COMUNITA' PROVVISORIA

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Il treno del paesaggio, un patrimonio da difendere

Le ferrovie dimenticate, i tagli  e le opportunità che si perdono. Necessario un progetto comune.

di Anna Donati *

Domenica 6 marzo  si è svolta la IV giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, e per sottolineare l’importanza delle linee minori, ho partecipato all’evento organizzato ad Avellino, lungo i binari della ferrovia verso Lioni-Rocchetta Sant’Antonio, organizzato dall’associazione «In_loco_motivi». Tutto l’itinerario si è svolto usando un autobus in quanto in questo momento il servizio ferroviario è sospeso, e questo ha dato purtroppo ancora più significato alla giornata, per non dimenticare e non far cadere nell’oblio la linea ferroviaria irpina. Tante persone amanti del territorio, del sua natura, del buon cibo, delle sue città uniche come Calitri, con paesaggi spaziosi e ricchi di storia, unite da questo filo che la ferrovia disegna sul territorio a cavallo di tre province e tre regioni diverse. Siamo stati accolti dall’amministrazione di Rapone, che con la sua bravissima sindaca Felicetta Lorenzo ha dato un autentico impulso alla sua comunità e alla sua identità.

Siamo stati accolti dalla gente del luogo, dalla banda del paese, da tavole imbandite di cibo, frutto di storie antiche e grande qualità, con la speranza che il treno ritorni. Ci si è fermati nelle stazioni deserte, accolti da assessori e amministrazioni locali, come quella del Comune di Nusco, si è discusso con esperti ed architetti che lavorano a protezione dei luoghi e della loro identità, c’era la Cgil che chiedeva progetti di sviluppo sostenibile per dare lavoro e c’era la studentessa che deve fare la tesi di laurea sulla ferrovia e raccoglieva storie e progetti. Nei miei due anni di esperienza di direttore dell’Agenzia Campana per la mobilità sostenibile, e d’intesa con l’assessorato ai Trasporti della Regione, ho avuto il piacere di accogliere le proposte dell’associazione «In_Loco_motivi» che ha effettuato con successo treni turistici sulla ferrovia legati alla valorizzazione del territorio, trasportando oltre 3000 persone nel corso dell’anno 2010. Del resto personalmente non avevo dubbi: ovunque si propongono viaggi turistici su linee locali anche lente, insieme alle bellezze ed alle produzioni tipiche di qualità, il successo è immediato. Accade sulle linee della Val d’Orcia in Toscana, sul trenino verde della Sardegna, sul treno Blu del lago d’Iseo, per non parlare delle ferrovie svizzere o spagnole, dove sono state le stesse Ferrovie statali che hanno promosso una società per la promozione delle ferrovie turistiche. Purtroppo dopo il taglio al trasporto pubblico locale deciso dal governo con la manovra Tremonti, tutte le Regioni, inclusa la Regione Campania hanno dovuto eliminare servizi, aumentare biglietti e razionalizzare l’offerta. Ne ha fatto le spese anche il servizio minimo sulla ferrovia Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, rimasta completamente dal 13 dicembre 2010 senza treni, mettendo quindi a rischio anche la stessa sopravvivenza della ferrovia. Venticinque anni fa in Italia si volevano tagliare 2000 chilometri di cosiddetti rami secchi e le ferrovie sembravano destinate ad un inesorabile declino ma le proteste dei sindaci e dei pendolari, la sensibilità delle istituzioni e della politica, non solo hanno evitato i tagli, ma dal 1990 si è tornato ad investire in Italia sulle reti, sulle stazioni e sui treni, anche se il trasporto locale si è fatto ancora decisamente troppo poco. Sarebbe davvero la perdita di un patrimonio collettivo insostituibile, ora che le ferrovie hanno in tutto il mondo un grande rilancio, se chiudessimo per sempre la ferrovia irpina. Per questo bisogna mettere intorno ad un tavolo tutti quelli che vorrebbero ripristinare il servizio ferroviario sulla Avellino Rocchetta Sant’ Antonio, i sindaci, la Provincia di Avellino, la Regione Campania, le provincie e regioni confinanti, le associazioni locali, per elaborare un progetto e uno sforzo comune, magari coordinati da Acam. Sono note le caratteristiche di questa lunga ferrovia distante dai paesi e che serve aree interne a bassa densità di popolazione. Per questo si dovrebbe programmare una offerta integrata tra servizio ordinario, servizio scolastico e ferrovia turistica, con un progetto che contenga al massimo i costi, coinvolgendo anche il trasporto su gomma, verificando anche la disponibilità di altri operatori ferroviari, senza dimenticare Trenitalia, che per prima dovrebbe impegnarsi per non chiudere una linea locale. Un sforzo comune per un progetto comune: tornare ad usare la ferrovia per vivere, lavorare e visitare il territorio irpino.

Da Il Mattino Edizione Avellino 8 marzo 2011

* Ex direttore dell’Agenzia Campana per la mobilità sostenibile. E’ esperta di tutela del territorio e mobilità sostenibile e madre di un ragazzo di quattordici anni.

Svolge attività e collaborazioni con il WWF Italia e con il Kyoto Club,  per contrastare la cementificazione ed il degrado del territorio, l’inquinamento e l’aumento del gas serra, con particolare attenzione alle infrastrutture ed alla mobilità in ambito urbano.
Alle politiche del 2006 è stata rieletta al Senato in Veneto per la lista Insieme con l’Unione .   E’ stata presidente della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato nella XV Legislatura. Ha promosso la revisione del codice in materia di appalti, la riforma delle concessionarie autostradali, il sostegno agli investimenti ferroviari e per i pendolari,   la riqualificazione del trasporto pubblico locale, con risorse strutturali per lo sviluppo ed il rilancio del servizio per i cittadini e la mobilità sostenibile nelle città.

3 Risposte

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  1. La giornata delle Ferrovie Dimenticate si tiene da quattro anni grazie all’azione dell’Associazione Comodo e riguarda ferrovie disseminate su tutto il territorio Italiano. Comodo infatti dedica la giornata alle celebrazioni per L’Unità d’Italia, che si è realizzata prima sui treni che lungo le autostrade. In 150 anni in Italia si sono fatte le ferrovie di montagna più difficili che si conoscano, i trafori alpini più lunghi e complicati. Anche quest’anno inloco_motivi (la rete di associazioni ambientaliste, sociali, turistiche irpine) aderisce alla giornata, ma non potrà farlo con un treno, visto che né l’assessorato regionale ai trasporti, né Trenitalia hanno voluto concedere un treno di tipo ordinario per celebrare la giornata nazionale. Segno che quella tratta si vuole dimenticare davvero.
    La 4* giornata nazionale delle ferrovie dimenticate svoltasi il 6 marzo, purtroppo, non è avvenuta in treno in quanto è stato richiesto un costo di circa 7500 euro per la sua circolazione in quel giorno, da Avellino a Rapone.
    Si tratta di una cifra che rappresenta uno “sfregio” per tutto l’immenso sforzo fatto con In Loco Motivi per ridare senso all’Avellino_Rocchetta Sant’Antonio.
    Dal 13 dicembre, la linea è chiusa nonostante gli innumerevoli impegni assunti dai rappresentanti politici irpini ai vari livelli, Ad oggi nessun tavolo di programmazione , che pure era stato richiesto da molti sindaci e addirittura accettato e caldeggiato vivamente dal Presidente della Provincia, senatore Sibilia con Regione Campania, TreniItalia, Acam, Provincia stessa e comuni, ed associazioni.
    Ha sostenuto, comunque la giornata delle Ferrovie Dimenticate, Anna Donati gia Senatrice della Repubblica e già direttore dell’Agenzia Campana per la mobilità sostenibile. La Donati è stata con In LocoMotivi, sull’autobus che ha ripercorso le strade tangenti alla linea ferroviaria, raggiungendo le stazioni desolatamente vuote e arrivando a Rapone, in Lucania e ci ha lasciato una sua vibrante testimonianza.

    lucabattista

    8 marzo 2011 at 10:17 pm

  2. Se intendete smettere di fare i piagnoni meridionali di sempre, voi che aderite alle nuove teorie che si sono affermate, snaturandolo, sul blog (ovvero la politica del fare contrapposta brutalmente alla politica del dire), dovreste accettare i suggerimenti che ho dato qualche tempo fa, cioè mettere in piedi una società privata che presenti un progetto PON alla Regione Campania, cercando di ottenere un finanziamento europeo per riaprire e gestire la tratta ferroviaria.
    Queste ed altre cose ho suggerito ad alcuni conoscenti incontrati da me a Rapone domenica. vedremo cosa succederà.

    EnzLu

    enzlu

    9 marzo 2011 at 1:09 am

  3. Quello che dice Enzo sarebbe l’ideale, ma credo che i signori della politica non permetterebbero mai una cosa del genere. Comunque sulla Avellino Rocchetta c’è già un progetto in approvazione, capofila Morra de Sanctis con altri 30 comuni, si parla di cento milioni di Euro … ma è insabbiato … nascosto … fermato … chi ne sa qualcosa ci può aiutare a svelare l’arcano ??? Come mai giornali e televisioni non ne parlano più ????????????????????? Forse ordini superiori ???????????

    giovanni ventre

    9 marzo 2011 at 8:00 pm


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