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C’è una città, Altidona, fatta di poche case

di Linnio Accorroni

C’è una città, Altidona, nella Valdaso che ha l’armonia compatta di un sogno perfetto e mattutino, una città fatta di poche case che profilano il breve corso che congiunge chiesa e piazza. Proprio lì, in quel luogo che è riuscito a conservare, quasi per miracolo, l’inconfondibile sobrio decoro di certi borghi marchigiani, si è svolta la passeggiata del pubblico che aveva assistito, nel locale teatro comunale, alla prima serata dell’ottava edizione de ‘La natura dei poeti’, rassegna organizzata dalla sezione del Fermano di Italia Nostra e curata ( mai verbo fu più appropriato e giustificato) dai poeti Massimo Gezzi ed Adelelmo Ruggieri. E a sentire, per tagli e frammenti, le conversazioni di quelle persone che si godevano la piccola felicità di una passeggiata collettiva in una sera di marzo neppure troppo fredda, era ancora palpabile nelle parole e nei commenti l’emozione di chi aveva assistito in teatro ad una serata non facilmente dimenticabile, qualcosa che assomigliava ad un piccolo segnale per la costruzione in progress di una comunità possibile. Eppure, a scorrere la bibliografia dei due ospiti protagonisti della serata, e cioè Franco Arminio e Guido Mazzoni, sembrava che nessun dialogo sarebbe stato possibile fra due scritture, fra due personalità, fra due poetiche tanto diverse e perfino quasi antitetiche. Ma, dopo due ore di letture, domande, risposte,…ci si è resi conto che quei due ospiti avevano tessuto, sia pur con fili differenti, un dialogo che, più che le differenze, ha evidenziato insospettabili affinità, curiose convergenze. Come se l’armonia della città in forma di corso fosse tracimata in quel piccolo teatro, plasmando toni ed analisi, armonizzando ipotesi e passioni. Così il rigore asseverativo, la raziocinante lucidità della lectio brevis di Mazzoni, che s’apriva anche ad emozionanti omaggi e riconoscenze ( ah, quel fortiniano ‘Traducendo Brecht’ scandito by heart come un monito a futura memoria) si fondeva con naturalezza nella funerea ironia delle schegge di un estroverso Franco Arminio, che, a dispetto delle sue ripetute confessioni di inadeguatezza, ha sfoderato un’abbagliante consapevolezza della miseria e della cupezza dei tempi nei quali ci muoviamo. ‘Piccoli segnali di civiltà’, allora, mutuando un’icastica affermazione di Adelelmo Ruggieri, in quella serata di metà marzo, in quella piccola città della ‘Marca zozza’.

Osimo, 15 marzo 2011

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Written by Arminio

16 marzo 2011 a 4:43 pm

Pubblicato su AUTORI

2 Risposte

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  1. interessante che la manifestazione sia stata ospitata da italia nostra, l’unica organizzazione italiana, che io sappia, in grado di distinguere il paesaggio dal cosidetto “ambiente”, e di battersi rigorosamente per la tutela del primo

    sergio gioia

    16 marzo 2011 at 7:02 pm

  2. confermo, è stata un incontro importante, le parole erano tutte pensate, reali

    renatamorresi

    17 marzo 2011 at 1:06 pm


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