriosa c’è una cassapanca, piena di vecchi giocattoli, armamentario dei giochi dimenticati, in essa si puo’ recuperare l’aura di un’infanzia protratta poco protetta , giocare con enigmi arcani incognite…

    le soffitte nascondono sorprese inimmaginabili…

    il gioco puo’ portare molto lontano con la fantasia…

    dialoghi vivaci, paradossi nervosi, avventure poliziesche, indagini sull’inquietudine dolescenziale, condotte con una psicologia pittoresca

    uno sfondo provinciale sconvolto da anonime calunnie diffamatorie, inchieste arenate davanti ad una serie di autoaccuse che si rivelano false, due ambiguità che si incontrano, simulazioni, fughe mentali doppiezze ,crisi isteriche con bava positivistica alla bocca…

    la ragazza che posa nuda spregiudicata, un padre adottivo turbato ed una castellana desiderosa d’affetti in fondo ad un parco, senza grandi o piccole vacanze da spendere o godere…

    quante suggestioni costruite su un decadentismo senza fine, gli intrighi sottobanco di una provincia, appa rentemente addormentata, si addensano intorno alle belle stanze arredate con gusto barocco retrò dove bella gente vestita da campagna conversa adulta tra noiose calme signore prive di voluttà, ove magari si intravede prospettarsi un abisso… la vita di una città senza anima, spenta, incapace persino di ribellarsi… ahimé.

    diecimila metri più sotto avrebbero atteso il suo arrivo, si sarebbe aperta la porta automatica con il sensore, sarebbero usciti tutti insieme, come gli atleti da dietro una curva, ognuno con la sua valigia da traino con rotelle , le luci della città e le luci del taxi incontro, parenti dovunque, a controllare le facce dei figli, gli abbracci, la commozione,, il parcheggio sotterraneo, il silenzio, la cassa automatica, la ricerca dell’automobile al piano sbagliato, la cintura di sicurezza inceppata, la partenza dopo l’arrivo….<

    per gentile concessione dell'ingegno di R.Q. all'attenzione delle lettrci comunitarie in occasione della ricorrenza "Festa della Donna".Una mimosa che lotta…
    Auguri!!!
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    8 marzo 2011 at 3:27 am


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