COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

ci salverà l’appennino

di Alberto Alfredo Tristano

 

>«Prima sosta all’edicola. Edicolante sempre loquace, assistente sociale non
>retribuito, poi un trentanovenne recuperato dall’uso delle droghe, poi un
>cinquantenne con un faccia presa in prestito da un toro. È l’ultimo sangue
che
>incontro nella mia passeggiata, poi entro nel regno delle porte chiuse e dei
>vicoli vuoti». Comincia così uno dei tanti, infiniti viaggi minimi di Franco
>Arminio, luminare di quella «scienza arresa» che è la paesologia, disciplina
d’
>un uomo solo: lui stesso. La scrittura di Arminio si basa su un’intuizione
>morale, prima che lirica: sforzarsi di trovare un fiore di bellezza più che
>trovare belle parole per un fiore. E questo sforzo di sincerità assoluta,
>perfino ipocondriaca è tanto più poetico perché si produce non nelle città
>delle opportunità e degli opportunismi, dove mille cose succedono e la vita
ha
>tutti i colori, ma in quella “desolation row” – direbbe Bob Dylan – di una
>provincia meridionale e periferica, la frontiera appenninica della sua
Irpinia
>d’Oriente, terra rotta dai terremoti e dall’emigrazione.
>È proprio in quel pianeta di «paesi della bandiera bianca», dove la civiltà
>contadina si è trasformata in una «accolita dei rancorosi» nelle parole di
>Vinicio Capossela (un altro che è di casa da quelle parti), che si svolge il
>canto popolare, trasmesso da un libro all’altro, di Arminio che ha ora
>pubblicato “Oratorio bizantino” (edito da Ediesse, prefazione di Franco
>Cassano). Il tessuto di queste laiche preghiere si compone di occasioni
sociali
>nelle quali Arminio indaga su cosa resta di una comunità marginale
attraverso
>lampi fulminanti: le assemblee per scegliere il sindaco («Il mio paese è un
>covo di politologi. Una volta c’erano i sarti che sapevano cucire e i
calzolai
>che sapevano fare le scarpe. Adesso ci sono quelli che sanno parlare di
>politica. I più pretenziosi mandano qualche nota ai giornali locali»; «Mia
>madre pensava che se mi candidavo facevo la fine del farmacista
>socialdemocratico che prese trenta voti»), i funerali («I manifesti funebri
>restano per mesi sopra i muri, involontarie inserzioni pubblicitarie della
>nostra precarietà ed esercizio di ragioneria: stanno lì a segnalarci che un
>altro se n’è andato e d’ora in poi bisogna andare avanti con uno in meno.
Più
>il paese è piccolo e più il funerale è affollato»), la saldature tra il
mondo
>delle campagne e l’emigrazione straniera («Uno che odora di stalla non ha
>nessun sex appeal per le ragazze del suo paese. Ormai sono tanti quelli che
>nelle nostre campagne hanno una moglie rumena o albanese. In fondo per i
nostri
>ultimi contadini le vere straniere sono le fanciulle del posto»), la
battaglia
>contro la chiusura dell’ospedale («A Bisaccia c’è un ospedale a cui hanno
>strappato i capelli, le braccia, i piedi. Un ospedale mutilato via fax), il
>ciclo di incontri estivi di Cairano 7X («La prima realizzazione è il Museo
dell’
>Aria. Un museo virtuale, che nasce nella testa di chi sale sulla rupe. L’aria
è
>una bestia colossale e generosa. Il museo di Cairano è la nostra forma di
>devozione a questa bestia»).
>Arminio fa tutt’uno con la vita dei suoi personaggi, e con la loro morte
>(basta leggere le sue splendide “Cartoline dai morti” pubblicate da
Nottetempo
>pochi mesi fa: una sorta di “Antologia di Ofanto River”, 127 variazioni
>«intorno a questa cosa che forse regge tutto»). Oggi rilancia con questa sua
>nuova, dimessa epopea se non degli ultimi dei penultimi: i falliti, le
vedove,
>i pensionati sociali, i silenziosi, i bevitori anonimi di Peroni, i bizzarri,
i
>depressi, i finiti (fossero pure ex potenti come Salverino De Vito, ministro
>del Mezzogiorno con Craxi: «Al suo funerale non c’era tutta quella umanità
che
>lui aveva provveduto a sistemare. L’ho visto tante volte negli ultimi anni
>seduto davanti alla porta di casa, in compagnia solo della sua sigaretta»).
>Storie di rimanenti. O forse di resistenti: «Forse l’Italia può essere
salvata
>solo dai luoghi più nascosti, dalle persone più appartate. L’Italia può
essere
>salvata dalle Alpi e dall’Appennino, dalle pietre, dai sentieri, dai rovi,
dai
>paesi affranti e sperduti».
>

 

da “il riformista”

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Written by Arminio

14 marzo 2011 a 7:22 pm

Pubblicato su AUTORI

2 Risposte

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  1. mi fa assai piacere leggere finalmente alberto, trentenne, mi pare di atripalda, di belle speranze, conosciuto in occasione di locomotivi, insieme ai suoi simpatici genitori. modestamente lo incoraggiai ad avvicinarsi al nostro gruppo e vedo che lo sta facendo

    sergio gioia

    14 marzo 2011 at 7:35 pm

  2. le recensioni sulla narrativa paesologica di Franco si susseguono su quotidiani riviste monografie oltre che sul Web(non soltanto Blog)

    una progressiva consacrazione del valore letterario del nostro comune amico che ognuno di noi ha contribuito a rendere più forte, meno vulnerabile, più padrone dei suo mezzi linguistici artistici…

    in epoche trascorse , non sempre piacevoli da ricordare, gli intellettuali, gli scrittori erano considerati dal Potere” ingegneri dell’anima”, solo in tempi più recenti funzionali alla propaganda del Regime…

    Ora, in tempi di “tsunami sociali” , di ribellione per “il pane e la libertà” Intellettuali come Franco possono svolgere una funzione messianica, solo appa rentemente utopica,senza illudere su “terre promesse” ma con i piedi ben piantati per terra, con scarpe adatte al cammino ed al pellegrinaggio della clemenza…

    propongo per “i temerari della CP” un’esperienza di percorrenza di un tratto della “via francigena”, a piedi o in bicicletta, subito dopo cairano 2011 per disintossicarsi dallo stress , eliminare tossine, ritrovare l’unità del sapere dentro l’unità somato psichica…

    Al Profeta dedico questo breve componimento che è anche un omaggio alla rilettura del circo dell’ipocondria , appena finito…

    >>> Un sorriso “genuino” autentico. sincero prevede la contrazione dei muscoli “orbicularis oculi” che stirano gli occhi oltre il cavo orale con le labbra

    Un sorriso “plastico” , falso, insincero, si trova normalmente dietro il bancone delle profumerie , nelle televendite a tarda sera, in qualche biglietteria teatrale di periferia ,financo…
    è un sorriso che coinvolge solo il cavo orale e somiglia tantissimo ad un ghigno da puffo pagliaccio,
    un sorriso di circostanza…

    Il legame invisibile che si instaura con il sorriso dura a lungo, difficilmente si interrompe, perchè mette in sintonia il linguaggio corporeo ma anche dell’anima racchiusa nello sguardo che sorride…

    La sintonia potrebbe essere scambiata per un tentativo di presa in giro qualora ad essa non faccia seguito un contatto, tra le mani, allora il gioco ha inizio ed è un gioco di seduzione inconscia efficace oltre che piacevole>>>…

    >>>Il repertorio degli sguardi, sorridenti, è fondamentale quando non ci sono più parole, quando le parole non bastano<<<…

    Un caro saluto per Franco e per gli amici comunitari oltre che per "lettrici e lettori" del Blog CP.

    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    15 marzo 2011 at 4:27 am


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