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Nucleare. Si torna alla politica ?

La scorsa settimana, con un tempismo “metafisico”, ( rispetto al dramma nucleare giapponese conseguenza del terremoto dell’11 marzo) Caldoro, Governatore campano, ha detto si al Governo centrale. La Campania è a favore del nucleare (lo dice lui ?) ed è pronta ad ospitarne centrali. I consiglieri regionali irpini si sono espressi. Tutti a favore tranne la D’Amelio.La posizione espressa dai rappresentanti del centrodestra irpino è vicino al parossismo, alla elevazione massima del concetto di ambiguità : si al nucleare in Campania , ma non in Irpinia.E’ la solita zuppa, cucinata in tutte le salse e da tutti i partiti nel corso degli anni e che ha consentito , ad esempio, il disastro sulla gestione dei rifiuti. Il problema è che la questione legata al nucleare è pure peggio.Per fornire motivi di riflessione ed approfondimento “copio ed incollo” le dichiarazioni dei rappresentanti politici irpini alla  regione Campania, ma anche e soprattutto una sintesi “scientifica” che  dimostra e fornisce altro materiale a chi si sta impegnando e si impegnerà nella campagna referendaria contro il nucleare.
L’ultimo week-end di maggio è stata stabilità la prima scena per Cairano 7x.

Il blog vuole raccogliere suggerimenti e proposte.

Mi piacerebbe –  indipendentemente dall’offrire  un impegno diretto del sottoscritto accompagnato dall’associazione  che rappresento –  che si dedicasse il primo week-end di Cairano ai temi dell’energia e più in particolare tre giorni densi dedicati  esclusivamente a  spiegare la necessità di andare a votare e di votare contro il ritorno del nucleare in Italia.

Ecco un bel modo per rimettere in uso modalità e posizioni politiche chiare e differenti, insomma riconoscibili.

Cairano 7x , conserverebbe momenti evidenti di approfondimento dedicati allo sviluppo sostenibile  evidenziando anche precise posizioni sulla politica energetica italiana.

(Luca Battista)  

Centrali nucleari, sì del centrodestra «Ma non in Irpinia, è zona sismica»

Di Amedeo Picariello  (da Il mattino ed.Avellino del 5 marzo 2011)

È scontro politico sulla decisione del governatore Stefano Caldoro di dare l’ok della Regione Campania al governo per la realizzazione di centrali nucleari. Sono solo quattro le aree del Paese che hanno detto sì nella conferenza Stato-Regioni: oltre alla Campania, anche Lombardia, Veneto e Piemonte. È la consigliera del Pd, Rosetta D’Amelio, a lanciare l’allarme. «Scelta sbagliata, – ha detto – ora Caldoro non pensasse di portare una centrale nucleare in una delle zone interne della regione, quelle più libere dall’urbanizzazione come l’Irpinia altrimenti faremo le barricate». L’esponente del partito democratico ha poi aggiunto: «Il governatore ha tradito il voto contrario al referendum che tanti campani hanno espresso molti anni fa. Io sono un’ambientalista convinta. Allo stesso modo dico che sia necessario reperire forme alternative di energie. Ma mentre negli Stati Uniti si tralascia il nucleare per puntare sul fotovoltaico, noi facciamo un passo indietro. Come al solito, Caldoro non dice mai di no a Berlusconi e Tremonti a danno sempre dei cittadini della Campania e della provincia di Avellino». Secca la replica di Pietro Foglia dell’Udc. «Gli impianti di ultima generazione – fa notare – sono sicuri. Il rischio è pressoché zero. La D’Amelio e gli altri fanno ambientalismo spicciolo. Facessero mente locale per comprendere i tantissimi disastri provocati dalla giunta Bassolino. Come si fa a parlare di sviluppo senza porre la questione energetica o la D’Amelio è convinta che il problema si risolva solo con eolico e fotovoltaico?». Sul rischio di una collocazione in Irpinia di una centrale nucleare Foglia la mette sull’ironico: «La faranno a Benevento o nel Cilento». Sì al nucleare ma non nelle zone interne, è il pensiero di Antonia Ruggiero, del Pdl: «Le chiusure nette non portano da nessuna parte, abbiamo alle spalle l’esperienza del centrosinistra con i no agli inceneritori che hanno ridotto la Campania a una pattumiera. Certo, l’Irpinia non mi pare la zona adatta ed è necessario che Napoli faccia la sua parte». Favorevole al nucleare anche Sergio Nappi di Noi Sud: «Il nostro gap energetico – afferma il capogruppo del partito di Arturo Iannaccone – rappresenta la maggior fonte di indebitamento. Non avendo risorse sufficienti dobbiamo prenderle da altri. Ecco perché penso che il ritorno al nucleare sia l’unica strada percorribile per ripianare i conti». «Chi dice di essere contrario al nucleare – conclude Nappi – fa solo demagogia. La localizzazione va discussa, ma l’Irpinia è fuori pericolo perché è una zona ad elevato rischio sismico». Della stessa opinione è anche Ettore Zecchino, consigliere regionale dell’Adc: «Il nucleare non va demonizzato, sul piano generale sono favorevole anche per le noti condizioni geopolitiche di dipendenza sul fronte delle fonti energetiche che allo stato attuale non è più sostenibile. L’energia prodotta con il nucleare è sufficientemente sicura e pulita. Sulla scelta dei luoghi per la realizzazione delle centrali non concordo affatto con l’allarme lanciato dalla collega D’Amelio. Paradossalmente per l’Irpinia vale il contrario: è una zona sismica dunque siamo assolutamente fuori dal rischio di un coinvolgimento diretto nei siti possibili».
——————————————————— Metto qui in risposta a ciò che si afferma negli ambienti politici del Centro Destra in Consiglio Regionale , questa sintesi  di uno approfondito studio di Domenico Coiante (esperto studioso di Amici della Terra ) sulla sicurezza (!!!) dei nuovi (vecchi già di anni) reattori nucleari._________________

Nucleare: la crisi del progetto EPR

Per gentile concessione di Domenico Coiante (Amici della Terra) e Claudio Della Volpe (Università di Trento; ASPO), pubblichiamo la traduzione del Rapporto Thomas sullo stato dell’arte del progetto EPR, la tecnologia dei reattori nucleari di terza generazione a fissione.

Il rapporto è stato sviluppato dal Prof. Steve Thomas, docente presso il dipartimento di International Business and Economics dell’Università di Greenwich con il supporto del PSIRU (Public Service International Research Unit), un istituto di ricerca collegato alla stessa Università. Per la prima volta, viene proposto al dibattito sul nucleare uno studio basato sull’elaborazione di dati empirici dei progetti dei reattori nucleari a tecnologia EPR attualmente in corso di realizzazione in Europa. Lo studio evidenzia un forte margine di incertezza sulla prevedibilità dei costi di progetto in funzione delle misure di sicurezza richieste. Dalle conclusioni del rapporto:  Il progetto EPR è in crisi. La costruzione è andata drammaticamente male nei due siti in Europa dove essa è in corso; I prezzi che vengono proposti sono così alti che tutti i contesti dove l’EPR è stato offerto sono stati, o abbandonati (Sud Africa e Canada), o il contratto è stato aggiudicato a un’offerta molto più bassa fatta da parte di un competitore (UAE); § Mercati potenziali come gli USA, il Regno Unito e l’Italia, tutti appaiono problematici e gli ordinativi del reattore, se alla fine verranno fatti, ci saranno molto più tardi di quanto atteso;§ Il processo di ottenere l’approvazione della sicurezza in Francia, in UK ed in USA è incompleto e, anche se esso sarà conseguito, le caratteristiche necessarie per avere l’approvazione dagli organismi di controllo aggiungeranno significative maggiorazioni dei costi. § [….] La nozione intuitivamente plausibile che, partendo da zero, una nuova generazione di reattori nucleari potesse facilmente emergere con un progetto più razionale e più economico ed anche più sicuro si è rivelata come un’illusione a causa del lento ed ancora incompleto processo per ottenere l’approvazione di sicurezza. La decisione delle autorità finlandesi e francesi di permettere l’avvio della costruzione prima dell’approvazione generale ha portato effetti giudicati particolarmente sfavorevoli. [….] Comunque, da un punto di vista politico, la Francia ha investito così tanti capitali politici e finanziari nel voler essere leader mondiale nella tecnologia nucleare, che la decisione di abbandonare il progetto sarà politicamente molto dolorosa anche se inevitabile. Tuttavia, per i governi di paesi come gli USA e UK, che hanno investito poco capitale politico nel sogno nucleare francese, il percorso è chiaro: fermare tutti gli investimenti di denaro pubblico nella fallimentare tecnologia EPR. Il link dove è scaricabile il rapporto:

http://www.amicidellaterra.it/adt/images/stories/File/downloads/pdf/Energia/Energia%20Nucleare/EPR_in_crisi_1_2_2011.pdf

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Vi segnalo, ancora,  per approfondimenti: Si fa presto a dire nucleare.

http://www.amicidellaterra.it/adt/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=21&Itemid=214

 

http://www.amicidellaterra.it/adt/index.php?option=com_content&task=view&id=507&Itemid=214

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11 Risposte

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  1. L’ANALISI.
    Blocco dei reattori, incendi e sistemi informatici di controllo non perfetti. Ecco come, in caso di forte terremoto o inondazione, questi impianti diventano vulnerabili

    L’acuirsi dei terremoti nel mondo, congiuntamente a quella che è definita una “guerra informatica”, getta un’ulteriore fosca ombra sul nucleare nel mondo e in Italia. Negli ultimi 2500 anni ci sono stati nel nostro Paese 2500 sismi di cui 560 tra l’ottavo e l’undicesimo grado della scala Mercalli. Anche nella tranquilla pianura padana, sismicamente parlando, Il Petrarca in una lettera del 1348 ricorda del terremoto che fu percepito nella sua casa dei Colli Euganei. Era il terremoto che devastò l’area tra Carinzia e Alto Veneto e classificato (successivamente) come di IX grado e che fece 40mila morti. Nel medioevo gravi terremoti hanno colpito Brescia, Verona e Vicenza. Il rischio nucleare dipende da due parametri: la probabilità che un evento accada e l’intensità degli effetti che produce. Ora la probabilità di un incidente cresce con il numero dei reattori nucleari installati ed è pari a 1 ogni 10mila anni di funzionamento (Massachusetts Institute Technology nello studio interdisciplinare The Future of Nuclear Power: an Interdisciplinary Study). La gravità degli effetti dipende dal grado di antropizzazione del territorio dove avviene. I primi 4 reattori italiani saranno del tipo EPR dove la “risposta” sismica è ottenuta con l’intera struttura nucleare collocata su di un’isola di calcestruzzo rinforzato. Il reattore, i componenti del circuito primario e i sistemi necessari per il corretto funzionamento sono tutti all’interno dell’edificio-reattore. Però un incidente grave a seguito di perdita di refrigerazione, con la conseguente fusione del combustibile nucleare con dispersione in acqua o atmosfera, è possibile. Perdita di raffreddamento che potrebbe essere causata dal refrigerante per problemi nel circuito elettrico di comando. Potrebbe essere messo fuori gioco da un terremoto, da un’inondazione, da un atto di sabotaggio, da un errore umano. Il 16 luglio 2007 un sisma di 6,7 Richter in Giappone coinvolse la più grande centrale del mondo la Kashiwazaki-Kariwa. Le autorità giapponesi hanno chiuso l’impianto a tempo indeterminato. Nell’ipotesi di un incidente nucleare grave dovuto a sismi o attentati che possono anche essere attuati “attaccando” i sistemi di monitoraggio e controllo, attraverso complessi malware (software nocivo). I sistemi informatici dei reattori nucleari iraniani s’ipotizzano siano stati attaccati da una serie di malware denominati “Stuxnet”. In un Paese antropizzato come l’Italia, un incidente nucleare grave e applicando il livello ritenuto di cautela per Chernobyl (20 millisievert) sarebbero costretti ad evacuazione milioni di cittadini. A Chernobyl furono trasferiti, per 15 mesi in un raggio di 30 km e per 5 mesi in un raggio di 70 km. La densità del territorio di Chernobyl è enormemente inferiore a quella media italiana e incomparabile con quella della pianura padana.

    Erasmo Venosi, fisico nucleare

    lucabattista

    12 marzo 2011 at 2:54 pm

  2. Pensare al nucleare è ignobile.Parlarne dopo ciò che è successo in Giappone è da ignobili pirlacce. Parlarne come ne parla il centro destra o chiunque altro imbecille in Campania è semplicemente CRIMINALE. E,poi, se viene il terremoto devastante (tiè facciamo le corna!) in Irpinia e costruiamo una centrale nucleare in qualche provincia viciniore, il terremoto che fa, la risparmia?. No grazie. La Campania va dichiarata di per sé Terra Martire di ogni nequizia, Terra Martire di ogni sversamento abusivo, Terra Martire della Camorra e della Politica più becera e cretina. Credo che basti. Poi a noi il nucleare così com’è non interessa.Se solo ci provano faremo le barricate.

    Salvatore D'Angelo

    14 marzo 2011 at 12:16 am

  3. politicando, “senza politichese”…

    Tsunami sociale

    “pane e libertà: è “un’onda” che travolge tirannìe corrotte, tradizioni mummificate, reclama uguaglianza sostanziale, tutela dei diritti universali negati, esonda verso territori di antica e poco nobile ricchezza…

    slogan “politicamente corretto”

    senza speranza per il Futuro
    senza memoria per il Passato
    schiacciati su in Presente sempre più incerto e precario…

    nel Sociale ci si attrezza coltivando la Politica dell’Accoglienza…

    una differente divisione ed opportunità delle Politiche per il Lavoro…

    una diversa concezione della Cittadinanza…

    una scala nuova di Priorità , rigorosa, in mancanza della quale si paventa il rischio concreto di assurgere non ad “attori” ma ad “agiti” di quest’epoca mobilissima, “liquida” , vittime passive ed inermi di Eventi che sovrastano inesorabilmente…

    “una nefasta combinazione tra inflazione e recessione
    in economia e finanza è quanto di peggio potesse accadere in un sistema sociom economico gravemente storicamente indebitato” E’ ACCADUTO!!!

    moralia:

    >>>non impedire che un evento si verifichi, potendo, equivale di fatto a cagionarlo<<<!!!|!!!!!!!!!!!!!!!

    RQ

    rocco quagliariello

    14 marzo 2011 at 6:13 am

  4. bravo salvador
    l’immagine di terra martire è assai bella

    arminio

    14 marzo 2011 at 10:50 am

  5. Il Nucleare e noi
    Articolo di Sergio Rizzo pubblicato su Corriere della Sera, il 14/03/11

    Sarebbe sbagliato sottovalutare quello che sta accadendo alle centrali atomiche in Giappone, Paese che 65 anni fa ha già visto in faccia lo spettro dell’olocausto nucleare. Quello di Fukushima è uno dei più gravi incidenti che si ricordino. E non ne attenua la gravità il fatto che non sia stato causato dall’imprudenza,umana, come a Chernobyl, né da un’avaria, come a Three Mile Island, ma da un terremoto devastante. Una prova ancora più tremenda di quante questa orgogliosa nazione ha dovuto affrontare nella sua storia, rialzandosi sempre.
    C’è stato chi, magari confortato dai 10 mila chilometri di distanza, ha detto che alle nostre future sicurissime centrali non potrà succedere. L’impianto di Fukushima è vecchio. E poi in Italia ci sono siti sicuri al riparo dai terremoti. Tutto vero. Resta il fatto che l’opinione pubblica ha il diritto di sapere che cosa si sta davvero rischiando. Senza reticenze.
    Al tempo stesso siamo convinti che non possa essere la comprensibile emotività suscitata da quella tragedia a determinare scelte fondamentali di politica energetica. L’abbiamo già fatto e ne siamo rimasti scottati. Il referendum antinucleare del 1987 passò con una maggioranza schiacciante per l’impressione suscitata da Chernobyl. Nessun partito, eccetto il repubblicano, osò sfidare l’impopolarità.

    Promisero che mettendo al bando l’atomo avremmo imboccato la via dell’energia pulita: siamo invece diventati il Paese europeo più inquinante, più dipendente dagli sceicchi e con le bollette più care. Finché, dopo aver riempito le tasche dei petrolieri, ci si è accorti che la Germania produceva 70 volte più energia solare dell’Italia, rimasta penosamente al palo nel campo delle rinnovabili. E per recuperare terreno abbiamo concesso incentivi fin troppo generosi a chi le produceva Salvo poi chiudere i rubinetti dalla sera alla mattina.

    Così la stessa maggioranza che per cinque anni al governo si era ben guardata dall’avviare la pratica (ricordate il ministro Marzano? «Da noi non ci sono le condizioni per riaprire il discorso del nucleare», disse nel maggio 2001) l’ha scoperta priorità nel 2008. Giusto in tempo per le elezioni. Eppure oggi l’Agenzia per la sicurezza non ha ancora una sede e i suoi componenti, ha confessato il presidente Umberto Veronesi, s’incontrano al bar.
    Come stupirsi se da vent’anni aspettiamo inutilmente un piano energetico nazionale che dica come alimenteremo fabbriche, treni e frigoriferi nel futuro? Siamo il Paese dei controsensi, del tutto e del niente. Dove ogni decisione importante non viene presa in base a disegni strategici. Bensì sull’onda di un’emozione, di polemiche o interessi particolari. Anche se si tratta di scelte destinate a cambiare la vita dei nostri figli e nipoti.

    luca b

    14 marzo 2011 at 11:48 am

  6. Ieri ad Aquilonia, alla manifestazione del porco letterario c’era aria di festa, di benessere, di ilarità, la terra ci ha ospitata e noi rispettandola l’abbiamo usata. L’energia è una cosa seria, invece i fautori del nulla, disinformati, si affaccendano per correre al nucleare. E’ vero che ai confini abbiamo delle centrali nucleari attive. Quello che è accaduto in Giappone però apre nuovi scenari, il Giappone era sempre stato preso ad esempio per le costruzioni antisismiche, sono avanti anni luce … eppure …
    E’ la prova che tutto è provvisorio e ingovernabile di fronte alla forza devastante ddella natura che ognio tanto ci ricorda di quanto siamo piccoli e stupidi. Invece di rincorrere le farfalle bisognerebbe che si facesse maggiore uso delle energie alternative, il fotovoltaico sui tetti, sui tetti ad esempio potrebbe essere l’alternativa meno pericolosa e più percorribile.

    giovanni ventre

    14 marzo 2011 at 12:30 pm

  7. >>> politicando<<<…

    La natura , con lo"Tsunami sociale",non c'entra nulla
    resto basìto sul fatto che si continua a scrivere del Giappone "avanti anni luce"…

    Il Giappone non sta affatto "anni luce davanti " per nessun motivo al mondo…

    Oggi hanno sospeso la produzione presso Toyota Nissan
    di tutte le componenti elettroniche per elettrodomesti
    ci destinati al mercato occidentale ed europeo

    … gatta ci cova…

    L'unico aspetto "sensazionale" è che dalle immagini in mondo visione non sono apparse "mimiche da panico"

    In questo i giapponesi hanno mostrato una rassegnazione dignitosa, rispetto alla prevedibilità della catastrofe , che prima o poi "doveva"
    non solo "poteva" accadere…

    Altro non scrivo, per il momento…

    RQ

    rocco quagliariello

    14 marzo 2011 at 12:50 pm

  8. ieri, al porco di aquilonia, la giornata è stata semplicemente memorabile. quasi cinquanta persone venute da ogni dove, con l’esclusiva voglia di stare insieme, lieti e briosi, in un contesto fiabesco.
    e mi preme dire che tutte le pietanze preparate erano a dir poco ineguagliabili nel loro sapore e nella loro bontà e qualità. ben vengano manifestazioni perfette come queste, e grazie a giovanni ventre che ha consentito tutto ciò, nella sua impareggiabile tenuta di campagna, in mezzo a tanti animali ben nutriti, nel suo salone caloroso e accogliente

    sergio gioia

    14 marzo 2011 at 3:03 pm

  9. per Luca un invito alla “tolleranza”…

    Gentilissimo “chieiltroll” (ore 3.00 pm odierne)

    l’Amministratore del Blog CP e l’Autore del Post avrebbero il dovere di rimuovere i commenti non attinenti al Post, per regola condivisa tra Postatori ed Autori che ogni commentatore dovrebbe rispettare

    i commenti “anonimi” non dovrebbero essere neppure impaginati per evitare che il Postatore-Autore debba poi “perdere tempo” a rimuoverli e sistemarli in “spam”

    viva la democrazia viva la libertà (dell’infamia) e degli “spioni anonimi” che osservano dal buco della serratura come Orwel ci ha insegnato…

    che tempi!!!

    quale sorte è toccata al Post “il porco letterario 2011” ???

    Una risposta è gradita .

    RQ

    rocco quagliariello

    14 marzo 2011 at 3:34 pm

  10. “Ecco i siti dove il governo costruirà centrali nucleari”

    La denuncia del Partito democratico: le località dove creare gli impianti e dove depositare le scorie sono già definite sulla base delle indicazioni stilate dal Cnen nel 1979. LEGGI TUTTI I NOMI DEI LUOGHI A RISCHIO

    L’elenco dei siti in cui potranno sorgere le centrali nucleari, nonché quello dei possibili siti del deposito nazionale delle scorie radioattive sono belli e pronti, anche se il governo non li rende noti.
    E’ quanto sostengono i parlamentari del Pd che si occupano del “Dossier nucleare”, mentre la politica italiana, dopo l’emergenza tsunami torna a spaccarsi tra favorevoli e contrari all’energia atomica.
    La prima mappa, quella relativa alle centrali, spiega Ermete Realacci, responsabile green economy del partito, ricalca quella fatta nel 1979 dal Cnen (Comitato nazionale per l’energia nucleare), poi andata in soffitta dopo il referendum e comprende 52 siti.
    In proposito Realacci ricorda di aver presentato un’interrogazione il 12 gennaio del 2010, in cui il governo non negò la validita’ della mappa. “I vincoli per identificare i siti – osserva – sono dati a priori: devono essere località geologicamente stabili, devono avere tanta acqua ed essere relativamente poco popolose. L’incrocio di questi tre fattori non produce mille siti, ma quelli elencati dal Cnen nel 1979, anche se il governo fa slittare sempre il momento in cui renderlo pubblica”.
    Analogo è il discorso sul luogo deputato ad ospitare il deposito delle scorie radioattive, non ancora indicato dopo il “niet” di Scansano Jonico. I senatori Pd Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, hanno presentato una interrogazione per chiedere conferma sulle notizie circolate, secondo cui la Sogin ha trasmesso al ministero un elenco di 52 località adatte ad ospitare l’impianto: le aree individuate riguarderebbero, tra l’altro, il viterbese, la Maremma, l’area di confine tra la Puglia e la Basilicata, le colline emiliane, alcune zone del piacentino e del Monferrato. Rispondendo all’interrogazione, il sottosegretario Stefano Saglia, confermò l’esistenza dell’elenco, anche se lo ha definita una “bozza preliminare.

    Le località regione per regione – Ecco l’elenco del Cnen del 1979 oggetto dell’interrogazione del gruppo del Pd alla Camera.

    Piemonte – 1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli). 2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella).

    Lombardia – 3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia) 4. la zona a sud di Mantova lungo il Po 5. la zona a sud di Cremona lungo il Po Veneto 6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo) 7. la zona del delta del Po (Rovigo) 8. la zona della foce del Piave (Venezia) 9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia).

    Friuli Venezia Giulia – 10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine) 11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone) .

    Emilia Romagna – 12. La zona costiera a nord (Ferrara e Ravenna) e la meridionale fino a Rimini 13. La zona a nord di Fidenza fra Taro e Po (Parma).

    Toscana – 14. Isola di Pianosa (Livorno) 15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno) 16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto) 17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto).

    Lazio – 18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo) 19. l’area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo) 20. l’area costiera di Borgo Sabotino (Latina).

    Campania – 21. Foce del Garigliano (Caserta) 22. Foce del Sele (Salerno).

    Calabria – 23. area costiera di Sibari (Cosenza) 24. la zona costiera vicino alla città di Cosenza. 25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca). 26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro).

    Molise – 27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli).

    Puglia – 28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto) 29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia) 30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia) 31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce) 32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce) 33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici 34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici 35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi).

    Basilicata – 36. tutta la costa ionica della regione.

    Sardegna – 37. foce del Flumendosa (Cagliari) 38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro) 39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro) 40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari) 41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano).

    Sicilia – 42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento) 43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa) 44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta) 45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani).

    14,marzo,2011
    fonte:skytg24

    luca b

    14 marzo 2011 at 11:35 pm


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