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il metodo arminio

Come Francesco De Sanctis, anche Franco Arminio viene dall’Irpinia, e anche lui ha fatto il suo “viaggio elettorale” nei paesi dell’osso appenninico, e sia pure con uno spirito e in un clima morale generale assai diversi da quelli che caratterizzarono l’esperienza politica dell’illustre predecessore. Basti, a misurare questa distanza, una fulminante notazione di Arminio: “C’era un impiegato comunale molto allarmato per la mia possibile candidatura. Secondo lui e secondo molti altri il fatto che io mi metta disteso sulle panchine a prendere il sole mi rende inadatto a fare il sindaco”.

“La campagna elettorale di un paesologo” forma la terza delle quattro sezioni in cui e’ diviso il nuovo libro di Arminio “Oratorio bizantino”, una scelta ragionata di interventi “civili” a cavallo tra giornalismo e poesia o prosa narrativa. Un libro, come del resto tutti quelli suoi, sorprendente e spiazzante per la capacita’ che ha di mettere sempre in comunicazione il mondo esterno e reale coi fantasmi di un’interiorita’ piena d’angoscie. E’ questo il “metodo Arminio”, sperimentato felicemente in ormai sette titoli alcuni dei quali (penso magari al recentissimo “Cartoline dai morti”) sono autentici piccoli capolavori. Qui ritorna applicato alla materia ardente delle cronache degli ultimi anni che, per quanto riguarda il nostro autore, sono anche quelli della lotta contro il progetto di una discarica sull’altopiano del Formicoso, e quelli della costruzione di una particolarissima utopia “della decrescita” che ha trovato nel minuscolo paese di Cairano, e in una settimana di incontri, manifestazioni ed esperienze comunitarie che vi si tengono in giugno, un inatteso e stupefacente centro motore.

E’ a Cairano, per dire, che e’ stato concepito il “museo dell’aria” che “nasce nella testa di chi sale alla rupe” e non ha bisogno di cartelli segnaletici ne’ tanto meno di orari di apertura e chiusura. Ed e’ a Cairano e per Cairano che Arminio e’ andato mettendo a punto una riflessione preziosa sul senso e sul futuro delle zone interne, dei vecchi paesi in cui “la civilta’ contadina si e’ direttamente incrociata con la postmodernita’ producendo sbalzi, fenditure, squarci antropologici che alla fine rendono la nostra vita quotidiana difficile ma non priva di intensita’”.

Dice il titolo di uno dei “comizi” raccolti nella prima sezione del volume che “anche in un piccolo paese e’ possibile una grande vita”. Quel testo si puo’ leggere quasi come un manifesto dei nuovi “partigiani della buona vita”, quelli che accettano di “accudire il mondo” e che s’insospettiscono quando qualcuno pronuncia parole come “sviluppo” o “progresso” condendole magari con l’invito a “intraprendere un percorso unitario” o altre insensatezze del politichese d’accatto.

Incontro fatale (e naturale), questo nuovo libro di Arminio reca una bella prefazione di Franco Cassano intitolata “Nobilta’ dell’altura”. Cassano condivide con l’autore l’idea che una terra come l’Irpinia non debba esser considerata residuo o periferia, ma piuttosto “nuovo centro”, capace di farsi forza della sua presunta debolezza. Idea affascinante, sfida suggestiva. Forse e’ proprio vero che “l’Italia puo’ essere salvata dai luoghi più’ nascosti, dalle persone più’ appartate”. A patto, certo, che al più’ presto si possa evitare di notare che “siamo noi la cosa che manca”.

 

francesco durante, corriere del mezzogiorno del 6-03-2011

 

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Written by Arminio

7 marzo 2011 a 5:19 pm

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